In_Loco_Motivi per NON far chiudere la ferrovia AVELLINO-ROCCHETTA

IL PONTE CURVO SUL SABATO-ATRIPALDAUN CALOROSO INVITO AD ADERIRE E FAR ADERIRE I VOSTRI AMICI
per cercare si salvare questo prezioso e storico bene della nostra terra.

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Sta per accadere quello che ormai da sempre si prospetta per l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio: la sua completa soppressione. Dal 13 dicembre 2010 la storica ferrovia Ofantina, su decisione inopinata, della Regione Campania è “sospesa”. …A nulla è valsa una delle concrete esperienze di promozione territoriale dal basso e senza fondi pubblici che ha visto letteralmente rinascere a nuova vita il treno sulla più antica tratta irpina , come mezzo a servizio del turismo e della conoscenza del territorio.Questa non è la posizione ufficiale di In Loco Motivi (la rete di associazioni composta da Osservatorio CGIL, Rosso Fisso, Irpinia Turismo, Irpinando ed Amici della Terra), è solo una sintesi , riportata, con un sofferente stato d’animo , dei documenti che si sono prodotti in questi ultimi mesi.Pietro Mitrione, Maria Tolmina Ciriello, Valentina Corvigno, Giovanni Ventre, Agostino Della Gatta, e gli uomini e le donne di Amici della Terra Irpinia hanno tracciato un solco profondo e fertile nell’arido terreno sotto i piedi dei decisori politici e delle realtà istituzionali irpine.Quel solco, potrebbe essere richiuso soffocando ogni germoglio che pure cominciava a fiorire.

E’ molto probabile che sulla questione più complessiva del sistema dei trasporti in Campania si aprirà un’altra vertenza significativa.

Chiederemo con la forza che ci hanno dato le migliaia di persone in questi mesi, di lasciare germogliare i frutti di In Loco Motivi e del Treno Irpino del Paesaggio e chiederemo quella solidarietà che l’Irpinia ha sempre dimostrato di garantire verso giuste, motivate e concrete cause. (Luca Battista)

In Loco Motivi. Un format di promozione territoriale ad alto gradimento.

Questa non è una operazione nostalgica. Non vogliamo rianimare a tutti i costi qualcosa che è destinato a lasciarci per sempre e naturalmente, come il corso delle vita prevede. Sappiamo tutti che la dismissione della Avellino Rocchetta non è il risultato dell’analisi della stessa valutandone potenzialità e difetti, ma il taglio di quello che secondo i numeri è un ramo secco. Ma i numeri oggi danno ragione a noi. E’ vero sulla linea ordinaria dedicata ai pendolari il numero di passeggeri non giustifica la permanenza in orario di alcune corse, ma di contro le corse gestite da in_loco_motivi hanno registrato il tutto esaurito ogni volta. Anche quelle corse erano inserite nel’orario ordinario di Trenitalia, quindi anche quei passeggeri fanno media. Ci aspettiamo contino anche questi numeri.

La dimostrazione che non si è trattato del canto del cigno è il tutto esaurito registrato in pochi giorni per ogni corsa organizzata. . E questo con un unico vettore di comunicazione: un evento su facebook. Mediamente tra ottanta e cento venti persone nel giro di dieci giorni hanno deciso di prenotare la corsa ed hanno pagato per viaggiare sull’Avellino Rocchetta Sant’Antonio confermando il gradimento per il format proposto da in_loco_motivi. Di corse fino a Novembre ce ne saranno altre, contiamo di avere gli stessi numeri. Abbiamo sperato anche che questi numeri contassero per chi deve decidere il futuro della tratta. Invece l’Avellino Rocchetta chiude per sempre. Quattro miliardi in meno di risorse alle Regioni, per il Trasporto Pubblico Locale. E’ questo il risultato della manovra correttiva del governo. La conseguenza: la drastica riduzione del numero di corse sulle tratte Benevento- Caserta, Benevento –Avellino,Mercato San Severino – Salerno e sull’Avellino – Napoli.

Un taglio consistente, dunque, dei servizi per la Regione Campania. E a subirne gli effetti sono principalmente le aree interne e le fasce deboli. I tagli preannunciati in Campania riguardano una riduzione del 20% del trasporto su ferro e del 30% del trasporto urbano e interurbano su gomma. Chiusura della linea Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, dei depositi ferroviari e degli impianti di Benevento ed Avellino.

Nonostante tutto, una strada indicata.

Noi abbiamo solo indicato la strada, adesso è tempo di riflettere sui dati a pensare al futuro della tratta, perché adesso quella tratta un futuro può averlo, alla rete di associazione di In Loco Motivi il merito di averlo individuato. L’Avellino Rocchetta Sant’Antonio può essere rivisitata come tratta turistica, i numeri parlano chiaro.

Nelle ultime settimane sulla stampa locale abbiamo seguito il dibattito sulla crisi del turismo che ha colpito anche la nostra provincia. Il vice presidente della Regione e assessore al Turismo della Regione Campania Giuseppe De Mita ha dichiarato che «Il sistema turistico non deve essere costruito su modelli, ma assecondando i flussi naturali», noi un flusso naturale lo abbiamo assecondato, seguito, portato al successo, perché ognuno per proprio conto sapeva della bellezza ed il fascino di quel viaggio. Così è stato.

Oggi potremmo aggiungere una nuova connotazione al fascino di quel viaggio. Senza voler inseguire modelli, ma appunto seguendo la naturale inclinazione dei luoghi, in base la gradimento della gente, ci piacerebbe trasformare quella tratta nella Gardaland del gusto, delle cultura contadina, dell’enogastronomia di qualità, del paesaggio, della natura. L’Avellino Rocchetta è già un parco tematico, rappresenta già un viaggio emozionale nella terra del vino, del paesaggio, della luce, del vento. Noi abbiamo solo dato un nome a quello che già esisteva. Per questo può funzionare, perché non ci sono forzature, non si stravolge nulla. In qualche modo con il nostro lavoro abbiamo dato risposta ad una domanda di mercato. E’ chiaro che la sede delle stazioni non permette di utilizzare il treno come unico mezzo di trasporto. Un accordo con Air e Di Maio ha permesso un ottimizzazione della integrazione rotaia/gomma.

Una proposta per un concreto supporto allo sviluppo.

L’intera proposta del gruppo di lavoro In Loco Motivi, è guidata da una visione di politica ambientale che pone l’accento sulla necessità di perseguire soluzioni strategiche che ridiano senso infrastrutturale ed economico alla più antica linea ferroviaria dell’Irpinia e tra le più antiche della Campania.

Si è proposta una visione di un uso del treno legato alla fruizione del paesaggio ed ai principi del turismo ambientale.

Che ci piace ricordare presenta questa caratteristiche principali : Riguarda tutti i tipi di turismo basati sulla natura, dove la principale motivazione dei turisti è osservare ed apprezzare l’ambiente naturale così come le culture tradizionali che prevalgono in tali aree; Contiene caratteristiche educative e di interpretazione; E’ generalmente, ma non esclusivamente, organizzato per piccoli gruppi da specialisti e piccole imprese locali; Vuole ridurre gli impatti negativi sull’ambiente naturale e socio economico.

Una politica di programmazione basata sulla amplificazione di un turismo ambientale porta ad immaginare la tratta ferroviaria, il cui valore di percezione paesaggistica che offre è notevole (e probabilmente da solo vale un viaggio), come una vera e propria infrastruttura di servizio alla conoscenza diretta delle qualità paesaggistico, culturali, artigianali ed enogastronomiche dell’Irpinia.

Inoltre si è dimostrato che:

– la linea ferroviaria Avellino Rocchetta può avere un nuovo significato come infrastruttura a servizio del turismo, capace di veicolare fruitori – anche provenienti da oltre provincia – nelle qualità paesaggistiche, naturalistiche, culturali, enogastronomiche dell’Irpinia sud-orientale;

– la disponibilità a pagare per fruire della tratta e delle escursioni collegate , e quindi a costruire indicatori di valore della linea ferroviaria avellino.rocchetta;

– la valenza elevata per attività di educazione ambientale e di conoscenza del territorio, con il dimostrato appeal che hanno i viaggi in treno presso le istituzioni scolastiche;

– la possibilità, attraverso le escursioni in treno , di organizzare e condividere il progetto con un numero sempre crescente di associazioni, gruppi di interesse, pro loco, enti comunali;

– il vero cambiamento inizia dalla base; un movimento del fare ha creato le condizioni affinchè i decisori politici e gli amministratori locali possano difendere concretamente un valore territoriale – segnalatore di concreti sviluppi anche economici ed in termini di ricaduta occupazionale – non partendo da ideologiche linee di principio, ma partendo da flussi e richieste reali del territorio.

– il treno può divenire elemento di supporto alla crescita economica del territorio, attraverso una gestione più imprenditoriale, ad esempio con società private, ma anche pubblico-private, vocate alla promozione turistica del territorio e a visioni dell’offerta commerciale più attrattive

Un programma dedicato alle scuole

Il bisogno che abbiamo individuato era quello di conoscere l’Irpinia attraverso un viaggio emozionale più incisivo di un semplice viaggio in auto di domenica. Questo è stato facile perché il fascino del mezzo di trasporto è il valore aggiunto imprescindibile, è la marcia in più. Un fascino che ha sedotto anche i più piccoli. Sono stati un successo anche i viaggi di istruzione proposti da noi alle scuole e viceversa. In molti casi i dirigenti scolastici ci hanno contattati per portare i propri studenti sul “Treno Irpino del Paesaggio”. In molti casi abbiamo fatto precedere il viaggio da un incontro in cui preparavamo i ragazzi a quello che avrebbero visto. Considerato l’incredibile successo avuto con studenti di diverse fasce di età il Provveditorato degli Studi delal Provincia di Avellino, ha fatto suo un progetto di educazione ambientale per le scuole di ogni ordine e grado,: “Il treno delal conoscenza”. In pochissime ore, si può dire, abbaimo già il sold out delel prenotazioni di escursioni scolastiche da marzo a giugno. Peccato che il treno non correrà più sulle rotaie dell’Irpinia.

I valori della tratta ferroviaria Avellino Rocchetta

In conclusione, con la speranza che non rappresenti una sorta di epitaffio, ricordaimo i valori che la tratta porta con se.

La più antica linea ferroviaria dell’Irpinia , l’Avellino Ponte Santa Venere (poi Avellino – Rocchetta Sant’Antonio) , infatti, è tra le più antiche della Campania , inaugurata nel suo intero percorso il 27 ottobre del 1895, è a ben diritto tra le linee ferroviarie considerate “minori”, a rischio di chiusura e di cui è necessario ripensarne l’uso o il riuso a favore del territorio che nei secoli scorsi l’ aveva fortemente voluta.

E’ la ferrovia delle acque : attraversa e lambisce in più punti i FIUMI Sabato, Calore ed Ofanto.

E’ la ferrovia dei grandi vini docg : attraversa i territori , servendoli con stazioni dei comuni degli areali del Taurasi e del Fiano.

E’ la ferrovia del Parco Naturalistico Regionale dei Monti Picentini.

E’ la ferrovia delle aree a tutela della biodiversità. I Siti di Importanza Comunitaria irpini

E’ la ferrovia dei Borghi: storia, cultura ed identità territoriale.

vedi :

http://www.ottopagine.net/common/interna.aspx?id=11306

437 Responses to “In_Loco_Motivi per NON far chiudere la ferrovia AVELLINO-ROCCHETTA”


  1. 1 Giuseppe Maria Galasso 15/11/2010 alle 2:27 pm

    Aderisco di cuore e sono pronto a contattare i miei amici per ottenere altre adesioni, ma come formalizziamo poi queste adesioni?

    Saluti

    Giuseppe M. Galasso

  2. 2 pietro mitrione 15/11/2010 alle 4:25 pm

    Ciao Pietro,
    “Una giornata davvero bella e interessante (parlano più di tutto le immagini e le foto qui riportate) quella trascorsa insieme agli amici dell’Associazione “in loco-motivi” che da anni, grazie all’instancabile impegno di Pietro Mitrione si batte non solo per evitare la chiusura della linea ferroviaria “Avellino-Rocchetta” ma anche e soprattutto per difendere il concetto e il senso del “territorio” . Tutto ciò perchè questa realtà non venga piegata agl interessi della sofferenza delle aree urbane e metropolitane ma concepito come ricchezza di civiltà, per la sua originale memoria storica e per il futuro di chi ha scelto di vivere in queste terre. Una realtà dove la scomparsa delle ferrovie rurali, la chiusura dei plessi ospedalieri e delle scuole, la drastica riduzion del servizio di trasporto pubblico significa la fine delo stato sociale e di diritto, buona soltanto per ospitare discariche o le contraddizioni di questo modello di sviluppo. Una terra che, nonostante ciò, resiste con i le sue eccellenze del settore primario, il coraggio di tanti intelligenti e generosi operatori economici , della filiera eno-gastronomica ma anche del settore terziario e dell’artigianato e della piccola impresa. A questi soggetti una classe dirigente intellettualmente onesta e avveduta dovrebbe guardare per tentare quanto meno di arginare il disegno distruttivo dell’identità delle zone interne cosi ben pianificato. Pietro Mitirone non è solo un uomo che crede in tutto ciò ma uno dei simboli avanzati di questa speranza e la ” sua ” ferrovia” è la metafora di questa battaglia di civiltà. Io mi auguro che l’indifferenza e la rassegnazione che spesso accompagnano i destini di questa parte del Mezzogiorno possano prendere vigore per far capire, prima a noi irpini, che nella difesa di questo mondo c’è tanta modernità, l’idea di una stato capace di pensare socialmente. Così fece 150 anni fa con la sua lungimiranza intellettuale Francesco De Sanctis nel chiedere al nuovo Regno d’Italia la strada ferrata Avellino – Rocchetta così dovrebbe fare una classe dirigente illuminata oggi, in tempi di miserie morali e ideali, prima che ritornino anche quelle civili. Ranieri Popoli”

  3. 3 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:02 pm

    No alla chiusura della ferrovia Avellino-Rocchetta
    “Se vuoi capire perché si parla di “verde Irpinia” devi prendere il treno che da Avellino ti porta a Rocchetta Sant’Antonio. Se viaggiando tieni un poco i finestrini aperti, lungo quasi tutto il tragitto la natura si riverserà su di te. Foglie leggere e gocce d’acqua, se piove, si appoggeranno sulle tue gambe e sul tuo ventre, ma tu non ti risentirai per questo, anzi ti divertirai di fronte alla natura che s’impone e ti coinvolge nella sua briosa freschezza. Tutto intorno è verde, di diverse tonalità, e quando arriva la neve tutto si trasforma portandoti in un paesaggio onirico in cui cogli la sensazione di stare davvero nel grande presepe, fatto di tanti, piccoli presepi che sono i paesi irpini. Alcuni li vedi, altri li immagini perché stanno sopra o sotto di te, a destra o a sinistra, dietro le colline. Sei preso dalla curiosità infantile di scorgerli e di riconoscerli, ma quando questo non accade non te ne duoli perché sai che stanno lì ad aspettarti, in attesa che tu vinca la pigrizia e decida di visitarli. Te li rammentano le scritte sui muri delle stazioncine, spesso piccole e abbandonate, con le aiuole rinsecchite e le staccionate divelte, risultato della politica di taglio dei “rami secchi”. Perché scomodare gli alberi per descrivere la dismissione di un’attività che ha ancora senso e utilità nella vita delle nostre comunità?”
    Sono queste le considerazioni di uno dei circa 3000 partecipanti alle nostre iniziative che dal settembre 2009 ad oggi hanno avuto l’opportunità di conoscere il paesaggio irpino attraverso un mezzo di trasporto particolare per la nostra realtà: il treno irpino del paesaggio.
    Oltre duemila studenti hanno già prenotato il viaggio con il treno irpino del paesaggio per il 2011 un modo nuovo ed educativo per conoscere il proprio territorio ed altre migliaia di persone da trasportare in treno nei nostri paesi lontani da circuiti turistici rinomati..si fa per dire.
    Restano, purtroppo, i problemi di un territorio, quello delle zone interne della Campania, abitato da appena il 20% della popolazione campana a fronte di una vastità dello stesso dell’80%, su cui si abbattono i cosiddetti “tagli lineari” della finanziaria o le famigerate “soglie minime” di fruibilità dei servizi pubblici per cui di conseguenza si tagliano ospedali, trasporti, scuole etc.
    Altro che solidarietà, termine che vale solo per la “munnezza”….?
    In questo contesto ecco che anche la storica ferrovia Avellino-Rocchetta va cancellata. Dal 13 dicembre, infatti, la Regione Campania dopo 115 anni ha deciso che la nostra ferrovia debba diventare un ricordo uno dei tanti che stanno costellando gli ultimi anni della memoria irpina.
    Noi di “Inloco_motivi” siamo convinti che:
    • è realistico mantenere viva nell’opinione pubblica ed aprire alle nuove generazioni la memoria e la conoscenza del patrimonio ferroviario irpino – di rilevante valore storico e culturale – come vettore di una mobilità “dolce”, da godere, capace di favorire incontri di comunità, riappropriazione di un senso identitario in una visione avanzata , alternativa, ambientalmente compatibile ed europea dell’uso del treno,
    • c’è ancora la possibilità per cui il treno possa diventare il mezzo per un turismo rispettoso dell’ambiente, non motorizzato e quindi caratterizzato dalla lentezza per meglio godere del paesaggio che esso attraversa,
    • si può rivitalizzare e ripristinare una tratta ferroviaria “scarsamente utilizzata” con nuove prospettive e miglior impiego di risorse per sostenere attività turistiche.
    Sono queste le idee che vorremmo continuare a svolgere sulla scia del cammino intrapreso a settembre 2009 allorquando pioneristicamente insieme a 100 eroi alle 6 di mattina partimmo per Rocchetta. Da allora abbiamo svegliato un sentimento che pareva sopito: l’appartenenza ad un territorio, quello stesso che i tanti cosiddetti esperti del settore turistico, pagati o sovvenzionati profumatamente, dovrebbero promuovere e conservare.
    Ci ha animato in questo periodo solo la passione e nient’altro e di questo insieme agli altri amici del gruppo ne andiamo fieri.
    Comunque finisca questa avventura abbiamo dimostrato che dalla base possono nascere idee, progetti ed attività e forse per questo non abbiamo voce. Ci restano le migliaia di strette di mano delle persone che ad ogni viaggio ultimato ci hanno voluto gratificare con un gesto semplice ma significativo dicendoci : grazie per averci fatto conoscere una parte della nostra Irpinia che non conoscevamo e alla prossima…..
    Noi continueremo a credere e lottare perché ci siano tante prossime volte……per l’Avellino_Rocchetta

  4. 4 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:02 pm

    Una proposta per la ferrovia Ofantina
    L’articolo pubblicato sul vostro giornale dal titolo: “il miglio verde della ferrovia che può vivere” ben interpreta il sentimento popolare che lega la ferrovia Avellino-Rocchetta con il territorio che attraversa ed apre la possibilità di una discussione senza rete sull’argomento.
    Il nostro territorio è quello dell’osso fatto di continue lotte per conservare od ottenere diritti ad essere considerati abitanti di un paese civile.
    Ancora una volta si ripropone il senso di quanto scrisse tanti anni fa Francesco de Sanctis, figura nobile della politica irpina, quella con la P maiuscola, “Si animi Monticchio, venga la ferrovia e in piccol numero d’anni si farà il lavoro di secoli. La industria, il commercio, l’agricoltura saranno i motori di questa trasformazione”.
    Una profezia che oggi diventa di straordinaria attualità stante la desolazione e la disperazione che anima i nostri paesi, in particolare quelli dell’Irpinia d’Oriente. Purtroppo sta per accadere quello che ormai da sempre si prospetta per l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio: la sua completa soppressione a partire dal 13 dicembre 2010 in quanto l’assessore regionale ai trasporti Vetrella, poco edotto sulle peculiarità delle zone interne della Campania, sta decidendo la fine di quell’illusione con “lavori menati innanzi con la lesina dell’avaro e, quel che è più, senza una grande preoccupazione dell’avvenire” come scrisse, Giustino Fortunato, un altro illustre meridionalista fautore di quella realizzazione ferroviaria, allorquando si paventarono i primi problemi per l’esecuzione di quell’opera.
    Preoccupazione per l’avvenire ecco quello che manca alla odierna classe politica che da sempre ha ignorato questa infrastruttura, l’unica che attraversa tutta l’area del cratere. Il dopo terremoto poteva essere l’occasione per una sua riconversione funzionale agli insediamenti industriali allocati lungo il percorso ferroviario, a tutto fu pensato tranne alla ferrovia Ofantina forse perché occorreva privilegiare altri interessi .
    Anche quel poco di servizio che oggi viene svolto sull’Avellino Rocchetta deve essere cancellato. Una programmazione lentamente ridotta al lumicino nel corso degli anni senza avere la percezione che lentamente se ne stava determinando la morte proponendo un servizio che faceva e fa completa astrazione da ogni opportunità di utilizzo da parte della popolazione interessata.
    Nessun coinvolgimento delle istituzioni locali è stato intrapreso per una razionalizzazione dell’esistente eppure, a mio avviso, con piccole iniziative si potrebbe migliorare il servizio reso in un’ottica di integrazione intermodale. Il volano può e deve essere l’integrazione ferro-gomma, non a caso accanto alla stazione ferroviaria di Lioni, unico comune dell’Alta Irpinia ad avere la stazione ferroviaria al centro dell’abitato, è stata costruita una moderna piccola autostazione. Si tratta in questo caso di una giusta intuizione di un moderno sistema di trasporto cosa, invece, non praticata per la città capoluogo dove l’autostazione è stata allocata al centro della città, con tutte le problematiche che ne discendono.
    L’ allocazione della stazione ferroviaria di Avellino non aiuta questo ragionamento eppure quanto si verificherà fra qualche anno nella nostra città potrà tornare utile al sistema trasportistico provinciale mi riferisco alla metropolitana cittadina che collegherà i vari punti del territorio cittadino con frequenti corse. Se a questo aggiungiamo la vicinanza della stazione ferroviaria con la città ospedaliera si può comprendere che un nuovo modo di valutazione dell’utilità di assi di penetrazione ferroviari nel capoluogo irpino è possibile, potremmo immaginare una metropolitana delle zone interne a servizio, anche, dei collegamenti con i poli universitari di Salerno e Benevento.
    Tagliare un solo KM di ferrovia è miopia politica! non è possibile che il presidente dell’Amministrazione Provinciale possa sentirsi in pace avendo presentato una interrogazione parlamentare contro la soppressione della tratta Avellino-Rocchetta ben sapendo che l’interlocutore preciso e decisivo è l’assessore Vetrella. Come non è possibile che il VicePresidente ed assessore regionale al turismo, G. De Mita, assista a questo scippo scellerato dopo aver proposto la riqualificazione della tratta a fini turistici con fondi PAIN. Parlare di turismo nelle zone di montagna in Irpinia non si può non parlare del destino dell’Avellino_Rocchetta: la ferrovia che annovera il culmine delle ferrovie meridionali, i 672 m. di altezza della stazione ferroviaria di NUSCO.
    Ma è proprio scritto da qualche parte che tutto debba essere cancellato oppure è possibile aprire una discussione che tenga insieme i vari aspetti del trasporto nella nostra provincia? Può partire da questa contingenza una opportunità per conoscere il nostro territorio da un punto di vista paesaggistico senza proclami?
    Noi del gruppo amici della ferrovia Avellino-Rocchetta crediamo che l’iniziativa proposta dal Mattino possa essere presa in considerazione da quanti hanno a cuore le sorti della nostra Irpinia a cominciare dai principali attori: Sibilia, Vetrella e De Mita G. per evitare il dissolvimento di questa tratta ferroviaria che costituisce, nonostante tutto, un patrimonio culturale da difendere.
    In questi mesi le nostre iniziative ci hanno procurato solo tante pacche sulle spalle di assenso ed oggi come ricompensa quelli che potevano ed ancora possono, nel silenzio servile o distratto delle istituzioni, delle associazioni che dovrebbero promuovere il turismo ed il territorio e della politica, chiudono la tratta proprio mentre si discute di progetti futuristici di grande spessore per la nostra storica Avellino-Rocchetta. Sarebbe un danno da aggiungere alla beffa, come dire: mentre il medico studia il malato muore!!
    Ovunque i “trenoscettici” stanno cambiando parere sul ruolo delle ferrovie cosiddette secondarie chiuse inopinatamente alcuni decenni fa e chi l’ha sostenuta non è più un “fissato”, infatti molte tratte sono state riaperte all’esercizio ferroviario e di altre si parla di una loro utilizzazione a fini turistici. Noi di “in_loco_motivi” non vorremmo aspettare altri 30 anni per avere ragione!!!
    La ferrovia Avellino- Rocchetta Sant’Antonio da ramo secco può trasformarsi nel tassello di un rinascimento possibile, a patto che i palazzi della politica guardino oltre le sagre, i municipalismi, le consulenze milionarie e si decidano finalmente ad elaborare un progetto complessivo e condiviso di sviluppo sostenibile.
    Pietro Mitrione
    Inloco_motivi

  5. 5 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:04 pm

    Sono davvero ore decisive per la sopravvivenza della tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Il prossimo 12 dicembre entrerà in vigore il nuovo orario di Trenitalia. Dall’elenco delle linee, come s’è appreso ieri, è scomparso lo storico percorso ferroviario irpino, salvo miracoli dell’ultimo minuto. Nella corsa contro il tempo per salvare la tratta ci sono tre livelli coinvolti. Sul fronte nazionale si registra l’interrogazione parlamentare presentata ieri dal senatore Pd, Enzo De Luca. Al presidente del Consiglio e al ministro per Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, è stato chiesto «se il potenziamento della linea ferrata irpina sia inserito nei programmi del Consiglio dei Ministri e del Ministero». De Luca ha ripercorso nel documento la storia e le prospettive delle aree interessate, chiedendo inoltre lumi sulla realizzazione del raccordo istituzionale tra governo nazionale e governo regionale, come definito nella scorsa legislatura a Palazzo Santa Lucia. Le soluzioni vanno comunque cercate a Napoli. Perché la soppressione, caso unico in Italia, è stata decisa nel piano regionale trasporti. Pressing su Sergio Vetrella quindi, assessore regionale al ramo. Su Vetrella si sta concentrando l’azione della Provincia di Avellino, che con il suo presidente Sibilia ha già visto una interrogazione parlamentare: l’assessore Giuseppe Solimine ha promesso sostegno all’azione del gruppo culturale «In Loco Motivi». Proprio l’associazione rappresenta il terzo livello coinvolto contro lo smantellamento della tratta, quel gruppo che ha lavorato concretamente sulla valorizzazione del percorso. Il 7 dicembre conferenza stampa, nel giorno della mobilitazione del settore trasporti regionale. Appuntamento alla stazione di Avellino anche per sostenere l’iniziativa dei sindacati. Ma il rappresentante di «In Loco Motivi», Pietro Mitrione, vuole anticipare la soluzione: «Temo che una volta cancellata la tratta non si ritornerà più indietro. È fantasioso parlare di un utilizzo esclusivamente turistico – accusa Mitrione – perché la manutenzione avrebbe comunque un costo». Il gruppo di promozione della tratta, invitato anche al tavolo provinciale sul patto per lo sviluppo, continua a diffondere cifre e numeri. Uno dei primi progetti che salterebbe, con la probabile cancellazione dei treni, è «Il treno irpino della conoscenza». L’iniziativa, grazie all’accordo con l’Ufficio scolastico provinciale, porterebbe oltre 2500 ragazzi a scoprire gli angoli naturalistici più suggestivi del territorio irpino. «Ci sarebbero molte altre idee – aggiunge Mitrione – e a questo punto chiediamo che la Provincia, insieme al vicegovernatore regionale Giuseppe De Mita, convinca Vetrella a rivedere il piano. Noi non possiamo più fare proposte, anche perché abbiamo attuato in pieno il discorso di rete tra gli attori del turismo. Nel corso degli anni le collaborazioni si sono aperte ad enti locali, pro loco, associazioni. Riteniamo che il salvataggio della tratta possa aprire la strada a un potenziamento di questa rete, con una cabina di regia a Palazzo Caracciolo. Ma prima è necessario un cambio di rotta. Solo con una volontà politica si può continuare a parlare della Avellino-Rocchetta. Esistono altre linee, come la Benevento-Campobasso, con un flusso di passeggeri minore e tenute in piedi solo grazie all’interesse mostrato dagli enti locali, nel caso particolare della Regione Molise. Ora i politici locali devono dimostrare l’attaccamento all’Irpinia salvando la tratta – conclude – poi si potrà parlare del potenziamento turistico grazie ai fondi europei».

  6. 6 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:07 pm

    Vito Farese* Ci risiamo. Altra «dismissione». Ora è il turno della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta. Ormai l’Alta Irpinia è presa di mira, in maniera continua ed anche irritante, da parte della Regione Campania che, dopo gli ospedali, ha proseguito con i tagli al trasporto su gomma ed ora a quello su rotaie in un’area di per sé già colpita fortemente dalla crisi lavorativa a seguito della chiusura di alcune (troppe) aziende site nelle aree industriali. Ed allora ecco la contraddizione, invece di incentivare le aziende con facilitazione del trasporto merci e l’ottenimento conseguenziale del logico collegamento del famoso corridoio 8, che metterebbe in comunicazione i mari Tirreno ed Adriatico con ritorni anche in termini turistici. Questo sbocco risulta, a tale scopo, indispensabile e lo dimostra il fatto che ogni qualvolta si è intrapreso un’iniziativa in senso turistico utilizzando la tratta locale che si intende sopprimere, il successo è stato assicurato da una partecipazione molto numerosa, attratta da una mobilità basata sulla ferrovia storica. Né tantomeno è pensabile di utilizzarla solo in determinati periodi dell’anno, in quanto la incostante manutenzione ordinaria non ne consentirebbe un utilizzo discontinuo. Sono il sindaco di Conza e la digressione mi sarà consentita. Due eventi traumatici hanno caratterizzato in maniera forte la vita del nostro paese e sono la realizzazione della diga sul fiume Ofanto, con esproprio di oltre 200 ettari di terreno fertile a ridosso del fiume Ofanto con allontanamento di decine di famiglie (anni ’70) ed il terremoto del 1980 che ha distrutto completamente il vecchio centro con la realizzazione di una nuova Conza che in seguito a tali eventi ha completamente variato assetto sociale, urbanistico e morfologico per cui punta tutto, oggi, al fine di un rilancio dal punto di vista economico, su un turismo basato sui nostri due grandi attrattori.Si tratta del lago, con l’oasi Wwf, ed il parco storico ed archeologico dell’antica Compsa da inserire, ovviamente, in un contesto più ampio che sono tutti gli altri attrattori di cui disponiamo da Calitri, a Sant’Angelo dei Lombardi o piuttosto Caposele. Vi sono esempi in Europa di esperienze di ferrovie turistiche che hanno attirato migliaia di turisti, e che costituiscono un elemento di sostegno alle aree interne. Il treno può allora diventare elemento di supporto alla crescita economica del territorio, sfruttando e valorizzando le tante potenzialità turistiche del percorso e nel contempo, potenziando la linea al servizio di studenti, lavoratori ed imprese allocate nelle aree interne, si andrebbe incontro alle crescenti problematiche del servizio di trasporto nelle aree interne. Non possiamo e non dobbiamo più, allora, rimanere inerti di fronte a tali cecità politiche che tendono a mortificare aree, a mortificare la nostra Irpinia, che hanno una valenza elevata in qualità paesaggistiche, naturalistiche, culturali ed enogastronomiche. Con una tratta ammodernata, valorizzata e gestita con spirito imprenditoriale – con interconnessioni ad Avellino, con le linee per Salerno e Benevento ed a Rocchetta con Foggia, Potenza e Gioia del Colle – costituirebbe un buon mezzo di spostamento per tutta l’area interna di questa parte di Sud e dell’Irpinia in particolare con un serio ritorno in termini di sviluppo di queste aree interne. Non potendo più continuare ad assistere a tagli dalla logica esclusivamente ragionieristica che mettono in seria discussione «un futuro» dei nostri paesi, la nostra Amministrazione ha sentito il dovere morale di intraprendere questa iniziativa di deliberare nel senso di opporci alla chiusura della tratta Rocchetta-Avellino e richiedere a gran voce alla Regione Campania di recedere da tale assurda decisione invitando tutte le amministrazioni dei comuni interessati a seguirci in questa iniziativa. *Sindaco di Conza della Campania

  7. 7 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:09 pm

    in questa nota il bell’articolo di fondo a firma di Aldo Balestra pubblicato sul Il mattino, edizione Avellino del 2 dicembre 2010. E’ l’ultimo tentativo di far compagnia alla moribonda Avellino-Rocchetta. Serve uno scatto d’impeto per procastinarne la fine e trovare -anzi praticare con continuità l’antidoto alla sua morte.

    Il 7 dicembre, martedì , conferenza stampa alla stazione ferroviaria di Avellino, ci piacerebbe la partecipazione di tantissimi. Una mobilitazione per testimoniare questa volta a favore di una azione concreta, propositiva fattiva già messa in atto da in Loco Motivi.

    Chiederemo, e lo stiamo già facendo, ai sindaci degli oltre 30 comuni interessati dalla tratta, ma perchè no anche di tutti gli altri , di seguire la strada già tracciata dal comune di Paternopoli e di Conza della Campania, che hanno deliberato (o stanno deliberando) contro la chiusura della stessa linea ferroviaria.

