……………..sì, anch’io ho sognato il treno
Questo inizio di settembre per noi di in_loco_motivi è stato molto impegnativo in quanto abbiamo avuto l’opportunità di far conoscere lo stato attuale della nostra battaglia civile per la riapertura della ferrovia Avellino Rocchetta. Insieme ai giovani del centro sociale Rouge di Lioni e successivamente durante un convegno svoltosi all’interno della fiera di Calitri la vicenda di questa nostra storica ferrovia è stata riproposta all’attenzione della classe politica irpina. Siamo passati dal “non si sa mai” pronunciato dal vice ministro, sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca a quello lasciatoci da Vinicio Capossela : “si mi sono sognato il treno!”.
Il primo messaggio è stato un breve ma significativo impegno, forse anche di cortesia, rispetto al “niente da fare” che subì qualcuno che accompagnava il vice ministro in visita alla fiera rispetto alla sciagurata decisione dell’assessore Sergio Vetrella di chiudere la ferrovia Avellino Rocchetta. Lo stesso che decise, successivamente, anche la chiusura della stazione ferroviaria di Avellino, poi rientrata anche se a mezzadria.
L’altro messaggio ci è stato consegnato, anche come impegno personale, da un bravo artista irpino, Vinicio Capossela, che a Lioni, insieme a vecchi e nuovi amici, hanno disegnato uno scenario nuovo per la ferrovia Ofantina. Abbiamo discusso insieme per tre ore, abbiamo ascoltato testimonianze di quello che è stata e poteva essere questa ferrovia, abbiamo assistito insieme a Vinicio al filmato” il treno irpino del paesaggio”, realizzato dal canale tematico Tesori d’Irpinia che ricorda l’ultimo viaggio compiuto sulla nostra tratta, ed abbiamo avuto la convinta adesione di Vinicio alla nostra battaglia. Le sue considerazioni per il ripristino della ferrovia Avellino Rocchetta ci saranno molto utili per il prosieguo della nostra attività.
Il suo messaggio: sì, anch’io ho sognato il treno da oggi diventa uno stimolo in più per tramutare in realtà questo sogno che sta affascinando tante persone che hanno in comune l’amore per la propria terra: l’Irpinia.Pietro Mitrione

sì, ho sognato il treno Vinicio capossela

sì, ho sognato il treno
Vinicio capossela

20 Responses to “”


  1. 1 avellinorocchetta 05/09/2013 alle 8:57 am

    Non ho parole per descrivere la commozione di vederci uniti, praticare l’arte della gioia, della gentilezza, della disponibilità e del rispetto.
    Mostrare a chi non conosce e ri-conoscere questo paese, in un altro modo, sentirlo pieno di voci, di musica, di racconto, di chiacchiere, di iniziative. È una esperienza che ci può aiutare a vedere il grande patrimonio che questa terra porta in seno, che è il territorio, il paesaggio, le persone, la cultura. È un grande patrimonio silente, come addormentato, ma che è in grado di sollevarsi, di fiorire se gli se ne si dà l’occasione………. Vinicio Capossela

