La neve mi è piaciuta sempre poco

_di Emilia Cirillo

La neve mi è piaciuta sempre poco. Il suo candore inganna. Non c’è verso di sfuggirle, si imbozzola intorno a te e alle cose, come una grande ragnatela di cui si diventa prigionieri. Hai voglia a dire: scenari di fiaba, ma chi lo dice che le fiabe hanno solo scenari ghiacciati, regine che conficcano punteruoli magici nel cuore per trasformare gli uomini in statue congelate? Non basta già il freddo che ogni cuore trattiene a farci vivere in una favola tragica?

Siamo a far tira e molla con la neve da due settimane. Le strade ne sono piene, e i paesi, e le montagne e le pianure. Si gela la laguna, si gelano i fiumi, Ricordo che in Orlando, il romanzo di Virginia Woolf, il grande gelo di Londra congelò le navi del porto di Londra per sei mesi. E la corte era tutta là, a pattinare sul ghiaccio, e danzare, e banchettare, come se fossero pinguini allenati.

Ma noi non siamo pinguini. E non viviamo nel romanzo della Woolf. Siamo umanità dolente che non riesce, nei periodi ordinari, a venire a patti con un quotidiano decente, e che in questo momento non riesce a scongelarsi da un’ ibernamento annunciato. La neve questa neve straordinaria, che ci tiene a forza in casa, che ci vede camminare per strada a fatica, che ci blocca in un autobus per quattro ore, dimostra quanto le cose della vita possano diventare fragili e complesse al tempo stesso. Prendiamo la rete dei trasporti stradali, l’unica esistente in provincia. Per giorni l’Ofantina bis è stata inaccessibile, i paesi dell’Alta Irpinia isolati, eppure la superstrada Ofantina è stata fatta per agevolare la percorrenza interna, con grande spesa e dispendio. Forse una strada ferrata sarebbe stata meglio, forse l’Avellino Rocchetta in uso non avrebbe prodotto interruzioni dei collegamenti per tanti giorni, forse come irpini non ci saremmo sentiti sempre isolati, sempre tagliati fuori.

Si fa presto a dire paese. I paesi dell’Irpinia, i paesi dell’appennino hanno pagato un costo altissimo in questo giorni. Ci sono stati morti, tetti crollati, animali affamati, scarsità di generi alimentari. In molti paesi è mancata la corrente, qualcuno è rimasto bloccato in casa per sei giorni, prima che arrivassero i soccorsi. I volontari hanno spalato fino allo sfinimento, i Vigili del Fuoco hanno dimostrato il loro assoluto eroismo,la CroceRossaha portato medicinali in contrade irrangiungibili. Il Presidente della Regione Campania Caldoro, che è napoletano e che crede che Napoli sia Caput Mundi, non ha voluto credere all’evidenza: pare abbia espresso perplessità per la pericolosità delle nevicate cadute in Irpinia. E non ha voluto mandare l’esercito nei nostri paesi a dare una mano. Perché dei paesi, dei piccoli centri non sembra davvero importare niente a nessuno.

Pochi centrimetri di neve a Roma: è questa la notizia, è questo il vero panico dell’Italia. Pochissimi giorni di gelo sulla capitale e si blocca il mondo. La neve, in quanto fenomeno naturale, è democratica. Cade dappertutto, senza badare se coprirà il Colosseo o il castello di Torella dei Lombardi. I nostri amministratori dovrebbero imparare questa democraticità, per poter dare a tutti le stesse possibilità di sopravvivere all’emergenza.
Emilia Cirillo