    Alla Comunità Provvisoria, chiedo, di provare a raccogliersi intorno all’Avellino Rocchetta, elemento infrastrutturale decisivo per lo stesso Parco dell’Irpinia d’Oriente, indipendentemente da quello che diventerà : un’idea, un consorzio, un modo di riconsiderare la terra , un reale parco naturalistico. Magari riempire la stazione di Avellino , martedì 7 dicembre la mattina della conferenza stampa di chiusura.(L.B.)

    di Aldo Balestra

    Non dobbiamo, né vogliamo, commuovere. Desideriamo magari far riflettere, sollecitare contributi d’idee. Idee forti di una storia gloriosa, ma attuali; progetti sostenuti dal coraggio, ma realizzabili; proposte intrise di sogni ed ottimismo, ma utili. Che servano a questa provincia, proprio oggi e qui che ci domandiamo cosa sarà di una terra in crisi d’identità, sospesa tra passato e futuro, con la consapevolezza a volte inutilmente tronfia del primo e la paura forse eccessiva del secondo. Qui parliamo di una tratta ferroviaria condannata a morte. Esecuzione fissata per il 13 dicembre 2010. E questi sono i giorni più brutti, quelli in cui già si è entrati nel miglio verde, e si sa che il destino è segnato, e che le speranze di salvezza sono legate ad un filo. Questa è una strada ferrata in servizio dall’ottobre del 1895, che volle con determinazione un uomo chiamato Francesco De Sanctis, che di riscatto del Sud si occupava, e per il quale lottava con intelligenza. Una ferrovia lenta, ma tosta. Suggestiva, ma non solo. Ardita, e mica poco. Rumorosa, ma di un bel rumore. Da Avellino a Rocchetta Sant’Antonio, piccolo comune della Puglia, sono 119 chilometri, quanti i paesi irpini. Trentuno stazioni di cui solo 13 oggi in uso; 30 ponti metallici, quello di Lapio fu progettato da un francese ed è ancora oggi oggetto di studio degli architetti; 19 gallerie, di cui una lunga quasi tre chilometri. E un dislivello di 455 metri, dai 217 di Rocchetta ai 672 di Nusco. La gelosia dei campanili, già negli anni della realizzazione, portò all’indolenza di sindaci che manco le strade dai propri paesi agli scali ferroviari costruirono. Eppure questa ferrovia teneva unito il cuore della provincia, partendo da Avellino verso l’Irpinia d’Oriente e oltre, sconfinando in Lucania per fermarsi in quel minuscolo paese che sarebbe poi diventato foggiano, Rocchetta. Fu una conquista, all’epoca, questo treno prima a vapore e più tardi a gasolio, che viaggiava nel verde, sopra e sotto paesi, ma che nel suo suggestivo percorso già teneva conto dei traffici e delle esigenze dell’epoca: i paesi dell’olio e del vino, il commercio di legnami e le castagne, e mica si poteva immaginare che – nel 1996 – uno studio avrebbe dimostrato come oltre cento tra piccole e medie imprese potrebbero ancora giovarsi di un efficace funzionamento di questa ferrovia. Il viaggio dura due ore e mezza, un tempo improponibile, è vero, oggi che ci sono la Freccia rossa e il Pendolino, persino il wi fi ti mettono sul treno, e l’aria condizionata è cosa normale. Sull’Avellino-Rocchetta, invece, è solo il vento che ti rinfresca d’estate. E l’ombra t’arriva solo dagli alberi, che letteralmente sfiori.Il declino cominciò dopo il sisma del 1980, che provocò danni anche alla ferrovia nel tratto di Conza, vicino all’invaso, e quando le strade cominciarono ad abbreviare i tempi di percorrenza in auto fu l’inizio della fine. La mazzata fu l’Ofantina bis. Lavori, esperimenti, disagi, ritardi e tentativi per quei binari sono stati fatti. Epperò si percepiva l’agonia incombente, forse perchè non si credeva davvero al rilancio. Il treno ora funziona solo per pochi studenti d’inverno (una sessantina, fra dieci giorni resteranno a piedi), non d’estate e nemmeno la domenica. Negli anni del centenario, e più intensamente dopo, la littorina biancoverde è però diventata anche quella del ricordo e della nostalgia, e pian piano anche della crescente consapevolezza che potesse ancora servire, non come treno superveloce e confortevole, ma in altra, utile e pur moderna veste. I «treni della domenica», e più recentemente quelli promossi dall’associazione «In loco-motivi», di innamorati delle rotaie e della terra nostra, della lentezza e del buon vivere, del turismo possibile e della riscoperta dei borghi e delle tradizioni, dei paesaggi. Del diversamente «altro». In un anno tremila persone, che tra loro hanno comunicato solo via internet, sono salite su questo treno, contente, per un turismo alternativo in grado di risvegliare paesi e tradizioni, trattorie e trasporti locali, stazioni turistiche e oasi del Wwf. Si può fare economia diffusa, e indurre a pernottamenti, ciò che serve e che cresce solo se si scommette e s’investe, piuttosto che immaginare ed attendere che qualcuno metta due macchinari in un capannone d’Irpinia. Eppure questi tentativi di riutilizzo stanno per finire, schiacciati dalla logica dell’economicità immediata e del mercato, e i tagli dei rami secchi delle ferrovie soffocano pure i vagiti dell’idea possibile. Non si tratta, allora, di stimolare una battaglia della nostalgia, nè tanto meno di retroguardia. Se nel futuro dell’Irpinia c’è anche, e davvero, la valorizzazione del turismo, dell’enogastronomia, della storia e dell’ambiente, con la pianificazione di una strategia di sviluppo che parta dalle istanze del territorio, allora bisogna davvero lottare per evitare che questa tratta ferroviaria, fra qualche giorno, chiuda e finisca in un baleno nel dimenticatoio generale, dopo 115 anni. Mobilitazione (la Cgil è fucina d’idee, in queste ore) e progetti vadano di pari passo: chi amministra, e può, raccolga i segnali che si levano dalla nostra terra. Non si abbia timore, non si temporeggi. D’Azeglio mica esagerava quando diceva che la più irresistibile delle forze è quella che procura la fiducia che si sa ispirare.

    da il mattino – ed. avellino del 2 dicembre 2010

  8. 8 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:12 pm

    Dal 13 dicembre 2010 si prospetta la concreta possibilità della chiusura della linea ferroviaria AVELLINO-ROCCHETTA.
    In questi mesi le nostre iniziative ci hanno procurato tante pacche sulle spalle di assenso ed oggi come ricompensa chiudono la tratta.
    Domenica 28 nov 2010 sulla pagina della cultura del Corriere della Sera c’era un articolo riferito alla tratta Fano-Urbino.
    Il giornalista ha narrato l’esperienza che un gruppo analogo al nostro ha messo in atto per far riaprire quella ferrovia, dopo trent’anni . I “trenoscettici” di allora stanno cominciando a dare ragione ai “fissati” di sempre. Non vorremmo fare la stessa fine…..aver ragione fra 30 anni!!!!!!!!!
    Proprio martedì 30 -11 ad un convegno organizzato per discutere del turismo in montagna, tenutosi a Bagnoli Irp., il vicepresidente della Regione Campania ha ribadito il suo impegno per una riqualificazione della tratta a fini turistici utilizzando fondi PAIN.
    Mi sembra di vivere nel mondo del proverbio che dice: mentre il medico studia…….. il malato muore.
    Comunque finisca, grazie a quelli che hanno condiviso il progetto di rivitalizzazione della nostra ferrovia a fini turistici con questa nostra piccola banda irpina di “FISSATI” di “Inloco_motivi”

    Un abbraccio da tutti noi.
    Buon lavoro
    Pietro Mitrione

    In carrozza, si parte!

    di Pietro Mitrione

    Quello che voglio rappresentare con questa nota è il contesto paesaggistico che caratterizza tale tratta ferroviaria.

    Da questa considerazione nasce la mia “voglia” di partecipare ai vostri visitatori la entusiasmante esperienza di un viaggio su tale linea ferroviaria descritta in occasione delle manifestazioni tenutesi nel 1995 per celebrare il centenario della ferrovia Avellino-Rocchetta S.A.

    Molti hanno poi potuto ripetere l’esperienza in questi mesi, con le nostre iniziative di “Inloco_motivi”.

    Dalla stazione di Avellino a Salza Irpina

    Lasciata la stazione di Avellino, attraversando quasi subito lo svincolo che porta verso Salerno e la Valle dell’Irno, ci dirigiamo verso la valle del torrente SALZOLA, dopo aver visto, dall’alto dei suoi boschi, Atripalda. Lungo il tragitto, assistiamo al fondersi dell’habitat naturalistico della valle del fiume SABATO con quello del torrente Salzola, che deve il suo nome alla presenza di numerose sorgenti salso-ferriche.

    Dalla stazione di Salza Irpina a Montefalcione.

    Dopo la stazione di Salza Irpina, in vista del grazioso abitato di SORBO SERPICO, ci avviamo verso Nord. Una volta, su questo tratto vi era la stazione di CANDIDA-PAROLISE, chiusa molti anni fa. I due paesi si intravedono lungo il tratto dominato a destra dal monte Tauro di Chiusano S. Domenico ed a sinistra dalla collina su cui sorge Candida.

    Dalla stazione di Montefalcione a Montemiletto.

    Giunti a Montefalcione, in una delle più belle zone agricole dell’Irpinia, con a destra la Contrada ARIANIELLO, si “buca” la collina su cui sorge l’abitato di Montemiletto, ponendoci nel pieno della valle del fiume CALORE, che è già il terzo sito fluviale-naturalistico incontrato sull’Avellino-Rocchetta S.A.

    Dalla stazione di Montemiletto a Lapio

    Dopo aver attraversato due gallerie ed ammirato i vitigni tra Montemiletto,Taurasi e Lapio incontriamo alla nostra sinistra il fiume Calore. La stazione di Lapio è a poche centinaia di metri dal fiume.

    Dalla stazione di Lapio aTaurasi

    In questo breve tratto, in cui attraversiamo il fiume Calore, siamo circondati da tante masserie di campagna, quasi tutte produttrici dell’Aglianico doc, oro rosso di Taurasi.

    Dalla stazione di Taurasi a Luogosano.

    Lungo questo tratto troviamo le tipiche bellezze della campagna irpina, intensamente coltivata, che qui appare ampiamente urbanizzata.

    Dalla stazione di Luogosano a Paternopoli.

    Sempre accompagnati dal fiume Calore che lambisce binari e stazioni, puntiamo decisamente verso Est. Siamo al centro della valle del Calore. I boschi, in più punti, hanno il sopravvento sulla zona rurale.

    Dalla stazione di Paternopoli a Castelvetere

    Si comincia a scendere verso Sud, direzione monti Picentini, laddove nasce il Calore: Intorno alla stazione di Paternopoli, si vede uno dei più bei boschi d’Irpinia, con panorami splendidi ed una presenza di uccelli notevolissima e naturalmente il fiume è sempre con noi, in quanto la linea ferroviaria segue il suo corso, incassato nell’omonima valle.

    Dalla stazione di Castelvetere a Castelfranci

    La stazione di Castelvetere è una sorte di casa fatata nel bosco.Il punto in cui si trova, uno dei più nascosti e profondi della valle del Calore, in un vallone ai piedi del paese fa di questa stazione una gioia per il visitatore. Proprio accanto alla stazione vi è la possibilità di accedere subito al fiume Calore che in questo punto è particolarmente bello ed inserito in un sito naturalistico molto suggestivo. Fino a Castelfranci la linea ed il fiume non si lasciano mai, in un festival di verde e natura.

    Dalla stazione di Castelfranci a Montemarano

    Arriviamo alla bella collina su cui siede Castelfranci. Lungo il tratto, sempre costeggiato dal fiume, che in questa zona è particolarmente pescoso, cominciamo ad osservare la trasformazione della valle che da collinare diventa sempre più montagnosa. A sinistra il verde monte Tufolano.

    Dalla stazione di Montemarano a Cassano Irpino

    La stazione di Montemarano si trova in prossimità della frazione Ponte Romito di Nusco. Lungo il tratto costeggiamo la statale che porta al Laceno. A sinistra comincia a vedersi una delle perle dell’Appennino irpino: il Montagnone di Nusco. La vegetazione diviene sempre più fitta, siamo nella zona più ricca d’acqua dell’intero meridione ed una delle principali risorse idriche d’Italia.

    Dalla stazione di Cassano Irpino a Montella

    A destra il Monte Serrapullo, a sinistra la località Fonte Irpina. Cassano è la capitale dell’acqua. Dalle sue viscere e lungo questo tratto sgorgano acque in enormi quantità. Proprio all’uscita della stazione di Cassano Irpino vi è uno degli impianti di captazione d’acqua più grandi d’Italia, che disseta la Puglia. Dai vigneti e dagli orti passiamo decisamente ai castagneti, principi verdi dell’intero tratto.

    Dalla stazione di Montella a Bagnoli Irpino

    Eccoci ai piedi dei monti Picentini. Immersi in un verde tra i più belli del Meridione. Lungo il verdissimo tratto, il Monte Sovero ed in alto il Monastero del SS. Salvatore. Lasciamo il Calore che qui è un fiumicello agli inizi del suo percorso e ci dirigiamo verso est, verso l’Adriatico. Non lontano dalla stazione di Montella si trova la celebre chiesa di S. Francesco a Folloni, fondata dal famoso Santo.

    Dalla stazione di Bagnoli a Nusco

    La stazione di Bagnoli, capitale della castagna, per capire basta guardarsi intorno, e del tartufo è sulla statale che porta all’altopiano del Laceno.

    Siamo nello splendore del paesaggio di montagna, l’occhio è catturato dalle bellissime vette intorno a Bagnoli e via via che ci avviciniamo a Nusco siamo dominati dalla presenza a destra del Montagnone di Nusco che ammiriamo nella sua possente bellezza.

    Dalla stazione di Nusco a Campo di Nusco

    Ci cominciamo ad infilare nella valle dell’Ofanto. Qui inizia un miracolo paesaggistico a cui il nostro occhio metropolitano ha perso l’abitudine a cogliere. Infatti due bio-zone, quella appennino-tirrenica e quella appennino-adriatica, iniziano a modificarsi, creando un ibrido che man mano che ci avviciniamo verso la Lucania e la Puglia, diventa sempre più adriatico. Le montagne si abbassano, i venti aumentano, i paesi si fanno meno frequenti, ci avviamo verso l’Alta Irpinia di Oriente.

    Dalla stazione di Campo di Nusco a S.Angelo dei Lombardi

    In questo tratto s’intravede il torrente Acqua Bianca che va a immettersi nell’Ofanto. Incontriamo il nucleo industriale e intravediamo la zona del Goleto, dove troviamo la meraviglia del patrimonio artistico-religioso dell’Irpinia: l’Abbazia del Goleto.

    Dalla stazione di S.Angelo dei Lombardi a Lioni

    Ecco che finalmente incontriamo il fiume Ofanto, uno dei più suggestivi del Sud Italia. Il paesaggio fluviale è circondato ancora da splendide montagne tra cui il Monte e la località Civita che incontriamo lungo il tratto. Arriviamo a Lioni, grazioso paese, simbolo del terremoto dell’80, insieme ad altri sfortunati paesi. L’Ofanto è qui per accompagnarci nell’incantevole tratto verso Conza, Calitri e Rocchetta S.A. vertice con Puglia e Lucania.

    Dalla stazione di Lioni a Valle delle Viti

    Lasciato l’abitato di Lioni, sempre costeggiando il fiume Ofanto fino al limite pugliese della tratta ferroviaria, ci avviciniamo alla contrada rurale di Valle delle Viti. A destra la collina Civita e a sinistra la vezzosa collina Varicella.

    Dalla stazione di Valle delle Viti a Morra de Sanctis

    In questo tratto assistiamo all’incontro e alla mescolanza degli ecoambienti appennino-tirrenico ed appennino-adriatico. A destra la collina di Teora a sinistra quella di S.Angelo dei Lombardi.

    Dalla stazione di Morra de Sanctis a Sanzano-Occhino

    Il paesaggio diventa sempre più lucano in vista della splendida diga di Conza. Nell’oasi faunistica del WWF è possibile osservare tante specie di uccelli. Tutto intorno le belle colline che formano il confine con Salerno e Potenza. Prima di arrivare alla stazione di Sanzano-Occhino vediamo a sinistra il torrente Boccanuova da S.Angelo dei Lombardi ed il torrente Isca dal Monte Calvario su cui si trova Morra de Sanctis, a destra il torrente Fiumicello da Caposele.

    Dalla stazione di Sanzano-Occhino a Conza-Andretta-Cairano

    Un paesaggio rarefatto ed estremamente suggestivo, composto dalla Sella di Conza, dal torrente Sarda di Andretta, dalla meravigliosa collina di Cairano, delizia per gli amanti della pratica sportiva del deltaplano. Questo panorama ci accompagna fino alla stazione di Conza, a servizio anche di Andreatta e Cairano, a pochi passi dalla diga di Conza. Lontani ricordi fanno venire alla mente il famoso film neorealista “La donnaccia”, girato rigorosamente in questi luoghi. Fu un ‘opera che narrò tanti anni fa il dramma della povertà e dell’emigrazione della nostra terra.

    Dalla stazione di Conza-Andretta-Cairano a Calitri

    Dalla stazione di Conza si vede una meraviglia: un monolite ambientale che si staglia verso le montagne della Lucania: la collina su cui sorge Cairano, il paese più suggestivo dell’Irpinia, dal quale si gode un panorama mozzafiato. Lungo il tragitto s’intravede quella che una volta era la stazione di Cairano. Sulla sinistra il torrente Orato e la collina Serra Palazzo a destra il monte Nerico.

    Dalla stazione di Calitri a Rapone-S.Fele

    Ci troviamo nel bel mezzo del più importante nucleo industriale dell’Alta Irpinia, in vista del caratteristico abitato di Calitri. Sconfinando più volte nella vicina Lucania, vediamo i torrenti Cortino, proveniente dalle verdi colline di Aquilonia ed Liento da Ruvo del Monte.

    Dalla stazione di Rapone-S.Fele a Monticchio

    Il paesaggio intorno è veramente particolare….. un tempo terra di briganti. Belle campagne intensamente coltivate si susseguono, circondate dalle graziose colline lucane. A destra la Fiumara Datella. Cominciamo lentamente a salire verso la Puglia.

    Dalla stazione di Monticchio ad Aquilonia

    Il breve tratto fra le due stazioni ci porta verso le verdi colline di Aquilonia, una volta Carbonara. A destra la Contrada De Feo ed il piccolissimo lago delle Canne, a sinistra i laghi di Monticchio.

    Dalla stazione di Aquilonia a Monteverde

    La bellezza delle campagne è appena interrotta a sinistra da una meraviglia creata dall’uomo il lago S.Pietro da quale parte il torrente Osento . Attraversiamo il ponte Pietra dell’Oglio ed arriviamo ai piedi di Monteverde.

    Dalla stazione di Monteverde a Rocchetta S.A.

    Ci avviamo laddove si incontrano Puglia, Lucania e Campania, con a sinistra il lago S.Pietro. La zona è scarsamente abitata da farla somigliare all’Irlanda. Lungo il tragitto incontriamo la vecchia fermata di Pisciolo in terra lucana. Arrivati a Rocchetta subito dopo il ponte Santa Venere, ci troviamo in un ambiente naturale splendido. Il paesaggio è solitario e silente, circondato da boschi ed interminabili campi di grano. Dalla stazione di Rocchetta partono le linee Foggia e Potenza: in lontananza ……gli stabilimenti Fiat di Melfi.

    Il nostro viaggio termina qui.

    Abbiamo attraversato zone che furono tolte dall’isolamento grazie alla ferrovia e all’illuminata lungimiranza di Francesco de Sanctis.

    Oggi la ferrovia è una struttura residuale, chissà cosa direbbe lo scrittore del Viaggio Elettorale….

    La bellezza del paesaggio, fortunatamente, è rimasta in gran parte la stessa.

    Facciamo conoscere meglio queste zone…… forse ameremo di più la nostra Irpinia.

    Pierino Mitrione

  9. 9 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:16 pm

    Se vuoi capire perché si parla di “verde Irpinia” devi prendere il treno che da Avellino ti porta a Rocchetta Sant’Antonio. Se viaggiando tieni un poco i finestrini aperti, lungo quasi tutto il tragitto la natura si riverserà su di te. Foglie leggere e gocce d’acqua, se piove, si appoggeranno sulle tue gambe e sul tuo ventre, ma tu non ti risentirai per questo, anzi ti divertirai di fronte alla natura che s’impone e ti coinvolge nella sua briosa freschezza. Tutto intorno è verde, di diverse tonalità, e quando arriva la neve tutto si trasforma portandoti in un paesaggio onirico in cui cogli la sensazione di stare davvero nel grande presepe, fatto di tanti, piccoli presepi che sono i paesi irpini. Alcuni li vedi, altri li immagini perché stanno sopra o sotto di te, a destra o a sinistra, dietro le colline. Sei preso dalla curiosità infantile di scorgerli e di riconoscerli, ma quando questo non accade non te ne duoli perché sai che stanno lì ad aspettarti, in attesa che tu vinca la pigrizia e decida di visitarli. Te li rammentano le scritte sui muri delle stazioncine, spesso piccole e abbandonate, con le aiuole rinsecchite e le staccionate divelte, risultato della politica di taglio dei “rami secchi”. Perché mai scomodare gli alberi per descrivere la dismissione di un’attività che ha ancora senso e utilità nella vita delle nostre comunità?. Lungo tutto il percorso la costante è data dai corsi d’acqua sottostanti o laterali alla ferrovia. E’ come se il fiume Sabato prima, il Calore poi, per finire con il lungo Ofanto e i tanti torrenti e fiumiciattoli che li arricchiscono, accompagnassero per mano i viaggiatori nella visita lenta dei loro territori. Durante il tragitto è finalmente facile capire quanto sia presente e importante l’acqua in Irpinia, quella che vedi e quella che immagini nel sottosuolo più imbibito del meridione, verso Cassano e non solo. Prolungando il tuo viaggio fino al tramonto ti dispiacerà di non poter scattare tutte le fotografie necessarie per fissare il rosso e il giallo e il viola che si mischiano all’azzurro del cielo e al verde delle colline. Tramonti che nulla hanno da invidiare a quelli più famosi delle costiere anche se, è vero, qui manca il mare, ma, volendo, in mezz’ora puoi raggiungere Vietri, la prima perla della Costiera Amalfitana, e godere di tutto il mare che c’è. Nei tramonti irpini, invece, puoi osservare che qualche campo ancora inondato di luce rifletterà il verde dei prati, più chiaro della sua realtà, brillante e vivace come è la vita che li percorre, di milioni di creature invisibili al tuo occhio ma percettibili dalla tua mente. Sentirai che questo è lo spettacolo della vita che continua, nonostante i terremoti, le alluvioni, le frane e la furia dell’uomo. E tu sei parte dell’universo terra, dell’universo acqua e dell’universo cielo, e partecipi , ora si consapevolmente, alle trasformazioni che garantiscono la continuità dell’universo vita. A proposito di tramonti e non di ferrovia, ti è mai capitato di assistere a quelli sulla piana del Dragone? Se no, fallo! Sentirai di toccare il cielo anche spiritualmente. Col treno vedi le cose da un altro punto di vista, e non in senso lato, ma davvero. Le strade rotabili seguono altri percorsi e i luoghi li senti in un modo diverso. La strada ferrata ti cambia la visuale. Dalla Valle del Sabato ti appare Atripalda dall’alto; arrivi a Salza Irpina, che hai sempre pensato come un piccolo grumo di comunità, e ora ti si presenta come prima meta importante del viaggio. A seguire incontri i magnifici vigneti ordinati da Montemiletto a Taurasi, vedi che dietro ai grandi vini irpini ci sono antiche tradizioni colturali e moderne strutture aziendali. Verso Luogosano, questo paese complicato da raggiungere per gomma, ma che ha ancora una significativa stazione ferroviaria, attraversi il Ponte Principe. Si, quel ponte che visto da sotto ti mette ansia per la sua imponenza e pesantezza di ferro, ti sembra uno sfregio all’incontaminato. Da sopra, invece, ti mette allegria, ti sembra bello e sicuro e ti presenta il magico paesaggio del fiume Calore circondato da sempreverdi d’alto fusto, un vero bosco come quelli delle montagne. Si procede fino a Cassano e la piana di Montella, a ricordarti quella più ampia di Sibari, ma altrettanto attraente e più ricca di alture con i Monti Picentini. Ogni tanto ti distrae il fischio del treno, quel tuuuuu…tuuuuu…che ti riporta all’infanzia e fa spontaneamente esclamare all’unisono, a grandi e piccoli viaggiatori, un corale “beeello!”. A seguire si va verso Nusco col suo Montagnone, e poi, accompagnati dall’Ofanto, da Sant’Angelo dei Lombardi a Lioni. Qui c’è una grande stazione, forse l’unica ancora veramente attiva. Sarai preso dalla curiosità di scendere per gustarti un buon caffè in compagnia di ferrovieri gentili, ma attento! L’euforia della nuova esperienza potrebbe distrarti e farti perdere la corsa. A riportarti alla realtà c’è il lago di Conza, vicino, vicinissimo, ti sembra di toccarlo. Distingui esattamente gli arbusti che dal suo fondale salgono fino a perforarlo, guadagnandosi la luce. E sei stupito nel vedere che da un lato del lago la natura è quella tipica dell’Irpinia d’Oriente con le sue vaste colline dolci, nude di alberi ma, a seconda della stagione, verdissime o gialle o marroni o striate come pelli di tigre. Su di esse si ergono le pale eoliche, sempre più grandi e poste in maniera sempre più disordinata (ma non c’è un modo “alternativo” per costruire questi insediamenti?”). Dall’altro i finestrini ti introducono in un paesaggio lussureggiante, di alberi fitti e alti che nascondono le coltivazioni sottostanti. Forse è anche per questa varietà ambientale che qui sostano tanti uccelli durante le loro migrazioni, riparati e soddisfatti nelle loro necessità alimentari e coccolati da un vento silenzioso. Questo paesaggio ti accompagnerà fino a Monticchio e Monteverde, splendidamente circondato da piantagioni di conifere, e ti chiederai se qui gli Appennini non abbiano voluto prendersi la rivincita sulla nobiltà delle Alpi. Un poco dopo ti appare Cairano, visto di lato, come il becco di un uccello maestoso proteso verso il lago, come a voler spiccare il volo per unirsi agli amici alati. Quando appare Calitri il primo impatto è inquietante. La vedi in alto, bellissima nella sua forma a triangolo, sovrastata dall’imponente castello, con le case colorate e ricostruite con perfezione geometrica, ti fa sentire come se fossi alle Cinque Terre. Ma non la vedi subito del tutto. Davanti c’è il nucleo industriale con i suoi capannoni e macchinari che schermano la regolarità delle sue forme. Ti sembra che vecchio e nuovo si fondano, l’uno necessario all’altro, a patto di unirsi nella difesa dell’ambiente e della vita dell’uomo. Poi, sulla collina di lato, cosa ci fanno quei pini marittimi altissimi (nove?), come quelli che una volta abbellivano le cartoline del Vesuvio e ora non più, perché la mano dell’uomo li ha abbattuti? Ma non ti senti offeso da quella che appare come una stravaganza. Anzi, sei curioso di sapere a chi sia mai venuta l’idea di piantarli. Perché, certo, sono belli anche loro, e forse ti fanno immaginare un mare che milioni di anni fa regnava lì intorno. Fino a Rocchetta Sant’Antonio i paesaggi lussureggianti continuano a fondersi con le colline dolci e sconfinate, sempre più sovrastate dalle pale eoliche. Certo l’Irpinia è molto più vasta e tutta interessante, ma questa tratta ferroviaria è particolare perché t’invoglia ad andare oltre, ad alimentare il gusto del bello, quello dei paesaggi e quello delle persone. Vorrei dedicare queste semplici osservazioni alla memoria di “Zi Giorgio” Gabriele di Sant’Andrea di Conza, che oggi non è più tra a noi, e che ha fatto della salvezza di questa linea ferroviaria una ragione di vita e di impegno politico. Il tempo, come si dice, è galantuomo e gli ha dato ragione. E vorrei ringraziare per l’impegno disinteressato Pietro Mitrione, che sarà sempre giovane perché riesce a far vivere il fanciullino che è in lui. E tutti i volontari delle Associazioni che hanno dato vita a “In-loco-motivi”, bravissimi, perché non è semplice organizzare eventi di questo genere, che richiedono, tra l’altro, collegamenti suppletivi con pulmann che ti portino nei paesi, spesso troppo lontani dalla ferrovia, e si raccordano con le Istituzioni e le Associazioni locali perchè assicurino il massimo di ospitalità. Affinchè questo sogno continui è necessario che gli insegnanti e i genitori coinvolgano le scolaresche e i giovani nelle iniziative programmate, così che conoscano il loro territorio e lo amino come merita. E’ certo, infine, che per vivere meglio occorra una forte sinergia tra Cittadini e Istituzioni, ma ciò presuppone che ognuno sia all’altezza del proprio compito.

    anna catapano

  10. 10 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:21 pm

    Ranieri Popoli
    Una giornata davvero bella e interessante (parlano più di tutto le immagini e le foto qui riportate) quella trascorsa insieme agli amici dell’Associazione “in loco-motivi” che da anni, grazie all’instancabile impegno di Pietr…o Mitrione si …batte non solo per evitare la chiusura della linea ferroviaria “Avellino-Rocchetta” ma anche e soprattutto per difendere il concettto e il senso del “territorio” . Tutto ciò perchè questa realtà non venga piegata agl interessi della sofferenza delle aree urbane e metropolitane ma concepito come ricchezza di civiltà, per la sua originale memoria storica e per il futuro di chi ha scelto di vivere in queste terre. Una realtà dove la scomparsa delle ferrovie rurali, la chiusura dei plessi ospedalieri e delle scuole, la drastica riduzion del servizio di trasporto pubblico significa la fine delo stato sociale e di diritto, buona soltanto per ospitare discariche o le contraddizioni di questo modello di sviluppo. Una terra che, nonostante ciò, resiste con i le sue eccellenze del settore primario, il coraggio di tanti intelligenti e generosi operatori economici , della filiera eno-gastronomica ma anche del settore terziario e dell’artigianato e della piccola impresa. A questi soggetti una classe dirigente intellettualmente onesta e avveduta dovrebbe guardare per tentare quanto meno di arginare il disegno distruttivo dell’identità delle zone interne cosi ben pianificato. Pietro Mitirone non è solo un uomo che crede in tutto ciò ma uno dei simboli avanzati di questa speranza e la ” sua ” ferrovia” è la metafora di questa battaglia di civiltà. Io mi auguro che l’indifferenza e la rassegnazione che spesso accompagnano i destini di questa parte del Mezzogiorno possano prendere vigore per far capire, prima a noi irpini, che nella difesa di questo mondo c’è tanta modernità, l’idea di una stato capace di pensare socialmente. Così fece 150 anni fa con la sua lungimiranza intellettuale Francesco De Sanctis nel chiedere al nuovo Regno d’Italia la strada ferrata Avellino – Rocchetta così dovrebbe fare una classe dirigente illuminata oggi, in tempi di miserie morali e ideali, prima che ritornino anche quelle civili. Ranieri Popoli

  11. 11 pietro mitrione 04/12/2010 alle 10:32 pm

    Un viaggio rinnovato e provvisorio

    “…Ma i veri viaggiatori sono soltanto quelliche partonoper partire; cuori leggeri, simili apalloncini,non si allontano mai dal proprio destinoe senza sapere perché, dicono ogni volta:“Andiamo”!Sono quelli i cui desideri hanno la forma di nuvole,quelli che sognano, come fa la recluta con il cannone,piaceri immensi, mutevoli, sconosciuti,di cui l’animo umano non ha mai conosciuto il nome!”

