riapertura totale della ferrovia Avellino Rocchetta 26/27 maggio 2018

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41 Responses to “riapertura totale della ferrovia Avellino Rocchetta 26/27 maggio 2018”


  1. 1 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:09 am

    http://www.primativvu.it/riparte-il-treno-da-avellino-emozione-cuore-e-speranza-speciale/
    servizio di Ottavio Giordano

  2. 2 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:22 am

  3. 3 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:23 am

  4. 4 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:24 am

  5. 5 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:26 am

  6. 6 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:28 am

  7. 7 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:29 am

  8. 8 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:32 am

  9. 9 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:33 am

  10. 10 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:34 am

  11. 11 pietro mitrione 24/06/2018 alle 8:40 am

  12. 12 pietro mitrione 04/07/2018 alle 9:40 pm


    visita liceali a Nusco

  13. 13 pietro mitrione 28/08/2018 alle 8:55 am


    la storia di Franceschina la calitrana

  14. 14 pietro mitrione 28/08/2018 alle 8:57 am


    canti calitrani

  15. 15 pietro mitrione 28/08/2018 alle 8:59 am


    quadriglia calitrana

  16. 16 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:52 pm

    PASSA-PORTI
    ponti non steccati

  17. 17 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:54 pm

    PASSA-PORTI

  18. 18 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:54 pm

    PASSA-PORTI

  19. 19 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:55 pm

    PASSA-PORTI

  20. 20 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:55 pm

    PASSA-PORTI

  21. 21 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:56 pm

    PASSA-PORTI

  22. 22 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:56 pm

    PASSA-PORTI

  23. 23 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:57 pm

    PASSA-PORTI

  24. 24 pietro mitrione 03/09/2018 alle 8:58 pm

    /www.flickr.com/photos/sponzfest/42641049890/in/photostream/

  25. 25 Michele De Simone 03/09/2018 alle 9:42 pm

    Quante corse ci sono ?Sono giornaliere, settimanali o mensili, perché ho 85 anni e vorrei rivivere i giorni della mia gioventù, di quanto viaggiavo col treno a Vapore e anche con le littorine.

  26. 26 pietro mitrione 08/09/2018 alle 4:36 pm

    https://www.nuovairpinia.it/2018/09/07/quella-incantatata-irpinia-doriente-ammirata-a-new-york/
    Viaggio alla scoperta dell’Irpinia d’Oriente, dove il tempo s’è fermato
    di Angelo Perone

    da La Voce di New York | 2 marzo 2018

  27. 27 pietro mitrione 25/09/2018 alle 4:32 pm

    IL TRENO DEI DESIDERI
    E’ questo il treno dei silenzi.
    La macchina dei sensi.
    Dove i baci diventano eroi.
    Rumore di velocità inafferrabile.
    Fischio lento a passo d’uomo.
    Serpente si muove fra fiori di ginestre,
    origano e stramonio.
    Sfugge sferragliando…..rincorso.
    Mentre immobili in alto, spicchi di umanità,
    nell’incanto della solitudine.
    Sinuoso insegue il fiume… che accarezza.
    A tratti lo attraversa… per poi perdersi .
    Sul suo metallo, dal fondo dei carri,
    giunse il grano dai paesi senza nome.
    Ubriaco di uve e di vino sul binario sostò.
    Di bestiame e donne con cesti ammassato.
    Valige di cartone, sogni stipati, frittate di bambini.
    Sul suo tragitto un susseguirsi di stazioni mendiche,
    come insegne appena illuminate ,
    dove duole ciò che si apprende,
    addormentandosi al finestrino.
    E’ stato viaggio.
    Per altri fu mani, congedo, esilio, ritorno.
    Ma in tutto il tempo, sospeso.
    Fino a diventare esistenza.
    Oblio.
    E il bisogno improvviso di essere passeggeri soli.
    Qualunque sguardo o nome,
    solo passeggeri.
    Un desiderio :
    ancora un viaggio da fare.
    Ora che ho imparato a godere.
    Sul treno dei sensi.
    La ferrovia dei silenzi.
    Non dimenticarmi.
    Io sono Andrea Forgione .
    Aspettami .