4 Responses to “La neve mi è piaciuta sempre poco”


  1. 1 pietro mitrione 28/02/2012 alle 3:02 pm

    INDIRIZZO DI SALUTO AI PARTECIPANTI ALLA QUINTA GIORNATA NAZIONALE DELLE FERROVIE DIMENTICATE

    Cari amici,
    anche quest’anno si celebra la Giornata nazionale dedicata alle ferrovie dimenticate, alle ferrovie considerate minori, alle linee dismesse e abbandonate, ai rotabili accantonati, ai manufatti e alle opere d’arte che hanno fatto parte del nostro patrimonio ferroviario. Certo se non ci fosse il sostanzioso contributo delle Ferrovie dello Stato forse le nostre giornate non avrebbero ragione di esistere. È solo con il loro insistito e pervicace istinto a dismettere sempre nuovi tronchi ferroviari – 600 chilometri solo nel 2011 – che noi troviamo, ogni anno, la forza per realizzare i nostro obiettivi. Che giornata sarebbe se tutte le piccole ferrovie funzionassero regolarmente? Se tutte le tratte definitivamente dismesse fossero trasformate in ‘vie verdi’ per ciclisti, pedoni, bambini, anziani, disabili? Non sarebbe una giornata, sarebbe una festa per tutti. E non ce lo possiamo permettere… Ma bando all’ironia. Quello che dobbiamo fare è ‘resistere’, per parafrasare la cifra di un noto ex-magistrato, resistere per mantenere viva in noi la voglia di vedere un’Italia diversa, un territorio riscoperto e presidiato, valorizzato nei suo patrimonio storico, che non è fatto solo di chiese o castelli, ma anche di infrastrutture storiche, come le ferrovie, come le ferrovie nella bellezza del paesaggio italiano. Molti di voi in questa giornata andranno a scoprire paesaggi mai immaginati, belli nel loro melanconico silenzio, che non è abbandono ma solo dimenticanza. Ecco la chiave di volta di tutto è il ricordo, la memoria. Resistiamo per non dimenticare, resistiamo per tramandare e (speriamo) far rivivere il senso e il significato del nostro passato che tante volte è scorso via lungo i binari di una linea ferroviaria. Buona Giornata a tutti!
    Albano Marcarini
    presidente CO.MO.DO

  2. 2 pietro mitrione 01/03/2012 alle 4:39 pm

    n tempi di riduzioni della spesa pubblica, ricordare il caso della “sospensione” (in realtà chiusura) di una tratta ferroviaria minore, frutto di altri tagli ai trasporti pubblici del precedente governo, serve forse a comprendere i limiti di questa politica efficientista, ma dallo sguardo corto e le relative perdite che i territori sono costretti a subire.
    Qui si tratta dell’antica ferrovia Avellino-Rocchetta S.A. voluta da Francesco De Sanctis, nata nel 1895 e chiusa nel dicembre 2010 dalla Regione Campania perché considerata “antieconomica”. 120 km di strada ferrata che collega diversi piccoli paesi dell’Irpinia (tra cui Marra, il paese natale di De Sanctis), zone della Basilicata per giungere infine alle porte della Puglia. La tratta attraversa un paesaggio suggestivo, una parte di Appennino con le valli bagnate dai fiumi Calore e Ofanto, territori interni difficilmente raggiungibili e in gran parte poco conosciuti, lontani dalle strade a più ampia percorrenza.
    A causa di questa stessa politica economicista e di finta austerity, 8000 chilometri di linee minori sono state soppresse, abbandonate o in via di soppressione, rami secchi di una rete di strade, ormai poco utilizzati nei massicci spostamenti che reggono l’economia del paese. Sotto l’urgenza della scure fiscale i governanti locali continuano a perseguire ciecamente un progetto di sviluppo e di ammodernamento di servizi e infrastrutture, senza considerare alcuna variabile locale, i bisogni delle piccole comunità in funzione della loro crescita. Piuttosto si preferisce spianare la strada verso l’ impoverimento di territori, quelli per fortuna non assaliti da facili speculazioni, a causa della loro localizzazione geografica montuosa e non facilmente accessibile.
    L’incombente minaccia di chiusura della ferrovia, ha mobilitato – si legge su Amici della Terra Irpinia – una rete di associazioni con l’intento di dimostrare l’utilità sociale, turistica e economica della piccola tratta, attraverso la promozione di viaggi turistici, programmi di viaggi di studio per le scuole, incontri e eventi culturali e produzione di proposte concrete, quale quella di un museo itinerante legato alla vita e alla storia del critico letterario.
    La ferrovia potrebbe essere, sostengono in tanti, occasione di scoperta del paesaggio, valorizzazione del territorio sulla scia dei progetti delle Ferrovie Turistiche Italiane, (il Treno Natura della Val d’Orcia, la Ferrovia del Basso Sebino e la Ferrovia della Camusa). È così dimostrata il valore economico e la produttività dell’ambiente quando viene considerato nella sua stessa sostenibilità. Natura, cultura e storia di un luogo possono davvero rivestirsi di un valore economico se considerate risorse per la vita del luogo e la sua crescita.
    Per ora i Comuni irpini continuano ostinatamente a ricordare. A marzo di ogni anno a Comodo, Comune irpino, si celebra la giornata delle Ferrovie Dimenticate, nell’anno appena trascorso dedicata ai 150 dell’Unità d’Italia, per la quale le ferrovie furono così essenziali.