  2. 2 avellinorocchetta 13/09/2013 alle 8:40 am

    Mi permetto di pubblicare la lettera che mi ha scritto una stazione della linea Arona-Santhià Comignago / Cureggio / Gattinara / Rovasenda Alta / Buronzo / Carisio
    014 settembre’13
    Gentile lettore,
    sono una stazione agonizzante, tradita e abbandonata! Sono nata nel 1905 e vorrei dire la verità sulla gestione degli ultimi anni della ferrovia per la quale ho prestato servizio in questi 108 anni!
    Di storie, di volti e di viaggiatori ne ho visti a cavallo di questi due secoli! Negli anni della Seconda Guerra Mondiale ho visto persone coraggiose prendere il treno per spostarsi tra Arona e Torino! Erano davvero coraggiosi, almeno quanto i macchinisti che senza troppe pretese avevano innanzitutto un’ etica professionale che oggi non esiste più nel continuare a voler effettuare il servizio anche durante la Guerra, sotto i bombardamenti rischiando la pelle, per rendere un vero servizio alla popolazione!
    Finita la Guerra il mitico Genio Ferrovieri Italiano ha iniziato la ricostruzione e la bonifica di tutta la ferrovia! Ha sminato i campi, ha ripristinato scambi e segnali, presenziato e modernizzato passaggi a livello, stazioni, punti di blocco.
    Abbiamo vissuto periodi nei quali chi era al “potere” credeva fortemente nel trasporto su ferro alternato e risolutivo rispetto a quello su gomma! Iniziavano così a crescere passeggeri trasportati, merci e treni! Si iniziava alle 5 del mattino con l’accensione dei segnali a bandiera ad olio e si terminava ben oltre le 23 con il passaggio dell’ultimo convoglio.
    C’era voglia di rinascita e lavoro per tutti! C’era un vero amore per il proprio lavoro che oggi non esiste più! C’era un concetto di viaggiatore / cliente che oggi non viene più venerato (oggi, purtroppo, il viaggiatore è un numero, un conto economico… un “rompiscatole” che non è mai contento del servizio, mai un punto di riferimento utile per migliorarlo)!
    C’era la grande ripresa del dopoguerra che soffiava sugli animi delle persone e dava loro speranza.
    Nei tempi di massimo splendore noi stazioni divenivamo un punto di riferimento importante per la vita sociale, un luogo di abbracci, un luogo di partenze, un luogo di incontri, un luogo in cui i sogni salivano su di un treno, con o senza bagagli, un treno che portava alle Università, alle caserme militari, alle grandi città, alle grandi stazioni (ad esempio Torino Porta Nuova) dalle quali partire su altri convogli diretti ancora più lontano!
    Abbiamo visto tempi nei quali durante le tempeste di neve il treno era l’unica cosa che riusciva a muoversi, magari in ritardo, ma riusciva a partire da Arona (o da Santhià) e riusciva ad arrivare a destinazione!
    Abbiamo superato insieme momenti difficili come l’alluvione del Sesia che portò via il Ponte in Ferro che venne prontamente ricostruito grazie al lavoro e alla passione di chi in questa linea aveva sempre creduto!
    Abbiamo vissuto insieme momenti in cui sui nostri binari transitavano treni internazionali, quando la linea internazionale del Sempione era bloccata all’altezza di Fondotoce per l’alluvione del Toce (anni ’70)!
    Fino agli anni ’90 eravamo ancora nel pieno delle nostre potenzialità!
    Poi si iniziò a tagliare servizi, corse ferroviarie e personale!
    Ci murarono prima le biglietterie, poi gli uffici del capostazione, infine ci murarono le sale d’attesa, così che per attendere il primo treno del mattino (che tra tagli vari non arrivava mai prima delle ore 7 mentre prima il primo transito era quello delle 5) ci si doveva arrangiare e sperare: che non piovesse, che non nevicasse, che non ci fosse nebbia fitta!
    Ovviamente dovevi pensare anche alla sicurezza personale: cosa avresti fatto se ci fossero stati malintenzionati nascosti nei meandri dietro la banchina del binario o nel casottino delle toilette?
    Dovevi anche possedere il biglietto ferroviario che comperavi “dal verduriere” la sera prima, sempre con la speranza che questo non li avesse già finiti! In quel caso erano davvero cavoli amari, una partita impari tra te e il capotreno!
    Così negli ultimi anni queste erano le condizioni di viaggio! O ti andava bene così oppure ti inventavi altri mezzi di trasporto!
    E se ancora avevi il coraggio di scegliere il treno come mezzo di trasporto dovevi stare ben attento / a a non perdere il treno delle 7 perché fino a mezzogiorno e un quarto non ve n’erano altri!
    Sì sì! Hai letto proprio bene! Se perdevi quello delle 7 dovevi fare da “palo” per tutta la mattina (a dire il vero intorno alle 8 passava sempre una motrice a corsa vuota… non si capiva mai perché doveva passare vuota andando in su’ e vuota andando in giù intorno alle ore 16.45).
    Rammento a tal proposito che in linee gestite meglio della nostra vi è un treno ogni ora per ogni senso di marcia, o quando va male o al sabato e alla domenica, un treno ogni due ore, dalle 6 del mattino alle 21.
    Così sono stati sempre più numerosi coloro che si inventarono altri mezzi di trasporto e negli ultimi anni (negli ultimi mesi) di agonizzante servizio molte di noi stazioni si rianimavano un po’ solamente quando due treni si incrociavano e scendevano i capotreno a contarsela su per trenta secondi prima di proseguire verso attigue destinazioni!
    Caro sindaco, caro lettore. Ti scrivo affinchè tu sappia la vera verità sul fallimento della ferrovia Santhià – Arona, imputabile solo ed esclusivamente a Trenitalia con la complicità della politica e alla sua politica sorda verso le esigenze dei viaggiatori!
    Diffondi questa verità quanto più puoi e non dire “lasciamo perdere, tanto non serve a nulla!”
    Più persone sanno quale è la verità e più avremo probabilità di inchiodare una volta per tutte il monopolista di fatto alle sue responsabilità!
    Ricordati che la scure, con la scusa del risparmio aziendale, ha iniziato a colpire la tua linea ferroviaria, ma a rischio vi sono altre linee come la Varallo – Novara, la Novara – Arona (dove l’ultimo treno del giorno parte alle ore 18.45!!!), la Novara-Domodossola e la Novara – Oleggio – Sesto Calende – Laveno, ove Trenitalia ha il coraggio da anni di far circolare due treni diesel da 64 posti a corsa (su di una linea elettrificata) per sei giorni alla settimana, per tre corse per ogni senso di marcia fino a Sesto Calende, che si riducono a due tra Sesto Calende e Laveno!
    Ricordati che gli impianti della linea, ristrutturati negli anni ’90, sono ancora oggi, 18 gennaio 2013, accesi (segnali, passaggi a livello, conta assi ecc.)! I semafori di partenza e di arrivo sono ancora operativi! E’ dal 16 giugno 2012 che emanano sempre la stessa luce rossa (che oggi confonde solo i trenini di formiche)! Se presto non si ripristina il servizio ferroviario vero e proprio le gallerie inizieranno a divenire un covo per immigrati irregolari, nonché un’ ottima miniera dalla quale estrarre (leggasi rubare) ferro, rame e altro ancora! Insomma! Non so’ se rendo l’idea!
    Fare qualcosa subito si può: far girare questo documento e far conoscere a più gente possibile la verità! Successivamente imporre a Trenitalia il ripristino del servizio o rivolgersi con decisione ad altri operatori che possano garantire il servizio 24 ore su 24 ad orario cadenzato. La tua linea è anche la mia! Non è solo una “linea turistica”!