  28. 28 pietro mitrione 26/09/2018 alle 4:31 pm

    da la voce di New York
    02 Mar 2018

    viaggio alla scoperta dell’Irpinia d’Oriente, dove il tempo si è fermato
    Le zone del nord est della provincia di Avellino sono bellezze da scoprire, nel cuore di un’Italia incontaminata e spesso poco considerata

    L’Irpinia nella sua parte più orientale, oltre i monti dell’Appennino, vicino alle pianure pugliesi è infatti un mondo a parte, lontano dalle moderne frenesie, raccolto tra colline silenziose e piccoli villaggi antichi, che rientrano nella lista dei “borghi più belli d’Italia”

    Sant’Andrea di Conza

    Distese di grano a vista d’occhio, circondate dal vento, immerse in spazi inesplorati. Non ci sono fabbriche, o grandi officine, né strade di traffico frenetico. Solo grano, uliveti o vigneti, e qualche trattore al lavoro, con il suo lento cigolio tra le zolle. Nessun rumore molesto arriva a scuotere i borghi sulle colline lontane. La maggior parte, piccolissimi e distanti tra loro, eppure simili l’uno all’altro, ciascuno specchio della vita degli altri paesi. Mancano grandi insediamenti urbani.

    L’Irpinia, oggi compresa soprattutto nella provincia di Avellino, nella sua paarte più a nord-est, detta “d’Oriente”, è terra che vive in un silenzio rarefatto e sonnolento, scandito dal ritmo delle campane della chiesa, dal vociare delle donne alla finestra, dai sussulti dei crocchi radunati davanti ai pochi bar. Da quei volti segnati nel tempo, conosciuti da tutti con i loro soprannomi, che ricordano radici profonde. Vi regna la calma di un clima aspro, lontano dal mare, che non è scosso dal clamore del nuovo, da ritmi eccitati, se non in certi momenti dell’anno, con il ritorno di chi è già andato via.
    E’ un territorio prevalentemente montuoso, inciso da valli, e rilievi, tra i quali serpeggiano torrenti e fiumi, collocato in alto, tra due pianure, campana e pugliese, ad oriente della catena appenninica e della vallata napoletana. Orientamenti geografici – questo essere nello stesso tempo “in alto” e “ad oriente” – che segnano il carattere della gente.

    Si dice che ciascuno assomigli a chi gli sta accanto, e allora l’Irpinia dovrebbe possedere i tratti propri dei territori con cui confina, la Puglia, la Basilicata, il napoletano stesso con le sue perle Capri ed Ischia, ma la differenza con queste zone è piuttosto marcata.
    L’essere in alto rispetto ai centri abitati campani distribuiti sulla costa ne accentua la lontananza e pone l’Irpinia “fuori gioco” rispetto alle convulsioni napoletane, d’altra parte questo trovarsi ad oriente di qualcosa, nella parte più a levante della Campania, e soprattutto oltre l’Appennino, la proietta verso un altrove, che è un mondo diverso: le fotografie di un secolo fa, chissà perché, riprendevano uomini e donne dai profili balcanici se non asiatici.
    La posizione geografica lascia dietro di sé una eterna sensazione di sentirsi in sospeso. Difficile, per l’altitudine e la lontananza, riconoscersi un’appartenenza emotiva alla costa campana. La barriera dell’Appennino fa volgere inevitabilmente lo sguardo ancora più ad est, un orizzonte mai effettivamente raggiungibile, una meta che non c’è. Prende corpo una sospensione emotiva che provoca un sentimento di immobilismo, come se il tempo, privato di ogni vibrazione, si fosse fermato del tutto.