  3. 3 pietro mitrione 09/03/2012 alle 10:26 am

    Partendo dalla Val di Susa, ci si è accorti della stazione ferroviaria di Avellino! Un intero patrimonio ferroviario che sta per essere cancellato dalla geografia ferroviaria italiana. Avellino è l’unica città della Campania a non avere più un collegamento ferroviario con Napoli, una intera tratta ferroviaria, la storica Avellino-Rocchetta, è stata “sospesa”, anticamera della sua soppressione, una stazione quella di Ariano irpino, la seconda città dell’Irpinia, è diventata una struttura fantasma dove i treni, tutti i treni, transitano e quelli pendolari sostituiti con bus alternativi. Una situazione che meriterebbe una attenzione particolare e che invece vede la nostra classe politica locale soggiacere alle scelte ragionieristiche di un assessore regionale ai trasporti, Sergio Vetrella, che imperterrito continua con la politica dei tagli lineari. Verrebbe da dire debole con i forti e forte con i deboli. Si sa noi siamo gente di montagna e non facciamo notizia nemmeno quando scendono giù metri di neve. Si blocca tutto e noi delle zone interne dobbiamo vedercela da soli. In una zona di montagna e fortemente sismica, perciò, anche una ferrovia di montagna, qual è, la ferrovia Avellino-Rocchetta potrebbe servire ma la logica di Vetrella cancella anche questa possibilità.
    Il grande dibattito TAV si, TAV no ha riproposto il tema delle grandi infrastrutture. Ognuno ha maturato le proprie convinzioni, tutte rispettabili. L’Italia ferroviaria finisce a Napoli, tutto il sud è escluso dal sistema di trasporto su ferro per cui verrebbe da dire….altro che TAV Lione-Torino che serve a far risparmiare appena qualche decina di minuti di percorrenza. Eppure bisogna continuare a discutere e capire le esigenze di una popolazione che vuole difendere il proprio territorio, allontanando quelle persone che, torbidamente, alimentano violenza. In questo contesto stride la realtà di un sistema ferroviario che ha visto cancellati in un anno, con il silenzio/assenso della politica, 600 km di ferrovie cosiddette “minori”, quelle stesse che negli anni della ricostruzione hanno fatto grande l’Italia e contribuito alla sua unità. Un paese civile dovrebbe evitare questi scempi ed operare perché queste strutture possano essere ancora utili allo sviluppo di quei territori attraversati dalla ferrovia. E qui ritorna il concetto di territorio anche in ambito irpino. Domenica 4 marzo abbiamo partecipato, per la terza volta, alla 5° giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. Una manifestazione che visto l’effettuazione di circa 100 iniziative a difesa di queste ferrovie “minori” in tutta Italia. Ci siamo recati nelle stazioni di CONZA e Calitri in bus, perchè dal 13 dic 2010, su decisione dell’assessore regionale ai trasporti della regione Campania, la ferrovia Avellino-Rocchetta è chiusa. A Conza abbiamo osservato e denunciato lo stato di estremo degrado in cui versano le strutture ricostruite dopo la realizzazione dell’invaso sull’ Ofanto. Un patrimonio che opportunamente rivalutato potrebbe essere utilizzato per costituire un posto attrezzato per interventi di protezione civile in quella parte dell’Irpinia d’oriente o riconvertito per ospitare persone interessate ad un turismo sostenibile legato all’oasi WWF e alle bellezze paesaggistiche di quel territorio. Successivamente siamo stati alla stazione Calitri, accolti dalla locale banda musicale. Sembrava una festa di altri tempi. Una forte emozione ha caratterizzato questo incontro calitrano. Anche in questa stazione abbiamo verificato di fatto l’abbandono delle strutture ferroviarie. A distanza di un anno sono spuntati fra i binari arbusti destinati a diventare alberi se continuerà la chiusura. Stranamente in tutto questo degrado spiccava prepotentemente il funzionamento della segnaletica ferroviaria a testimonianza di un sistema tecnologico ancora attivo e quindi pronto per poter essere utilizzato. A prima vista sembrerebbe una beffa, una segnaletica ferroviaria efficiente, su una linea “moribonda”. Qualcuno dovrebbe rendere conto non solo di questa situazione ma anche delle tante opere realizzate ed orami destinate all’inedia, come il raccordo ferroviario costruito nel nucleo industriale di San Mango o di quelli costruiti e mai resi operanti nel nucleo industriale di Pianodardine.
    Noi di in _loco_motivi contiamo sull’impegno mostrato dal sopraintendente ai beni architettonici e del paesaggio di Salerno ed Avellino, Gennaro Muccio, di interessare tutte le istituzioni irpine affinchè la storica Avellino Rocchetta possa essere riaperta e resisteremo per non dimenticare, resisteremo per tramandare e speriamo far rivivere il senso e il significato del nostro passato che tante volte è scorso via lungo i binari di queste bistrattate linee ferroviarie cosiddette “minori” che tanto hanno fatto per l’unità ed il progresso della nostra Nazione.
    Dopo 117 anni aspettiamo un novello Francesco de Sanctis che possa e voglia restituire dignità a questa ferrovia irpina.
    Pietro Mitrione