    Charles Baudelaire – le fleurs du mal

    La comunità provvisoria ha intrapreso il suo viaggio due anni fa! In questo nostro rinnovato e provvisorio viaggio come Comunità , in una sorta di ritorno identitario non nell’inferno conradiano di una contemporanea “Apocalypse now” dei nostri moderni ‘demoni’ cattivi ma nel gioco “leggero e piano” della ricerca dell’ “io” della nostalgia ,della bellezza,della mitezza ,del silenzio e delle malinconia. Il viaggio come metafora generale della nostra esperienza individuale-comunitaria. Il nostro viaggio comunitario è il classico “viaggio eterno” dove convivono a loro perfetto agio i profondi e doloranti sconforti di Franco con le argomentazioni più eterogenee dei cultori del logos,della doxa, dei sogni, della fantasia, dei professionisti delle tèkne e delle arti primarie e secondarie……non dei santi,navigatori ed eroi in cerchi di isole o paradisi perduti.Scegliamo di viaggiare senza i confini e i pericoli della formalizzazione burocratica…di andare avanti in “ una cornice provvisoria che si allarga e si restringe, in cui si va e si viene liberamente”. Vogliamo inventare anche un nuovo modo di fare un viaggio. Con uno spirito multiforme e misteriosa guidato assieme da Ermes e Atena, le due divinità che lo proteggono con una natura molteplice e versatile. Può assumere tutte le forme, prendere tutte le strade, tendere verso tutte le direzioni in modo sinuoso e avvolgente. La sua natura è ricca di colori e di geroglifici, come un arazzo, un tappeto o un quadro. E’ artificioso come un’opera d’arte, intrisa di magmi notturni e di voli solari e segnata da costellazioni luminose, velato e misterioso come la rotta dei pirati dei ladri, dei trovatori , dei mercanti e degli amanti. Non abbiamo-ripeto- isole felici da raggiungere ma vogliamo vivere felici nella isola che ci è stata donata dai nostri padri con fatica e anche con gioia. Non abbiamo mondi da scoprire o da indicare ma vogliamo conoscere profondamente e far conoscere il territorio in cui siamo nati e vissuti non sempre con la comprensione e il rispetto di chi lo ha governato e sfruttato. Amiamo il viaggio per amore del viaggio come Gulliver e Robinson non con la malinconia lacerata di Amleto ma con la versatilità operosa di Ulisse. Abbiamo conoscenza delle insidie della malinconia e della nostalgia .Ma sappiamo per esperienza umana troppo umana che sono sentimenti che non si possono temere o tacere ma vivere nella loro diversità. La malinconia è insidiosa e la nostalgia è diversa, perché la nostalgia è un sentimento di assenza, cioè fondamentalmente di assenza ma che può essere recuperata con la memoria ,il ricordo e sopratutto con il ritorno a casa e al proprio passato nei limiti del tempo possibile e della terra ridotta e curata dei padri. A patto che in questo nostro viaggio sia la nostalgia che la malinconia diventino sentimenti belli e attivi che ci costringono a superare la pigrizia, la noia , i rancori e le tristezze stimolando la voglia di intraprendere sempre nuovi viaggi dentro di noi e dentro la terra che ci è toccato di vivere..Queste le motivazioni più alte che in questi anni hanno impegnati allo spasimo alcuni comunitari per ripristinare la mitica linea ferroviaria Avellino – Rocchetta sfidando sordità e incomprensioni,disattenzioni e motivazioni strettamente tecnico-economiche. Questa è la strada ferrata che porta noi ,i nostri amici,ospiti e turisti al cuore del nostro sogno attraverso il meglio autentico e naturale della nostra bella e verde Irpinia e “i piccoli paesi dalla grande vita”.La ferrovia è lo strumento,il mezzo che noi offriamo ai nostri amici “vicini e lontani” per entrare nel corpo e nell’anima della nostra terra. Noi comunitari usiamo tutti i nostri artifici e magiche rie per amore dell’Irpinia .Il vecchio e rumoroso treno per noi equivale a un libro o una poesia di Franco Arminio, un racconto intrigante di Andrea Di Consolo, una magica canzone di Vinicio Capoesele, uno stuggente blues di Pasquale Innarello, le sonorità arcaiche e poetiche di Gaetano Calabrese ….si può entrare nell’anima dell’Irpinia facendosi trasportare in bella e allegra compagnia tra gli stridenti rumori ferrieri di una vecchia e vitale locomotiva .Una locomotiva poco pretenziosa scrivere Storia come nella canzone di Guccini ma vecchie e “piccole storie ignobili” di contadini e pastori nei viaggi tra paesi,campagna e città. Un locomotiva che ispirava i sogni e le paure dei bambini e “…. sembrava fosse un mostro strano -che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano: ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, -sembrava avesse dentro un potere tremendo…..” Mi piace infine ripetere la citazione di Paolo Rumiz che interpreta l’eventuale dolore e l’ulteriore crepa nella dolorante e terremotata terra d’Irpinia come scongiuro ad una eventualità della sua soppressione .Egli così ce la ricorda: “ Cactus, cicale.- scrive nel suo romanzo “Italia in seconda classe”- Il treno si ferma in stazioncine deserte senza capostazione, senza biglietteria. Alcune sono murate, altre distrutte dai vandali. Sempre i banditi? No, la globalizzazione. Sono i rami secchi, potati dai governatori dei flussi. In burocratese si chiamano stazioni “impresenziate”, astuto eufemismo per mascherare lo smantellamento. La fine dei territori comincia così, col bar e la panetteria che chiude, poi con le stazioni del silenzio. Sento che comincia il viaggio in uno straordinario patrimonio dilapidato. ”

    mauro orlando

  12. 12 pietro mitrione 05/12/2010 alle 8:59 pm

    La ferrovia per superare il muro
    Ugo Santinelli * Si fa presto a dire muro. Il muro di Avellino. Non avevo mai sentito una tale definizione di noi altri. Mi ero fermato al generico terrone in area italiana, allo sprezzante zampognari dei partenopei e salernitani, alla galleria di Monteforte murata per nostra scelta. In televisione, a «Le invasioni barbariche», era di turno Nichi Vendola a esser intervistato. Vendola è uomo di territorio, governa una bella regione, la Puglia. Vendola si aiuta con un disegno simpaticamente goffo dell’Italia, per dimostrare che il suo territorio è chiuso agli sviluppi futuri, Bari non riesce a connettersi con Napoli per via del muro di Avellino. La soluzione esisterebbe, già disegnata nei progetti che non si realizzano. Si chiama AC in sigla, Alta Capacità, la nuova ferrovia rapida e sicura. Peccato per quel muro di Avellino. Ma Vendola voleva dire Irpinia, così come Napoli sta per Tirreno e Bari per Adriatico, luoghi e pezzi di uno dei corridoi trans-europei. Il territorio ognuno lo vede, interpreta e sogna secondo il proprio punto di vista. Il mestiere della Politica consiste nel collegare i punti di vista in visioni generali e condivise. Più condivise, più forti. Se Vendola sapesse quanto anche noi vogliamo collegarci e connetterci. Subiamo il sentirci corpo fermo come un muro. Non ci piace il ruolo di muro, neppure nelle partitelle di pallone. Da anni, in modo flebile, dai tempi del Piano Territoriale della Campania, per venire a quelli più recenti degli Accordi di Reciprocità, alcuni interlocutori che non coincidono purtroppo con amministrazione provinciale e sindaci, hanno provato ad abbozzare una ragnatela irpina. Non la tela del ragno che avviluppa e ammazza le prede. Già ci facciamo del male in altro modo. Ma i raggi di una tela che connettono il centro con gli approdi in altri centri. All’interno della provincia (più centri: ad esempio Arianese, Irpinia d’Oriente, la piana di Lioni, l’hinterland del capoluogo) tra la provincia e i territori contermini, non come rispondeva Vendola al quale – per sua onestà intellettuale – non imputiamo di considerarci un territorio inutile, anzi l’ostacolo di un muro. Perché sarebbe misero immaginare la linea AC Napoli-Bari solo come un modo migliore per attraversare l’Appennino da costa a costa, da porto a porto, con il contentino per noi – se si realizzerà – della piattaforma logistica in Valle Ufita. Ragionandoci, io la piattaforma logistica sotto casa già l’ho, è il cortile dove disloco l’auto e movimento le valige quando vado in vacanza, è secondario riasfaltarlo. L’economia futura della provincia, neppure di tutta, adopererà la piattaforma, non vi coinciderà. La linea AC è il raggio principale futuro di una ragnatela in parte già esistente. Uno dei raggi è per l’appunto la mitica Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Non mi soddisfa la definizione di una ferrovia a vocazione turistica. «Turismo de che?», direbbero a Roma. È una linea ferroviaria che lambisce centri abitati e aree industriali, giorno dopo giorno, d’estate e d’inverno, per studenti, residenti e, forse, un domani per operai e merci. Poi ben vengano anche i turisti. Se si coordinassero ferro e gomma, tra gli abitati in alto e la ferrovia in basso, all’interno dell’area urbana avellinese e la stazione di borgo Ferrovia (metropolitana dove sei?), rilanceremmo la tela. Ma se chiudiamo questo raggio per Rocchetta, cadrebbe il desiderio per tutta la ragnatela, con il termine desiderio compitato alla Censis 2010. Se accanto al raggio per Rocchetta, venissero rafforzati quelli in direzione di Benevento e di Salerno, la ragnatela diverrebbe più visibile, più utile ad esser adoperata, persino eco-compatibile. Ma siamo alle solite. L’ostacolo non è nell’errore supposto di Vendola politically incorrect, ma nella nostra classe dirigente. Nelle rinnovate mene demitiane per curare solo la loro cara Alta Irpinia e mi riferisco all’annuncio enfatico di sblocco dei fondi per il loro Accordo di Reciprocità (piattaforma e giù di lì) e all’autismo della giunta Galasso che mai si sognerebbe valicare Torrette da una parte e la Puntarola dall’altra. E pensare che davano dello sciocco a Di Nunno che voleva solo rompere il muro di cinta dell’autostrada. * Legambiente Avellino

  13. 13 pietro mitrione 06/12/2010 alle 10:15 pm

    Franco Festa C’è un silenzio che fa male. Non meraviglia, certo, ma fa male lo stesso. In questi mesi, in cui la questione della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta è stata al centro dell’attenzione di tanti, non una sola parola, che ci risulti, è stata pronunziata dagli amministratori della città. Non che si cercasse un’idea, un progetto, ma almeno la consapevolezza di un problema. I nostri eroi non si sono neppure accorti di quello che si sta consumando, smarriti tra questioni quotidiane di viabilità, in primis quella intorno al nuovo ospedale, arruffati in piccole beghe interne, come le sollecitazioni improprie – poi miracolosamente svanite – al comandante dei Vigili urbani, consumati dalle astrattezze di piani strategici di carta e di futuri invisibili sul tema della mobilità e dei trasporti, sfibrati dalla mancanza di competenze vere sulle questioni. Certo. È facile affermare che la marginalità della ferrovia è un dato inconfutabile nella storia della città, che essa non ha inciso sulla sua vita, non ha avuto quella centralità che ha altrove. Troppo facile. Ma già negli anni ’70 si era immaginato un suo ruolo diverso, nelle proposte delle sezioni cittadine del Pci. E a più riprese, nei dibattiti sui piani regolatori post terremoto, si era teorizzato un riammagliamento del nodo ferroviario con il centro, in un sistema di scambio tra trasporti su ferro e su gomma. E infine la nascita della metropolitana leggera poteva essere l’occasione per rimettere tutto in gioco. Invano. L’unica logica che ha funzionato, in ogni occasione, anche in questo settore, è stata l’inseguimento scriteriato di finanziamenti, non contava a che fine, purché arrivassero. Ed ecco il risultato: opere pubbliche disorganiche, spesso avulse da ogni contesto, mentre l’incapacità di governare ciò che c’era, di rivitalizzare l’esistente, è diventata drammatica.
    Perciò è inutile meravigliarsi del silenzio di oggi. Esso, stranamente, fa da contraltare alle troppe parole che, in provincia, ora tutti sprecano sulla questione, alle tardive esibizioni muscolari a cui si assiste in questi giorni, ai progetti mirabolanti in zona Cesarini di esponenti regionali, alle frettolose interrogazioni parlamentari, fatte più per tacitare coscienze che per ottenere concreti risultati. La verità è che se non fosse stato per la mitezza testarda e la passione civile di Pietro Mitrione e di un piccolo gruppo di fissati, come amano chiamarsi tutti quelli che si sono mossi in questi mesi intorno alle iniziative di «In loco_motivi», dell’Avellino-Rocchetta non avrebbe parlato nessuno. Sarebbe sparita nella generale indifferenza. E invece qualcosa è ancora possibile fare, per convincere la Regione a cambiare posizione. Le iniziative che sono state costruite per i prossimi giorni possono ancora essere l’occasione per dimostrare, nei fatti, che quella linea può svolgere una positiva funzione, che è riduttivo chiamare turistica, ma più corretto definire civile. Nessun sindaco può far finta che sia una cosa che non lo riguarda, nessun cittadino può guardare altrove. Se in questi mesi la passione e l’intelligenza di un piccolo gruppo è stata capace di mettere in piedi una grande partecipazione collettiva, una manifestazione corale di affetto, un dibattito culturale importante, nessuno, a questo punto, può tirarsi fuori. A partire dal sindaco di Avellino, il cosiddetto capoluogo. Convochi un consiglio comunale urgente sul problema, prenda posizione, si metta di traverso sui binari, ma dimostri che c’è.

  14. 14 pietro mitrione 07/12/2010 alle 9:36 am

    LA AVELLINO ROCCHETTA E’ UNA LINEA FERROVIARIA SEMPLICEMENTE DELIZIOSA: PASSA PER VIGNE E CAMPAGNA. E’ QUEL CHE CI VUOLE, GIA’ PRONTO E CONFEZIONATO, PER IL TURISMO ENOGASTRONOMICO IN IRPINIA.

    IO NE HO AMMIRATA UNA TRATTA NEI PRESSI DELLA VIGNA DELLA “FERROVIA” (APPUNTO) ACCOMPAGNATA DA GIANCARLO IOANNA, DELLA AZIENDA FILADORO. LA LINEA E’ STATA GIA’ UTILIZZATA PER ESCURSIONI GASTRONOMICHE CON SUCCESSO.

    OCCORRE MAGGIORE CONTINUITA’, SI, E UN PROGETTO SERIO PER IL SUO RILANCIO E GESTIONE. MA, OPPORTUNAMENTE VALORIZZATA, NON DEVE MORIRE.

    OGGI C’E’ UNA RIUNIONE IMPORTANTE. QUESTO IL CS DEI PROMOTORI: “E’ convocata per domani mattina alle 11 (NDR OGGI) nella sala mensa della Stazione Ferroviaria di Avellino la conferenza stampa indetta dall’associazione inLoco_motivi contro la chiusura della Linea Ferroviaria Avellino Rocchetta.E’ ormai notizia certa e non smentita che con l’entrata in vigore dell’orario invernale di Trenitalia a partire dal prossimo 13 dicembre la storica linea voluta da Francesco De Sanctis sarà definitivamente chiusa. Il gruppo di Amici della Linea Ferroviaria Avellino Rocchetta, assieme ai sindaci della tratta e rappresentanti dell’Ente Provincia racconteranno il significato di questa chiusura per la città e per l’intera provincia”.

    IL MIO IN BOCCA AL LUPO PER UNA SOLUZIONE RAGIONEVOLE: LA LINEA DEVE ESSERE UNA RISORSA E PRODURRE REDDITO E CULTURA. PENSARE CHE DEBBA ESSERE SEMPLICEMENTE EFFICIENTE DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO O AMARLA ASTRATTAMENTE NON BASTA: BISOGNA LAVORARCI SERIAMENTE, COME SU TUTTA LA FILIERA VINO NELL’AVELLINESE.

    MONICA PISCITELLI

    • 15 pietro mitrione 07/12/2010 alle 9:37 am

      SEMPLICEMENTE GRAZIEEEEEEEEEE

  15. 16 pietro mitrione 07/12/2010 alle 10:30 pm

    Giuseppe Galasso * La ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio rappresenta un pezzo importante di storia dell’Irpinia tutta. Intorno a tale tratta si è sviluppata economia e cultura, sono sorti quartieri e, perché non dirlo, sono nati amori. Per me, avellinese prima ancora che sindaco della città capoluogo, la ferrovia, e tutto ciò che storicamente ha ruotato intorno a essa, è parte della mia storia personale più che di quella politica. Da quando l’amico Mitrione ha rilanciato l’attenzione sull’Avellino-Rocchetta, con le sue preziose iniziative dal taglio a metà tra la rievocazione storica e la promozione turistica, non ho mai fatto mancare il mio plauso, il mio incoraggiamento, il mio supporto.
    Già nelle scorse settimane ho, in diverse circostanze, manifestato preoccupazione e disaccordo per quanto – non a livello locale – si andava decidendo circa il futuro della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Con il presidente del consiglio comunale, Antonio Gengaro, abbiamo concordato l’opportunità di convocare una riunione dell’assemblea municipale per prendere, mi auguro all’unanimità, una precisa posizione circa il futuro della tratta ferroviaria. Una linea che vuole essere non solo di mantenimento della storica ferrovia, ma di rilancio dell’intera rete irpina, da sempre sganciata dalle grandi vie di comunicazione su ferro e che, oggi più che mai, necessita di non essere tagliata fuori dall’Alta Velocità, veicolo di sviluppo economico e di crescita dei territori. L’Avellino-Rocchetta è un simbolo della nostra terra che va sì preservato, ma inserito in un contesto più ampio di sviluppo. Limitarsi ad azioni dimostrative o a manifestazioni d’intenti legate esclusivamente a ragioni campanilistiche e sentimentali, lo trovo onestamente riduttivo. Il mio auspicio, al di là della valenza storica che l’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio conserva per l’Irpinia e dell’opportunità di non lasciar morire tale simbolo, è che proprio dalla discussione di queste ore possa nascere un più ampio, attuale e fattivo ragionamento circa i benefici che la nostra provincia potrà trarre da una connessione forte alla più moderna rete ferroviaria. Perdere tale occasione significherebbe perdere il treno per il futuro. * Sindaco di Avellino ©

  16. 17 pietro mitrione 07/12/2010 alle 10:36 pm

    Giulio D’Andrea Si giocano le ultime carte per salvare la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta S. Antonio. Il 12 dicembre sarà pubblicato il nuovo orario di «Trenitalia», il 13 potrebbero già saltare le corse sulla linea provinciale. Nel mezzo ci sono le proteste di associazioni e addetti al trasporto locale, visto che sarà la Regione Campania ad attuare i tagli di personale e servizi, da Benevento all’Irpinia. Sulla dismissione della tratta è intervenuto il presidente del consiglio comunale di Avellino, Antonio Gengaro, che intende proporre la convocazione dell’assise, a Palazzo di Città, nella prossima riunione della conferenza dei capigruppo. Al centro del Consiglio ci sarà la questione relativa alla storica strada ferrata. «Mi auguro che l’assemblea possa ritrovarsi su una comune mozione contraria alla chiusura della tratta – scrive Gengaro in una nota – e a favore del rilancio del trasporto ferroviario in Irpinia». Rilancio che assume un’importanza particolare, ora che non sono previste nuove reti stradali, o il potenziamento di quelle esistenti. Ma oggi è anche il giorno della mobilitazione dell’intero settore trasporti della Campania. «È previsto un forte ridimensionamento dei servizi, con ricaduta negativa sui livelli occupazionali e salariali: dal 15 dicembre saranno cancellati settanta treni del trasporto regionale Trenitalia, che si aggiungono ai trentadue treni già soppressi dal 5 settembre scorso – denuncia la Filt Cgil -. I collegamenti tra Benevento ed Avellino passano da diciassette coppie di treni a dieci». In più il sindacato denuncia l’aumento delle tariffe e la soppressione degli abbonamenti a tariffa agevolata per gli studenti. Oggi l’iniziativa di protesta a Napoli. Il corteo si muoverà da Piazza Matteotti a Santa Lucia, sede della Giunta. Stamattina ci sarà anche la conferenza stampa dell’associazione «InLoco_motivi». Il gruppo rappresentato da Pietro Mitrione incontrerà i giornalisti nella sala mensa della stazione di Avellino. Inizio alle 11, per «sostenere l’iniziativa dei sindacati e appoggiare le loro rimostranze in materia di tagli ai trasporti». L’associazione, che ha portato migliaia di turisti alla scoperta delle nostre bellezze paesaggistiche, esprime sdegno sui tagli decisi dalla giunta regionale. Tagli dovuti anche alla Finanziaria 2010, che impone per il Trasporto Pubblico Locale una riduzione di risorse per la Campania di 206 milioni di euro, per il 2011, e 231 milioni di euro per il 2012. «La decisione economico-politica presa dalla Regione Campania, assessorato ai Trasporti, vede delusa l’intera Irpinia per ilo disinteresse allo sviluppo del nostro territorio, per la superficialità con cui si decide di chiudere per sempre una linea che non solo ha fatto la storia dell’Irpinia ma che rappresenta un mezzo importante di crescita se adattato ai bisogni, alle richieste e alle potenzialità dell’intera comunità provinciale». All’appuntamento saranno presenti numerosi sindaci. InLoco_Motivi evidenzierà ancora una volta le necessità dei territori. «Non c’è solo l’esigenza di salvare la linea – fanno sapere – ma anche quella di riflettere sul sistema locale dei trasporti. L’obiettivo è la razionalizzazione e l’ottimizzazione del servizio. E il conseguimento di un risparmio che i tagli previsti di certo non ottengono».

  17. 18 pietro mitrione 08/12/2010 alle 9:34 pm

    Nel giorno in cui «In_Loco_motivi» si mobilita per scongiurarne la chiusura, il Comune di Avellino annuncia per venerdì una seduta del consiglio straordinario e la questione arriva in Parlamento con l’interrogazione presentata da Arturo Iannaccone e Americo Porfidia di Noi Sud, una buona notizia sul destino della ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Il vice presidente della giunta regionale, Giuseppe De Mita, incontra l’assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella, e chiarisce che la Regione non intende adottare alcun provvedimento di sopressione. Si prepara un piano di rilancio turistico.Roberta Mediatore Una buona nuova giunge da Napoli sul destino della ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio proprio nel giorno in cui «In_Loco_motivi» si mobilita per scongiurarne la chiusura, il Comune di Avellino annuncia per venerdì una seduta del consiglio straordinario in favore del potenziamento della rete ferroviaria, e la questione arriva in Parlamento con l’interrogazione presentata ai ministro di Infrastrutture e Trasporti da Arturo Iannaccone e Americo Porfidia di Noi Sud. Ha infatti avuto un esito positivo l’incontro di ieri pomeriggio fra il vice presidente della giunta regionale, Giuseppe De Mita, e l’assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella, da cui è scaturito che «allo stato non esiste alcun provvedimento adottato dalla Regione Campania in merito ad una eventuale soppressione della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta». Argomento di discussione, quindi il ridimensionamento complessivo reso necessario dalla riduzione dei trasferimenti e dei tagli operati al trasporto pubblico, in un faccia a faccia già programmato, che rientra in «un confronto avviato da tempo tra i due assessorati regionali per discutere della riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico turistico in Campania a fronte della riduzione dei trasferimenti e dei tagli operati al trasporto pubblico». Appare quindi scongiurata la chiusura prevista per lunedì della storica tratta, in difesa della quale si sono mossi in tanti, per rilanciarne l’aspetto turistico. E è proprio a un uso turistico che ora si rivolge l’attenzione della Regione, sulla scorta dell’ipotesi esposta dal vice presidente De Mita durante la tavola rotonda del 29 novembre scorso a Bagnoli Irpino. Vale a dire una «rimodulazione dei fondi Fas a valere sul Programma attuativo interregionale – ribadisce De Mita – che prevede la costruzione di un percorso progettuale che miri alla rifunzionalizzazione della tratta ferroviaria per finalità turistiche e come interconnessione tra i due poli turistici individuati in Irpinia – quello naturalistico e quello delle eccellenze di prodotto – con un collegamento diretto sulla linea Napoli – Bari». Una scelta obbligata, in virtù dei tagli, dal momento che «il problema della linea ferroviaria Avellino – Rocchetta è legato ai costi di gestione (pari a circa 2 milioni di euro all’anno, manutenzione esclusa, per una estensione della linea di 119 chilometri) – prosegue – che di fatto vengono quasi totalmente coperti con i trasferimenti di risorse pubbliche». E, mentre si verificano tutte le ipotesi di lavoro e progettuali che da subito possano valorizzare la finalità turistica della linea ferroviaria, l’assessorato regionale al Turismo ha già provveduto a inserire l’ Avellino-Rocchetta tra i progetti dedicati al turismo scolastico per l’annualità 2011. Un sospiro di sollievo per quanti si sono adoperati con passione per mantenere in vita una tratta che con ragione può essere considerata come un vero e proprio «bene culturale, architettonico e paesaggistico, non solo una costruzione di ferro e mattoni», ha ricordato Valentina Corvigno, nel corso della conferenza stampa organizzata ieri mattina da «In_Loco_motivi» proprio a tutela della linea ferroviaria. L’incontro è stato voluto da Pietro Mitrione, da anni animatore di battaglie in difesa della storica tratta, Luca Battista, Giovanni Ventre, Mimma Ciriello e appunto Corvigno, convinti che «intorno a questo aspetto che può sembrare minimale dell’Avellino-Rocchetta – spiega Mitrione – stiamo creando le condizioni perché si possa parlare di un sistema trasportistico diverso». Tra i partecipanti: Vincenzo Pacifico, ex sindaco di Castelfranci, Raffaele Vito Farese, sindaco di Conza, Antonio Cella, vicesindaco di Bagnoli Irpino, Gerardo Di Pietro, consigliere di Morra De Sanctis, il presidente del consiglio comunale di Avellino, Antonio Gengaro, il segretario della Cgil irpina, Enzo Petrozziello, il sindaco di Calitri Peppino Di Milia a quello di Montefalcione Vanda Grassi.

  18. 19 pietro mitrione 08/12/2010 alle 9:35 pm

    Il progetto è «In Loco motivi», che programma dall’autunno del 2009 a quello del 2010 escursioni organizzate che hanno mirato alla conoscenza della tratta, facendo riscoprire le possibilità culturali, paesistiche ed enogastronomiche del territorio attraversato. Fin qui la cronaca recente di una azione di valorizzazione di innegabile successo e di potenziale e sviluppo, attuata senza un euro di soldi pubblici. Ora a pochi giorni dalla soppressione, mi pare che riaffiorino da acque paludate coccodrilli pronti a versare le loro lacrime. In realtà, la domanda che poniamo alla compagine politico e istituzionale è definire il sistema economico, culturale e sociale che sostiene la scelta di mantenere la tratta Avellino-Rocchetta: treno utile alla fruizone delle aree dei grandi vini, della biodiversità, dei nuclei industriali, dei borghi e degli eventi collegati. L’operazione di cassa, compiuta dall’assessorato regionale ai Trasporti, ha basato un risanamento su tagli orizzontali del 20% dei trasporti e non sulla valutazione di scelte politiche necessarie alla realizzazione di strategie di sviluppo di mobilità sostenibile e integrata. Eppure i più importanti strumenti di pianificazione e programmazione regionali e quindi provinciali, vigenti, adottati o in via di elaborazione non hanno mai omesso l’Avellino Rocchetta. Il Piano Territoriale Regionale, vigente, nella individuazione degli interventi Invarianti sul sistema infrastrutturale campano – indipendentemente dai futuri sviluppi degli indirizzi di pianificazione e programmazione – indica come ulteriore opzione di intervento sulla rete ferroviaria il miglioramento della linea Avellino -Rocchetta. Nelle osservazioni, fatte al Piano, ad esempio dalle Comunità Montane di riferimento, l’Alta Irpinia e la Terminio Cervialto, e recepite dalla amministrazione provinciale, si determina di inserire come invariante nelle politiche infrastrutturali campane il miglioramento e la rifunzionalizzazione della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta assumendone una importanza strategica, sia per la continuità del sistema della mobilità regionale, quale metropolitana leggera, che per il trasporto merci delle aree industriali del cratere. Conseguentemente a tale scelta di Piano, si può ritenere, che nel 2007 l’Ente Autonomo Volturno, che concorre allo sviluppo del Sistema Integrato del trasporto regionale, supportando la Regione nelle attività strategiche, ha prodotto uno studio di fattibilità per il recupero funzionale e l’adeguamento infrastrutturale della Ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, per una stima delle opere pari 543,85 milioni. E del resto non è il primo già a metà degli anni ’90, il Cresme, elaborarò uno studio di prefattibilità; rileggendo le cronache del tempo, lo studio riporta ancora visioni strategicamente attualizzabili come l’estensione di un tratto della Circumvesuviana a capoluogo irpino; la realizzazione di aree di scambio autobus-treno in Alta Irpinia, a Lioni, a Calitri e a Nusco; la sistemazione degli scali ferroviari per consentire il carico e lo scarico dei carri merci in corrispondenza delle aree industriali di Lioni, San Mango e Calitri. Mantenendola in uso, l’Avellino-Rocchetta sarebbe un elemento della rete di connessione tra l’Irpinia e le aree universitarie di Benevento e Fisciano. Può trasportare, ad esempio, passeggeri che grazie all’integrazione con il trasporto pubblico urbano potrebbero comunque usufruire dei servizi della Città ospedaliera del capoluogo, vicinissima alla Stazione serroviaria. Del resto, anche nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, sia quello adottato soltanto nel 2004 che negli Indirizzi Programmatici che sottendono la elaborazione del Piano in corso e fortemente voluto dall’attuale giunta provinciale, si evidenzia come l’obiettivo della integrazione dei territori delle province di Avellino, Benevento e Salerno attraverso il progetto di sviluppo degli assi longitudinali non possa prescindere dall’adeguamento della linea ferroviaria. Sarebbe davvero cieca la politica che non si assumesse la responsabilità della non chiusura della tratta. Ragionare in termini di integrazione ferro-gomma, per favorire la fruizione di risorse paesaggistiche e territoriali dell’Irpinia è uno dei tasselli mancanti a comporre un Sistema integrato turistico-ambientale-economico: significa la infrastrutturazione concreta del territorio partendo da quello che c’è. * Amici della Terra Irpinia – «In Loco Motivi»

  19. 20 pietro mitrione 08/12/2010 alle 9:36 pm

    Sabato un’altra corsa, che non sia l’ultima sulla tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Finora sono state 27 le escursioni, 2030 i visitatori con una media di 107 passeggeri, che hanno potuto apprezzare 17 borghi e oltre 30 monumenti, ma anche il ricco patrimonio naturalistico in sei appuntamenti dedicati, attraverso visite guidate con Irpinia Trekking lungo percorsi montani del Cai o all’Oasi di Conza. Nel ricco programma anche le attività di educazione ambientale realizzate con le scuole, dalle elementari al Liceo Artistico a Teora. Sono le cifre delle iniziative curate da «In_Loco_motivi», dal 1 settembre del 2009, quando ad Avellino si ritrovarono cento persone cui se ne aggiunsero altre nelle varie stazioni di fermata lungo la tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Confortanti anche i numeri del progetto presentato all’Ufficio Scolastico Provinciale: 1671 prenotazioni da parte di 17 istituti scolastici dela città nonché di vari centri della provincia. «Per l’anno prossimo – commenta Pietro Mitrione – il nostro calendario non sarà sufficiente

  20. 21 pietro mitrione 08/12/2010 alle 9:41 pm

    Al termine del dibattimento in maniera collegiale è stato redatto un documento firmato da tutti i presenti in cui si chiede al presidente della Provincia Cosimo Sibilia di farsi portavoce delle istanze del territorio chiedendo all’Assessore ai trasporti Vetrella di sospendere immeditamente il provvedimento di chiusura della linea. Il documento è stato accolto dal presidente Sibilia e sottoscritto anche assessori provinciali Lanni e Del Mastro.

    Il testo – Oggi, martedì 7 dicembre 2010, dopo l’incontro presso la stazione di Avellino , durante il quale si è discusso di programmi e progetti aventi ad oggetto la ferrovia Avellino-Rocchetta e per fine la sensibilizzazione di istituzioni per impedirne la chiusura voluta dalla regione, i seguenti firmatari chiedono al Presidente della provincia, ai suoi assessori e consiglieri, e ai consiglieri regionali irpini, di farsi portavoce presso la presidenza della regione e il suo assessorato ai trasporti di chiedere la sospensione del provvedimento regionale che vede la soppressione delle corse da Avellino a Rocchetta E della necessità di istituire un tavolo di discussione, programmazione e di intesa per scongiurare in modo definitivo la chiusura della tratta ferroviaria in questione e di provvedere all’inizio di una seria progettazione che riguardi la valorizzazione della tratta e del territorio che la ospita;

    I firmatari: Giuseppe di Milia (Sindaco di Calibri) Gerardo di Pietro (Consigliere comune di Morra de Sanctis) Antonio Gengaro (Presidente del Consiglio Comunale Avellino) Gianluca Festa (Vice sindaco Avellino) Cella (vicesindaco di Bagnoli), Vito Farese (Sindaco di Conza della Campania) Duilio Preziosi (Uil) Vanda Grassi (Sindaco Monteforte) Alfredo Cianelli (Amici della Linea Ferroviaria Avellino Rocchetta) Luca Battista (Amici della Terra) Sergio Gioia, Rocco Quagliariello, Franco Arminio Angelo Verderosa Elda Martino (Comunità Provvisoria) Enzo Petruzziello (Segretario generale Cgil Irpinia) Valentina Cordiglio (InLoco_Motivi) Maria Tolmina Ciriello (inLoco_motivi, Rossofisso) Raffaele Lanni (Assessore Provinciale al Turismo), Giuseppe del Mastro (Assessore cultura provincia di Avellino)

    I sindaci – «Sono qui per difendere una linea storica che parla ancora delle imprese di grandi uomini che hanno fatto la storia di Italia e oggi dobbiamo gridare il nostro dolore per questa ennesima ferita», il Vice sindaco di Bagnoli Irpino Cella ricorda come quella tratta ferroviaria sia frutto del lavoro di uomini come Francesco De Sanctis. «La nostra provincia non può essere solo taglieggiata – ha detto il segretario generale della Cgil Petruzziello- deve partire immediatamente una mobilitazione e la Cgil è pronta a fare la sua parte». «La battaglia ci deve vedere tutti uniti come per salvare gli ospedali- ha detto il sindaco di Calibri Di Milia- ma utilizzando inLoco_motivi come riferimento per chiedere un incontro ad horas con l’assessore Vetrella perché la Regione deve finalmente farsi carico anche delle sue “periferie”». Presente anche il sindaco di Conza della Campania che assieme al comune di Paternopoli ha già fatto una deliberazione consiliare per scongiurare la chiusura della Linea. «La delibera è un atto dovuto – dice il sindaco Farese- un piccolo gesto per far arrivare la nostra voce in Regione dove è evidente manchi una strategia per rimediare alla crisi dei nostri territori. Qualora la strategia dovesse esserci saprebbe quella di voler “far fuori” l’irpinia». Duro anche il consigliere Di Pietro del comune di Morra che sottolinea come a fronte di un progetto approvato come il Pain in cui la tratta è parte integrante e protagonista della promozione territoriale si decide di chiudere la linea, «Parliamo di un progetto che coinvolge circa 40 comuni della provincia – dice il consigliere Di Pietro- e che vede anche la partecipazione attiva di investitori privati, un progetto che senza alcuna spiegazione viene bloccato dal Cipe rischiando di far perdere anche i soldi degli investitori privati».
    Il Comune di Avellino ha indetto una seduta straordinaria del Consiglio Comunale dedicata al futuro della Tratta Ferroviaria Avellino Rocchetta Sant’Antonio.

    Il viaggio simbolico – Intanto sabato il treno Avellino Rocchetta corre sulla tratta per l’ultima volta, qualora non dovesse passare il provvedimento di sospensione, e quindi inLoco_motivi ha organizzato un viaggio simbolico sulla corsa che parte alle sei e trenta dalla stazione di Avellino. Lungo la tratta saliranno i sindaci dei comuni per sostenere con forza la sospensione del provvedimento di chiusura

  21. 22 pietro mitrione 09/12/2010 alle 8:55 pm

    Roberta Mediatore «Il fatto che la linea Avellino-Rocchetta Sant’Antonio non sia soppressa è un dato, ma questo fatto concreto cozza con un’altra concretezza: che da lunedì non ci saranno treni. Che cosa significa, allora, sospendere la cancellazione della tratta, se poi di fatto si interrompono le corse?». La precisazione, arrivata dal vice presidente della giunta regionale Giuseppe De Mita sul caso della storica tratta ferroviaria irpina, non convince l’animatore di «In_Loco_motivi», Pietro Mitrone, che si interroga sul vero futuro della linea, «pur tecnicamente riapribile in ogni momento, giacché si parla solo di una sospensione», e sull’opportunità di interrompere il servizio, senza di fatto azzerarne i costi. «La manutenzione – illustra Mitrione – sarà regolarmente effettuata anche se non ci sarà passaggio di treni e ciò comporterà comunque una spesa. Senza contare che i costi giudicati dalla Regione troppo alti, erano rapportati a una situazione datata, quando si contavano più corse, ormai cancellate». Quello finanziario è, quindi, per Mitrione un falso problema, a ogni modo superabile con un trasporto integrato, che metta in relazione diversi mezzi di mobilità. «Si potrebbe immaginare una gestione affidata all’Air, che potrebbe integrare opportunamente il trasporto su gomma e quello su ferro. – spiega, riaffermando un’ipotesi della quale ”In_Loco_motivi” ha più volte evidenziato la valenza – Così, si razionalizzerebbe il servizio, ragionando anche in prospettiva, perché non si può non tener conto degli inevitabili cambiamenti futuri». Mitrione cita ad esempio il caso dell’autostazione che sorge accanto alla stazione ferroviaria di Lioni, «realizzata – dice – non a caso perché forse pensavano di fare di Lioni un centro di smistamento per le linee che afferiscono ad Avellino». Più che chiudere, benché momentaneamente, la tratta, sarebbe più utile «sedersi tutti attorno a un tavolo, con l’Air, De Maio, Caputo, e naturalmente Trenitalia, per provare a ragionare insieme sulla questione. A partire dai treni turistici che la Regione dice di voler mantenere. Temo, però, che ci sia un retropensiero, che si aspetti che il malato muoia, perché mi pare ci siano le condizioni per cui la morte diventa naturale, finché non arriverà provvidenzialmente qualcuno a rianimarlo. E penso manchi un vero interlocutore istituzionale, mentre la politica si concentra solo sul contingente». Ci vorrebbe, quindi, una cabina di regia, per la quale si guarda con ottimismo all’amministrazione di Avellino, in vista del consiglio monotematico di domattina: «Ci auguriamo – dice Mitrione – che possa fare da capofila”. Ed è pensando alla città, che Mitrone fa, poi, riferimento ai collegamenti che saranno assicurati dalla metro leggera, prima di considerare, in una dimensione più vasta, la necessità, da un lato di creare nuove rotte attraverso le zone interne, «con un sistema ferro-gomma in cui il ferro adduca alla gomma», dall’altro di scongiurare l’isolamento dell’Irpinia nel contesto regionale: «In una prospettiva più ampia, anche a distanza di molti anni, quando saranno cambiate le gerarchie territoriali in favore delle periferie, quanto ci sarà utile una linea veloce che passa per Benevento, se noi non siamo affatto allacciati a Benevento? Per non parlare della tratta Avellino-Napoli, che, potenziata, potrebbe essere coperta in un’ora e 10 a favore dei pendolari». Intanto, l’Avellino-Rocchetta si prepara, almeno per ora, all’ultimo viaggio di sabato mattina, non senza una manifestazione di «In_Loco_motivi», che denuncia anche lo spreco legato alla presenza lungo la linea ferroviaria di un sistema a fibre ottiche per il controllo del traffico, «che senza il passaggio dei treni resterà inutilizzato – commenta Mitrione – e forse servirà solo ai gestori di telefonia mobile per installare nuovi ponti».