    Castello del Monte

    L’Irpinia d’Oriente è luogo di mancanze più che di presenze, per quel non trovarsi dove la vita potrebbe sorriderle più dolcemente, o forse anche travolgerla superando le deboli difese che possiede. Un ambiente che dà vita a piccoli paesi, solitari nel verde e incantevoli forse anche per questa solitudine, spesso indicati, tra “i borghi più belli d’Italia”, capaci di raccontare la storia del difficile insediamento umano in una zona agraria, in gran parte rimasta incontaminata.
    Da gustare quei panorami: nessuno potrebbe dire che ogni casa pur piccola non abbia il suo sguardo sulle vallate, o addirittura non possa illudersi, con le visuali offerte da una piccola finestra, di possedere spazi ampi di terra; per questo, molti, a prima impressione, potrebbero anche finire per immaginare questa terra come proprio habitat ideale dove fermarsi almeno un po’ di tempo, dimora per il presente al di fuori degli stereotipi che corrodono la contemporaneità.
    Senza cemento e veleni, a Monteverde può nidificare la rarissima cicogna nera, un animale schivo e selvaggio insieme, che ha bisogno di essere lasciato in pace per sopravvivere, e che sembra essere così simile ai suoi abitanti per quell’amore verso una terra di confine.

    Irpinia d’oriente

    Con le sue case e terrazze coltivate che si arrampicano lentamente verso l’alto, Nusco forma una sorta di sciame di antica pietra, imperturbabile ai venti capricciosi. La montagna che scende in contrafforti e declivi offre un paesaggio inesauribile di vecchi casali e di antiche fontane.
    La valle del Cervaro, un insieme di campi coltivati a grano e fieno a testimonianza della vena agricola della zona, trova in Savignano il suo rifugio di montagna. Un borgo di origine mitica, risalente secondo la leggenda ad una migrazione del popolo sabino, ma di consistenti e attualissimi sapori, regalati dalle magiche orecchiette affogate nel ragù di carne.

    I turisti nonostante le possibili attrattive però sono rari; arrivano a fatica tra valli, torrenti, montagne; pesa la lontananza dai movimentati e popolosi centri sulla costa. Così gli abitanti di questi luoghi non hanno modo di perdersi in cerimonie con loro e trascorrono le giornate con altri ritmi.
    A chi abita tra queste alture, al riparo dalle parole, sembra quasi che non ci sia nulla da fare se non osservare i campi all’orizzonte e il cielo. Meditare, passeggiando nelle valli. Non è una questione di età, né di ispirazione romantica, se a tanti capita di attardarsi a guardarle, quelle nuvole così in alto, sfumate o color pastello, che sembrerebbero stampate o ricamate su una tela, se il vento non le rendesse tanto guizzanti.
    Pare che il presente, dopo tante partenze, sia fatto di poco e che la vita mostri il suo lato più parco. Quel minimo, che però fa ascoltare meglio i profumi e le voci di sempre: il bucato appena steso dalle lavandaie, il miagolio dei gatti tra i vicoli, la minestra di legumi che cuoce sulle vecchie cucine a legna. Ora però, sulle creste dei colli circostanti, qualcosa cambia e si sente il ronzio insolito delle pale eoliche in movimento. Che tanto disturba proprio la cicogna nera.

    Angelo Perrone

  29. 29 Pietro mitrione 21/11/2018 alle 11:01 pm


    quark

  30. 30 Pietro mitrione 26/11/2018 alle 6:32 pm


    la bellezza

  31. 31 Pietro mitrione 26/11/2018 alle 6:36 pm


    Circa 4000 i viaggiatori saliti tra il 25 ed il 27 agosto 2017,

  32. 32 Pietro mitrione 13/12/2018 alle 9:57 am

    Il “Principe” di Lapio brilla con il treno storico e chiude un anno di Avellino-Rocchetta
    Da Avellino a Calitri, passando per Montemiletto, Lapio, Paternopoli, Castelfranci, Cassano, Bagnoli, Montella, Lioni, Teora e Conza della Campania, migliaia di viaggiatori hanno riscoperto l’Irpinia grazie al treno turistico più apprezzato in Campania. E domenica 16 dicembre ultimo viaggio del 2018 e brindisi finale nella patria del Fiano

    commenta
    L’illuminazione del ponte ottocentesco a 3 campate d’acciaio, detto “Principe” per la maestosa struttura, è un tributo simbolico all’intera tratta storica Avellino-Rocchetta Sant’Antonio.