  3. 3 pietro mitrione 27/09/2013 alle 8:19 am

    http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2013-09-21&ch=3&v=268545&vd=2013-09-21&vc=3#day=2013-09-23&ch=3&v=269704&vd=2013-09-23&vc=3
    Il dramma delle ferrovie raccontato dalla trasmissione Presa diretta di RAI3 del 23 sett 2013: una vergogna nazionale.

  4. 4 avellinorocchetta 12/11/2014 alle 8:42 pm

    https://www.youtube.com/watch?v=0SoUfbXiwfU&feature=youtu.be perchè riaprire la ferrovia Avellino – Rocchetta

  5. 5 avellinorocchetta 12/11/2014 alle 8:42 pm

  6. 6 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:06 pm


    ritorna la ferrovia
    22-8-2016

  7. 7 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:07 pm


    sponz fest 2016

  8. 8 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:08 pm


    centenario

  9. 9 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:09 pm


    ultimo treno

  10. 10 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:10 pm

  11. 11 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:16 pm


    120 anni

  12. 12 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:21 pm


    pietro il ferroviere

  13. 13 pietro mitrione 07/10/2016 alle 9:26 pm


    ultimo treno ad avellino

  14. 14 pietro mitrione 08/10/2016 alle 8:40 am


    bella ciao sul treno
    27 agosto 2016

  15. 15 pietro mitrione 26/10/2016 alle 8:51 am

    I treni somigliano alla vita
    –Alfredo Sessa Domenica 23 Ottobre 2016
    Frecce scoccate da Milano e Torino che vanno a conficcarsi a Roma, Napoli, Salerno. E che dal Sud ritornano, con la sorprendente banalità di una metropolitana veloce. È la rivincita del treno, il dinosauro di ferro che grazie all’alta velocità ha trovato il rilancio dopo decenni di goffa subalternità nei confronti dell’aereo e dell’automobile. Silenziosi, scattanti come tigri, i nuovi treni rappresentano il tramonto del lento scorrere del paesaggio e del tempo. Sulle linee ad alta velocità va in scena la versione sincopata del viaggio: è sempre un muoversi nel più dilatato percorso dell’esistenza, ma senza le stesse sensazioni che la ferrovia offriva a uomini d’affari, famiglie, studenti, artisti.