  22. 23 pietro mitrione 09/12/2010 alle 8:59 pm

    Antonio Panzone L’Avellino-Rocchetta va difesa perché questa tratta è una importante risorsa che coinvolge buona parte del territorio irpino. A Sud del territorio di Taurasi, dove corrono i binari dell’Avellino-Rocchetta, c’era una volta una importante stazione, che contava una biglietteria, un angolo per il ristoro, un binario morto che portava a un capannone che raccoglieva le merci, tra cui il nostro buon vino, richiesto dal Nord, come in Piemonte, o come a Parigi per l’Expo di fine secolo XIX, dove venne premiato. Oggi al suo posto c’è, non presenziato, cioè chiuso, un prefabbricato senza sentimenti, anonimo, e tutt’intorno erbacce, rovi e solitudine, che rendono la stazione impraticabile. In tutto questo tempo, al di là dell’Ofantina bis, non c’è stato progresso, perché una strana filosofia di chi ha gestito il territorio, ha deciso che la ferrovia era un ramo secco e, come tale, da eliminare. L’Irpinia mi fa pensare alla tela di Penelope. Ma, fenomeno strano, la natura reagisce e fa la sua parte: il viaggiatore che oggi attraversa in treno i nostri posti rimane incantato dal suo aspetto spontaneo, naturale, suggestivo per i paesini, per le frequenti, alterne immagini del Calore e dell’Ofanto, per la varietà di flora e fauna, per cui la natura riempie di significato l’intera tratta. La stazione di riferimento per Taurasi da qualche tempo è Luogosano. Da Avellino, da Luogosano e da altre stazioni, non tante quanto un tempo, partono sempre più gruppi di persone attratti da questa tratta. Sono attratti dall’Avellino-Rocchetta tanti e da tante parti d’Italia: basta visitare su internet qualsiasi sito sui treni che tra le pagine riporta la nostra ferrovia. Eliminarla? Ma è la ferrovia che non funziona o manca la volontà di farla funzionare? Dire che in Irpinia voltiamo pagina, non significa cancellare il lavoro che è stato fatto da altri. In sostanza, se ci venisse tolta l’Avellino-Rocchetta si perderebbe anche questa risorsa, mentre si sa che Avellino è la stazione più disagiata dell’Italia intera. La tratta è stata considerata e lo è tuttora la ferrovia del vino, dei prodotti tipici, delle opportunità di mercato dei nostri prodotti, del turismo che può ancora avere un suo fascino per attirare i visitatori, del collegamento da tempo annunciato tra la Campania e la Puglia, se ben collegata, a integrazione con la strada gommata. A non trascurare questo aspetto dovrebbero essere proprio i sindaci dei comuni lungo la tratta. che avrebbero quest’altro modo di valorizzare il loro territorio. Pur avendo l’Irpinia tanti valori culturali, manca proprio di infrastrutture per metterli a frutto. Pure il collegamento dei pullman sul territorio lascia a desiderare, sa di vecchio. Ae continuano ad andarsene i giovani, dobbiamo pensare ad una terra che abbia come prospettiva un ospizio per vecchi? Hanno ragione allora quelli che vengono a creare da noi le discariche, a toglierci l’acqua, la nostra terra, forse, non è più un bacino elettorale appetibile? È per bandire l’idea di un’Irpinia che sa di niente che noi dovremmo sviluppare un progetto per l’Irpinia. Un progetto deve essere affrontato con un’interazione con tanti altri enti, che se non fanno un tentativo di promozione del territorio, sono enti inutili e, come tali, subito dopo la soppressione della ferrovia, da sopprimere. Né l’Ofantina bis ha lo stesso valore propulsivo della ferrovia. Penso che, almeno per il momento, non siamo in condizione di chiudere un bel niente. Anzi bisognerebbe industriarsi e pensare a che cosa può essere efficace per attirare gente. Un tavolo, quindi, di concertazione in pianta stabile e con tutte le parti,dove affrontare tante, tutte le problematiche del territorio in base a programmi e progetti dichiarando lo stato di emergenza della provincia.

  23. 24 pietro mitrione 09/12/2010 alle 9:04 pm

    Il ramo secco ha risvegliato una provincia. Se anche fosse solo questo il risultato di un anno di lavoro sulla Avellino Rocchetta, potremmo già dirci soddisfatti. Malgrado le notizie dalla Regione Campania non siano affatto buone e la sospensione del servizio su quella tratta sia un fatto incontrovertibile, tranne scatti di orgoglio dell’ultima ora, credo che inLoco_motivi con la battaglia per tenere in vita la linea Ferroviaria Avellino Rocchetta abbia avuto un merito, uno soprattutto: quello di aprire un dibattito sui trasporti nella nostra provincia ed in tutta la regione e poi quello di aver acceso i riflettori su una questione: la “dismissione” di una provincia. Il polverone che abbiamo alzato ha fatto emergere una realtà amara: l’Irpinia non rientra nei piani di sviluppo regionali, non lo dico io, lo dicono i fatti. Se è vero da un lato che la nostra provincia è il luogo prediletto per proclami di “magnifiche sorti e progressive” e penso all’Alta Capacità, alla Piattaforma Logistica in valle Ufita, ed anche ai vari progetti di sviluppo delle aree rurali, di sostengo alla economia locale, dall’altro si assiste ad una costante e continua e, oserei dire, capillare “dismissione” di tutta la nostra provincia. Uso questo termine perché il pretesto è la dismissione della Linea Avellino Rocchetta. Il parallelismo non è purtroppo azzardato ed è iniziato da tempo, solo che non ce ne rendevamo conto. Togliere lentamente i servizi alla nostra terra vuol dire ucciderla lentamente, sopprimere il servizio ferroviario portarà un po’ alla volta alla chiusura della Stazione di Avellino, siamo l’unica città della Campania a non avere un collegamento su ferro con Napoli, anche questo ci hanno tolto dal 13, e poi di tutte le stazioni ancora attive sulla tratta, e questo equivale a chiudere le fabbriche e togliere fondi per lo sviluppo industriale. Sopprimere un servizio ferroviario è come chiudere un ospedale, vuol dire spegnere un territorio, e quindi fare in modo che i giovani, che tutti vorrebbero far rimanere qui, vadano via ancora una volta, insomma vuol dire rendere la nostra terra un binario morto.
    E’ un oltraggio che l’Irpinia non merita, come non merita il trattamento offensivo del rifiuto del dialogo. inLoco_motivi ha chiesto più volte un incontro all’Assessore ai Trasporti per raccontare la propria esperienza di animazione turistica e didattica sulla linea ferroviaria sulla quale lui ha chiesto di sospendere il servizio. Un incontro con lui lo hanno chiesto anche i sindaci di alcuni comuni irpini che sono isolati, e non solo questione di linea ferroviaria. Ma l’assessore fino ad oggi ha rifiutato incontri con tutti, persino con i segretari regionali del settore trasporti dei sindacati. L’assessorato al momento è un muro di gomma. Il rifiuto di dialogo è qualcosa di assai più violento del rifiuto di una concessione, è molto più violento del fatto dire: i tagli mi impongo di agire in questo modo quindi non posso dare ascolto alle vostre istanze. Rifiutare il dialogo è come negare l’esistenza. Ma l’Irpinia esiste e non smetterà di parlare. La nostra voce si potrà udire ancora sabato mattina quando alle sei a mezza andremo a viaggiare sul binario morto, e si sentirà ancora nel corso del consiglio comunale straordinario che il Comune di Avellino ha voluto indire sull’argomento. Probabilmente gli amministratori Regionali continueranno a turarsi le orecchie e gli occhi e non vorranno vedere la strada che abbiamo indicato con molta semplicità ovvero che quella linea può essere occasione di sviluppo e luogo di occupazione. Se invece qualcuno fosse ancora in ascolto vorrei spiegare per l’ultima volta una questione semplice che riguarda lo sviluppo locale. E’ inutile sostenere che su quella linea verranno attivati progetti dedicati alle scuole e che si procederà alla attuazione del Pain, sospendere il servizio vuol dire condannare quella linea ad un degrado progressivo, perchè non è detto che Rfi prosegua con la manutenzione ordinaria della tratta. Sospendere il servizio è una condanna a morte anche se non si chiama “decreto di chiusura”, possiamo chiamarlo decreto di agonia. Il risultato è lo stesso : vergogna.
    PIETRO MITRIONE

  24. 25 pietro mitrione 09/12/2010 alle 9:09 pm

    Un piano da 100 milioni nel cassetto

    La Regione continua da sei mesi a tenere bloccato il progetto dell’Associazione Temporanea di Scopo costituita da 36 Comuni. Un vasto programma di interventi per la promozione del territorio già approvato dal Cipe e che vede il coinvolgimento anche di capitali privati. Ma per l’assessore al ramo è carta straccia

    Buongiorno, cari lettori. Le prime pagine del giornale di oggi sono dedicate ad un problema estremamente serio che riguarda lo sviluppo turistico della nostra provincia. Vi chiediamo scusa se per una volta sottraiamo spazio alle altre notizie e scegliamo di concentrarci su questo argomento. E vi chiediamo un sacrificio in più, anche a costo di mettere a dura prova la vostra pazienza: il sacrificio di leggere con attenzione le pagine che sintetizzano il grande progetto di sviluppo che va sotto il nome “La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” e che, se attuato, potrà rappresentare concretamente

    l’inizio di un nuovo processo di rinascita di larghissima parte del territorio provinciale. Il “se” è d’obbligo, cari lettori. Ed è un “se” che deve preoccuparci molto. Perché ci sono segnali, provenienti dalla Regione Campania, che inducono al pessimismo. A meno che non arriveranno saggi ripensamenti da parte dell’assessorato regionale al Turismo. Ci spieghiamo subito. Poco più d’una settimana fa, intervenendo ad un convegno organizzato a Bagnoli Irpino, il vice presidente della giunta regionale, avvocato Giuseppe De Mita, che detiene la delega al Turismo, disse che nulla di serio era stato pensato e progettato da queste parti per il settore turistico e che d’ora in poi ci avrebbe messo mano ed avrebbe deciso lui per tutti. Le cose stanno molto diversamente da come ha sostenuto il vice di Caldoro. L’unica giustificazione che l’assessore De Mita può avere, per le cose che ha detto, è che non sia a conoscenza dei fatti. E noi vogliamo credere che sia così. Perché, diversamente, l’assessore al Turismo si renderebbe complice dell’ennesima ed imperdonabile occasione perduta del nostro territorio per colpa di una Regione disattenta, napolicentrista e chi più ne pensi ne metta. Vogliamo credere che l’assessore regionale al turismo ignori i fatti. Anche se ci riesce davvero difficile immaginare come un politico intelligente ed attento come lui possa ignorare l’unico esempio di grande concertazione territoriale che abbia avuto concretezza in una vasta zona provinciale che va dall’Alta Irpinia alle valli dell’Ofanto e del Calore e che abbraccia una quarantina di Comuni. Il progetto di sviluppo turistico del quale stiamo parlando, cari lettori, non è infatti uscito dal cilindro di chissà quale studio associato e magari specializzato in consulenze e in affarismo politico-istituzionale: è un progetto che parte dal basso, che nasce dalla elaborazione di cinque Comuni proponenti e che ha ricevuto le adesioni di altre trenta e passa amministrazioni locali dopo mesi e mesi di confronti culminati nelle deliberazioni democratiche dei rispettivi consigli comunali. E ciò dovrebbe già essere più che sufficiente per consigliare maggiore prudenza di giudizio senza correre il rischio di scadere a livelli di spocchiosa arroganza. Il progetto di sviluppo turistico del quale stiamo parlando, BuongiornoIRPINIA GIOVEDI’ 9 DIcEmbrE 2010 t Primo Piano t 3 t dossier: lo sviluppo turistico cari lettori, non è un libro dei sogni e non è allo stato intenzionale di concepimento. E’ un progetto da cento milioni di euro che ha già percorso tutto l’iter richiesto e che si trova oggi nell’anticamera del Cipe. Significa, come dimostrano gli atti ufficiali già abbondantemente pubblicati sul Burc della Regione Campania, che basta impegnarsi un pò con il Signor Ministro Tremonti ed il finanziamento è cosa fatta. Chi ha l’onere dell’impegno, manco a dirlo, è la Giunta regionale. Chi dovrebbe muovere le carte, per doverosa competenza diretta , è l’assessore al ramo, cioè l’assessore al Turismo. Ecco, allora, perché c’è da essere preoccupati. Se l’assessore al ramo, non più di dieci giorni fa, dice pubblicamente a Bagnoli Irpino che nulla è stato fatto e che ci penserà lui a far qualcosa, delle due l’una: o l’assessore al Turismo ignora ciò che c’è e farebbe bene ad aggiornarsi, oppure ritiene che sia carta straccia un progetto nato sul territorio, elaborato dal territorio, voluto e spinto dal territorio, fatto proprio dalla Regione Campania e candidato dalla Regione Campania nell’ambito del Pain-Fas (Programma attuativo interregionale – Fondo aree sottoutilizzate) per l’importo di cento milioni di euro già bell’e disponibile: cento milioni che diventeranno molti di più, all’atto della realizzazione del programma , dal momento che una parte importante della sana imprenditoria campana ha già sottoscritto accordi per investire capitali privati pari ad oltre il quaranta per cento dell’investimento pubblico. Ma c’è un problema, cari lettori, che non dovrebbe essere un problema ma che la politica – la malapolitica – fa diventare problema. Il problema è che questo progetto è stato fatto proprio e candidato al Pain-Fas , nel luglio del 2009 (delibera numero 1336), dalla Giunta regionale che all’epoca era ancora la Giunta Bassolino. Il problema è che la Giunta regionale che da ben sei mesi finge di ignorare l’esistenza di questo progetto nell’anticamera del Cipe è una Giunta diversa, per colore politico e composizione, da quella che c’era prima. Il problema è che l’imbarbarimento della lotta politica ha fatto smarrire il senso delle istituzioni e della continuità della vita istituzionale, valori che dovrebbero essere opportunamente tenuti al riparo dalle incursioni dei kamikaze di turno. Il problema è che si rischia oggi di buttare alle ortiche un progetto che si è classificato primo tra i sette progetti candidati al Pain-Fas proprio perché è nato dal basso e per le ricadute positive certe che può determinare in virtù della sua originalità e del rigore che ne caratterizzano la struttura. Va aggiunto, per completezza di cronaca documentata, che al programma avevano aderito molti altri Comuni – per l’esattezza altri trentaquattro – e che pochi mesi fa è stato ottenuto il via libera definitivo del “Ctca” (Comitato tecnico congiunto per l’attuazione ), organismo istituito dal Cipe per la selezione dei progetti Pain-Fas, con la sola prescrizione di riportare al numero originario di trentasei i Comuni interessati. Difficile comprendere, stando così le cose, come sia possibile che un Grande Programma, qual è quello del quale stiamo parlando, abbia superato brillantemente tutte le verifiche di fattibilità, compatibilità ed utilità previste, che peraltro abbia il consenso del territorio in cui nasce e che debba essere invece disconosciuto (o snobbato ) da un assessore regionale che sarà pure un’intelligenza politica superiore ma che di certo non ha frequentato l’Harward dello Sviluppo Turistico. Si protesta giustamente in questi giorni per l’annunciata soppressione della ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, che è un pezzo di storia di questa provincia. Ebbene, il Grande Programma del quale stiamo parlando, e che la Regione tiene bloccato, contempla – tra l’altro – anche il primo serio e concreto tentativo di rilanciare e valorizzare l’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, non con la retorica sentimentale e letteraria che arriva banalmente a scomodare Francesco De Sanctis, ma con un piano di interventi produttivi affidato all’intrapresa privata. In conclusione, cari lettori, ci sono parecchi buoni motivi perché la politica regionale colga l’occasione delle cose buone che il nostro sistema istituzionale locale ha prodotto, anche grazie alla storica guida illuminata di leader come Ciriaco De Mita, e ne faccia una opportunità di sviluppo. Questa è la prima prova importante, almeno per il territorio irpino, cui è chiamato il vice presidente della Giunta Caldoro. Staremo ad osservare passo dopo passo come si muoverà, per darne puntuale resoconto ai lettori ed agli ascoltatori della nostra provincia, e per sostenerne l’azione se coerente con le motivate indicazioni del territorio (giusto per dirla con un tal Basileo, del quale prima o poi vi racconteremo le gesta).

  25. 26 pietro mitrione 09/12/2010 alle 9:10 pm

    Nel 2009 l’ok della giunta, ma poi…

    L’esecutivo Bassolino accolse la proposta. Così anche il Cipe. Oggi la Regione la nasconde

    La delibera della giunta regionale campana risale al 31 luglio 2009. All’epoca del governo Bassolino, e dopo due anni dalla costituzione dell’Associazione Temporanea di scopo, la candidatura del progetto è arrivata all’attenzione dell’esecutivo di Palazzo Santa Lucia, dove ha ricevuto il via libera all’unanimità. In maniera particolare, in quella seduta di giunta del 31 luglio 2009 arrivò la proposta di candidatura “A.G.C. 13 – Turismo e Beni Culturali – Deliberazione n. 1336 del 31 luglio 2009 – PaIn Fas 2007-2013 “Attrattori Culturali, Naturali e Turismo”. Individuazione Poli “La Via del vino tra i ca-stelli dell’Irpinia verde” e “I Borghi del Sannio lungo le vie della fede, della storia e delle tradizio-ni” e Rete Interregionale “Offerta delle identità locali, dei paesaggi storici e naturalistici”. Nella premessa si diceva che: con Delibera CIPE n. 166/2007, ad oggetto “Attuazione del Quadro Strategico Nazionale (Qsn). Programmazione del Fondo per le Aree Sottoutilizzate”, è stato approvato il riparto delle risorse per la programmazione unitaria, con riguardo ai Programmi Operativi Nazionali, ai Programmi Operativi Regionali, ai Programmi Operativi Interregionali, ai sensi dell’art. 27 del Regolamento (CE) 1083/06; con la medesima delibera CIPE n. 166/2007 si è: individuato il Programma Attuativo Interregionale “Attrattori Culturali, Naturali e Turismo” (PaIn – Fas), comprendente oltre che le Regioni Convergenza – Conv – (Calabria – Campania – Pu-glia e Sicilia)- le Regioni Competitività Regionale e Occupazione – Cro – (Abruzzo – Basilicata – Molise e Sardegna); istituito il Comitato Tecnico Congiunto per l’Attuazione (Ctca), coincidente con il Ctca del PoIn Fesr, costituito dalle su richiamate Regioni, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, cui è affidata la Presidenza, dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo, nonché dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; individuato, quale Amministrazione di Riferimento del PaIn Fas, l’Autorità di Gestione del PoIn Fesr; con Decisione della Commissione Europea n. (2008) 5527 del 06 ottobre 2008 è stato approvato il Programma Operativo Interregionale “Attrattori Culturali, Naturali e Turismo” Fesr 2007/2013 (PoIn.); il Programma Attuativo Interregionale “Attrattori Culturali, Naturali e Turismo” (PaIn – Fas) è stato trasmesso al Mise – Dps per gli adempimenti di propria competenza». Letta la premessa, si deliberava «di individuare, quali Poli da candidare per l’attuazione del PaIn Fas 2007-2013 “Attrattori culturali, naturali e turismo”, secondo una strategia di valorizzazione tesa ad una nuova visione di fruizione e accessibilità dell’eccezionale patrimonio culturale esistente: l’area geografica, costituita dai territori dei Comuni ricompresi nel circuito denominato “La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”; l’area geografica costituita dai territori dei Comuni ricompresi nel percorso tematico denominato “I Borghi del Sannio lungo le vie della fede, della storia e delle tradizioni ”; di approvare, conseguentemente, la candidatura dei suddetti Poli “La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” e “I Borghi del Sannio lungo le vie della fede, della storia e delle tradizioni”». Si dava pertanto mandato di trasmettere il tutto al Ctca per il prosieguo del procedimento di selezione dei Poli e delle Reti. Il Comitato ha accolto il progetto irpino, risultato primo come puntaggio, ma con la sola osservazione di tornare al numero dei comuni originari (cha da circa trenta erano diventati, infatti, quasi sessanta). Solo questa fu l’osservazione del Comitato Tecnico Congiunto per l’Attuazione, costituito, per l’occasione, dal Cipe. Poi? Più niente e pare che oggi il nuovo governo regionale abbia intenzione di “stracciare” questo progetto e di farne uno nuovo. Chissà perché…

  26. 27 pietro mitrione 09/12/2010 alle 9:11 pm

    Turismo, il progetto c’è 36 comuni ci credono Ma la Regione dimentica

    Nel 2007 nasce l’Ats per un progetto di promozione dell’area territoriale irpina lungo la direttrice della ferrovia Avellino – Rocchetta Sant’Antonio

    Le Amministrazioni Comunali dei Comuni di Bisaccia, Lacedonia, Montefalcione, Morra de Sanctis, Monteverde, Castelfranci ed Andretta, nella piena convinzione che lo sviluppo delle aree interne della Campania passa inderogabilmente attraverso una condivisa fase di programmazione sinergica tra i singoli territori, hanno avviato agli inizi dell’anno 2007 una fase di discussione finalizzata alla ricerca e definizione di mirati e strategici interventi infrastrutturali strettamente funzionali al compiuto avvio di duraturi meccanismi di sviluppo endogeno strutturati intorno alla fruizione turistico-ambientale dei territori serviti dalla tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio/ Lacedonia. Dopo varie occasioni di confronto si è pervenuti alla sottoscrizione dell’atto costitutivo di un’Associazione Temporanea di Scopo per lo svolgimento delle attività connesse alla specifica redazione di ipotesi progettuali di interventi e loro candidatura a finanziamento all’interno delle opportunità offerta dalle procedure connesse all’attuazione ed al sostegno delle Politiche di Sviluppo della Regione Campania e della politica di coesione per il periodo 2007-2013. In data 11 ottobre 2007, nella Sala Consiliare del Municipio di Morra De Sanctis con la presenza dei legali rappresentati dei su citati comuni e previa adozione delle deliberazioni dei vari Consigli Comunali si è proceduto alla sottoscrizione dell’atto costitutivo dell’ Associazione Temporanea di Scopo, individuando nel Comune di Morra De Sanctis l’Ente Capofila. Successivamente alla stipula dell’atto costitutivo i Comuni di Taurasi, Luogosano e Villamaina, sempre pervia adozione di apposita deliberazione di Consiglio Comunale, hanno espresso la volontà di adesione alla costituita Ats. Nella seduta del 22 novembre 2007 del Tavolo dei Sindaci Membri dell’Associazione Temporanea di Scopo oltre ad approvare le linee guida per la redazione del documento del progetto strategico ha deliberato l’inserimento di detti comuni. In data 08 febbraio 2008 fu deliberata l’adesione dei Comuni di Teora, Frigento, Sant’Angelo e Tufo; nella medesima seduta fu comunicato al Tavolo la volontà di adesione da parte dei Comuni di Sant’Andrea di Conza, Conza della Campania, Aquilonia, Venticano, Pietradefusi, Pratola Serra, Prata Principato Ultra, Chianche, Torrioni, Preturo Irpino, Rocca San Felice, Gesualdo, Calitri e Paternopoli. L’adesione di detti ultimi Comuni è stata deliberata all’unanimità dal Tavolo riunitosi il 13/05/2008 in Morra De Sanctis. Successivamente hanno aderito anche Caposele e Calabritto. L’ipotesi progettuale di Grande Programma si pone come obiettivo l’analisi e l’elaborazione di proposte per il compiuto sviluppo dell’area territoriale irpina che va dalla Valle del Sabato, passando per Montefalcione e, seguendo il percorso delle linea ferroviaria Avellino/ Rocchetta Sant’Antonio, arriva sino a Monteverde, attraversando la Valle del Calore e tutta l’alta Valle dell’Ofanto sino ai margini del lineare orizzonte disegnato dal tavoliere pugliese. Una fase preliminare di ricerca dei dati e delle informazioni, nonché la strutturazione di un tavolo di confronto tra i Sindaci dei comuni sottoscrittori dell’atto di costituzione dell’Associazione Temporanea di Scopo e incontri e contatti hanno condotto alla individuazione di una linea strategica di sviluppo da porre quale base strutturale delle scelte territoriali dell’area, nell’orizzonte programmatico delle politiche di coesione per il periodo 2007/2013 in una visione di politica territoriale di area vasta. Le aree interne della Campania, ed in particolare l’area a cavallo delle valli del Sabato, del Calore e dell’Ofanto, presentano un aspetto estremamente singolare fortemente caratterizzato dall’indissolubile intreccio di bellezze naturalistiche e paesaggistiche, di notevoli episodi storico-architettonici, di originali testimonianze archeologiche e di eccellenze enogastronomiche. Tali singolari risorse, diffuse sul territorio, costituiscono un rilevante potenziale in grado di attirare segmenti turistici di qualità nell’ambito del processo evolutivo che sta caratterizzando il settore, ma necessitano di mirati interventi a carattere materiale ed immateriale, per rendere fruibile e commercializzabile, in termini di business, il territorio. La singolarità della parziale e storica marginalità dell’area, rispetto ai grandi flussi di traffico, conferisce alla stessa un innegabile valenza: quella di poter porre in essere processi di sviluppo turistico nell’ottica della sostenibilità, al contrario di aree turisticamente mature, dove difficilmente si riesce a far coesistere la difesa del contesto con gli ingenti flussi turistici, o a gestire in modo equilibrato i rapporti tra turisti e residenti. In tale orizzonte programmatico è fondamentale che l’area oggetto del presente studio possa divenire una destination, ossia un “luogo” in grado di attrarre autonomamente domanda. Il livello di attrazione sin qui maturato dall’area si struttura esclusivamente nella sommatoria della capacità di attivazione di interessi da parte delle singole realtà territoriali e mutuata dall’interesse culturale dei vari episodi storici e paesaggistici; tale sommatoria non è attualmente nella condizione di proporsi quale sistema di offerta turistica.

  27. 28 pietro mitrione 09/12/2010 alle 9:17 pm

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    COME TRASFORMARE UN TRENO INUTILIZZATO IN UNA POSSIBILITA’ DI LAVORO PER QUALCHE GIOVANE IRPINO.
    DI ANTONIO CAPONE