    La realizzazione del suggestivo spettacolo la si deve interamente all’Amministrazione comunale di Lapio e al suo sindaco, Trisa Lepore, che caparbiamente ha voluto che il Natale lapiano e, in qualche modo, irpino iniziasse proprio dal lì, con la classica “accensione delle luminarie di Natale” e, quest’anno, del Ponte “Principe” che l’8 dicembre alle 17:20 circa ha salutato così il treno turistico al suo passaggio in corsa verso Lioni.

    Un tributo che paga e appaga a conclusione di un anno pieno di iniziative a cominciare proprio dalla riapertura dell’intero percorso ferroviario da Avellino a Rocchetta Sant’Antonio, il 26 e 27 maggio scorsi. Quei giorni hanno visto migliaia di persone prendere d’assalto il treno e l’Irpinia.

    A seguire, grazie alla collaborazione tra l’Assessorato ai trasporti di Regione Campania, Consiglio Regionale della Campania e Fondazione FS, una quindicina di treni, storici e turistici, sono partiti da Benevento alla volta della terra irpina; da Avellino a Calitri, passando per Montemiletto, Lapio, Paternopoli, Castelfranci, Cassano, Bagnoli, Montella, Lioni, Teora e Conza della Campania, hanno accompagnato migliaia di viaggiatori.

    Viaggiatori non solo del tempo libero ma anche studenti, provenienti da scuole di diverso grado e indirizzo, con l’obiettivo di utilizzare il treno come mezzo didattico, per un approccio multilivello che spazi dalla conoscenza geografica dell’Irpinia fino allo studio di progetti di rigenerazione territoriale. Il progetto per il 2019 è di riuscire a coinvolgere le scuole in maniera più continua, con viaggi didattici mirati.

    Con quasi l’80% dei biglietti venduti, per quest’anno l’Avellino Rocchetta S.A. sembra essere il treno turistico più apprezzato in Campania.

    Il treno come mezzo e come parte integrante di un nuovo modo di viaggiare, di conoscere; un viaggio lento, a volte forse in solitaria, senza fretta certamente, il tipo di viaggio che ti permette di apprezzare quei luoghi poco estroversi come i borghi irpini, che hanno bisogno della pazienza di chi vuole percepire il genius loci: questo è il treno irpino del paesaggio.

    Queste le premesse per proseguire verso la programmazione 2019, sempre grazie alla collaborazione tra Regione Campania e Fondazione FS. Ma a dare il saluto al 2018 e ad augurarvi un buon natale sarà il treno del 16 dicembre, verso Lapio. inserito anche nella manifestazione “L’Altro Natale 2018” della Soprintendenza di Avellino e Salerno.

    Il programma prevede una giornata speciale all’insegna di tutto ciò che rappresenta la tradizione natalizia, ovvero presepi, in mostra nel borgo, Babbo Natale per i più piccini, le luci e i canti.

    Il treno a doppia automotrice ALn663 parte da Benevento alle ore 10:30, fermando a Tufo (11:03) e Avellino (11:24), da qui prosegue alla volta di Lapio, con fermata intermedia a Montemiletto (12:07). Durante la tratta, volontari dell’UNICEF con presidio “Adotta una pigotta a Natale” e Clan H con le sue note performance teatrali.

    Arrivati alla Stazione di Lapio alle 12:19 accolti da Babbo Natale, si verrà accompagnati al borgo in navette e qui ci sarà la possibilità di un pranzo (su prenotazione) presso i ristoranti del certo storico.