    È un immaginario, quello ferroviario, quasi tutto da reinventare alla luce degli spostamenti a oltre 300 allora. Ma allo stesso tempo è difficile abbandonare la tradizionale idea del treno archiviata nella memoria collettiva: la ferrovia delle “centoporte”, dei viaggi in comitiva, delle notti da fachiri trascorse in cuccetta o nel confort di un wagon lit. O ancora la ferrovia dei pranzi al wagon restaurant, delle macchine a vapore, delle stazioni di campagna, delle linee locali con le ritirate, i giardinetti fioriti, le piattaforme girevoli e i depositi locomotive. Senza dimenticare il lato oscuro del treno: le odissee dei pendolari, costretti a stringersi in convogli inadeguati sotto il profilo del conforto, della frequenza e della velocità.

    Due mondi così distanti, la scintillante Tav e le linee secondarie, corrono paralleli nel saggio Il fascino del treno di Romano Vecchiet, appassionato di storia e attualità delle ferrovie, direttore della Biblioteca civica di Udine. «Il mio – spiega Vecchiet – è un giudizio in bilico. L’alta velocità ha rilanciato il treno, ma i viaggi che si potevano fare sui vecchi convogli non esistono più. Sarebbe bello, invece, se il successo della Tav favorisse il rilancio dei treni locali, le ferrovie complementari, il recupero dei rami secchi».

    Piccole divagazioni di viaggio tra binari e stazioni, quelle di Vecchiet, che finiscono per dare unità alla transizione tra la ferrovia archetipo industriale e la ferrovia che finalmente si fa beffe di auto e aerei. Il treno, del resto, è sempre stato testimone e protagonista della nostra storia, sia pure con una visione laterale, quella dal finestrino, allo stesso tempo parziale ed effimera. Un tempo, essere collegati a una rete ferroviaria era ossigeno puro come, oggi, l’essere connessi a internet: si poteva dialogare con il mondo, si poteva lavorare, commerciare, vivere, sperare, sognare.

    I treni assomigliano alla vita. Tra Tav e vecchie linee senza tempo, il viaggio si fa emblematica metafora del male di esistere, ma anche del suo opposto. «Il treno – scrive Vecchiet – non è un semplice mezzo di locomozione. È un po’ questo: un mix di tecnologico da un lato, e di emozionale dall’altro». Littorine, regionali, espressi, Frecce e Tgv sono quinte teatrali, salotti, confessionali, tempo sospeso, generatori di odio e amore, moltiplicatori di attese e illusioni. I momenti di riflessione, di studio, di solitaria lettura sono in genere più frequenti dei momenti di conversazione con le persone incontrate. La ferrovia è capace di radicalizzare i sentimenti positivi verso il mondo che scorre fuori dal finestrino o, al contrario, di suscitare un profondo rigetto nei viaggiatori “per forza”.

    L’insofferenza nei confronti del treno non è un’invenzione di questi anni, e tanto meno appannaggio esclusivo di movimenti come i no Tav. Semplicemente, la ferrovia non è mai stata solo un’avventura turistica per viaggiatori felici. Ha svolto un ruolo determinante nelle guerre, ed è, nei suoi non rari momenti di inefficienza, complice recidiva di sofferenze fisiche e psicologiche.

    Ma Romano Vecchiet è al fianco di chi apprezza il treno come espressione vitale di gioia, di ricordo, di scoperta ed emozione. Qualcosa che riaffiora, per esempio, nelle opere d’arte del pittore russo Aleksander Deineka. «Fra tutte le esperienze artistiche legate al treno – osserva Vecchiet – quelle del socialismo reale mi sembrano le più ingenue e vicine a un ideale di trasporto ferroviario lieto e ludico. Nel grigiore delle dittature, il viaggio in ferrovia poteva infatti rappresentare uno dei pochi momenti di libertà. E il treno poteva avere la sua rivincita».