    La provincia di Avellino, tutta sicuramente, è una delle più belle della nostra Italia, ma è anche una delle più povere. Poche sono le industrie operanti sul territorio, e pochissime quelle a più ampio respiro per quantità e qualità di produzione. Fiat a Flumeri, FMA ad Avellino, Ferrero a S.Angelo e poche altre in tutta la provincia non sono certamente in grado di assorbire la grande quantità di manodopera presente, specie in un momento come questo dove si riducono le maestranze e si fa uso industriale della cassa integrazione.
    Possiamo, senza tema di dubbio, affermare che, purtroppo, l’Irpinia non può essere considerata una terra industrializzata.
    Forse l’Irpinia ha perso l’occasione favorevole nel periodo post-terremoto, quando sono arrivati finanziamenti molto generosi che sarebbero dovuti essere usati, oltre che per la ricostruzione,anche ad attuare un piano particolareggiato di sviluppo industriale.
    Furono realizzate le zone industriali di Calaccio, Nusco,S.Angelo, S.Manco etc., centinaia di capannoni industriali dove doveva iniziare la produzione dei più svariati prodotti che dovevano far diventare l’Irpinia uno dei centri della produzione nazionale. Solo, che come al solito, la politica dimenticò di creare uno studio di mercato atto a stabilire quali fossero i prodotti da costruire, quali fossero le esigenze del mercato nazionale ed internazionale ed indirizzare l’eventuale produzione verso i prodotti richiesti.
    Si diete la possibilità a tutte le aziende che ne fecero richiesta, la grande maggioranza del nord-est, di aderire all’iniziativa con progetti propositivi del tutto personali senza tener conto nè del tipo di produzione che potesse essere richiesta al momento,nè del territorio in cui si andava ad operare;
    in alcuni siti si è portata la ferrovia per le merci e non è stata mai utilizzata con spese abbastanza elevate togliendo fondi alle spese più urgenti. Intanto le imprese assegnatarie dei finanziamenti , attrezzarono i capannoni con carro-ponti e macchinari atti alla trasformazione delle materie prime per dare inizio alla produzione. Furono stoccati materiali, finanziati dallo Stato, furono assunti operai,assunzioni chiaramente sgravate da qualsiasi onere e contributo da parte dell’azienda, ma tranne alcune aziende, per lo più locali, hanno tutte chiuse i battenti .
    Dopo trenta anni possiamo organizzare la visita commemorativa del cimitero delle industrie volute e sponsorizzate dalla classe politica che all’epoca , governava il bel Paese. Considerando che chi comandava allora erano nostri compaesani, non ci sentiamo troppo fieri di come sono andate le cose.E’ servita soltanto a creare clientela politica, che ancora oggi è asservita , molti di quegli operai sono nelle liste, ancora oggi, dei socialmente utili, o addirittura, ancora in cassa integrazione.
    Infatti, il piano industriale dell’Irpinia servì solo a creare un piccolo esercito di disoccupati legati ad un carrozzone politico che lo ha usato ,ed ad arricchire, ancora di più, gli amici industriali del nord,che , come al solito, non si fecero sfuggire l’occasione, per buggerare anche quella volta, i creduloni terroni. Infatti dopo pochi anni di tira e molla , ora si comincia a lavorare, ora non è ancora pronta la gru, ora bisogna completare la strada che non passano i TIR, si chiusero i battenti, insalutati ospiti, lasciando capannoni inutilizzati e disoccupati senza più speranze di trovare un lavoro. Ma il male peggiore è stato fatto alla generazione di giovani nati a cavallo del terremoto, a quelli che oggi hanno trenta anni. Questi giovani si sono resi conto che la loro generazione è stata completamente saltata dal mondo della produttività. Non sono contadini come i loro nonni, non sono operai come i loro padri, molti sono dei laureati a pieni voti ,non sono inseriti in nessun discorso di produttività perchè non esiste più la produzione, perchè la politica ha tralasciata questa generazione perchè era completamente presa a consumare male le risorse avute prima, ha avuto tanto da fare per conservare e consolidare il potere personale acquisito con tanta fatica, e sta lottando contro tutto e tutti per avere la meglio su questa crisi internazionale che attanaglia la Nazione ed il Mondo intero, anche se noi stiamo meglio del Portogallo, della Spagna etc.
    E con questo siamo autorizzati a non fare niente e, soprattutto,a non dover pensare ad eventuali possibili soluzioni per eventuali discorsi di interventi produttivi.
    NON SONO D’ACCORDO.
    Io amo questa provincia, non ho mai voluto allontanarmene, se non per breve tempo, sono legato alle nostre tradizioni, voglio vedere la Zeza a carnevale, voglio vedere gli amici al corso, voglio che tutte le mamme non debbano essere preoccupate perchè i propri figli, per crearsi un futuro, sono costretti a vivere fuori, a fare, ancora una volta, l’immigrato o .addirittura, l’emigrato.
    Io credo che la generosità e la tenacia di questa orgogliosa gente irpina possa avere la meglio su questa mala sorte che da secoli ci hanno cucito addosso. Questa provincia ha tutto quello che serve per avere e per crearsi una vita dignitosa da offrire ai propri figli. E’ terra di grandi risorse, è terra di panorami da immortalare, è terra di cultura.
    Forse abbiamo, od hanno, voluto percorrere una via che non è la nostra.L’industria non è la sola cosa di cui ha bisogno questo territorio. Siamo montanari e contadini, la nostra tradizione è legata al territorio , alle montagne che ci circondano e fanno da corona protettiva alle nostre vallate verdi e fiorenti,siamo attraversati dai corsi d’acqua più grandi del sud,possiamo contare una quantità enorme di sorgenti d’acqua limpida, terreni rigogliosi orgoglio della nostra agricoltura, pascoli sempre verdi, colture da insegnare e cultura e tradizione da dividere con gli altri. Questo pùò contribuire a creare il nostro riscatto, questo può aiutare qualcuno dei nostri figli a tornare per prendersi cura delle proprie tradizioni e dei propri territori.Credo che la valorizzazione del territorio sia essenziale. Ecco, la politica deve aiutarci a creare delle infrastrutture idonee a valorizzare l’immensa bellezza che ci circonda, mettendoci in condizione di tirar fuori tutto quello che questa terra generosa è in grado di offrirci.
    Vediamo cosa questa terra è in grado di mettere a nostra disposizione,L’Irpinia tutta è terra di vino.La qualità e la quantità di uva pregiata coltivata in provincia è tale da soddisfare una grande produzione di vino di prestigio.
    I vini di maggior prestigio sono menzionati dai massimi esperti nel mondo della produzione vinicola nazionale ed internazionale, basta vedere i bicchieri che vengono assegnati nelle varie manifestazioni internazionali.
    Primo fra tutti il «FIANO», prodotto dai vitigni di Lapio e di buona parte dell’Irpinia a partire da Altavilla fino alla Serra, comprendendo Montefredane, Grottolella, Candida, Pratola, Prata, Atripalda, Manocalzati fino ad arrivare a Chiusano, S.Manco, Montemarano, Ponteromita, e girando fino a Paternopoli,Mirabella etc.
    Il «GRECO» sicuramente il vitigno più vecchio della regione ,portato in irpinia dai primi colonizzatori greci, secoli prima del dominio romano.Zona per eccellenza è Tufo con i vitigni sopra le miniere di zolfo che danno al vino un gusto unico. La coltivazione del greco è estesa negli stessi luoghi ove si coltiva il fiano, anche se ha una superficie più ampia perchè sono compresi anche i terreni di Aiello, Cesinali, Contrada, Forino etc.
    Altro bianco, sebbene ritenuto meno pregiato, è «CODA DI VOLPE» vitigno molto simile al fiano,cresce nella stessa zona del fiano e del greco, ha acini più piccoli e gusto più dulciastro
    Il vino rosso Irpino è forse il cavallo di battaglia della nostra enoteca.Citerò solo quello che ritengo il migliore:l’»AGLIANICO»
    l’aglianico si produce in tutta la provincia ed in tutta la provincia si produce un ottimo vino aglianico,chiaramente non è tutto pregiato. Il pregio deriva dai luoghi di coltura.
    La produzione migliore è sicuramente quella di Taurasi e dei colli taurasini, poi c’è il taurasi di Montemarano, quello di Ponteromita, ed in generale, quello dei siti argillosi ed esposti al sole.
    Altro prodotto tipico e presente in quasi tutta la provincia è la nocciola.
    E’ coltivata da Avella ad Avellino, nell’interland avellinese fino a Forino, Montoro, da Aiello a Solofra, da Avellino a Montemarano etc.
    La nocciola avellinese viene usata in pasticceria, gelateria e per prodotti di cioccolata di qualità ,è la nocciola più conosciuta nel mondo ed è l’unica che ha un sapore ed una consistenza inimitabile. Anche la Turchia ed altri paesi del mediterraneo la coltivano, ma la qualità di quella italiana della provincia di Avellino e di Alba in Piemonte è senza tema di dubbio la migliore e la più richiesta.
    Prodotto irpino noto in tutto il mondo è il tartufo nero. Il più famoso è quello bagnolese che si trova in tutta la piana del Laceno, sulle momtagne del Terminio, a Montella ed in tutte le montagne della zona a partire dal serinese fino a Capossele ed oltre.
    Anche sul Partenio, Summonte,Montevergine fino a Cervinara e Rotondi si possono trovare i tartufi neri. Con i tartufi, oltre creare pietanze prelibate, si è creata tutta una linea di prodotti enogastronomici. Grappe al tartufo, liquori di tartufo, creme ed altre innovazioni danno a questo tubero la possibilità di far esaltare il suo sapore ed , ai consumatori, di conservarlo per poterlo gustare più a lungo.
    Ed ancora le castagne, che come per i tartufi ed i funghi porcini, sono coltivate da tempo immemorabile sulle montagne che circondano il capoluogo e, come per la nocciola, sono quelle più richieste .
    Non dimentichiamo che tra le nostre attività più diffuse c’è la pastorizia e tutto ciò che ad essa è legata. Formaggi, caciocavalli, mozzarelle e tutti i derivati del latte sia esso di mucca, di capra o di pecora, sempre con prodotti di grande qualità.
    Le produzioni agricole irpine sono tante e tutte di qualità,visto che il territorio tutto ha un bassisimo tasso di inquinamento, essenzialmente dovuto alla scarsa industrializzazione del territorio
    Ma non solo queste le virtù della gente irpina.
    Le nostre nonne e le nostre madri hanno imparato il ricamo, a lavorare a tombolo ed a creare, con l’uncinetto o con il telaio, quadri di angeli e puttini che possiamo rimirare sui nostri letti a sulle nostre tavole. E cosa dire della pasta a mano. Ogni paesino ha la sua, ogni mamma sa prepararne tanti tipi diversi. Ma penso di aver reso l’idea e quindi non mi perderò nei vicoli delle cose, senza limite alcuno, che gli irpini non sappiano fare.
    Come poter valorizzare questo territorio e creare turismo ed occupazione?
    Una idea che ha avuto ed ha anche in parte realizzato l’amico Pierino Mitrione non deve essere abbandonata: IL TRENO.
    Il treno per antonomasia della provincia di Avellino è la linea che dal capoluogo, attraversando quasi tutta l’Irpinia, arriva nel foggiano a Rocchetta.
    La direzione delle FF.SS. vogliono sopprimere questa linea: Chiaro è passiva, la gente preferisce le gomme, molto più veloci con tutte le strade costruite.
    Ed ecco cosa penso si possa decidere di fare.
    In sinergia con i comuni che hanno una stazione lungo la linea ferroviaria e l’Amministrazione Provinciale chiedere l’uso dei binari e di un treno passeggeri il cui onere potrebbe essere a carico di questo nuovo soggetto che si andrebbe a costituire, si creerebbe un treno ad uso esclusivamente turistico. Perchè il treno?
    Il treno perchè il suo lento e tortuoso tragitto, toccando gran parte del territorio irpino, consente al viaggiatore di ammirare il paesaggio e vedere località nascoste che non possono essere godute da un viaggio su gomme. Traffico e velocità lo impediscono.
    Partire da Avellino.Prima stazione Prata P.U., poi Montefalcione, Montemiletto,Lapio paese del fiano, si prosegue per S.Manco e Chiusano, Montemarano con la sua tarantella e la maccaronara,poi fino a Montella castagne e tartufi, si attraversa la montagna fino a Bagnoli funghi, tartufi lago Laceno, piste da sci, seggiovia fino alla vetta più alta dell’irpinia,Nusco tra i più bei paesi e con una ristorazione non seconda a nessuno menzionata dalle maggiori riviste di gastronomia,ed ancora SW.Angelo, Lioni, Morra DeSantis, Calitri e tutti i paesini lungo l’Ofanto fino alla stazione finale.
    Come impreziosire un viaggio esperienza-conoscenza di questo tipo? perchè è anche utile la conoscenza del territorio che si va a visitare.
    La Provincia, i singoli Comuni e le prologo combinano le accoglienze adatte e studiate per far conoscere e vivere il territorio. Organizziamo una giornata a Montemarano.
    Alla stazione ci sarà una guida dell’ente locale ad accogliere i visitatori che quel giorno decidono di
    visitarlo, gli altri viaggiatori proseguiranno per altre stazioni. La guida farà visitare il paese presentando la storia dello stesso ed illustrando le bellezze architettoniche con la visita dei fabbricati storici, della cattedrale e di quanto sia di interesse storico. Visita ai vari artigiani ancora in attività.Pranzo in locale tipico con piatti locali accompagnati esclusivamente da vini tipici prodotti nel comune. Dopo passeggiata digestiva e visita alle cantine della produzione del vino bevuto o del frantoio dove si fa l’olio usato a tavola. A sera si ritorna alla stazione a ritrovare sul treno , gli altri passeggeri che hanno fatto altre conoscenze in altri comuni.Lungo il tragitto di ritorno si scambieranno le esperienze vissute con chi si è fermato a Bagnoli o a Lioni o a Morra confrontando e decidendo quale sarà la tappa del prossimo viaggio del treno .Certo che ognuno potrà prendere più volte il treno e poter cosi visitare e conoscere un’irpinia che non poteva immaginare così completa e così’ generosa.
    Non so se sono stato capace di esprimere l’idea che mi ero fatto della possibilità di creare, con il turismo, nuove possibilità di inserimento per le giovani generazioni. Certo il turismo non può nascere per caso, serve , oltre alle bellezze naturali di questa terra generosa, la cosiddetta «Industria del Turismo».
    Viviamo in una posizione favorevole. Mi spiego. Avellino è collegata alle due più grandi citta della Campania con una rete stradale efficace e che annulla le distanze e rende brevi i percorsi. Queste città sono caotiche, piene di traffico, si vede solo il cemento ed il caos.Penso che sarebbero felici di trovare, a prezzo accessibile, la possibilità di evadere. Certo bisogna proporre progetti accoglienti, possibilità di alloggi, infrastrutture per spostarsi, strutture per accogliere i bambini e strutture per gli adulti, che possono essere ricettivi. Tranne poche cose presenti a Laceno, in provincia non vi è una grande possibilità di accoglienza.Eppure vantiamo anche una grande tradizione di spettacoli popolari che, generalmente, raccolgono un grande pubblico, la zeza di Bellizzi, la tarantella di Montemarano, i carri di Castelvetere, il carro di Mirabella etc.
    C’è chiaramente bisogno della politica se si vuole fare dell’Irpinia un centro turistico che possa attirare gente. L’idea del treno è solo la possibilità di non far chiudere una linea che per l’Irpinia è stata ed è storia. Il nostro concittadino Ministro Rotondi, in una intervista per il trentennale del terremoto, osservava che l’Irpinia non può vivere di turismo. Sono d’accordo, ma il turismo sicuramente può aiutarci a vivere.
    Credo che questa proposta non potrà certamente risolvere il problema, ma credo che possa essere l’inizio di un discorso da affrontare in maniera più ambia ed articolata.Adesso abbiamo il treno, iniziamo a non far scappare questa possibilità.
    Pensate che una iniziativa del genere è già realtà a S.Manco ,c’è il villaggio «S.Stefano» che è quasi sempre al completo tutto l’anno fittato da ospiti dell’interland napoletano e salernitano.
    La strada è sicuramente quella giusta, siamo tutti alla ricerca di tranquillità, l’Irpinia è ancora luogo di pace.

  28. 29 pietro mitrione 10/12/2010 alle 8:41 am

    Vini, formaggi e tartufi: un “viaggio” di piacere con il treno slow-food

    La provincia di Avellino si segnala per la fama dei sui prodotti tipici: si è pensato, così, ad un percorso che passa per Tufo, Montella e…

    Gli attori coinvolti nel Progetto si confrontano sulle strategie finalizzate ad aumentare l’attrattività territoriale per la creazione di opportunità di crescita e di occupazione fondate sull’ottimizzazione delle potenzialità turistiche del bacino di riferimento. Si propone di promuovere modelli innovativi di sviluppo locale centrati sulla salvaguardia e sulla valorizzazione delle risorse culturali dei territori, perseguendo il duplice scopo di rafforzare le azioni di recupero, conservazione e gestione dei beni culturali e di qualificarne l’offerta, mediante lo sviluppo di servizi e di attività capaci di promuoverne la conoscenza e il grado di attrattività. In tale ottica di integrazione tra risorse identitarie locali è pensato il progetto di riqualificazione dei triplici sistemi infrastrutturali che caratterizzano le due valli e che accompagnano il visitatore alla scoperta di un territorio complesso ritmato dalle produzioni locali, quali vini, olio, castagne, nocciole, formaggi, tartufo, ecc.. La provincia di Avellino si segnala soprattutto per la fama dei suoi vini, punte di diamante dell’enologia campana. Il riconoscimento della Docg ai vini Greco di Tufo e Fiano di Avellino (tra i Comuni di Tufo e di Torrioni sono ubicati i prestigiosi vigneti dei Feudi di San Gregorio), che vanno ad aggiungersi al Taurasi (delle aree dei Comuni di Taurasi e Paternopoli) tra le eccellenze campane, hanno proiettato la vitivinicoltura irpina ai vertici del comparto, grazie a rigorosi disciplinari di produzione, che impongono basse rese nelle vigne ed in cantina e lunghi invecchiamenti. Tra gli altri prodotti si segnala: la castagna di Montella, con l’indicazione geografica protetta Igp, considerata tra le migliori castagne prodotte in Italia; la presenza dei noccioleti che caratterizza il paesaggio irpino; i formaggi come il caciocavallo podolico e il carmasciano; il tartufo nero, aromatizzatore di primi e secondi piatti. Un differente modo di intendere la mobilità si affaccerebbe al territorio: un treno per lo slow food con stazioni dedicate alla degustazione dei prodotti tipici, con grande valenza ambientale, nodi di percorsi sostenibili affrontati a bordo di vetture elettriche verso centri storici e suggestive aree naturali. La realizzazione di due percorsi ferroviari sui binari esistenti, resi confortevoli, offriranno ai viaggiatori il contatto e l’incontro delle emergenze e delle eccellenze locali. Le piccole stazioni restaurate prima, e i paesi da raggiungere mediante l’uso di vetture ecocompatibili poi, sono i luoghi in cui si svolgono tali incontri. Le piccole linee del ferro interpreteranno il ruolo di dorsale infrastrutturale di un sistema di collegamenti intermodali e sostenibili in un comprensorio turistico ampio e complesso nel quale, lasciate le residenze privi di auto, i turisti potranno raggiungere tutti i luoghi nel rispetto della natura e del paesaggio. All’interno del sistema, Montefalcione assume un ruolo specializzato con un centro congressi nel quale affrontare tematiche connesse alla valorizzazione dell’enogastronomia: l’idea è di realizzare un mix di funzioni tutte legate al territorio di riferimento, un centro congressi dotato di un percorso sulla storia del vino (Dai Fenici a oggi) connesso alla parte destinata ai convegni. Le risorse locali riconosciute saranno offerte a interventi di buona architettura contemporanea: Un padiglione per la degustazione integrato a ricettività e strutture per il tempo libero (come la vinoterapia a Castelfranci), fornirà ai consumatori una guida al processo conoscitivo della qualità, tracciando un sentiero di raffinatezza nella giungla dei prodotti di consumo. L’eccellenza della produzione artistica delle ceramiche di Calitri, rappresenta un rilevante contributo in termini di eccellenze territoriali. La produzione artistica delle numerose botteghe artigiane e il singolare fascino gastronomico del caciocavallo podolico stagionato nelle grotte di tufo del centro storico, a cui sarà dedicata un’originale struttura “la formaggioteca” (in corso di completamento), per la promozione dei prodotti caseari delle aree interne del Mezzogiorno, uniti all’intervento di recupero in atto di una parte consistente del Borgo castello con contestuale allestimento del Museo della ceramica, fanno di questo suggestivo centro irpino un’emergenza territoriale di rilevante importanza. Link territoriali della rete, complementari tra di loro per potenzialità offerte sono ad esempio Lacedonia, Monteverde i cui borghi storici possono collocarsi sul mercato del turismo culturale non appena realizzata la rete e attivati i flussi di visitatori, il Lago San Pietro, riconosciuto quale Sito di particolare Interesse Comunitario per l’elevato valore naturale e storico, la Via dei Mulini nel comune di Castelfranci, il complesso monumentale di San Francesco a Folloni che al suo fascino aggiungerà un museo e un centro di documentazione demoetnoantropologico della Valle del Calore.

    Dal Mulino di Tufo alla Mefite Rocca San Felice

    Elementi di archeologia industriale di notevole valore storico, in parte già oggetto di disponibilità di risorse finanziarie per il loro recupero, sono offerti dal Mulino Giardino di Tufo, manufatto produttivo di notevole interesse a servizio delle poco distanti Miniere di Zolfo, e dalla cartiera dismessa nel territorio comunale di Pratola Serra. Notevole è l’interesse storico ed attrattivo della Basilica Paleocristiana di Prata, che insieme alle Mefite di Rocca San Felice dovrebbe rappresentare l’asse di interesse archeologico del territorio dell’Ats del bacino interessato. La Mefite, ubicata nella Valle d’Ansanto, tra i comuni di Villamaina e Rocca San Felice, è indicata da Virgilio quale porta di accesso agli inferi: questa singolarità ne fa un veicolo privilegiato di promozione territoriale complessiva. La singolarità storica di Conza della Campania e di Aquilonia, due città di nuova fondazione, conferiscono al progetto l’apporto di due originali parchi archeologici uno romano, quello di Conza della Campania, e uno medievale, quello di Aquilonia ex Carbonara. Questi due luoghi possono rappresentare altresì un originale sperimentazione per la realizzazione di borghi ricettivi realizzati in un contesto di “Ghost Town”, attrattori turistici dalle caratteristiche suggestive di cui alcuni esempi realizzati in Abruzzo stanno stimolando un forte interesse e richiamo in tale direzione. In tale contesto il Museo Etnografico di Aquilonia fornirà contenuti culturali e testimonianze storiche e demoetnoatropologiche. La presenza, altresì, all’interno del territorio dell’ AtS del Santuario di Materdomini, uno dei cinque santuari del sud Italia più visitati da fedeli, integra l’ipotizzato Sistema turistico di offerta locale nei percorsi religiosi di eccellenza che vedono in San Giovanni Rotondi e Pompei i due storici e consolidati capisaldi. Infine, Sant’Andrea di Conza, con la sua eccellente tradizione dell’artigianato artistico della lavorazione della pietra e del ferro battuto, nonché per il consolidato ruolo di città del teatro chiude un primo itinerario turistico sostenibile tra le bellezze e la cultura dell’Irpinia.

    Mettere a sistema l’offerta locale con una rete di comunicazioni

    La riscoperta e la qualificazione in rete delle risorse identitarie del territorio dell’Alta Irpinia è un processo complesso la cui strategia di attuazione deve necessariamente essere concertata e applicata da un tavolo sovra-comunale. Tale consapevolezza rende strategica la strutturazione dell’Associazione Temporanea di Scopo per un confronto su temi quali sostenibilità del turismo, identità storica e culturale e mobilità. La finalità di confronto prioritaria su cui l’Associazione pone la propria attenzione è lo sviluppo policentico territoriale come risultato di best practices che vedono nell’integrazione tra i temi sopra elencati i fattori chiave per il successo delle strategie possibili. Per la sua duplice natura locale e territoriale, l’Associazione Temporanea di Scopo tra i sindaci del bacino identificato si impegna a: implementaree rafforzare le reti di piccoli, medi e grandi identità locali, nell’ottica dello sviluppo di un network istituzionale in grado di attivare un dialogo permanente sul tema dello sviluppo del territorio di riferimento; monitorare e verificare, allo stesso tempo, che gli interventi di trasformazione locali ricadenti nei Comuni dell’area, rispettino la rotta e applichino le regole individuate e sottoscritte nei tavoli; armonizzare gli strumenti urbanistici – anche nella loro attuazione – in ri- ferimento al modello comune di sviluppo locale e sostenibile concertato al tavolo sovra-comunale. Tra gli interventi da programmare e realizzare nel breve termine, emergono quali prioritarie alcune azioni, che rappresentano una fase di promozione degli interventi già realizzati e a quelli da realizzare, quali: la messa a sistema dell’offerta locale, mediante la strutturazione di strumenti di comunicazione e promozione dei prodotti turistici del territorio ma anche un utile sistema di interscambio di esperienze ed informazioni tra le imprese della filiera; l’attivazione di immediati strumenti di marketing turistico, attraverso la creazione di centri di assistenza ed informazione telematica per i turisti nei punti critici dell’ area, in sinergia con quanto in corso di realizzazione da parte della Provincia di Avellino; strutturazione di azioni di programmazione interregionale con i viciniori territori della Basilicata e della Puglia.

  29. 30 pietro mitrione 10/12/2010 alle 9:54 am

    Dal 13 dicembre 2010 si prospetta la concreta possibilità della chiusura della linea ferroviaria AVELLINO-ROCCHETTA.
    In questi mesi le nostre iniziative ci hanno procurato tante pacche sulle spalle di assenso ed oggi come ricompensa chiudono la tratta.
    Domenica 28 nov 2010 sulla pagina della cultura del Corriere della Sera c’era un articolo riferito alla tratta Fano-Urbino.
    Il giornalista ha narrato l’esperienza che un gruppo analogo al nostro ha messo in atto per far riaprire quella ferrovia, dopo trent’anni . I “trenoscettici” di allora stanno cominciando a dare ragione ai “fissati” di sempre. Non vorremmo fare la stessa fine…..aver ragione fra 30 anni!!!!!!!!!
    Proprio martedì 30 -11 ad un convegno organizzato per discutere del turismo in montagna, tenutosi a Bagnoli Irp., il vicepresidente della Regione Campania ha ribadito il suo impegno per una riqualificazione della tratta a fini turistici utilizzando fondi PAIN.
    Mi sembra di vivere nel mondo del proverbio che dice: mentre il medico studia…….. il malato muore.
    Comunque finisca, grazie a quelli che hanno condiviso il progetto di rivitalizzazione della nostra ferrovia anche a fini turistici con questa nostra piccola banda irpina di “FISSATI” di “Inloco_motivi”
    Un abbraccio da tutti noi.Pietro Mitrione

  30. 31 pietro mitrione 10/12/2010 alle 4:10 pm

    L’ultimo “ciuf ciuf” sull’Avellino – Rocchetta si sentirà sui binari domani mattina quando sarà decretato il via ad un vergognoso periodo di chiusura. La storica tratta, istituita da Francesco De Sanctis, è ormai destinataria di un verdetto poco clemente a causa di una politica dei numeri che non ha rispetto della storia e delle istanze della gente. Una decisione anacronistica che collide con le speranze delle popolazioni che ricadono sulla tratta che parte dalla Campania ed arriva in Puglia passando per la Lucania, in un percorso intersecato dal sinuoso e placido scorrere del fiume Ofanto e da un paesaggio suggestivo già oggetto di una campagna di turismo su strada ferrata che ha soddisfatto gli organizzatori con ingenti numeri di visitatori pronti a prendere il treno per passare una domenica diversa all’insegna della vita salubre e dei buoni prodotti tipici degustati nelle suggestive cornici dei centri storici dei paesini appollaiati sulla Avellino Rocchetta. Domani in una sorta di viaggio della protesta l’Associazione LiberaMente di Rocchetta, assieme alle gemelle associazioni irpine accompagnerà l’ultimo convoglio da Avellino (partenza 6,30) per arrivare a Rocchetta (alle 9,00) e raccogliere lungo il tratto tutto il dissenso e le manifestazioni di protesta mosse contro la soppressione dello storico tracciato ferrato. «La nostra associazione – dichiarano i giovani di LiberaMente – cercherà con ogni mezzo di ostacolare la chiusura della tratta. In questo momento non stiamo parlando di un servizio “moribondo”, ma di un mezzo per creare realmente condizioni per un turismo di nicchia che ha già dato buoni frutti in questi ultimi anni di sperimentazione. Ad Avellino non si fa altro che parlare di Rocchetta in questi giorni e noi non saremo da meno nel difendere la nostra storia ed identità cercando di salvaguardare un tracciato che raccoglie un secolo di “civiltà” che nello stesso tempo può tramutarsi in un trampolino di lancio per il futuro turistico della nostra area. Abbiamo già programmato con i nostri amici irpini un viaggio verso le bellezze della Capitanata con scambio a Rocchetta per raggiungere i siti archeologici di Ascoli e Ordona oltre che implementare una serie di collegamenti charter per la visita dei piccoli centri dei Monti Dauni, ma se il treno verrà soprresso anche i nostri progetti per far rivivere il territorio cadranno».

    PROGRAMMA APPUNTAMENTO ALLE ORE 6,15 NELL’ATRIO DELLA STAZIONE FERROVIARIA DI AVELLINO
    POSSIBILITA’ DI PARCHEGGIARE NELLO SCALO FERROVIARIO
    andata:
    partenza ore 6,35 da Avellino
    fermate:
    luogosano 7,07-castelfranci 7,19-montemarano 7,26-cassano irp. 7,31-montella 7,37-bagnoli irp. 7,43-nusco 7,51-campo di nusco 7,56-lioni 8,06-morra de sanctis 8,13-conza 8,24-caLITRI 8,36-rapone 8,42
    arrivo a Rocchetta 9,14
    ritorno:
    partenza da Rocchetta ore 9,27
    fermate:
    rapone 9,55-calitri 10,01-conza 10,13-morra de sanctis 10,24-lioni 10,33- montella 10,55-castelfranci 11,08-luogosano 11,20
    arrivo ad Avellino ore 11,57
    INVITIAMO I SINDACI, LE ASSOCIAZIONI, GLI AMICI DEI COMUNI INTERESSATI DALLE FERMATE DEL TRENO DI ORGANIZZARE UNA BUONA PARTECIPAZIONE. ANCHE MUSICI E BANDE MUSICALI SONO BENE ACCETTE.
    DEVE ESSERE UNA GIORNATA DI FESTA PERCHE’ LA NOSTRA BATTAGLIA PER SALVARE LA NOSTRA FERROVIA CONTINUA .

    Associazione Culturale di Promozione Sociale e Volontariato
    “LiberaMente”

    Via Pasquale S. Mancini, 32 – 34
    71020 Rocchetta Sant’Antonio (FG)
    Fax 0885 890209 – e-mail: info@liberamenteonline.com

    * Presidente Andrea Gisoldi – 347.25.18.300 • .::: m@il

    * Segretario Alessandro Amendola – 348.01.54.255 .::: m@il

  31. 32 pietro mitrione 10/12/2010 alle 9:45 pm

    Avellino-Rocchetta, De Luca: il progetto c’è già
    Approvato all’unanimità dal consiglio comunale il documento per dire no alla sospensione della tratta

    Avellino. Il consiglio comunale di Avellino compatto dice “no” alla sospensione della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta. Un documento che è stato tempestivamente trasmesso vertici governativi nazionali e regionali, a pochi giorni dall’applicazione dei tagli del nuovo piano regionale. Sotto i colpi di scure del piano austerity per i trasporti in Campania, da lunedì rischia di cadere proprio la tratta irpina. In assise ieri mattina anche il senatore del Pd Enzo De Luca che rilancia dai banchi di piazza del Popolo, il progetto, approvato lo scorso maggio dalla giunta Bassolino, con fondi Cipe per il rilancio della tratta e dei trasporti in Irpinia più in generale.

    «Una bella pagina per la politica avellinese – dice Pietro Mitrione, dell’associazione Inlocomotivi -». Impedire la sospensione della tratta, conservare, inderogabilmente, la manutenzione sulla linea per consentire l’uso a fini culturali e turistici. Queste le richieste.

    Le richieste. Nella mozione si invita anche il presidente della Provincia di Avellino a promuovere ed istituire un confronto con tutti i soggetti competenti per il rilancio del trasporto su ferro in Irpinia. Al sindaco Galasso è stato dato mandato, di concerto con le altre amministrazioni locali, a promuovere ogni iniziativa utile per difendere la tratta Avellino – Rocchetta S. Antonio e a potenziare il sistema ferroviario del Capoluogo. E’ stata la prima volta che il Consiglio Comunale di Avellino, convocato in seduta straordinaria con all’ordine del giorno la sola discussione sulla ferrovia. «E’ stata l’occasione per allargare l’interesse su quello che è e potrà essere il sistema ferroviario irpino in futuro partendo da un problema, quello dell’Avellino-Rocchetta, che è stato sempre considerato residuale – commenta Mitrione -».

    De Luca: il progetto c’è già. Nel corso della riunione dell’assise l’intervento del senatore del Pd Enzo De Luca che ha ricordato l’importanza strategica rivestita dal progetto Cipe presentato e approvato dalla giunta Bassolino che vedeva insieme prima 36, poi 44 comuni per il potenziamento e ammodernamento del trasporto su ferro in Irpinia. «Nel progetto approvato dalla Regione Campania dalla giunta Bassolino – spiega De Luca – erano previsti 110milioni di fondi Cipe, con un’aggiunta di altri 50 milioni da dedicare alla riqualificazione della stazione sciistica del Laceno, per rilanciare e potenziare il comparto dei trasporti e turistico della nostra provincia. Una straordinaria occasione di sviluppo per il nostro territorio. Non possiamo permettere che l’Irpinia sia fatta fuori dal trasporto su ferro, perchè le aree interne della nostra regione sono la polpa e non l’osso di un territorio che rischia di rimanere al palo in comparti strategici come quello dei trasporti».

    Appello al Governo. Appello del senatore De Luca al governo centrale per lo sblocco dei fondi, “risorse – come spiega De Luca – strategiche per lo sviluppo del territorio”. Un progetto che ottenne il via libera dell’allora asseossore Cascetta. Dello stesso parere anche il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso. «Questo odg non è un semplice atto d’amore per la tutela di una tratta turistica dal valore storico culturale per il nostro territorio – spiega Galasso -. Qui sono in ballo i nostri collegamenti ferroviari. Con la sospensione della tratta Avellino-Rocchetta si passerà al progressivo smantellamento dei trasporti su ferro della nostra provincia».

    Il progetto, la condivisione. Riammagliare l’Irpinia in un sistema efficiente con il resto del sud Italia, questa la proposta su cui l’intero consiglio si ritrova per rilanciare e difendere le tratte ferroviarie della Provincia. Il progetto “ la via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” in via di definizione ed approvazione da parte del Cipe dimostra la potenzialità che questa tratta ferroviaria può esprimere in termine di valorizzazione turistica del territorio. «Questo accompagnato ad una politica dei trasporti che integra ferro e gomma può essere il volano per una nuova e moderna mobilità nella nostra Provincia – spiega Galasso -, come una delle risorse ineludibili del piano strategico». Nei vari interventi della consigliera Ambrosone e D’Ercole e Giordano molto si è parlato anche dell’importanza dell’integrazione ferro-gomma. «A quanti hanno votato oggi contro questa decisione l’appello a continuare insieme la nostra battaglia – conclude Mitrione -».

    Simonetta Ieppariello

  32. 33 pietro mitrione 10/12/2010 alle 9:51 pm

    Pucci Bruno* Negli ultimi anni con una certa periodicità, di fronte a sistematiche minacce di chiusura, si discute del destino della linea Avellino-Rocchetta. E da qui solitamente si apre, e rapidamente si chiude, il dibattito sullo sviluppo del trasporto su ferro nella nostra provincia. La linea Avellino-Rocchetta è etichettata come un «ramo secco», ovvero una linea di bassa produttività. Si tratta di una linea ferroviaria che, a fronte di un costo di gestione non trascurabile, trasporta ogni giorno poche decine di persone. È una infrastruttura che richiede un non più prorogabile investimento di riammodernamento e che strutturalmente mal si presta al trasporto di persone visto che la maggior parte delle stazioni si trova ad una scomoda distanza dai centri dei paesi che lambisce. In una regione indebitatissima che si trova a dover fronteggiare la sostenibilità di un sistema di trasporto che muove ogni giorno, a tariffe basse, milioni di persone è un lusso che ormai non ci si può permettere. Certo, di fronte alla protesta dei territori, si può provare a verificare se è possibile mantenerla parzialmente attiva per sostenere, si dice, lo sviluppo del turismo. Se sarà possibile, ben venga. Anche se, a voler essere proprio impopolari, si potrebbe avanzare qualche dubbio sul fatto che turisti provenienti da altre province scelgano di visitare gli sparsi paesi dell’Irpinia con la ferrovia partendo dalla stazione del capoluogo. Anche perché non saprebbero come arrivarci se non in macchina.
    Allora che fare? Assistere passivamente, dopo quelli nella sanità, ad un ulteriore taglio che interessa la nostra provincia? Il tutto senza essere sicuri che lo stesso rigore, in termini di tagli, lo si pratichi allo stesso modo su tutto il territorio regionale. Inoltre c’è il rischio che, se si consolidasse una politica esclusivamente e freddamente efficientista, si possa assistere ad un graduale impoverimento dei nostri territori caratterizzati, come sono, da una bassa densità di popolazione e, quindi, di domanda. Ovvero saremmo al paradosso che la disponibilità di spazio, che noi abbiamo, invece di rappresentare, come in altre aree del Paese e dell’Europa, una grande opportunità, finisca con l’essere motivo di debolezza o di opportunità per gli altri (vedi rifiuti). Per questo è giusto reagire. Ma come? Impegnandosi in un’altra battaglia di resistenza e, si interpreti il termine letteralmente, di semplice conservazione? Con il rischio anche di perderla senza nulla ottenere? Nel campo dei trasporti, da diversi anni, la Regione Campania ha sviluppato una massiccia progettualità che ha marginalizzato la nostra provincia, grazie anche alla debole azione delle nostre istituzioni. Ci dovevamo aspettare impegni seri e precisi per rilanciare il nostro trasporto su ferro attraverso il collegamento con le grandi direttrici di trasporto nazionale, con l’Università di Fisciano, con la città di Salerno. E avremmo dovuto politicamente vigilare perché questo accadesse. Un tempo la politica dalle nostre parti era in grado di abbinare a richieste di sacrifici e di rinunce, proposte in grado di offrire una prospettiva di sviluppo e di speranza. Forse sarebbe più utile allora attivarsi per individuare ed indicare chiare e precise priorità di intervento. Priorità sulle quali chiedere ai nostri rappresentanti ed alle nostre istituzioni di avviare un negoziato, ad un livello di pari dignità, con la Regione. Si tratterebbe di un metodo che oggi vale per i trasporti, ma domani potrebbe valere per tutti gli interventi di pianificazione strategica che interesseranno il nostro territorio. Si eviterebbe così di ridursi ad una nuova protesta istituzionale sotto i balconi della Regione, senza ottenere nemmeno il risultato di essere ricevuti.

  33. 34 pietro mitrione 10/12/2010 alle 9:53 pm

    «Un patrimonio comune da difendere». Il sindaco Galasso condensa in un concetto-chiave il senso del documento con cui oggi, il consiglio comunale, prende posizione sul futuro della Avellino-Rocchetta. Il destino della tratta ferroviaria si collega, più ampiamente, al rilancio dei collegamenti su strada ferrata – che i piani di Trenitalia deprimono – anche in chiave turistica. «Intendiamo tutelare in ogni modo il tracciato – commenta Antonio Gengaro, presidente del consiglio comunale – sollecitando tutti gli altri livelli istituzionali ad intervenire». Anche la minoranza, con Enza Ambrosone, annuncia una posizione favorevole al documento stilato
    L’appuntamento è per oggi alle 12 a Piazza del Popolo alle 12. Qui si terrà la seduta straordinaria del consiglio comunale interamente dedicata alla questione della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, alla vigilia della sospensione delle corse a partire da lunedì. Una riunione dell’assemblea cittadina voluta dal sindaco Giuseppe Galasso e dal presidente del consiglio, Antonio Gengaro per cercare di bloccare il provvedimento adottato da Trenitalia con lo scopo di contenere i costi. «Abbiamo voluto questa riunione – spiega il primo cittadino – perché l’Avellino-Rocchetta è una tratta storica per l’Irpina e per la città di Avellino. E proprio in virtù della sua valenza storica, ma anche turistica, la linea non può essere annullata, anzi va difesa. Questa è poi anche l’occasione per riparlare di collegamenti ferroviari necessari per l’intera provincia». «Il consiglio – aggiunge il presidente dell’assemblea Gengaro – difenderà la tratta storica, ma chiederà anche alla Provincia, alla Regione, a chi ha competenza in materia proprio di rilanciare i trasporti a partire dall’Avellino-Rocchetta e attraverso un sistema integrato ferro-gomma». Gengaro riprende così l’ipotesi già avanzata dal gruppo «In_Loco_motivi», guidato da Pietro Mitrione, avanzata assieme alla manifestazione di forte dissenso per la sospensione della linea e per rilanciare il confronto sulla necessità di ripensare l’intero sistema ferroviario in Irpinia. È lo stesso Gengaro a ribadire quanto più volte espresso anche da Luca Battista, di «Amici della Terra Irpinia»: «Tutti gli strumenti di programmazione territoriale, adottati o meno che siano – dice – prevedono, oltre al mantenimento dell’Avellino-Rocchetta, l’aggancio all’alta capacità, sia sull’asse ottavo sia con Salerno e Benevento, e c’è anche la consapevolezza che non si può lasciar tagliare il poco che abbiamo, tanto più perché si è dimostrato il valore turistico della tratta. Le dinamiche di sviluppo non possono essere solo in funzione del numero di abitanti, altrimenti le aree interne restano fuori dai servizi». Di qui l’esigenza di far fronte e di richiamare l’attenzione delle istituzioni deputate a decidere in materia di trasporti perché si faccia tutto il possibile. Raccogliendo l’invito di «In_Loco_motivi», che auspica per il Comune capoluogo un ruolo da capofila nella sensibilizzazione dell’ente regionale, Gengaro afferma: «Noi non ci rassegniamo, ma tutta la classe dirigente regionale, anche irpina, ha l’obbligo di intervenire e investiremo la Provincia perché si apra un tavolo di coordinamento sui trasporti in generale. L’Avellino-Rocchetta in questo senso è il punto di partenza». L’assemblea si prepara quindi a votare un documento stilato ieri mattina proprio per sollecitare Provincia e Regione a istituire un tavolo, come richiesto anche dal folto movimento a difesa della storica tratta. «Spero che in consiglio ci sia la sensibilità di tutti – dichiara il sindaco – perché l’Avellino-Rocchetta è un patrimonio comune da difendere, ma credo che maggioranza e opposizione si esprimeranno in maniera concorde. Il Comune intende farsi portatore della volontà irpina di non perdere questo patrimonio, trasferendo il documento alla Regione». E l’opposizione pare condividere appieno il contenuto del documento nel quale, dice il consigliere dell’Udc Enza Ambrosone, «si ricomprende la nostra posizione, che è quella di chiedere alle istituzioni preposte il mantenimento della tratta ferroviaria sia per il trasporto sia per le opportunità turistiche. Dismettere la tratta, inoltre, non comporta grandi risparmi dal punto di vista economico, anzi pone l’aggravante di un fermo che ai fini della manutenzione crea difficoltà».