    Dopo pranzo un momento dedicato ai più piccini con uno spettacolo teatrale e la consegna delle letterine a Babbo Natale (invitiamo tutti i bimbi a portare con loro le richieste per i doni di quest’anno). Seguirà un tour del borgo con visita ai presepi e ad alcuni locali dello straordinario Palazzo Filangieri in fase di ultimazione di restauro. Per tutto il pomeriggio sarà possibile degustare il Fiano DOCG (su prenotazione)

    La giornata si concluderà con il concerto della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Alle 20:46, tutti di nuovo in carrozza per il ritorno. Invitiamo tutti domenica 16 dicembre per un brindisi di Buon Natale e Felice Nuovo Anno.
    https://avellinorocchetta.wordpress.com/2018/06/14/riapertura-totale-della-ferrovia-avellino-rocchetta-26-27-maggio-2018/#comments

  33. 33 matteo 14/12/2018 alle 7:37 pm

    ancora con questa ferrovia.ma stiamo fuori di testa..che vergogna.

  34. 34 matteo 14/12/2018 alle 7:38 pm

    ma di chi è stata questa idea balzana

  35. 35 matteo 14/12/2018 alle 7:41 pm

    il tempo si è davvero fermato..al magna magna generale..

  36. 36 Pietro mitrione 17/12/2018 alle 6:04 pm


    lapio 16 dic

  37. 37 Pietro mitrione 15/01/2019 alle 10:55 pm

    forum itv 15 gennaio 2019

  38. 38 Pietro mitrione 31/01/2019 alle 10:07 am


    venga la ferrovia….

  39. 39 pietro mitrione 30/03/2019 alle 10:55 pm

    https://www.nuovairpinia.it/2019/03/30/la-stazione-di-avellino-compie-140-anni-il-futuro-della-citta-in-partenza-dal-suo-binario/
    La stazione di Avellino compie 140 anni. Il futuro della città in partenza dal suo binario

  40. 40 pietro mitrione 30/03/2019 alle 10:56 pm

    https://www.nuovairpinia.it/2019/03/30/la-ferrovia-irpina-fa-scuola-a-santangelo-dei-lombardi/?fbclid=IwAR3sgrjTWywbhzNBXxcnabaELiptxOwlTMQ170oPnnH_q9N36skkJR2dLWE
    La Ferrovia irpina fa scuola a Sant’Angelo dei Lombardi

  41. 41 pietro mitrione 30/03/2019 alle 10:58 pm

    Dopo alterne discussioni circa la sua allocazione il 31 marzo 1879 viene ufficialmente inaugurata la stazione ferroviaria di Avellino.
    Anche allora le scuole di pensiero circa l’ubicazione e il percorso dei tracciati ferroviari si scontravano facendo primeggiare più motivi campanilistici che generali.
    Così avvenne anche per la nostra stazione e per il tracciato che congiungeva la nostra città con Napoli.
    Ci fi addirittura chi come Luigi Amabile, cui è dedicato l’Istituto Tecnico Commerciale di Avellino, si dimise dalla carica di deputato del collegio di Avellino in quanto avversato e sconfitto dal rappresentante del collegio di Atripalda, Michele Capozzi, in merito al tracciato della ferrovia da Avellino-Mercato S. Severino.
    L’Amabile sosteneva che l’ubicazione della stazione di Avellino dovesse essere prevista al centro della città mentre “re” Michele sosteneva la realizzazione nell’hinterland atripaldese.
    La conseguenza di quello scontro sortì l’effetto del “solito” compromesso che previde l’allocazione della stazione ferroviaria a metà strada fra Avellino ed Atripalda, ubicazione che successivamente favorì lo sviluppo abitativo e commerciale in quel rione oggi meglio conosciuto con il nome di Borgo Ferrovia
    Questo breve flash storico ci aiuta a capire perché quella decisione fu una scelta infelice che ancora oggi paghiamo.
    In una provincia prevalentemente agricola fino agli anni 60 del secolo scorso la stazione FS di Avellino ebbe un ruolo importante nel movimento merci e passeggeri nonostante la distanza dal centro cittadino. Carrozzelle e “filobus” furono i mezzi ante-litteram per un trasporto cittadino integrato fino a quando scelte irreversibili a favore della gomma non contribuirono alla lenta agonia del trasporto su ferro.