    Cosa rimarrà del treno ideale, da plastico ferroviario, adesso che siamo incapsulati in rettili di metallo che strisciano velocissimi in galleria? Rimane una certa propensione al turismo ferro-gastronomico, al viaggio in vetture “Corbellini” trainate da vecchie locomotive a vapore, diesel, elettriche. Antiche e un po’ spaesate signore dei binari insidiate dalle biciclette. «C’è questa moda – dice Vecchiet – di fare a ogni costo piste ciclabili sulle vecchie sedi ferroviarie. Le ciclabili, invece, avrebbero bisogno di treni che corrono paralleli ai percorsi per le due ruote». E l’intesa sarebbe quasi perfetta: si sale dolcemente in treno, si discende altrettanto dolcemente con la bicicletta trasportata, poco prima, in ferrovia.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Romano Vecchiet, Il fascino del treno , Ediciclo, Portogruaro, pagg. 95, € 8,50

  16. 16 pietro mitrione 09/11/2016 alle 10:10 pm


    lavori stazione Avellino nov 2016

  17. 17 pietro mitrione 09/11/2016 alle 10:11 pm


    gesualdo 29-10-2016

  18. 18 pietro mitrione 09/11/2016 alle 10:14 pm

    http://www.primativvu.it/avellino-restera-lunica-citta-campania-senza-collegamento-ferroviario-napoli/
    08-nov 2016

  19. 19 pietro mitrione 09/11/2016 alle 10:15 pm

    http://www.primativvu.it/avellino-restera-lunica-citta-campania-senza-collegamento-ferroviario-napoli/

  20. 20 pietro mitrione 08/12/2016 alle 5:55 pm

    http://www.orticalab.it/Ferrovie-dimenticate-Lioni-Rocchetta
    Un impegno iniziato tanto tempo fa……..
    fra epiteti “bimbi scemi” e “stupidi idealisti”………………
    piccoli passi, pochi alla volta, fatica e tanta pazienza…un grande risultato, qualcosa da cui ricominciare…

    La proposta di legge N° 1178 “Disposizioni per l’istituzione di ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso o in corso di dismissione situate in aree di particolare pregio naturalistico o archeologico” compie un decisivo passo in avanti.
    Presso la IX commissione trasporti della Camera dei deputati, in sede referente, ne è stato approvato il testo.
    Purtroppo, la crisi di governo fa correre il rischio di allontanare nel tempo l’iter per la sua approvazione dopo che in commissione trasporti è stato compiuto un lavoro di grande coinvolgimento istituzionale e territoriale.
    Il percorso, ora, prevede che tale testo debba andare in aula alla Camera fra dicembre e gennaio per essere approvato e successivamente passare al Senato per la sua definitiva validazione legislativa.
    In questo testo è stato inserito l’ articolo 10 bis nel quale vengono elencate le prime ferrovie turistiche ( fra queste la Avellino Lioni Rocchetta) a cui si aggiungeranno le altre su proposta delle regioni e dei Ministeri competenti.
    Si tratta di un lavoro che ha visto la fattiva partecipazione di tante associazioni che hanno contribuito a rappresentare i valori storici, paesaggistici e culturali delle tante ferrovie “dimenticate” disperse nel territorio nazionale con apposite audizioni presso la IX commissione loro riservate.
    E’ stato un lavoro iniziato tanto tempo fa, la prima proposta fu della senatrice Anna Donati nel 2006, e che ora deve arrivare a compimento.
    Un ringraziamento va in particolare il Presidente della Commissione Trasporti Michele Meta ed a tutti i suoi componenti che hanno contribuito alla unificazione delle varie proposte presentate in questa parte di legislatura. A tal proposito va ricordata quella presentata dall’on. Luigi Famiglietti Proposta di Legge 1640: “Norme per la realizzazione di una rete della mobilità dolce nonché per la tutela e la valorizzazione del patrimonio stradale e ferroviario in abbandono.”
    Per noi irpini è un motivo di grande soddisfazione ora spetta alla regione Campania continuare quanto iniziato questa estate con la parziale riapertura della Avellino Rocchetta.
    Il bicentenario della nascita del grande Francesco De Sanctis, che volle fortemente la costruzione della Avellino Rocchetta, deve diventare l’occasione per far ritornare il treno sui binari della sua ferrovia.
    Il turismo ferroviario può diventare una grande prospettiva per il nostro Paese!

    pm


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