  34. 35 pietro mitrione 12/12/2010 alle 5:35 pm

    IL MANIFESTO del 11 Dicembre 2010

    AVELLINO-ROCCHETTA OGGI L’ULTIMA CORSA

    UN’IMMAGINE DEL TRENO AVELLINOROCCHETTA

    C’ERA UNA VOLTA IL TRENO

    Trenitalia e la Regione Campania «sospendono» le corse della ferrovia che
    attraversa l’Irpinia. Era stata inaugurata nel 1895. Un altro passo verso
    il baratro per il sud Italia

    MICHELE FUMAGALLO

    AVELLINO
    Chissà cosa credono di aver fatto i funzionari della regione Campania e di
    Trenitalia che hanno deciso la chiusura della tratta ferroviaria
    Avellino-Rocchetta Sant’Antonio (Foggia). Perché se credono di aver fatto
    qualcosa di buono per la collettività, allora bisognerebbe fargli sentire
    addosso la loro ignoranza e la loro miseria culturale e politica.
    Bisognerebbe fargli studiare un po’ Francesco De Sanctis, uno degli
    artefici di questa ferrovia, e magari Giustino Fortunato, uno dei
    meridionalisti impegnati in anni lontani nella battaglia per le “strade
    ferrate ofantine”. Bisognerebbe fargli sentire la vergogna quando si
    riempiono la bocca di cultura e dall’alto dei loro stipendi e delle loro
    ignoranze ne sono invece la decisa e radicale antitesi. Dunque l’antica
    ferrovia che da Avellino attraversa tutta la dorsale che divide questo
    pezzo di Campania dalla Basilicata e dalla Puglia (fu inaugurata, nel
    tratto completo di 119 chilometri, il 27 ottobre del 1895), quella che ha
    segnato la storia degli uomini di queste zone dell’osso, le loro epiche
    emigrazioni, la guerra, la rinascita, sarà chiusa a partire dal 13
    dicembre prossimo. E sarà chiusa nel modo peggiore, persino prendendo in
    giro il territorio: infatti la linea è sospesa e continua a restare aperta
    all’esercizio. Che significa che sarà comunque soggetta a cura da parte
    del personale delle ferrovie. E allora perché interrompere del tutto il
    servizio ferroviario? Per dimostrare cosa? Che non vale la pena tenerla
    aperta?
    Ma tutti, cioè tutte le persone interessate al rilancio, sanno che questa
    strada ferrata ha un valore dentro un nuovo modello di sviluppo per il
    territorio. Che da sola non funzionerebbe. Ma che accompagnata da una
    piattaforma di nuovo progresso essa diventa addirittura una metafora di
    rinascita e di futuro. E poi: perché umiliare le centinaia di persone che
    hanno rivitalizzato questo pezzo di strada ferrata con corse turistiche
    che hanno contribuito alla valorizzazione del territorio e delle sue
    potenzialità? Inutile ricordare la motivazione che porta l’assessore ai
    trasporti della regione Campania Sergio Vetrella: il governo centrale ci
    chiede di tagliare e noi dobbiamo tagliare. È la stupidità economica di
    questo periodo in Italia. Intanto tagliare le corse non significa
    tagliarle tutte. Poi, con quale motivazione per il futuro? Naturalmente
    non c’è nessuna motivazione per il futuro, soltanto calcoli contingenti e
    assolutamente distruttivi.
    Il pezzo di ferrovia che va da Avellino a Rocchetta Sant’Antonio, alle
    porte del tavoliere pugliese, è anche un asse di penetrazione tra la parte
    orientale della Campania e la Puglia e la Basilicata. Cioè un elemento
    fondamentale del nuovo sviluppo dei territori. E invece così si
    contribuisce a creare un muro che divide sempre più la Campania dalla
    Puglia e dalla Basilicata. E pensare che siamo in epoca di apertura, di
    globalizzazione! Ma chissà se a qualcuno è venuto in mente di ricordare ai
    funzionari e amministratori che, se è un problema di risparmio, basterebbe
    diminuire un po’ la “casta” amministrativa e politica, quella che davvero
    ingolfa la macchina e impedisce di camminare, per salvare, ma soprattutto
    rilanciare in termini turistici, culturali, di trasporto merci e di viaggi
    normali questa linea ferrata. Tra l’altro chissà se i nostri
    amministratori sanno che, allo stato, è pressoché impossibile, senza
    questa ferrovia, usare mezzi pubblici per andare, soprattutto dalla parte
    del territorio bagnato dai fiumi Calore e Ofanto, in Puglia e in
    Basilicata. E ancora chissà se sanno che tanti (persino le istituzioni)
    hanno avuto progetti interessanti su questa linea. Dalla valorizzazione in
    senso ambientalista del territorio, legato al turismo, ai prodotti tipici
    e a una nuova agricoltura; a quello di un uso del trasporto merci per
    binari che passano dentro le aree industriali costruite dopo il terremoto
    del 1980; a quello di un museo itinerante legato al nome del grande
    critico letterario Francesco De Sanctis (nel paese d’origine, Morra, vi è
    la sua casa natale) che si batté molto per questa strada ferrata. Ma cosa
    volete che se ne importino di De Sanctis, del futuro di queste zone (sono
    in gran parte quelle del cratere del terremoto del 1980, cioè i paesi più
    danneggiati e distrutti), dell’autonomia dei territori, amministratori
    (sarebbe troppo chiamarli politici, la politica vera è in grado di
    cavalcare i sogni delle persone) che se ne fregano se associazioni, come
    in questo caso “In loco motivi”, nata apposta per rilanciare la tratta,
    hanno già portato più di tremila persone in viaggi turistici, oltre ad
    aver già in programma con le scuole viaggi di studio per centinaia di
    alunni e studenti.
    Ci sono territori attraversati da questa ferrovia (per esempio l’Alta
    Irpinia) che vivono, insieme ad altri e più di altri, il dramma
    dell’emigrazione ripresa in grande stile, dell’agonia civile dei
    territori, dell’esproprio dei servizi essenziali (vedi ospedali), della
    vita giovanile mai così terribile e senza prospettive. Ma “loro” sono
    abituati ad altro. Ad una politica di maneggioni, di robot agli ordini
    della economia (capitalistica) ufficiale, di uomini figli della decadenza
    culturale e politica che viviamo. Ma non è detto che le cose debbano
    andare sempre così come loro hanno deciso. E se avessero fatto male i
    conti? Antonio Panzone, che si è occupato in qualità di docente di questa
    ferrovia producendo anche un libro con gli studenti, la mette così:
    «L’Irpinia mi fa pensare alla tela di Penelope. Ma, fenomeno strano, la
    natura reagisce e fa la sua parte: il viaggiatore che oggi attraversa in
    treno i nostri posti rimane incantato dal suo aspetto spontaneo, naturale,
    suggestivo per i paesini, per le frequenti, alterne immagini del Calore e
    dell’Ofanto, per la varietà di flora e fauna, per cui la natura riempie di
    significato l’intera tratta». Pietro Mitrione, ex ferroviere e animatore
    del gruppo superattivo di “In loco motivi”, cioè gli amici della linea
    ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, scende nel problema di oggi:
    «Sabato 11 dicembre faremo l’ultimo viaggio del nostro gruppo. Partiremo
    dalla stazione di Avellino alle 6,30 del mattino e attraverseremo tutta la
    tratta fino a Rocchetta Sant’Antonio, la porta della pianura pugliese. Chi
    vuole si aggreghi a noi. Gli amici, i sindaci e tutte le persone sensibili
    dei vari paesi che attraverseremo si facciano vedere. Se saremo in tanti
    magari sarà anche una bella forma di protesta per questo treno preso in
    genere da poche persone perché del tutto abbandonato al suo destino.
    Eppure in questi mesi di impegno con i viaggi turistici, gli incontri, le
    assemblee, il nostro sito, i dibattiti che abbiamo su facebook, e tante
    altre cose, abbiamo dimostrato che c’è una voglia di treno, una
    sensibilità nuova. E anche una voglia di parlarne. Sempre di più questo
    treno, che all’apparenza sembrava destinato al declino totale, ha
    risvegliato idee nuove in tanti. Quest’anno abbiamo già tantissime
    prenotazioni dalle scuole oltre che da tante persone. Perciò abbiamo
    vissuto come una sorta di coltellata alle spalle la decisione della
    regione Campania di tagliare sulle tratte soprattutto delle sue zone
    interne. Di conseguenza Trenitalia, che pure aveva preso la decisione di
    dimezzare quelle poche corse che c’erano, ha poi deciso di sospendere il
    servizio su tutta la tratta. Che dire? Siamo sconcertati, oltre che
    amareggiati. Ma è un’illusione pensare che staremo con le mani in mano.
    Perché dobbiamo buttare alle ortiche una storia gloriosa, un passato dove
    c’è scritto innanzitutto il futuro per noi? Un futuro legato agli
    splendidi paesaggi che attraversa la linea, al risveglio della memoria?»
    E, va aggiunto al suo discorso, a un rapporto ovest-est quanto mai
    indispensabile di questi tempi. Tempi in cui un regionalismo stupido e
    fuori storia ha rinchiuso i territori in luoghi angusti a dispetto della
    globalizzazione montante e della costruzione europea. È così devastante,
    questo modo di fare, che è quasi impossibile avere una informazione
    italiana corretta sulle ferrovie turistiche, quella che si poteva avere,
    anni fa, quando bastava telefonare alla sede centrale di Roma e, sempre
    con fatica e nervosismo naturalmente (siamo in Italia), avere un
    informazione su tutto il territorio nazionale. Provate a chiedere alla
    sede nazionale di Trenitalia, la storia, la mappa e il futuro delle tratte
    turistiche esistenti in Italia, e vi sentirete spesso dire che bisogna
    informarsi dalle regioni. Cosicché, si dovrebbero fare venti telefonate
    per cercare di avere qualche informazione. Vogliamo citare un altro caso
    di un bislacco modo di fare, che riguarda proprio questa ferrovia? Chi
    scrive si è trovato nella carrozza a discutere, con molto umorismo
    ovviamente, con il controllore per sapere se il biglietto fosse giusto o
    sbagliato. Perché? Ma perché, non facendo più le agenzie di viaggio un
    biglietto per il solo passaggio su questa tratta per l’esistenza dei
    biglietti unici regionali, e attraversando la linea tre regioni (Campania,
    Basilicata, Puglia), col biglietto campano in teoria non potresti
    attraversare la Basilicata e neanche la finale Puglia. Che si fa? Già, che
    si fa? Ovviamente si abbozza e si viaggia alla fine lo stesso.
    Quindici anni fa, nel centenario della ferrovia, ci fu una manifestazione
    di popolo indimenticabile. Con una partecipazione così massiccia che era
    difficile scendere dal treno a ogni stazione traboccante di folla. Chi
    scrive seguì allora per il nostro giornale quella festa, che fu anche un
    grande insegnamento per i piccoli particolari di cui si discuteva nelle
    carrozze. Una signora ormai anziana, figlia di un ferroviere, raccontò che
    il padre la portava da bambina sul treno perché, ammalata nelle vie
    respiratorie, le faceva inalare, nelle gallerie e affacciata al
    finestrino, il vapore. A mo’ di moderne inalazioni. E tanti altri episodi
    in quella giornata indimenticabile che poi però nessuno ha saputo e voluto
    valorizzare. E’ evidente che una ferrovia del genere, che risente anche
    del tracciato progettato all’inizio della seconda metà dell’Ottocento, ha
    bisogno di una progettualità turistica indispensabile e all’altezza del
    territorio che si vuole valorizzare oltre che dei nomi che si sono spesi
    nella sua realizzazione, a partire dal critico letterario (e politico)
    Francesco De Sanctis. Un grande museo itinerante nelle stazioncine
    ricostruite, legato alla vita e alla storia del critico, con una sede
    degna nella casa a Morra De Santis e in un centro studi ad hoc, potrebbe
    essere una carta di straordinaria efficacia. Tra l’altro è sommamente
    stupido cercare di recuperare la casa del critico, mettere in piedi una
    fondazione o un centro studi e poi lasciare alla malora uno dei lasciti
    migliori del suo impegno politico su questo territorio. Il tutto,
    ripetiamo, giocato sul rapporto Ovest-Est, cioè una sinergia tra territori
    che adesso vengono divisi in modo improprio, oltreché ridicolo in epoca di
    globalizzazione. Sono del resto cose di cui persino le istituzioni hanno
    già discusso in passato firmando anche protocolli di intesa, tra Province
    confinanti o vicine. La ferrovia può diventare quindi, a queste
    condizioni, metafora di ripresa. Ma vallo a raccontare ad amministratori
    che non sanno cos’è una metafora politica, che vivono con le parole e i
    gesti rivolti all’indietro, marionette di un passato che fa tutto il
    possibile per restare a galla. Non che non esistano problemi nella
    cosiddetta società civile. Del resto se possono far passare porcate di
    questo tipo è anche perché la società civile è prigioniera e succube della
    decadenza del mondo politico. Riprendere il discorso su di un nuovo futuro
    fondato sull’autonomia dei territori dentro uno scambio ricco con gli
    altri e sull’ambientalismo più politico e di classe, è urgente. E il
    discorso su questa emarginata tratta ferroviaria allude proprio a questo in
    fondo. Sapranno gli amici di “In loco motivi”, gli abitanti dei territori
    presi in esame, la classe operaia che lavora a contatto con i binari di
    questa linea, “rimettere ordine” in un mondo così alla deriva?

  35. 36 pietro mitrione 12/12/2010 alle 11:05 pm

    Giulio D’Andrea Rocchetta-Avellino solo andata? No grazie, la speranza passa anche per la Puglia. Nell’ultima corsa della tratta ferroviaria spunta fuori un’idea suggestiva. Bari potrebbe adottare parte del tracciato. Del resto alla fine di un viaggio, canta De Gregori, c’è sempre un viaggio da ricominciare. La battaglia di «In_Loco_Motivi» va quindi avanti, con la ricerca di sponde in altre province. Ieri il gruppo di promozione culturale aveva dato un appuntamento impegnativo. Ore 6.15 stazione di Avellino. Ultimo tour di andata e ritorno targato Trenitalia, da lunedì si chiude. Sostenitori e curiosi attendono pazienti la partenza, sfidano il gelo tra sorrisi e macchine fotografiche. In tutto una ventina, nel corso del tragitto saranno molti, molti di più. Si parte che è ancora buio, appena s’intravedono le prime luci. È la strada del vino, Luogosano è la fermata numero uno, a Castelfranci termina la notte. Tra le due carrozze viene subito eletto il personaggio del giorno. Si chiama Hellis e viene da Trento.

    12/12/2010
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    Giulio D’Andrea Segue dalla prima pagina Si tratta di un appassionato di ferrovie che ha voluto scoprire la tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio nel giorno della chiusura. Osserva dai finestrini il cielo limpido e la brina sui vigneti. Apprezza, il trentino Hellis. L’anima di «In_Loco_Motivi», Pietro Mitrione, può ben dire che «il treno unisce gli italiani». Rotaie attive da 115 anni, quelle che dal vino portano al grano. Ma il vulcanico attivista preme comunque per una giornata di festa. In effetti l’aria è quella. A Montemarano salgono i primi studenti, diretti nelle scuole superiori di Lioni. Vuoi vedere che il treno è addirittura vitale per qualcuno? La conferma arriva tra Cassano Irpino e Nusco. Qui le due carrozze si riempiono di liceali, nonostante molti ragazzi siano rimasti a casa per via del ghiaccio sulle strade. Non ci stanno a perdere l’opportunità della ferrovia. Non senza contromisure adeguate. A Lioni l’occupazione simbolica dei binari, poi tutti sui banchi. La corsa del treno deve proseguire, il ritardo è già cospicuo. Oltrepassata Morra De Sanctis ecco Conza della Campania. «Questa sì che è accoglienza», esulta Mitrione, insieme agli «Amici della Terra» e alla «Comunità Provvisoria». A Conza il primo gonfalone irpino (sarà anche l’unico). Il sindaco Vito Farese abbraccia idealmente e materialmente i viaggiatori, mentre alcuni bambini sventolano uno striscione: «Dopo i rifiuti e gli ospedali l’Irpinia perde anche l’ultimo treno». La rappresentanza di Conza, assessori e Pro Loco, salta su. «Avevamo invitato tutti i sindaci – assicura Mitrione – forse li troveremo al ritorno». Poco prima delle 10 si giunge a Rocchetta Sant’Antonio, territorio pugliese. L’ormai folta delegazione irpina trova sul primo binario un bel gruppo. Cittadini comuni, rappresentanti di associazioni, i politici, la stampa locale. Un altro gonfalone: quello di Rocchetta, provincia di Foggia. In fascia tricolore si avvicina il presidente del Consiglio comunale, Luigi Inglese: «La strada ferrata in Puglia non supera i dieci chilometri – afferma il rappresentante – ma noi ci sentiamo irpini e vogliamo il futuro di questa ferrovia. Formalizzeremo tutto e solleciteremo ancora una volta il governatore Nichi Vendola. Chissà che non si possa pensare ad una gestione pugliese del percorso, almeno fino a Lioni», riflette Inglese. «Poi esistono le possibilità dei fondi europei, basta consorziarsi tra le tre regioni», aggiunge l’esponente di LiberaMente, Andrea Gisoldi. Si discute infatti della disponibilità di Rosa Gentile, assessore ai Trasporti della Basilicata. Ma c’è poco tempo, dietrofront. A metà di ogni percorso c’è sempre spazio per i bilanci. «In_Loco_Motivi» tornerà ad Avellino con l’idea pugliese nella testa. «Naturalmente speriamo che i nostri politici possano fare qualcosa, altrimenti la proposta di Rocchetta ci sembra allettante», commenta Mitrione. Intanto spuntano le prelibatezze locali. Pane e salame, vino, anche un grappino proveniente da Montella. Il professor Gaetano Calabrese, salito a Lioni insieme al consigliere comunale Nicola Di Paolo, scrive e declama versi sull’indolenza di chi rappresenta l’Irpinia. Il bilancio della giornata è positivo, ma di altri amministratori neanche l’ombra. Delusione sul punto. E non arrivano commenti positivi per il consiglio comunale monotematico di Avellino, giudicato dalle associazioni tardivo e propagandistico. «Magari troveremo qualcuno alla stazione», si dice. Ma allo scalo del capoluogo, ore 13, ci sono quelli delle ore 6, macchine fotografiche «piene», bagaglio culturale più solido, una nuova esperienza. «Le idee venute fuori sono decine. Peccato che nessun rappresentante politico abbia ascoltato», chiosa amaro Pietro Mitrione

  36. 37 pietro mitrione 12/12/2010 alle 11:06 pm

    Maurizio Petracca * La discussione che si sta registrando in queste settimane circa lo sviluppo in Irpinia sembra essere spinta più dall’emotività e appare sempre più viziata da una estemporaneità che, di fatto, fa perdere di vista le priorità, impedendo così di individuare il bandolo della matassa. Il dibattito nato intorno al futuro della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio diventa paradigmatico dello stato di confusione che in questo momento vive la provincia di Avellino. Il mio ruolo di Assessore provinciale con delega alla pianificazione strategica mi impone di cercare la strada che porti ad un chiarimento in merito. Rispetto alla tratta ferroviaria, infatti, la discussione oscilla tra chi intende difendere l’esistente rispetto all’organizzazione del trasporto ordinario e chi, invece, ne vorrebbe disegnare un futuro con finalità turistiche e culturali. Due profili che non possono convergere. In questi giorni l’unico approccio sensato è quello che ho letto, proprio dalle colonne di questo giornale, nell’intervento a firma di Giuseppe Bruno

    La logica, infatti, vuole che si ragioni per priorità, si individuino gli strumenti idonei e si cerchi di recuperare risorse necessarie al disegno strategico. Sulla pianificazione, infatti, non sono consentite approssimazioni né letture superficiali. Un punto di partenza importante può senza dubbio essere la previsione contenuta nelle linee guida del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Va chiarito che oggi ci muoviamo in un quadro mutato. Appare, quindi, sbagliato far riferimento ad un progetto già pronto ma chiuso nel cassetto da una Regione sbadata ed inconcludente. Quando è esattamente il contrario. È proprio per l’attivismo di questa giunta regionale che il Pain è stato tirato dalle sabbie mobili in cui era. È quanto il vice presidente della giunta regionale, Giuseppe De Mita, ha annunciato nel corso della tavola rotonda di Bagnoli. Andrebbe spiegato per evitare equivoci che, allo stato, su indicazione del Dipartimento per lo sviluppo economico, è ancora incerta la sua dotazione di risorse economiche a valere su fondi Fas. Andrebbe chiarito, infine, che del Pain è stata richiesta una rimodulazione per assecondare principi di concentrazione degli interventi che finora non erano stati contemplati. In quel Pain, quello a cui oggi qualcuno sembra riconoscere valore salvifico, non era prevista alcuna rifunzionalizzazione della linea Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, quanto una poco utile riqualificazione delle sue stazioni ferroviarie. È giusto ripartire da qui. È questa una proposta percorribile, capace, cioè, di coniugare sviluppo, sostenibilità e disegno strategico. E di questo disegno strategico la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta rappresenta un tassello. Nel complesso va affrontata una riflessione corale, che sappia andare al di là degli steccati di parte e che riesca a declinare al meglio l’interesse generale, quello di assicurare cioè una reale prospettiva all’Irpinia. *Assessore prov. alla Pianificazione Strategica

  37. 38 pietro mitrione 12/12/2010 alle 11:09 pm

    http://www.corriereirpinia.it/default.php?id=999&art_id=1628

  38. 39 pietro mitrione 12/12/2010 alle 11:21 pm

    Quando cala il sipario si risveglia la politica
    Il commento di Marco Grasso

    Per oltre un anno un gruppo di “fissati” (per loro stessa ammissione) è andato su è giù per l’’Irpinia tra l’indifferenza generale. Sulla storica locomotiva che, di buon mattino, partiva dalla stazione di Avellino per raggiungere i comuni della provincia, si è visto qualche sindaco, un bel po’ di sindacalisti e poco altro. Nessun parlamentare, nessuna traccia – assicurano i promotori – neanche dei consiglieri regionali. Un anno di visite guidate e escursioni consumato nel silenzio delle istituzioni.
    Se oggi si può ancora parlare di “Avellino-Rocchetta” è solo perchè Pietro Mitrione, sindacalista della Cgil con la passione per il ferro delle rotaie, e il gruppo dei “fissati” non hanno mai mollato, sottoponendo alla Regione iniziative su iniziative per dimostrare la vitalità turistico-naturalistica (e non solo) della tratta. Hanno invocato a lungo un intervento della politica. Hanno chiesto, tra le altre, di verificare la possibilità di adeguare la tratta e la stazione di Avellino all’Alta Velocità. Niente da fare, i “nostri” erano impegnati in altre faccende, molto più importanti. Ma non si sono arresi ed hanno ottenuto una deroga in extremis, ormai in scadenza.
    Ora che, forte dei numeri antieconomici della tratta irpina, l’assessore regionale Vetrella è pronto a calare il sipario, ecco che la politica irpina, improvvisamente, si risveglia. Prima la Provincia, poi il Comune con, udite udite, una seduta di consiglio comunale straordinaria. Dalle parole ai fatti: ecco, puntuali, documenti su documenti, proposte, interrogazioni parlamentari.
    Qualcuno si è addirittura ricordato che la Regione ha finanziato, tramite Cipe, un progetto del 2007 di rilancio del Laceno che si intreccia con il collegamento ferroviario. E no, guai a chi tocca il nostro treno, a costo – avrebbe urlato qualcuno – di sdraiarci sulle rotaie. Altri hanno rispolverato la litania delle aree interne isolate e la missione impossibile dello sviluppo. Mitrione, e va capito, parla di una grande pagina della politica. Secondo noi avrebbe una gran voglia di sbraitare e mandare qualcuno a quel paese, ma abbozza, pensa a quel trenino che, sbuffando, si arrampica sulle montagne irpine, e si commuove.

    • 40 agostino 13/12/2010 alle 7:38 am

      condivido in pieno!!!

      Dove sono stati fino ad oggi….

      Non dico negli ultimi dieci anni, ma almeno negli ultimi 16 mesi è possibile che non hanno mai sentito parlare della ferrovia ????

      Eppure qualcosa l’abbiamo fatta, i giornali ne hanno scritto, abbiamo fatto le conferenze stampa (puntualmente snobbate anche quando erano a “casa” loro), abbiamo viaggiato, abbiamo fatto viaggiare, abbiamo fotografato, abbiamo scritto, abbiamo chiesto, abbiamo lavorato gratuitamente, abbiamo coinvolto il territorio, abbiamo ospitato viaggiatori provenienti da varie regioni, abbiamo lanciato appelli, abbiamo avuto riscontri dalla popolazione, abbiamo avuto collaborazioni, abbiamo avuto qualche sponsor, abbiamo impegnato 16 mesi della nostra vita per un’idea ed una passione, abbiamo accolto ed assistito ii viaggiatori, abbiamo attivato un percorso virtuoso per la nostra Irpinia, abbiamo DATO TANTO…..

      Negli ultimi 15 giorni SI SONO SVEGLIATI….. i giornali, che ci hanno sempre sostenuto, hanno dato loro spazio e loro si sono precipitati……tutti i mpegnati a dire la loro, a suggerire soluzioni, a indicare strade da percorrere, a tirare fuori progetti, a lanciare idee, a dire cosa e come fare, a fare richieste ai loro amici e colleghi (politici e non solo), a scrivere impegni (inutili), a farsi paladini della nostra iniziativa, a diventare parte attiva nella battaglia (quando ormai è già persa) e soprattutto per parlare di programmazione!!!!!
      Ma quale programmazione……se quello che hanno fatto in questi quindici giorni lo avessero fatto (seriamente e con vero impegno, non come momento di visibilità) negli ultimi sedici mesi, probabilmente OGGI 13 dicembre 2010 non avremmo preso atto di una CHIUSURA, ma avremmo accolto il nuovo orario con ancora più corse e più opportunità per il nostro territorio.

      Da oggi potremo sicuramente parlare di ferrovia “dimenticata”, fatta salva qualche probabile e temporanea ripresa per buttare al vento qualche milione di euro con progetti di grande spesa, breve durata e nessun ritorno sul territorio…

      Con rammarico prendo ancora una volta atto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il ………ma..lgoverna…re!!!

  39. 41 pietro mitrione 12/12/2010 alle 11:23 pm

    Il vero macigno è la Regione»

    Dopo il dossier pubblicato su Buongiorno Irpinia, parla il sindaco di Montefalcione Grassi, tra i promotori del progetto per il rilancio del turismo: la dismissione dell’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio pregiudica tutto

    «I nostri rappresentanti irpini in seno al consiglio regionale devono uscire da questo assordante silenzio e tutelare con più forza la nostra provincia». All’indomani del dossier pubblicato da Buongiorno Irpinia sul progetto “La via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”, abbandonato dalla Regione Campania, interviene il sindaco di Montefalcione, Vanda Grassi, che, nel 2007, fu tra le promotrici di quell’associazione Temporanea di scopo per il rilancio turistico di tutta l’area che va dalla Valle del Sabato alla Valle dell’Ofanto. Sindaco Grassi, più di tre anni fa, iniziò il percorso che portò alla programmazione di una serie di interventi per lo sviluppo turistico dell’Alta Irpinia e non solo. Un momento importante per i sindaci dell’area e lei fu tra i protagonisti. Che ricordo ne ha e che cosa portò alla redazione di quella idea? «Il tutto iniziò perché ci sentivamo investiti di una forte responsabilità che ci imponeva una concertazione territoriale e una programmazione che venisse dal basso. Animati da questo intento, dunque, iniziammo ad elaborare una ipotesi che coinvolgesse non solo le istituzioni, ma anche i privati, gli imprenditori e i sindacati ». Qual era l’obiettivo? «Volevamo riuscire ad arrivare ad una serie di interventi strategici infrastrutturali per mettere in moto meccanismi di sviluppo endogeno, autonomo e autopropulsivo». Un’idea ambiziosa, sindaco… «Sì, è vero. Ed in questa ottica si prevedeva anche il potenziamento della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio che rappresentava un elemento essenziale e funzionale per il sistema di interconnessione su strada ferrata. Era una scelta di campo alternativa al trasporto su gomma e questo era rilevante non solo sul piano economico e commerciale, ma anche ambientale e culturale». Sindaco, quindi da questi presupposti avete pensato di unirvi in una Ats, un’Associazione Temporanea di scopo? «Sì, da qui costituimmo l’Ats e avemmo numerosi incontri anche con delle fondazioni della Puglia Imperiale, perché ipotizzammo anche un collegamento con altre tratte ferroviarie che ricadevano nel territorio pugliese, per creare un percorso che portasse il viaggiatore lungo zone di interesse culturale e storico». E avete avuto dei consensi? «Questo progetto ha trovato il consenso innanzitutto degli imprenditori. E questo, a mio avviso, è un elemento di novità perché c’era sia l’input del pubblico che del privato. Successivamente, si sono aggiunti tanti altri sindaci della zona che interessava tutta la fascia orizzontale della Valle del Calore e dell’Ofanto. Arrivammo all’adesione di circa sessanta comuni». E poi che cosa accadde? «Dopo numerosissimi incontri fatti tra noi sindaci, ma anche con i tecnici, il progetto fu presentato in Provincia e fu recepito. Tant’è che l’allora presidente dell’ente di Palazzo Caracciolo, Alberta De Simone, tenne anche una conferenza stampa perché insieme si parlò anche dell’ammodernamento delle reti idriche (con l’Alto Calore). Erano, infatti, gli unici due progetti proposti dalla Provincia di Avellino. Il progetto fu così caldeggiato da tutte le forze politiche, in presenza anche dell’assessore Sicuranza e Solimine. Fu, così, candidato all’interno delle opportunità offerte dai fondi comunitari ed ebbe l’approvazione anche dell’assessorato regionale di Velardi». Sindaco, sin qui la parte più importante del processo che ha portato alla redazione del progetto e al via libera da parte della giunta Bassolino. Si sa che ci fu anche l’ok dal Ctca nominato dal Cipe. E poi? «E poi, purtroppo, siamo a questo punto, aggravato dal fatto che la dismissione della tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta Sant’Antonio, che come è facile immaginare, compromette anche la realizzazione di questo progetto». Che idea si è fatta di tutto questo? «Ho delle mie opinioni, forse non condivisibili. Credo, infatti, che l’Irpinia stia chiamando i suoi figli ad una forte mobilitazione. Per quel che riguarda la tratta ferrovia dell’Avellino- Rocchetta Sant’Antonio, l’altro giorno c’è stata anche una conferenza stampa tenuta dall’associazione “In_Loco_Motivi”, che in maniera dignitosa e molto attenta, sta conducendo questa battaglia da oltre un anno e mezzo, per difendere un servizio consolidato da oltre un secolo. Tutto questo, mentre sono ancora vive e pungenti le immagini dei sindaci davanti ai cancelli delle fabbriche, sui tetti degli ospedali e sui campi del Formicoso». Sindaco Grassi, a tal proposito, ci sono delle colpe da imputare a qualcuno? «C’è da chiedersi se tutto è addebitabile ad una politica regionale distratta o ci sia la volontà precisa di ignorare le aree più deboli, condannandole all’oblio. C’è stato, però, un segnale da parte del senatore Enzo De Luca che, con un autorevole intervento, ha presentato una interrogazione parlamentare. Questo è già un valido aiuto». E dov’è allora l’ostacolo? «A parer mio, il macigno più grosso è proprio in consiglio regionale. In modo particolare, il vicepresidente della giunta Caldoro, Giuseppe De Mita, ma anche gli altri rappresentanti irpini a Palazzo Santa Lucia, credo che debbano uscire da questo assordante silenzio e debbano diventare fedeli interpreti di un sentimento di appartenenza a questa terra che va difesa con tutte le nostre forze». Sindaco Grassi, il direttore Franco Genzale, sul numero odierno di Buongiorno Irpinia, ha parlato di precise responsabilità. Che cosa ne pensa? «Credo che il nodo della questione stia nel fatto che non si voglia ancora operare quella “rivoluzione copernicana”, nella logica della programmazione. Continuare in una politica quale quella che sta mettendo in atto la Regione Campania è destabilizzante, perché esiste ancora il dualismo tra zone interne e zone costiere. Non solo, ma è una politica anche miope perché non ci si rende conto che la crescita sta proprio nella valorizzazione di quelle aree che per ragioni storiche incancrenite sono state sottoutilizzate. Ma noi dobbiamo difendere le nostre aree, ci dovrebbe essere l’intelligenza politica di capire che un utilizzo delle risorse in maniera appropriata gioverebbe a noi, ma anche alla regione Campania, che ne ha un bisogno urgente. Se si capisce, allora c’è futuro, se non si capisce questo, allora speranze non ce sono».