    Il sisma dell’80 contribuì in modo definitivo alla “morte” fisica dell’ edificio ferroviario, che fu scelleratamente abbattuto, ma più di questo fece il non capire che la ricostruzione post-sisma avrebbe potuto significare una rivoluzione per il sistema di trasporti in Irpinia. Invece, si investì in nuove infrastrutture stradali lasciando la rete ferroviaria esistente nella obsolescenza funzionale.
    Fino alla fine degli anni ‘90 la stazione continuò a vivere in una situazione di “sospensione” nonostante l’istituzione di corse veloci con Napoli, circa 75 m., un collegamento notturno da Avellino a Milano e comode relazioni con Benevento.
    Nel silenzio assoluto delle istituzioni pubbliche di qualsiasi livello, la stazione e la rete ferroviaria languivano mentre la scoibentazione delle prime carrozze avveniva sui quegli stessi binari, in commistione con viaggiatori e personale delle FS; in pochi udirono strani “boati” in quell’ambiente.
    Il resto è storia, prima la sospensione della Avellino Rocchetta nel 2010, poi la riduzione dei servizi con le altre città della Campania; ancora oggi Avellino è l’unica città della Campania a non avere un efficiente collegamento su ferro con il capoluogo della Regione.
    Lentamente la stazione è andata verso il declino, fino a giungere alla sua completa chiusura, nel 2012. Fu una decisione drammatica che sembrava punto di non ritorno, l’epilogo di una storia collettiva: l’Irpinia cancellata dalla geografia ferroviaria italiana.
    Questa volta però le proteste dei cittadini portarono la Regione Campania ad un rapido dietrofront e il provvedimento fu ritirato dopo un paio di mesi. La stazione venne riaperta ma rimase la precarietà dei servizi senza una idea per il futuro.
    Oggi, però, sembra formarsi una diversa visione di sviluppo per la nostra città, una nuova idea di trasporto su ferro arriva dalla amministrazione regionale che ha proposto la elettrificazione della ferrovia Salerno-Avellino Benevento, i cui lavori sono in fase di esecuzione. La visione è quella di una Metropolitana Regionale. Una opportunità che consente di far rivivere anche le piccole tratte secorìndarie come la “sospesa” ferrovia Avellino Rocchetta, oggi riutilizzata a fini turistici.
    In questa ottica Avellino potrebbe collegarsi ai corridoi ferroviari primari in attesa della realizzazione della linea ad Alta capacità (Roma) Napoli-Bari (Taranto).
    L’ultimazione della metropolitana leggera cittadina di Avellino, che ha il capolinea nel piazzale della stazione FS, e la riapertura della bretella stradale a scorrimento veloce “Bonatti”, che in poco più di 5 minuti collega la zona della Ferrovia al centro della città, possono consentire la rivitalizzazione dell’intero quartiere di Borgo ferrovia attraverso una nuova politica di integrazione ferro/gomma.
    In questi ultimi anni si è discusso lungamente sul ruolo della nostra città, sul Piano Strategico e la costruzione dell’Area Vasta: oggi ci sono le condizioni per recuperare quei ritardi e quelle idee; oggi ci sono le condizioni, ancora una volta, per iniziare un percorso di uscita dall’isolamento che, se da una parte è caratteristica, anche positiva, dei borghi appenninici, dall’altra è la causa prima dell’abbandono di quegli stessi borghi, quando alla valorizzazione delle caratteristiche di arroccamento, tradizione, enogastronomia, non si unisce la possibilità reale di raggiungerli o di muoversi da questi per raggiungere capoluoghi con possibilità lavorative maggiori in tempi relativamente brevi.
    140 anni fa, il 31 marzo del 1879, la nostra stazione fu inaugurata e questo anniversario si aggiunge a quello della ricostruzione post terremoto. Approfittiamo per valutarne seriamente il futuro.

    140 anni stazione avellino


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