  4. 4 pietro mitrione 11/03/2012 alle 9:57 pm

    5* GIORNATA NAZIONALE DELLE FERROVIE DIMENTICATE

    Anche quest’anno si celebra la Giornata nazionale dedicata alle ferrovie dimenticate, alle ferrovie considerate minori, alle linee dismesse e abbandonate, ai rotabili accantonati, ai manufatti e alle opere d’arte che hanno fatto parte del nostro patrimonio ferroviario. Certo se non ci fosse il sostanzioso contributo delle Ferrovie dello Stato forse le nostre giornate non avrebbero ragione di esistere. È solo con il loro insistito e pervicace istinto a dismettere sempre nuovi tronchi ferroviari – 600 chilometri solo nel 2011 – che noi troviamo, ogni anno, la forza per realizzare i nostro obiettivi. Che giornata sarebbe se tutte le piccole ferrovie funzionassero regolarmente? Se tutte le tratte definitivamente dismesse fossero trasformate in ‘vie verdi’ per ciclisti, pedoni, bambini, anziani, disabili? Non sarebbe una giornata, sarebbe una festa per tutti. E non ce lo possiamo permettere… Ma bando all’ironia. Quello che dobbiamo fare è ‘resistere’, per parafrasare la cifra di un noto ex-magistrato, resistere per mantenere viva in noi la voglia di vedere un’Italia diversa, un territorio riscoperto e presidiato, valorizzato nei suo patrimonio storico, che non è fatto solo di chiese o castelli, ma anche di infrastrutture storiche, come le ferrovie, come le ferrovie nella bellezza del paesaggio italiano. Molti in questa giornata andranno a scoprire paesaggi mai immaginati, belli nel loro melanconico silenzio, che non è abbandono ma solo dimenticanza. Ecco la chiave di volta di tutto è il ricordo, la memoria.
    In Irpinia questa giornata assume un rilievo particolare in quanto da oltre un anno la storica ferrovia Avellino-Rocchetta è stata “sospesa”, posta nel limbo di decisioni che dovranno venire e se verranno. Nella mente di tanti è rimasta l’immagine del treno irpino del paesaggio, una esperienza nata dal basso su iniziativa di in_loco_motivi. Per oltre un anno questo treno ha percorso quella tratta ferroviaria facendo scoprire a tanti la sua valenza paesaggistica, forse una delle poche eccellenze della nostra Provincia. Migliaia di persone hanno apprezzato questi percorsi che li hanno condotti in paesi lontani da traffici turistici ma ricchi di fascino storico ed ambientale. Noi di in loco_motivi continueremo la battaglia per il recupero di questa ferrovia per favorire la riscoperta del valore e della storia del paesaggio irpino convinti che la tutela del paesaggio sia un valore primario delle singole comunità con particolare riguardo a quelle cosiddette “minori”.
    Nell’era dell’alta velocità, si dimostra come è ancora possibile utilizzare un mezzo come il treno per la conoscenza di territori e persone e non solo per spostare velocemente merci e pendolari. Quindi il messaggio diventa quello che vede il treno come vettore determinante per il turismo sostenibile.
    Domenica 4 marzo 2012 anche noi saremo presenti in questa manifestazione nazionale: andremo nelle stazioni di Conza e Calitri per porre ancora una volta in evidenza la necessità di riaprire questa tratta ferroviaria. Andremo, purtroppo, in bus e non in treno perché dal 13 dic 2010, su decisione dell’assessore regionale ai trasporti della regione Campania, la ferrovia Avellino-Rocchetta è destinata ad essere cancellata dalla geografia ferroviaria italiana con l’assenso ed il silenzio dei nostri amministratori provinciali.
    Dopo 117 anni aspettiamo un novello Francesco de Sanctis che possa e voglia restituire dignità a questa ferrovia irpina.
    Noi di in _loco_motivi resisteremo per non dimenticare, resisteremo per tramandare e speriamo far rivivere il senso e il significato del nostro passato che tante volte è scorso via lungo i binari di queste bistrattate linee ferroviarie cosiddette “minori” che tanto hanno fatto per l’unità ed il progresso della nostra Nazione.

    In_loco_motivi


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