    Avellino-Rocchetta Sant’Antonio: consiglio monotematico in città

    Il consiglio comunale di Avellino scende in campo, oggi, a difesa della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. E’ prevista per le 12 di questa mattina, infatti, la seduta consiliare monotematica al fine di riuscire ad individuare le soluzioni possibili per scongiurare la chiusura della tratta ferroviaria prevista per lunedì prossimo. La speranza, in effetti, è quella di arrivare ad un documento unitario che possa rappresentare un segnale positivo nei confronti di questa problematica. A riferire di una prima ipotesi è il presidente del consiglio comunale di Avellino, Antonio Gengaro, il quale parla della possibilità di potenziare la tratta integrandola con il trasporto in gomma. «Stiamo lavorando insieme a tutti i gruppi consiliari – ha spiegato il presidente Gengaro – per un documento che possa essere largamente condiviso da tutto il consiglio comunale. Sostanzialmente vogliamo lavorare a difesa di questa linea ferroviaria, ma speriamo, più in generale anche nel rilancio del trasporto ferroviario in Irpinia, in condizione anche di integrazione del trasporto su gomma. Cioè, Avellino è fuori dalla provincia rispetto agli sviluppi ferroviari. Parliamo, da anni, di alta capacità e velocità e quando la vedremo, se la vedranno i nostri figli, la linea che attraversa tutti i borghi antichi, i nuclei industriali e che serve i pendolari. – ha continuato Gengaro – Io penso che l’Irpinia non possa candidarsi ad essere la provincia del taglio. Quando bisogna prelevare lo fanno qui, quando c’è da dare, lo danno altrove». D’altronde la linea ferroviaria, non appartiene soltanto alla provincia, ma può essere fondamentale anche per il comune capoluogo. «La nostra è una battaglia anche per il futuro. Oltre all’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, la città ha il diritto di collegarsi con l’università di Fisciano e Salerno, di collegarsi a Benevento e, in prospettiva, anche con Napoli. Noi queste battaglie le rivendichiamo e le facciamo presenti al presidente della Regione Campania. Spero, inoltre, che in Irpinia presso il governo provinciale possa esserci un luogo dove poter discutere di questi problemi che riguardano il futuro dei nostri giovani e il futuro dello sviluppo della nostra amata Irpinia», ha concluso il presidente del consiglio comunale di Avellino.

  40. 42 pietro mitrione 13/12/2010 alle 10:45 pm

    Andrea Gisoldi * Non è plausibile che dopo più di un secolo una tratta storica come l’Avellino-Rocchetta venga inesorabilmente chiusa nel silenzio delle istituzioni che ormai a questo territorio guardano solo tenendo conto della legge dei numeri e non del potenziale storico e sociale che quest’angolo di Mezzogiorno conserva. Come giovani dell’associazione culturale «LiberaMente» di Rocchetta Sant’Antonio ci rivolgiamo alla sensibilità del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, affinché si avvii una nuova stagione di collaborazione tra regioni per dar vita ad una proficua collaborazione nell’interesse dell’intero territorio appulo-irpino-lucano. Il treno Avellino-Rocchetta è già per tanti di noi una vera potenzialità per salvaguardare il flusso turistico nato in questi anni dalla caparbia abnegazione del mondo dell’associazionismo locale. Nessun contributo, né i tanto osannati progetti hanno fatto risalire migliaia di persone sul treno; solo la voglia di riscrivere al propria identità ha permesso a molti di utilizzare la strada ferrata come opportunità creativa ed alternativa per passare i week end in giro per le bellezze artistiche ed architettoniche dei nostri piccoli comuni. Oggi viene negata anche questa possibilità. Chiediamo a Vendola di prendere quanto prima contatti con i governatori di Campania e Basilicata per trovare una soluzione comune che possa essere anche alternativa alla preclusione messa in atto in questi ultimi mesi. Un treno che potrebbe collegare Lioni a Foggia è una delle soluzioni per ricollegare un corridoio fondamentale reso difficile anche dagli orai proibitivi e dalle scelte calate dall’alto che hanno ridotto la Rocchetta-Avellino in un tronco moribondo. La nostra speranza è di rivedere la tratta per intero funzionare al servizio delle cittadinanze e del mondo associativo. A voi il compito di ridarci la possibilità di far rivivere la Rocchetta Avellino a noi il piacere di mettere in campo le iniziative per fare di questa tratta un fiore all’occhiello del crocevia interregionale e del turismo settoriale. Aspettiamo quanto prima la visita del governatore Vendola per far toccare con mano lo scempio che si sta consumando in queste ore con la soppressione del servizio. Viaggiare sull’Avellino-Rocchetta è come entrare in un capolavoro d’arte fatto di panorami sconfinati e paesaggi policromi intervallati da piccoli borghi da poter rivitalizzare attraverso la tratta. Sul piano economico i fondi ci sono e vanno solo messi in campo con una concertazione che veda le tre regioni unite nel progettare scelte comuni. Dalla Campania, è il monito rivolto a Vendola, non prendiamo solo i rifiuti ma anche le potenzialità culturali individuate più di un secolo fa da Francesco De Sanctis in questa stupenda tratta. * Presidente dell’associazione culturale «LiberaMente» – Rocchetta Sant’Antonio (Foggia) ©

  41. 43 pietro mitrione 15/12/2010 alle 10:32 pm

    «Si recuperi il progetto o sarà rivolta dei sindaci»

    Il primo cittadino di Morra, Capozza, rilancia l’idea dell’Ats: la Regione deve riattivare subito il percorso

    «La Regione Campania dovrà recuperare il progetto, altrimenti sarà rivolta dei sindaci». A parlare è il sindaco di Morra De Sanctis, Gerardo Capozza. Il suo comune fu capofila del progetto messo in piedi dall’Ats (Associazione Temporanea di Scopo), “La via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”. E proprio Capozza spera che quella idea non sia stata abbandonata del tutto dalla Regione Campania. «Io credo che il progetto non sia stato messo da parte, nel senso che è un progetto che ha fatto già un iter. E’ stato, infatti, approvato in Regione Campania, nel 2009 dalla Giunta Bassolino, ma ha avuto anche il via libera da parte degli organi nazionali di Governo, il Cipe. Adesso so che deve essere rivisto, forse, solo per modificare il numero dei comuni che vogliono partecipare. Ma questo non cancella l’idea portante del progetto che, vorrei ricordarlo, è stata forse la prima sperimentazione, dove il territorio viene progettato dal basso, cioè dai comuni, dai sindaci. Non solo, ma è la prima volta che in provincia di Avellino, abbiamo registrato l’attenzione dei privati. Il 40% del progetto, infatti, è finanziato da privati che intendono investire in Irpinia. Questo ci deve far capire che la nostra provincia attrae risorse private, per la prima volta dopo il terremoto dell’80». Di qui l’auspicio di Capozza: «Io mi auguro, ovviamente, che la Regione Campania rifletta e ascolti quelle che sono le richieste e valuti con attenzione il da farsi. Se fosse diversamente, allora credo che ci possa essere una forte protesta da parte dei sindaci. Questo perché il governo regionale, che è organo sovracomunale, dovrà comunque tenere conto di una proposta che non è solo una idea, una ipotesi, bensì un progetto concreto che valuta tutte le sfaccettature, le varie potenzialità della provincia di Avellino. Non solo, ma è stato programmato sulle linee guida della ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio e, quindi, per la prima volta, alle chiacchiere ci sono i fatti, valutati con le Ferrovie dello Stato. Tant’è che su quel tratto abbiamo avuto anche la disponibilità del proprietario dell’Oriente Express per mettere a disposizione le carrozze, come ha fatto già in Sicilia. Poi abbiamo puntato, come idea portante, anche sull’enogastronomia, che è un altro nostro punto di forza. Così come abbiamo voluto sottolineare l’importanza del turismo culturale e del turismo religioso che in provincia non mancano», ha concluso il sindaco Capozza.

    De Feo: il treno per il turismo deve ripartire a tutti i costi

    Riceviamo e pubblichiamo da Franco De Feo, segretario provinciale della Uil. «Siamo convinti e consapevoli che “il treno per il turismo” deve assolutamente ripartire per dare una speranza di sviluppo futuro per le attività produttive nel territorio dove insistono i 36 Comuni dell’Associazione Temporanea di Scopo “ La via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” ed anche una concreta opportunità occupazionale per i tanti giovani alla ricerca di sostegno alla propria condizione di disoccupazione. Bisogna unire le forze, fare sistema tra Enti locali, politica ed Istituzioni parlamentari a livello nazionale e regionale per rivendicare completamente delle procedure istruttorie e concreto finanziamento del progetto che darebbe sostegno alle attività produttive ed alla rivalutazione del patrimonio storico ed artistico nell’ambito di una filiera strategica per la zona. Bisogna sviluppare sollecitazioni pressanti nei confronti della classe politica e parlamentare, di livello regionale e nazionale, di governo e di opposizione, affinché ognuno per la parte di responsabilità attivi impegno e produca ogni sforzo per accelerare le procedure di approvazione e finanziamento del progetto. Realizzare anche nella nostra provincia la “strada del vino” che attraversi i borghi rurali ed i bellissimi paesi della nostra verde Irpinia, è l’aspirazione massima che dovrà essere sostenuta in ogni sede di decisione per rivalutare risorse naturali e patrimonio artistico monumentale. Per quanto ci riguarda sosterremo con forza l’iniziativa e siamo pronti a partecipare a tavoli di concertazione “di scopo”, così come sosteniamo il salvataggio della tratta ferroviaria Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, che nell’iniziativa potrebbe giocare un ruolo eccezionale dal versante turistico ».

    Mitrione: subito una cabina di regia in Provincia

    «Subito la sospensione del provvedimento che ha fermato la linea ferroviaria Avellino- Rocchetta Sant’Antonio e poi l’istituzione di una cabina di regia da parte della Provincia di Avellino». Pietro Mitrione, dell’associazione “In_Loco_Motivi”, dopo la chiusura della tratta, non dispera, anzi, ne auspica la riapertura entro la fine delle festività natalizie. Il suo primo pensiero va ai ragazzi, li chiama “eroi”, che fino alla scorsa settimana andavano a scuola utilizzando proprio quella linea ferroviaria. «Sono in sessanta gli eroi irpini – ha detto Mitrione – che da lunedì vanno a scuola come possono, ma che fino a sabato hanno potuto utilizzare l’Avellino- Rocchetta per i loro spostamenti quotidiani. Li chiamo eroi, proprio così, perché con la chiusura di quella tratta sono costretti ad andare a scuola magari restando per ore al freddo, visto che gli orari degli altri mezzi non coincidono con quelli scolastici. Sono “solo” in 60 – ha continuato – ma la nostra provincia e i nostri numeri sono questi». Di qui, il suo paragone con Napoli. «Purtroppo, non si capisce che dieci ragazzi irpini significano 1000 ragazzi di Napoli. Sono queste le proporzioni, ma questo non viene capito. Per i trasporti, così come per gli ospedali e per le scuole, si taglia in maniera orizzontale, senza comprendere che ci stanno soltanto impoverendo perché ci tolgono servizi che, seppur fruiti da poche persone, sono comunque fondamentali in una terra come la nostra. Questa è la domanda che c’è in Irpinia, non possono confrontarla con i numeri di Napoli e decidere di tagliare soltanto da noi», è l’amara riflessione di Mitrione. Tornando, poi, nello specifico, alla questione della linea ferroviaria, Pietro Mitrione parla dell’importanza dell’integrazione ferro-gomma. «Accanto al trasporto su gomma – ha detto – è fondamentale avere anche quello su ferro. L’integrazione deve diventare un fatto compiuto. Penso, ad esempio, a Lioni. Lì, infatti, hanno realizzato l’autostazione accanto alla linea ferroviaria. Ed è una realtà che io immagino anche ad Avellino, quando, prima o poi, la metropolitana leggera sarà completata. Bisogna pensare, infatti, che, così, sarebbe servita tutta la zona della città ospedaliera, che, attraverso la Bonatti, arriverà facilmente alla ferrovia. Tra l’altro, è un qualcosa che è stato previsto anche nel Piano Strategico. Ed è per questo che ritengo opportuno, nonché fondamentale, avere la capacità di traguardare atti che saranno presto una realtà». Molto importante, poi, per il rappresentante dell’associazione “In_Loco_Motivi”, anche il collegamento della città di Avellino con Napoli, proprio attraverso la linea ferroviaria. «Avellino – ha detto – è l’unica provincia campana che non è collegata con il capoluogo partenopeo. Vorrei che fosse chiaro che a Napoli, prima o poi, non si arriverà più con i bus. Quindi, perché non sfruttare le possibilità che abbiamo già adesso? Con l’esistente, si arriva in un’ora e dieci. Io non dico di mettere i treni ogni dieci minuti, come già accade per i pullman, ma si può dare una mano anche solo con tre treni veloci. In questo modo, dunque, si dà la possibilità di sgravare anche l’Air». Nel frattempo, mentre dalla Regione Campania si è deciso di bloccare la linea ferroviaria dell’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, dalla Puglia è giunta una proposta e la spiega proprio Mitrione. «Poiché una parte dell’Irpinia guarda verso la Puglia, allora questa regione ha deciso di interessarsi della linea ferroviaria, per la parte che va da Lioni a Foggia. Sostanzialmente, anche dalla Basilicata, sta arrivando la proposta di ragionare tutti insieme per fare in modo che questo sistema ferroviario abbia una maggiore dignità. In questo discorso, poi, rientra anche il progetto “La via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”, perché grazie a quella idea si può pensare, finalmente, ad uno sviluppo mirato che, però, non è solo turistico, ma punta anche al miglioramento della vivibilità di quei comuni. Non bisogna, però, soltanto guardare ai soldi, agli investimenti, ma alla bontà delle idee che, in questo caso, possono davvero cambiare le sorti di quella parte dell’Irpinia e non solo. Purtroppo, però, quando si sono decisi i tagli, lo si è fatto in maniera orizzontale, ovvero, si taglia dove la domanda è più debole: Avellino e Benevento. Così è per i trasporti, così è per la scuola, così è per la sanità ». E Pietro Mitrione coglie l’occasione anche per spiegare a che cosa sta lavorando, in questi giorni, l’associazione “In_Loco_Motivi”. «Speriamo davvero che per la fine delle festività natalizie il provvedimento di chiusura dell’Avellino- Rocchetta Sant’Antonio venga sospeso. E dovrà continuare a funzionare almeno fino alla fine dell’anno scolastico. Accanto a questo, però, vorremmo pensare, insieme all’amministrazione provinciale, ad un minimo di programma di esercizio interno a questa linea, partendo dalla istituzione di una cabina di regia. Sappiamo che il presidente Cosimo Sibilia ha già presentato una interrogazione parlamentare e questo, per noi, è già importante. Ma possiamo fare di più. Possiamo fare in modo che le decisioni di aprire o di chiudere qualcosa partano da noi, dalla nostra provincia, in base alla necessità. Tra l’altro, proprio con l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio avevamo intrapreso un’attività turistico-culturale che intendiamo continuare. Così come avevamo già un accordo con il Provveditorato agli Studi, perché ci sono pervenute circa 2500 richieste da parte delle scuole irpine che vogliono conoscere l’Irpinia». E, a questo proposito, Mitrione coglie l’occasione per fare un appello ai sindaci affinché insieme all’associazione possano far sentire più forte la loro voce. «Cari sindaci – ha concluso Mitrione – tutte queste cose, le abbiamo ascoltate bene già trent’anni fa. Credo sia arrivato il momento di reagire tutti insieme, affinché non si perda la nostra memoria, affinché i nostri figli, di qui a trent’anni, non dovranno ascoltare, di nuovo, le stesse cose».

    IL FATTO, LA SINTESI

    Esiste un Grande Programma di sviluppo che va sotto il nome “La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” che la Regione ha dimenticato in un cassetto. Un progetto (che risale alla Giunta Bassolino) che prevede interventi per 100 milioni di euro e che punta alla valorizzazione delle risorse identitarie irpine ed a creare una rete integrata territoriale che va dalla Valle del Sabato alla Valle dell’Ofanto. Un lavoro che parte dal basso e che nasce dall’elaborazione di 5 comuni proponenti e che ha ricevuto l’approvazione di altre 31 amministrazioni locali. La candidatura del progetto è arrivata a Palazzo Santa Lucia dove, il 31 luglio del 2009, ha ottenuto, all’unanimità, la delibera dell’attuale giunta regionale. Pochi mesi fa è arrivato il via libera dal Ctca (comitato tecnico congiunto per l’attuazione) organismo istituito dal Cipe per la selezione dei progetti Pain- Fas. Su questo tema di particolare importanza per lo sviluppo turistico della provincia, il nostro giornale ha pubblicato, giovedì 9 dicembre, un dossier che sintetizza il progetto. Riteniamo che sia una battaglia utile per la nostra provincia per bloccare eventuali manovre di Palazzo ed accelerare la fase esecutiva degli interventi.

  42. 44 pietro mitrione 16/12/2010 alle 7:26 pm

    Giulio D’Andrea C’è un doppio binario di marcia per salvare il treno irpino del paesaggio, la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. La Puglia è interessata alla gestione di parte del tracciato. E un affido condiviso, tra Napoli e Bari, potrebbe salvare per intero le storiche rotaie. Due gli appuntamenti cruciali. Questa mattina il vertice in Regione Puglia. All’incontro col governatore Nichi Vendola prenderà parte l’associazione «LiberaMente» di Rocchetta ed il coordinamento nazionale dei Piccoli Comuni col portavoce Virgilio Caivano. A Bari si discuterà delle idee venute fuori proprio durante l’ultima corsa, quelle idee che vedrebbero una gestione pugliese da Rocchetta a Lioni. «L’appuntamento delle prossime ore ha una valenza politica importante – evidenzia Pietro Mitrione, dell’associazione In_Loco_Motivi -. C’è qualcuno che finalmente s’interessa ad un discorso complessivo, capendo che la collaborazione tra diversi enti locali può risultare fondamentale». L’obiettivo è una divisione di diritti e doveri tra Puglia e Campania sui due segmenti. E le speranze per la tratta sono legate anche al vertice in Regione Campania. Il 21 dicembre verrà presentato l’orario invernale di Trenitalia, che contiene pesanti tagli anche per il tragitto Avellino-Benevento. L’assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella, ha previsto a Napoli un confronto con le associazioni di viaggiatori. Convocato anche il gruppo irpino di In_Loco_Motivi. «Si potrà parlare dei fondi Pain e del turismo, affrontando i nodi del trasporto ordinario», conclude Mitrione».

  43. 45 pietro mitrione 16/12/2010 alle 7:32 pm

    L’appello di D’Amelio: uniamoci per far ripristinare quel progetto

    La consigliera regionale del Pd: ho già preparato una interrogazione Ma serve anche l’impegno dei comuni interessati e della Provincia

    «E’ un progetto che va ripristinato al più presto». Rosetta D’Amelio, consigliera regionale del Partito Democratico, anche già sindaco di Lioni, è convinta della bontà dell’ipotesi progettuale realizzata dall’Associazione Temporanea di Scopo, nel 2007, e già approvata dalla Regione Campania e dal Cipe, dal titolo “Le vie del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”. Ne è convinta, a tal punto da avere pronta una interrogazione da presentare proprio in consiglio regionale. Ma, nel frattempo, chiede uno sforzo ai Comuni interessati, ma anche alla Provincia di Avellino, affinché il discorso possa mettersi in moto nuovamente. «Dobbiamo impegnarci, insieme alle amministrazioni comunali interessate e insieme anche all’amministrazione provinciale, al di là del colore politico di appartenenza. Ci dobbiamo impegnare, perché dobbiamo trovare la strada percorribile per recuperare quel progetto che permette la valorizzazione dei territori che percorrono, tra l’altro, la via del vino. Non solo ma è un programma di sviluppo che va a toccare, e potrebbe salvare, anche la tratta ferroviaria dell’Avellino – Rocchetta Sant’Antonio della quale si sta discutendo in questi giorni. Si sa, infatti, che ha subito i tagli da parte della Regione Campania e che, pertanto, ha dovuto fermare le sue corse». Di qui, dunque, l’appello della consigliera regionale del Pd all’ente guidato dal presidente Stefano Caldoro. «Il governo di Palazzo Santa Lucia, dunque, – ha continuato Rosetta D’Amelio – deve riprendere il discorso e trovare la strada per ripristinare quella importante linea ferroviaria, perché serve un territorio importante. E questo è lo stesso che aveva fatto questa Ats (Associazione Temporanea di Scopo), con comuni che andavano da Montefalcione a Morra De Sanctis. Ho già pronta, a tal proposito, una interrogazione, e credo che ad Avellino dobbiamo lanciare con forza l’idea di un incontro cong li assessorati competenti ed il presidente della giunta regionale, per fare in modo che non siano sempre i territori irpini ad essere penalizzati». Nel frattempo, proprio sul fronte dell’Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, nella tarda serata di ieri, si è saputo che c’è un interesse particolare da parte della Regione Puglia. E’ per questo, infatti, che è in programma per oggi un incontro con il presidente Nichi Vendola. Ovviamente, all’ordine del giorno, il futuro della linea ferroviaria che potrebbe rinascere proprio grazie all’intervento della vicina regione pugliese. Intanto, la consigliera D’Amelio, sempre interessandosi delle zone dell’Alta Irpinia, in questo caso specifico di Sant’Angelo dei Lombardi, parla di una richiesta che ha inoltrato all’Air, l’azienda che gestisce i trasporti irpini. «Servono fermate dirette per il carcere di Sant’Angelo dei Lombardi in modo da agevolare le persone che si recano in visita presso la Casa Circondariale. E’ quanto mi impegno a chiedere alla locale Azienda dei Trasporti. Una richiesta manifestatami da più parti» e della quale la consigliera ha parlato prendendo parte al “Concerto di Natale” per i detenuti organizzato dai volontari della Croce Rossa Italiana .

    Turismo: la proposta di Confindustria

    La sezione Alberghi e Turismo di Confindustria Avellino ha organizzato per mercoledi 22 dicembre alle ore 11 presso la propria sede di Avellino in via Palatucci un incontro con l’assessore provinciale al turismo Raffaele Lanni e con il Tour Operator Campano Giroauto interessato ad inserire il sistema turistico irpino nei propri cataloghi di incoming. Obiettivo dell’incontro è definire un programma di eventi ed itinerari spendibili oltre i confini provinciali e regio- nali; è una interessante opportunità sia per gli operatori locali ma soprattutto per il sistema turistico locale che potrebbe godere di una visibilità senza precedenti ed essere inserito in percorsi culturali, enogastronomici ed artistici anche al di fuori dei confini locali. Per tale motivo gli Enti e le Organizzazioni interessate sono invitate a partecipare all’incontro di mercoledì prossimo, al fine di definire una proposta univoca come più volte auspicato da Confindustria Avellino e dalle stesse Istituzioni locali.

    Avellino-Rocchetta S.A.: il destino ora è appeso all’incontro con Vendola

    Si terrà questa mattina si terrà un vertice in Regione Puglia, l’Associazione LiberaMente di Rocchetta Sant’Antonio ed il portavoce del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Virgilio Caivano, incontreranno il governatore Nichi Vendola. Si parlerà esclusivamente del futuro della tratta, e verrà avanzata la provocatoria proposta di far gestire alla regione Puglia la tratta da Rocchetta a Lioni per poter condividere con la Regione Campania diritti e doveri in maniera paritaria. Il 21 dicembre intanto verrà presentato l’orario invernale con i tagli regionali ai trasporti. L’associazione inLoco_motivi è stata convocata dall’Assessore Regionale ai Trasporti Sergio Vetrella nell’abituale conferenza in cui viene presentato l’orario regionale invernale alle associazioni di viaggiatori. L’incontro si terrà il 21 alle 10 nell’auditorium del Centro Direzionale di Napoli isola c3.

    “Asse attrezzato”, il PdL chiede chiarimenti a Foglia

    Riceviamo e pubblichiamo da Alessandro Somma, segretario cittadino del PdL di San Martino Valle Caudina. «Il PdL di San Martino Valle Caudina vorrebbe delucidazioni sull’ asse attrezzato. Il nove novembre 2010 dopo giorni di pioggia sul tanto discusso asse attrezzato San Martino Valle Caudina – Roccabascerana che chi sa in quale futuro collegherà la Valle Caudina con il capoluogo Avellino, le abbondanti precipitazioni provocano uno smottamento che ricopre il fondo stradale con terra e detriti. L’area in poco tempo viene messa in sicurezza ma si circola a senso unico alternato. Al giorno 14 dicembre siamo alle solite, noi caudini veniamo sempre dimenticati dagli enti che dovrebbero fare gli interessi del cittadino, infatti l’Asi, ente che dovrebbe gestire l’asse attrezzato non ha preso nessun provvedimento, la strada è rimasta cosi come era dopo lo smottamento, con una segnaletica alquanto improvvisata c’è un grosso rischio d’incidente. Al presidente Pietro Foglia noi tutti chiediamo “ma in Valle Caudina si viene solo per far promesse durante la campagna elettorale? Noi caudini non siamo uguali a tutti gli altri cittadini della provincia? È vero che il periodo economico non è roseo ma aggiustare un muretto di contenimento e ripulire per bene il fondo stradale di una strada completata da nemmeno due anni certo non costa milioni di euro. In attesa che la strada venga completata speriamo che almeno venga riparata».

  44. 46 pietro mitrione 17/12/2010 alle 7:05 pm

    Anzalone: giunta regionale inetta Avellino-Rocchetta: Vendola c’è…

    L’ex consigliere regionale bacchetta Caldoro e il suo governo: in otto mesi non ha fatto altro che spulciare nelle delibere di Bassolino, tralasciando invece i progetti importanti

    “D’accordo con l’onorevole Rosetta D’Amelio, che si sta impegnando fortemente per sostenere quel piano”. L’ex Consigliere Regionale del Pd, Luigi Anzalone, interviene sul progetto “Le vie del vino e i castelli dell’Irpinia verde”, fermo nei cassetti di Palazzo Santa Lucia. “E lo fui – aggiunge Anzalone – anche da consigliere regionale, spingendo in tale direzione. L’Irpinia è bella dal punto di vista paesaggistico e della memoria storica. Inoltre ha una grande potenzialità produttiva legata alla risorsa acqua. Noi potremmo avere una valorizzazione del patrimonio turistico enorme, con una conseguente e sostanziosa ricaduta occupazionale. Purtroppo di fronte abbiamo una giunta Caldoro che è, ad otto mesi dalla sua entrata in funzione, l’apoteosi dell’incapacità e della inettitudine ad operare. Io consiglierei al presidente e ai suoi colleghi di giunta di trovare qualche altra delibera di Bassolino cui fare le pulci, perchè altro, oltre qualche squallidissima operazione di bassa cucina clientelare familistica, non sanno fare. E speriamo che con la vicenda inceneritori non facciano di peggio. Io credo che a prescindere dalla collocazione politica, tutte le forze che ritengono di esprimere nelle istituzioni la nostra società, debbano impegnarsi, in particolare la Provincia e i Comuni direttamente coinvolti, per far raggiungere l’eccellenza all’Irpinia. Così si potrebbe dare occupazione e sviluppo al territorio, invece oggi ai nostri giovani lor signori danno soltanto disoccupazione ed emigrazione”. Intanto si è tenuto ieri mattina un vertice in Regione Puglia, tra l’Associazione LiberaMente di Rocchetta Sant’Antonio, il portavoce del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, è il governatore Nichi Vendola. Si è parlato esclusivamente del futuro della tratta. E’ stata avanzata la provocatoria proposta di far gestire alla regione Puglia la tratta da Rocchetta a Lioni per poter condividere con la Regione Campania diritti e doveri in maniera paritaria. Vendola si è detto disponibile, pur nei limiti delle proprie competenze e nel rispetto delle altre, a dare una mano. Il governatore pugliese chiamerà Caldoro per chiedere di revocare il provvedimento che chiude la storica linea ferroviaria, fondamentale per il rilancio del turismo in Irpinia, soprattuto se inserIta nel progetto “Le vie del Vino e i castelli della verde Irpinia”. Il 21 dicembre, infine, l’associazione inLoco_motivi è stata convocata dall’Assessore Regionale ai Trasporti Sergio Vetrella nell’abituale conferenza in cui viene presentato l’orario regionale invernale alle associazioni di viaggiatori. L’incontro si terrà il 21 alle 10 nell’auditorium del Centro Direzionale.

  45. 47 pietro mitrione 17/12/2010 alle 7:07 pm

    Giulio D’Andrea Tante proposte per la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, ma sulla gestione condivisa tra Campania e Puglia è fumata nera. Intanto ieri terzo incontro interregionale al Ministero dei Beni Culturali sulla destinazione dei fondi Pain per l’Irpinia. Per la Campania era presente il vicegovernatore, Giuseppe De Mita. Attesa nelle prossime ore una nota del Comitato Tecnico congiunto per l’Attuazione. Il documento dovrebbe fare chiarezza sulle potenzialità turistiche della tratta. Il Ctca ha ricevuto i rilievi del Dipartimento per lo Sviluppo Economico, che porterebbero a una rimodulazione degli interventi. In altre parole, sul Pain siamo solo alle battute iniziali. Altro fronte, la Puglia. Il governatore Nichi Vendola si è detto «molto interessato» al percorso ferroviario e disponibile a mettere in campo soluzioni innovative. Sembra però tramontata l’ipotesi di una co-gestione tra regioni nel tratto Lioni-Rocchetta Sant’Antonio. C’è il rischio – fanno sapere da Bari – di un’eventuale polemica politica. Verrebbe considerato inopportuno lo stanziamento diretto di fondi pugliesi su altre zone. Inoltre i passi burocratici per la realizzazione del progetto non sarebbero agevoli. L’idea era stata avanzata durante gli ultimi giorni di vita del percorso ferroviario, nel corso dei confronti tra i vari gruppi che si battono in difesa dello storico treno e ventilata dallo stesso consiglio comunale di Rocchetta Sant’Antonio. L’incontro sul lungomare Nazario Sauro, tra il presidente Vendola e i rappresentanti di varie associazioni, ha portato nuove ipotesi per la linea. Presenti gli esponenti del coordinamento nazionale Piccoli Comuni e il gruppo LiberaMente di Rocchetta. Con il leader nazionale di Sel c’erano anche dirigenti di società operanti nei settori delle energie rinnovabili. L’intenzione sarebbe quella di formare un partenariato pubblico-privato, con le regioni Campania e Puglia affiancate da diverse aziende, per creare un doppio binario del turismo: quello dei borghi e quello dell’innovazione. Per l’ultima tipologia si parla tecnicamente di «tratta a trazione energetica», in grado di convogliare sui binari studiosi e accademici. Il governatore ha fatto sapere sempre da Bari di voler coinvolgere presto la Regione Campania. Si cercherà di ottenere quei fondi europei che possano calamitare l’attenzione, già esistente peraltro, dei soggetti privati. Soddisfatto Virgilio Caivano, del coordinamento nazionale Piccoli Comuni e Andrea Gisoldi di LiberaMente. E si muovono anche gli studenti dell’istituto «Vanvitelli» di Lioni che quotidianamente affollano, o meglio affollavano, la tratta ferroviaria. Gli alunni colpiti dalla chiusura del percorso su ferro (residenti a Nusco, Cassano, Montemarano) hanno inviato una lettera-appello a mezzo fax all’assessorato regionale ai Trasporti. Il 21 dicembre il confronto tra l’assessore Sergio Vetrella e le associazioni dei trasporti. Intanto sul blog della «Comunità Provvisoria» ha raggiunto quota tremila firme l’appello a salvare la tratta ferroviaria

  46. 48 pietro mitrione 19/12/2010 alle 9:08 pm

    Nicola Di Iorio * Rispetto alla pianificazione e alla crescita del territorio, in provincia di Avellino qualcuno sembra voler imporre la logica della guerra per bande, piuttosto che quella della concertazione e del dialogo. È quanto sta accadendo in riferimento al Pain Fas, che vede ricadere sul territorio irpino uno dei due poli di intervento individuati in Campania. Sembra, infatti, assurgere a ruolo di totem la delibera della giunta regionale della Campania numero 1336 del 31 luglio 2009 con la quale si individuava il Polo «La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde» e se ne disponeva la candidatura a finanziamento. Per completezza va aggiunto che la delibera non individuava alcun progetto e non faceva riferimento ad alcuna Associazione Temporanea di Scopo. Si limitava ad una perimetrazione. La delibera aveva per oggetto la strutturazione di un polo territoriale centrato nell’area Taurasi-Valle del fiume Calore fino a spingersi, attraverso la linea ferroviaria Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, verso la Puglia, coinvolgendo il territorio di Calitri e Monteverde. In quella delibera si prevedeva un intervento da spalmare su ben 58 Comuni, divisi in tre fasce In più, l’iniziativa sarebbe stata diretta alla rivitalizzazione della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, o almeno delle sue stazioni. Una iniziativa lodevole. Ma inadeguata. Ideata, anzi, in palese contrasto con gli stessi documenti prodotti dalla Regione in materia di sviluppo strategico. Basti pensare che la Campania per il nuovo ciclo di programmazione 2007-2013 ha scelto una sola parola d’ordine: concentrare. Tutto questo per lasciare un segno duraturo nella vita economica e sociale del territorio. È un approccio sicuramente giusto, quello scelto allora dalla Regione, ma essa stessa si è contraddetta nel momento in cui ha veicolato una candidatura che fa riferimento a quasi 60 Comuni. Altro che concentrazione. Una grida manzoniana, incapace, quindi, di produrre effetti sul sistema turistico irpino. Un disastro completo. Di tutto questo ne fa espresso riferimento il direttore Gregorio Angelini nella nota riportata proprio da «Il Mattino». L’Irpinia, in campo turistico, per migliorare i propri numeri, ha bisogno di politiche serie ed efficaci che facciano riferimento alle risorse del territorio e, soprattutto, alle nuove domande del turismo moderno (enogastronomico, ambientale-sportivo, religioso), concentrando quindi investimenti in aree strategiche. Un obiettivo che si può ottenere legando due ambiti della provincia di Avellino: uno che fa riferimento al Parco dei monti Picentini e l’altro che insiste sul Parco del Partenio, due ambiti uniti dal filo rosso dell’eccellenza enologica, un unicum che farebbe dialogare la risorsa ambientale con quella di prodotto e che troverebbe il suo completamento nella rifunzionalizzazione degli impianti per gli sport invernali già presenti sul territorio. L’assessore regionale al Turismo, Giuseppe De Mita, non ha, dunque, altra strada che quella di rimodulare la pianificazione del Pain, come già annunciato in un recente convegno a Bagnoli Irpino, facendo riferimento alla concentrazione delle risorse. In sostanza, è lo stesso Dipartimento per lo Sviluppo Economico che fa rilevare all’assessore questa indicazione. Non è certo quindi una valutazione discrezionale, tanto meno una ragione di partigianeria politica o partitica. È in questo quadro che si innesta la riqualificazione della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio che può diventare, attraverso una sua riconversione a mera tratta turistica, un elemento fondante del sistema turistico irpino, accantonando definitivamente le voglie nostalgiche di chi vorrebbe farla rivivere come trasporto merci-persone. Infine, se dovesse riuscire la politica della concentrazione e delle scelte strategiche, essa potrà avere ricadute certamente positive sull’intero territorio provinciale. Ed è su questa linea che l’assessore De Mita sembra muoversi, con l’auspicio che l’intero sistema delle autonomie locali irpine e l’intero panorama politico vogliano sostenere questa azione, al di là degli steccati di partito e dei conflitti ideologici. * Presidente Patto Territoriale Monti Picentini

  47. 49 pietro mitrione 20/12/2010 alle 4:37 pm

    Avellino – Rocchetta”: Sibilia interroga Matteoli e Tremonti

    martedì 9 novembre 2010

    Roma – Il senatore Cosimo Sibilia, presidente della Provincia di
    Avellino, e il collega senatore, Luigi Compagna, hanno presentato
    un’interrogazione urgente al Ministro per i Trasporti e le
    Infrastrutture, Altero Matteoli e al Ministro per l’Economia e le
    Finanze, Giulio Tremonti, sul futuro della linea ferroviaria Avellino-
    Rocchetta Sant’Antonio. Di seguito il testo dell’interrogazione.
    “Premesso che nel territorio della provincia di Avellino è presente
    una ferrovia storica inaugurata ben 115 anni fa, la Avellino-
    Rocchetta S.Antonio, che consente i collegamenti dei territori posti
    lungo la valle dell’Ofanto tra cui si annoverano tra l’altro i Comuni
    di Lioni, S.Angelo dei Lombardi e Calitri, con una lunghezza di km
    119; da notizie riportate sulla stampa, sarebbe intenzione di FS
    (RFI e Trenitalia) arrivare alla chiusura definitiva della linea ferroviaria a partire dal prossimo orario ferroviario
    del 12 dicembre 2010, privando un territorio già carente di servizi ferroviari anche di questa opportunità; già
    attualmente il servizio ferroviario è fortemente ridimensionato, con poche coppie di treni al giorno, e questo
    alimenta uno scarso utilizzo della linea da parte degli utenti, e nonostante venga utilizzata in particolare dagli
    studenti e per i quali comunque andrebbe predisposto un servizio sostitutivo di trasporto pubblico, con notevoli
    problematiche relative alla sicurezza, considerando i territori attraversati che nel periodo invernale sono
    interessati sovente da precipitazioni nevose e quindi interruzioni stradali.
    Considerato inoltre che la linea storica è inserita nelle aree interne della regione Campania, dove sono in
    corso diversi progetti di valorizzazione del territorio, delle produzioni enogastronomiche tipiche, del rilancio e
    risanamento dei centri storici, di tutela e valorizzazione delle aree naturali, delle aree a parco, stanche anche
    la bellezza del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico, la ferrovia storica Avellino – Rocchetta
    S.Antonio, costituisce un segno importante del territorio, che ricuce e mettere in relazione percorsi produttivi e
    turistici, in particolare per quanto riguarda la produzione dei famosissimi vini conosciuti sia a livello nazionale
    che sul piano internazionale della valle del Taurasi;
    già nell’ultimo anno 2009/2010 sulla base delle iniziative proposte dall’Associazione culturale “InLoco_Motivi e
    dell’Ente Provinciale Turismo, sostenute dalla Regione Campania nell’ambito del contratto di servizio con
    Trenitalia, sono state effettuate numerose corse turistiche nei giorni di sabato e domenica, quando
    normalmente la ferrovia era chiusa.
    Questa offerta di treni turistici alla scoperta del territorio, del buon cibo e del buon vino, della natura e del
    paesaggio, delle città e della cultura locale, hanno avuto uno straordinario successo di pubblico e di
    partecipazione dei cittadini, a dimostrazione che esiste una domanda di mobilità basata sulla ferrovia storica .
    Questo dimostra che oltre al servizio di trasporto ferroviario legato a motivi di studio e di lavoro, esiste una
    potenzialità reale e turistica di valorizzazione della linea, che insieme potrebbero alimentare un percorso
    virtuoso per rendere meno onerosa per le risorse finanziarie pubbliche la gestione della rete ed il servizio
    ferroviario
    Considerato infine che sia in Italia che in Europa esistono mirabili esperienze di ferrovie turistiche, che hanno
    attirato migliaia di turisti e che costituiscono un elemento di sostegno delle aree interne, che hanno
    predisposto un’offerta mirata per questo tipo di turismo sostenibile ed in decisa crescita anche in Italia e che la
    chiusura definitiva di una linea ferroviaria storica costituirebbe comunque di per se una perdita per il
    patrimonio ferroviario del nostro paese, che poi è molto complesso e d oneroso recuperare successivamente,
    si chiede ai ministri competenti se corrisponde al vero che è intenzione di FS (RFI-Trenitalia) chiudere
    definitivamente la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta S. Antonio a partire dal prossimo 12 dicembre 2010; se
    non si ritenga opportuno potenziare i servizi di trasporto ferroviario sulla rete ferroviaria in questione, per
    alimentare un sistema virtuoso di incremento dell’utenza e quindi di contenimento dei costi di esercizio; se non
    sia opportuno chiedere a Trenitalia di predisporre un progetto di valorizzazione della linea con adeguati servizi
    ferroviari di interesse turistico, d’intesa con il territorio, per promuovere l’uso della linea storica e valorizzare le
    emergenze territoriali e paesaggistiche dell’area dei territori interessati

  48. 50 pietro mitrione 21/12/2010 alle 6:42 pm

    Oggi a Napoli, nella sede dell’Assessorato regionale ai Trasporti, si presenteranno gli orari ufficiali dei trasporti pubblici regionali. È l’occasione consueta per incontrare le associazione dei viaggiatori, quest’anno un significativo e ufficiale riconoscimento di «In Loco Motivi», arrivato nonostante tutto, proprio da Sergio Vetrella. Conviene quindi appuntare un piccolo memorandum, buono per l’incontro. È opinione del tutto personale, ma i molti che a diverso titolo sono intervenuti nella discussione che si è animata sono parsi del tutto fuori sincrono rispetto alla realtà, ai tempi e alle capacità di spesa del breve ed anche medio periodo. Non so se quanto politicamente speculativo, o semplicemente per minimizzare quanto dimostrato da «In Loco Motivi», ma il futuro dell’Avellino-Rocchetta è stato legato solo ed esclusivamente all’attuazione e alla esecuzione dell’ormai famoso – per non dire famigerato – progetto Pain «La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde». Quel progetto, che sottende una visione strategica e quindi programmatica, non può essere considerato il fine dell’azione politica e amministrativa: come sempre è accaduto negli ultimi anni, si è scambiato lo strumento con le finalità; il vasto programma di interventi per la promozione del territorio con il necessario coinvolgimento di capitali privati, rappresenta la modalità individuata per reperire i soldi. La consapevolezza ultima è che contano le azioni e non solo le parole o i documenti: un po’ tutti siamo bravi a scrivere e a far discorsi. Pertanto, non è credibile non dar peso ai numeri, ai dati, agli indicatori, alla progettualità misurabile e monitorabile che è scaturita da «In Loco Motivi», il treno irpino del Paesaggio. Non servono né domani né nella prossima primavera, i milioni di euro per far camminare il treno, che nonostante tutto ogni mattina era pieno di studenti e nei giorni dedicati è stato – e lo è già per un potenziale immediato futuro prossimo – zeppo di scolaresche che fanno pratica di educazione ambientale, di turisti irpini e da fuori regione che fanno una esperienza emozionale, e quindi di grande pregio per il turismo campano. Serve invece sapere che si può contare sulla professionalità e sulla sagacia e perseveranza di tutto il gruppo «In Loco Motivi» che con gli Amici della Terra sono pronti a garantire quello che hanno già dimostrato. Una visione di un uso del treno legato alla fruizione del paesaggio e ai principi di un turismo sostenibile, dove la variabile ambientale è prioritaria. L’esperienza di «In Loco Motivi» non dimostra essere un fatto né estemporaneo e nemmeno non confrontabile. Vogliamo ricordare il caso concreto delle Ferrovie Turistiche Italiane, con il Treno Natura della Val d’Orcia, la Ferrovia del Basso Sebino e la Ferrovia della Camusa, con la gestione della tratta e degli eventi dati all’associazione di riferimento. Così come 100 anni fa entrava in funzione la linea del Bernina tra St. Moritz e Tirano, che dallo scorso anno è entrata a far parte del Patrimonio mondiale Unesco: il trenino rosso. È a servizio del turismo ma anche delle imprese, in una zona ancor più impervia e difficile dell’Irpinia. Ecco allora dimostrato concretamente che quando i valori economici sono riferiti all’ambiente naturale e ai significati antropologici e culturali, emergono componenti che l’economia tradizionale spesso ignora. «In Loco Motivi» è un’azione che concretizza lo sviluppo sostenibile di un territorio. Il valore economico totale della risorsa tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta può essere rappresentato dalla sommatoria del suo valore d’uso reale con il suo valore d’uso potenziale da parte dei singoli e delle generazioni future e con il suo valore di esistenza, rappresentato dalla disponibilità a pagare per garantirne la sopravvivenza indipendentemente dall’uso reale. *

  49. 51 pietro mitrione 21/12/2010 alle 6:44 pm

    Le vie del vino”, Capozza: nessuna bocciatura dal Cipe

    L’appello del sindaco di Morra de Sanctis, Comune capofila dell’Ats: si mettano da parte le polemiche e i burocraticismi. Prevalga l’interesse per la nostra terra

    «Non c’è mai stata alcuna bocciatura da parte del Cipe». Gerardo Capozza, sindaco di Morra de Sanctis, comune capofila dell’Ats (Associazione temporanea di scopo) che, nel 2007, lavorò alla elaborazione del progetto “Le vie del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”, ci tiene a fare alcune precisazioni rispetto all’iter che, negli anni, ha visto anche l’approvazione da parte della Regione Campania, nel luglio del 2009. «L’idea che veniva fuori da quel progetto era valida – ha detto Capozza – ma, come aveva chiesto anche il Cipe, andava soltanto rivisto il numero dei comuni». In effetti, così come abbiamo avuto già modo di trattare nelle scorse settimane, il progetto che aveva redatto l’Ats comprendeva, inizialmente, meno di dieci comuni, per poi allargarsi a circa 38, fino ad arrivare a quasi 60. Il Cipe, dunque, chiese, dopo aver espresso apprezzamenti per il progetto e giudicandolo il primo tra le regioni che avevano presentato diverse proposte, che fosse rivisto solo il numero dei comuni. «La Regione Campania – ha spiegato ancora Capozza – dopo la decisione del Cipe avrebbe dovuto soltanto ridimensionare il numero dei comuni che prendevano parte a quel progetto. Una volta fatto, quindi, doveva avere un parere definitivo da parte del Cipe». Ma, come è noto, ormai, alle cronache, l’iter si è fermato lì e non c’è stato alcun passaggio ulteriore. «Vorrei precisare, dunque, – ha continuato il sindaco di Morra De Sanctis – che non c’è stata affatto una bocciatura da parte dell’organismo nazionale. Ma, forse, cambiando il governo regiona- le (nel frattempo, infatti, si è passati dal governo Bassolino a quello Caldoro, da un governo di centrosinistra ad uno di centrodestra, ndr) ora la nuova giunta vorrà dire la sua. Ovviamente, però, noi non stiamo a guardare. Per quel che mi riguarda, io sto approfondendo quello che è accaduto fino ad oggi e dalle notizie che ho sia dai funzionari alla Regione che da quelli del Cipe, è che quell’idea progetto non è mai stata messa in discussione. Nell’ambito dei progetti presentati dalle diverse regioni italiane, il nostro era il primo. Poi non so che cosa è successo, forse sono subentrate altre questioni, forse ci sono state delle pressioni, non saprei dire. Resta un dato: per la prima volta in provincia di Avellino, dal basso, è arrivata una proposta di sviluppo operativa, concreta che ha visto anche l’interesse dei privati. Mi sembra sciocco, dunque, buttare alle ortiche una simile iniziativa con dei burocraticismi che non allo sviluppo dell’Irpinia. Pertanto – ha aggiunto Capozza – ritengo sia doveroso mettersi intorno ad un tavolo e discutere con tutti i sindaci, insieme alla Provincia, alla Regione e al governo nazionale. Si capisca l’importanza di questo progetto: può essere una svolta. Per prima cosa, nei prossimi giorni mi rivedrò con tutti i sindaci interessati al progetto e vedremo come procedere. Al momento, però, vorrei chiedere a tutti di abbassare i toni della polemica, perché questo non aiuta di certo a costruire un progetto strategico per la nostra provincia. Non dobbiamo fare in modo di andare in concorrenza con le altre province della nostra regione per l’assegnazione dei fondi europei. Perché se non c’è un’idea progetto forte e credibile, rischiamo di soccombere rispetto ad altre forze, come la costiera amalfitana, o quella cilentana, per non parlare della penisola sorrentina, di Capri. Sono realtà che offrono qualcosa di molto diverso da noi e che hanno un’utenza diversa e già consolidata. Solo un’idea forte può portare ad una speranza e noi l’abbiamo avuta, cerchiamo di gettarla al vento. Faccio, pertanto, – ha concluso Gerardo Capozza – appello all’intelligenza politica di chi oggi deve decidere queste cose. Si mettano da parte i motivi di controversia e ritroviamo i motivi di unità».

    IL FATTO, LA SINTESI

    Esiste un Grande Programma di sviluppo che va sotto il nome “La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” che la Regione ha dimenticato in un cassetto. Un progetto (che risale alla Giunta Bassolino) che prevede interventi per 100 milioni di euro e che punta alla valorizzazione delle risorse identitarie irpine ed a creare una rete integrata territoriale che va dalla Valle del Sabato alla Valle dell’Ofanto. Un lavoro che parte dal basso e che nasce dall’elaborazione di 5 comuni proponenti e che ha ricevuto l’approvazione di altre 31 amministrazioni locali. La candidatura del progetto è arrivata a Palazzo Santa Lucia dove, il 31 luglio del 2009, ha ottenuto, all’unanimità, la delibera dell’attuale giunta regionale. Pochi mesi fa è arrivato il via libera dal Ctca (comitato tecnico congiunto per l’attuazione) organismo istituito dal Cipe per la selezione dei progetti Pain Fas. Su questo tema di particolare importanza per lo sviluppo turistico della provincia, il nostro giornale ha pubblicato, giovedì 9 dicembre, un dossier che sintetizza il progetto. Riteniamo che sia una battaglia utile per la nostra provincia per bloccare eventuali manovre di Palazzo ed accelerare la fase esecutiva degli interventi.

    L’Irpinia nel circuito di Giroauto: l’incontro

    E di turismo parlerà anche Confindustria Avellino. Per domani pomeriggio alle 16, presso la sede di via Palatucci, infatti, ci sarà un incontro con l’assessore Provinciale al Turismo, Raffaele Lanni, e con il Tour Operator Campano “Giroauto” interessato ad inserire il sistema turistico irpino nei propri cataloghi di incoming. Una occasione importante, dunque, per la nostra provincia. Una occasione che Confindustria intende cogliere. Obiettivo dell’incontro è definire un programma di eventi ed iti- nerari spendibili oltre i confini provinciali e regionali. «E’ una interessante opportunità sia per gli operatori locali ma soprattutto per il sistema turistico locale che potrebbe godere di una visibilità senza precedenti ed essere inserito in percorsi culturali, enogastronomici ed artistici. Per tale motivo invitiamo gli enti e le organizzazioni a voler partecipare all’incontro al fine di definire una proposta univoca come più volte auspicato da Confindustria Avellino e dalle stesse Istituzioni» si conclude la nota.

    Il sindaco Famiglietti si ribella: «No ai progetti calati dall’alto»

    Fa bene il presidente Cosimo Sibilia a non mollare sulla questione sanità e a riaprire come aveva fatto sui rifiuti la questione delle zone interne che puntualmente vengono mortificate dal governo regionale. E la storia si ripete anche sulle speranze di rilanciare il turismo di questa provincia, nonostante da Palazzo Santa Lucia sia partito il tentativo di screditare la battaglia dei sindaci irpini con una battaglia di controinformazione destinata a cadere nel nulla. Anche perché i sindaci non mollano e attualmente non ci sono risposte da parte della Regione Campania sul perché il progetto “Le vie del vino e dei castelli tra l’Irpinia verde” sia rimasto chiuso nel cassetto nonostante l’impegno di trentasei amministratori comunali della provincia di Avellino ed un finanziamento di cento milioni già a disposizione. «Così – dice Luigi Famiglietti dirigente provinciale del Partito Democratico e sindaco di Frigento – si nega ogni speranza di sviluppo per questa terra. Io credo, tra l’altro, che si possa fare opposizione in modo diverso e si debba denunciare una sostanziale lentezza. Anzi, direi che la Regione Campania è del tutto ferma rispetto a certi aspetti e ci sono molte difficoltà di questo governo di Palazzo Santa Lucia, visto che si vive una sorta di commissariamento ad opera del Governo centrale, ovvero ad opera del Ministro Giulio Tremonti, che sta dirottando i fondi e le risorse destinate al Mezzogiorno per le opere infrastrutturali del Nord». Il progetto delle vie del vino, finanziabile, ma bloccato da miopi rivalità politiche da parte di chi prima si è impegnato alla sua realizzazione ed oggi dice esattamente il contrario, prevede una serie di infrastrutture per i comuni della provincia, strategiche per il rilancio del territorio. «C’è bisogno, indipendentemente anche dall’appartenenza partitica che l’Irpinia faccia una grande battaglia per lo sviluppo e pretenda le infrastrutture e che vengano finanziati dei progetti che non siano, però, quelli calati dall’alto, così all’improvviso, solo per accontentare le tasche di qualche progettista. Devono essere progetti completamente condivisi con il territorio e devono essere progetti che realmente possono aiutarci per fare sviluppo nella nostra terra», ha concluso Famiglietti.

  50. 52 pietro mitrione 21/12/2010 alle 6:49 pm

    Oggi verrà presentato l’orario invernale con i tagli regionali ai trasporti. Anche l’associazione inLoco_motivi è stata convocata dall’Assessore Regionale ai Trasporti Sergio Vetrella.
    Le ultime settimane sono state caratterizzate dalla mobilitazione delle istituzioni e delle associazioni locali.
    Dopo l’incontro presso la stazione di Avellino, lo scorso 7 dicembre, fu sottoscritto un documento in cui veniva chiesto agli assessori e consiglieri provinciali, e ai consiglieri regionali irpini, di farsi portavoce presso la presidenza della regione per chiedere la sospensione del provvedimento regionale di soppressione delle corse da Avellino a Rocchetta e della necessità di istituire un tavolo di discussione, programmazione e di intesa per scongiurare in modo definitivo la chiusura della tratta ferroviaria. Sforzi che alla fine si sono dimostrati vani con Vetrella che ha deciso di sospendere ugualmente la tratta adducendo come motivazione quella dei costi troppo alti. Una decisione presa per via dei quattro miliardi in meno di risorse per il trasporto pubblico locale. Un taglio consistente che ha portato alla soppressione dell’Avellino Rocchetta. Per molti questi sono stati tagli indiscriminati che hanno inciso sugli studenti, sui pendolari e anche dal punto di vista dell’economia turistica.
    Negli ultimi tempi sulla vicenda relativa all’Avellino-Rocchetta è intervenuta la Regione Puglia con il coinvolgimento di imprenditori privati, associazioni ed enti pubblici. L’idea forte è quella di rendere la Linea Ferroviaria una sorta di condotta per il passaggio dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, perché lungo la tratta i campi eolici ed i campi di fotovoltaico rischiano di chiudere perché non sanno come trasmettere l’energia prodotta. L’idea è di mettere in relazione grossi centri della Puglia ed Avellino utilizzando il corridoio dell’Ofanto. Quindi la tratta diventerebbe la linea del turismo dei borghi e delle energie rinnovabili. Questa mattina, quindi, la presentazione del nuovo orario invernale.

  51. 53 pietro mitrione 22/12/2010 alle 9:39 pm

    La ferrovia Avellino-Rocchetta resta chiusa per meri calcoli ragionieristici. Tagli drastici motivati da scarsa frequentazione ne hanno determinato la cancellazione. A niente è valso l’appello alla ragionevolezza e al rispetto per un territorio che rappresenta in termini di popolazione forse due quartieri napoletani. Niente da fare, contano i numeri e di conseguenza addio servizi universali quale il diritto al trasporto, dopo i tagli alla scuola e alla sanità. È una maledizione vivere nelle zone interne della Campania? Possono decidere per noi chi non conosce la nostra realtà irpina? Oggi 21 dicembre insieme ad altre associazioni abbiamo partecipato ad un incontro con l’assessore regionale ai trasporti Vetrella per conoscere le motivazione che hanno determinato il taglio del servizio ferroviario in Campania. Ebbene, circa l’80% di questi provvedimenti è stato riservato all’Irpinia e al Sannio, dove dicono c’è una domanda debole rispetto a quella della fascia costiera. Ancora una volta si è riproposto lo scontro fra zone interne e fascia costiera, fra quella della polpa e quella dell’osso e come al solito a soccombere è sempre il più debole. Verrebbe da dire si è forte con i deboli e debole con i forti. In queste settimane in tanti e a svariati livelli si sono pronunciati a favore del mantenimento in esercizio della nostra storica ferrovia, chi con grande convincimento e chi ipocritamente. Al capezzale del moribondo non si nega mai un atto di pietà. Avevamo pensato che uno scatto di orgoglio collettivo potesse cambiare a nostro favore la decisione adottata dalla Regione Campania ma il sentimento non vale perché vince la logica dei numeri dovuta anche alla scarsa forza propositiva della nostra rappresentanza politica nel suo complesso. Eppure è ancora possibile vincere questa battaglia a condizione che intorno a questa vicenda non si parli più di Pain o di altro, sono queste cose per «quelli più grandi» di noi e che sicuramente non si divertono facendo scoprire la bellezza del nostro territorio con le iniziative culturali che noi di «In_loco_motivi» abbiamo attivato da settembre 2009 su questa tratta ferroviaria senza avere alle spalle supporters politici o una organizzazione istituzionale specifica. Accanto a questo aspetto a noi interessa immaginare un moderno percorso di politica dei trasporti che tenga insieme ferro e gomma. Per tanto tempo ha imperato l’unimodalità su gomma perché pervasa da interessi clientelari. I tagli apportati al sistema ferroviario irpino con l’entrata in vigore del l’orario invernale di Trenitalia hanno di fatto ridotto al lumicino questo servizio con la soppressione della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta, e non dicessero che non esiste un decreto di soppressione, perché di cancellazione si tratta; con l’eliminazione del collegamento con Napoli: di fatto Avellino è l’unico capoluogo della Campania a non essere collegato su ferro con Napoli; con il dimezzamento dei servizi con Salerno e Benevento, preludio alla completa dismissione dei collegamenti ferroviari, in attesa dell’Alta capacità, se ci sarà e se interesserà la nostra provincia. In compenso però resta, stranamente, un collegamento ferroviario con Roma, guarda caso l’unico che favorisce zone non irpine, e che alla luce della proliferazione di linee automobilistiche non soddisfa nessuna logica i fruizione. Come fare allora per venirne fuori? È possibile ragionare per noi irpini in Irpinia? L’amministrazione provinciale di Avellino, con il suo presidente in testa, organizzi da subito un tavolo di confronto dove, per la prima volta, si possa dar vita a una concertazione che tenga insieme ferro e gomma e operare unanimamente perché questi provvedimenti adottati vengano sospesi. È l’unica alternativa che abbiamo per salvare un’idea che tuteli, nello specifico, la Irpinia. Questa è la nostra proposta: creare una cabina di regia provinciale che appronti il Piano provinciale dei trasporti, senza far prevalere appartenenze politiche o di lobby. * «In_loco_motivi»

  52. 54 pietro mitrione 22/12/2010 alle 9:46 pm

    Nuovo orario regionale di Trenitalia, la debacle irpina è servita. Ieri mattina in Regione Campania l’assessore regionale ai trasporti Sergio Vetrella ha presentato alle associazioni di viaggiatori il nuovo orario di Trenitalia dopo i tagli governativi. «La presentazione dell’orario, ma anche la consultazione delle associazioni- spiega l’assessore- è arrivata solo ora perché fino ad oggi ho lavorato per ridurre l’entità dei tagli che dal 30 per cento sono scesi al dieci». Malgrado il risultato ottenuto dall’assessore la giornata di ieri rimane una Caporetto per i trasporti su ferro nella provincia di Avellino
    Alle associazioni di viaggiatori che protestano per il grave ritardo con cui si è deciso di avviare il dialogo, l’assessore risponde che nulla è definitivo e la convocazione serve a raccogliere suggerimenti per la razionalizzazione die servizi e per ottimizzare le scelte. In pratica chiede di suggerire un taglio piuttosto che un altro. Chiede consigli tecnici, suggerimenti di ottimizzazione che non spetterebbero ai viaggiatori. «Purtroppo ho ereditato una situazione disastrata- prosegue l’assessore- anche dal punto di vista dello staff. Per esempio l’Acam che potrebbe effettuare il monitoraggio è composto da pochissimi elementi. Ma è mia intenzione creare un gruppo che effettui il monitoraggio delle line e che verifichi l’efficienza dei servizi».
    Le associazioni, spesso composte da esperti del settore, si sono dette disposte a fornire indicazioni. Peccato che per l’Irpinia la posizione si riveli sempre perdente visto che il criterio della “scarsa domanda” che ha decretato la perdita di molte coppie di treni è relativo a tutto il servizio regionale, compreso realtà sovraffollate come Napoli. Come spiegare che 60 ragazzi che prendono il treno da Montella a Lioni per le zone interne non sono una “domanda debole?” E che allo stesso modo i venti viaggi turistici per circa tremila passeggeri fatti da inLoco_motivi sono un risultato enorme per una provincia come l’Irpinia? Difficile far passare questo messaggio quando ci si deve confrontare con treni di pendolari che fanno questi numeri in un solo giorno. E così inLoco_motivi, unica associazione irpina invitata all’incontro ha dovuto tristemente prendere definitivamente atto della completa sospensione del servizio sull’Avellino Rocchetta Sant’Antonio. «Rispetto al salvataggio di questa linea sono stato inondato da migliaia di mail- prosegue Vetrella annunciandone la chiusura- ma è troppo costosa: due milioni di euro all’anno e la domanda è troppo bassa per giustificare la tenuta del servizio. Stiamo valutando di attivare due corse al sabato e la domenica fino a Lioni».
    Peccato che i 60 studenti che usano il treno per andare a scuola al sabato e alla domenica non ne hanno bisogno. E sulla questione dei costi si sbandiera sempre una cifra esorbitante che comprende anche la manutenzione, ma il riferimento alla cifre si fa solo nel caso di questa tratta. Due pesi e due misure solo quando si tratta di costi, visto che per la valutazione del numero di viaggiatori tutti i campani sono uguali.
    Ma alcuni sono “più uguali” degli altri se è vero che sulla Napoli Campi Flegrei- Castellamare sono state incrementate le corse con 11 coppie di treni in più, mentre da noi oltre ai treni dell’Avellino Rocchetta è stato completamente soppresso il servizio di collegamento Benevento- Avellino-Nocera-Napoli ed è stata eliminata una coppia di treni sulla Benevento-Avellino-Salerno. La stazione di Avellino da oggi è davvero su un binario morto.
    Il mistero dei costi – Sull’Avellino Rocchetta si sa molto, ma su un punto non si riesce a fare chiarezza, almeno fino a ieri. L’assessore ai Trasporti della Regione Campania Sergio Vetrella continua a sbandierare costi esorbitanti. Secondo quanto dichiarato più volte, e confermato dai dirigenti di Trenitalia la linea costerebbe due milioni di euro, questo senza manutenzione. Due milioni di euro solo per far viaggiare una coppia di treni sulla tratta? «Sì, solo per far viaggiare una coppia di treni». Precisa un dirigente di Trenitalia presente al tavolo regionale. Ancora una volta ci si perde in cavilli di terminologia, in dettagli omessi. Perchè quello che nessuno dice è che il costo di due milioni di euro è la cifra che Trenitalia spende non solo per far viaggiare le due coppie di treni, ma anche il “pedaggio” che paga a Rfi per utilizzare la tratta, e quindi anche la manutenzione. Una bella differenza. Di almeno un milione.

  53. 55 pietro mitrione 22/12/2010 alle 9:48 pm

    Giulio D’Andrea Una riunione interlocutoria sul sistema ferroviario in Irpinia, quella tra le associazioni e l’assessore regionale ai Trasporti e alle Attività Produttive, Sergio Vetrella. Presente al Centro direzionale di Napoli tutto il gruppo di «In_loco_motivi», a difesa della tratta su ferro Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. L’occasione è stata la tradizionale presentazione degli orari ufficiali del trasporto pubblico regionale, con un confronto nella mattinata di ieri tra le diverse associazioni della Campania. Poteva andare sicuramente meglio, ma qualche apertura c’è stata, riferiscono dal gruppo irpino. «Noi abbiamo esposto i problemi che investiranno l’Irpinia, dall’assessorato ci hanno detto di portare a Napoli ulteriori proposte», commenta Pietro Mitrione. «Una possibilità per un discorso di riapertura è ancora in piedi – continua – ma la logica dei tagli penalizza pesantemente i nostri territori, insieme alla provincia di Benevento». «In_loco_motivi» è quindi intenzionata a trasferire idee e proposte nelle mani dell’amministrazione provinciale di Avellino. «Palazzo Caracciolo non può e non deve essere fuori dalla partita – aggiungono dal gruppo di promozione culturale -, così come i sindaci dei Comuni interessati dal percorso devono sostenere la battaglia con più vigore». Ma dall’assessorato di Sergio Vetrella è venuta fuori un’altra opzione, per la verità non troppo gradita a «In_loco_motivi». Si tratta dell’ipotesi di tenere aperti i binari nei fine settimana, in un’ottica di implementazione dei flussi turistici già presenti e di costituzione di nuove forme di viaggio. Una strada praticabile con stazioni e binari soppressi? Forse. Sul punto c’è stato l’impegno dello staff di Vetrella a informarsi sui costi di manutenzione ordinaria presso la Rfi (Rete Ferroviaria Italiana del Gruppo Fs). Senza questo passo è al momento impossibile valutare le reali possibilità di sopravvivenza, a meno che non si intervenga con altri fondi in un quadro esclusivamente turistico, vedi il fondo Pain-Fas. E proprio su questo impegno economico c’era stato nei giorni scorsi un chiarimento da parte di Gregorio Angelini, presidente del Comitato Tecnico Congiunto per l’Attuazione dei Programmi Interregionali «Attrattori naturali, culturali e turismo». In parole povere, veniva messa in luce l’eccessiva dispersione di risorse prevista nel progetto «Le vie del vino tra i castelli d’Irpinia», depositato da 38 Comuni irpini nelle mani della Regione a luglio del 2009. Un invito a rimodulare il progetto, quello di Angelini. I fondi a pioggia, aveva assicurato l’esponente del Ctca, non sono pronti né certi

  54. 56 pietro mitrione 23/12/2010 alle 5:51 pm

    La ferrovia e lo sviluppo ancora possibile
    il punto di Marco Grasso

    Nonostante la dovuta ammirazione per la battaglia portata avanti da Mitrione e il gruppo dei “fissati”, faccio fatica ad unirmi al coro delle proteste e delle imprecazioni contro la decisione, ormai definitiva, della Regione di ridimensionare (non chiudere) la tratta ferroviaria “Avellino-Rocchetta”. Certo, a tutti piacerebbe che la stazione di Avellino diventasse snodo cruciale per i collegamenti nazionali ed internazionali o che il suggestivo, ma un po’ malandato, trenino fosse sostituito da un frecciarossa nuovo di zecca. Bisogna però fare in conti con la realtà e non sottovalutare l’apertura dell’assessore Vetrella alle corse turistiche nel week-end, soprattutto perchè è il modo in cui la tratta è utilizzata da oltre un anno. E’ sulle escursioni domenicali che Mitrione & C. hanno poggiato la loro controproposta e portato a casa risultati importanti. Fino a qualche mese fa la tratta irpina era un ramo secco, destinato ad essere sacrificato per arginare spese e costi ritenuti superflui e provare a far quadrare i conti a palazzo Santa Lucia. Oggi, nonostante tutto, c’è una prospettiva sulla quale lavorare anche per immaginare un nuovo percorso di sviluppo. L’Avellino-Rocchetta è uno spot naturale per il territorio, le produzioni tipiche e i borghi della nostra provincia. Ad una proposta si dà peso e consistenza facendola diventare strategica in un progetto più ampio. E’ questa la sfida che attende ora la nostra provincia e chi crede che sia possibile uno sviluppo diverso, ma non alternativo, ai grandi investimenti industriali. Nella Val D’Aso, nelle Marche, racconta un interessante reportage di Repubblica, un gruppo di imprenditori illuminati e innamorati della propria terra ha ridato dignità e valore all’agricoltura ed all’artigianato, non limitandosi a rivendere nel mercatino locale, ma diventando anche riferimento di realtà industriali nazionali. Hanno inventato, tra le altre, il marchio delle galline della Val D’Aso. Calcolano che un allevatore, che ospiti 15-20.000 esemplari doc, avrà un reddito più che doppio rispetto a un operaio o impiegato in fabbrica. Sempre lì, a gennaio, sarà aperta una scuola di formazione per chi vuole imparare a lavorare la terra, qualcosa di cui si sente parlare da anni anche in Irpinia. L’industria non va smantellata, ci mancherebbe, ma non è possibile continuare a sottovalutare l’agroalimentare, uno dei pochi settori capaci di crescere anche negli ultimi due anni. In questo senso il passaggio di consegne ai vertici di Confindustria tra Sarno e Basso può essere un segnale incoraggiante.

  55. 57 pietro mitrione 23/12/2010 alle 6:00 pm

    Farese: la strategia della Regione? Portare l’Alta Irpinia all’isolamento

    Il sindaco di Conza della Campania sul progetto de “Le vie del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”: «E’ una occasione unica di svolta per la nostra terra. Serve uno scatto d’orgoglio della politica»

    «La Regione Campania è completamente assente sui problemi legati all’Irpinia». E’ duro l’intervento del primo cittadino di Conza della Campania, Vito Farese, che interviene all’interno della nostra inchiesta relativa al progetto “Le vie del vino tra i castelli dell’Irpinia Verde”. Un progetto che, come abbiamo raccontato più forte, vale circa 100milioni di euro, ma è fermo nel cassetto della Regione Campania. Il motivo? Ancora da capire, visto che si tratta di una proposta valida, nata dal basso, dai sindaci, ovvero da un’Associazione Temporanea di Scopo, e che aveva ricevuto anche il via libera da parte della giunta Bassolino e da parte del Ctca del Cipe. Dopo questa prima fase positiva, però, dopo è arrivato il silenzio. «Ormai credo che non ci si debba più meravigliare dell’atteggiamento della Regione Campania – ha spiegato Vito Farese – che ignora le questioni legate all’Irpinia. In particolare quelle dell’Alta Irpinia. Non dimentichiamo le vicende legate alla sanità, quelle della scuola, dei trasporti e ora anche del turismo. Purtroppo – ha continuato il sindaco di Conza della Campania – ci sembra di essere di fronte ad un atteggiamento che sottintende una strategia di completo isolamento della nostra terra ». Per Vito Farese, dunque, è molto grave che non si colga l’opportunità dei finanziamenti europei, «per consentire una svolta all’Irpinia. Purtroppo, si rischia di vedere quegli stessi fondi dirottati sulle aree metropolitane e sulle zone costiere ». Per il sindaco di Conza, quin di, l’unica soluzione è quella di «uno scatto d’orgoglio da parte della classe politica, con particolare riferimento a quella del centrodestra, che poco fa e poco dice. Purtroppo, qui la politica è diventata uno “yes man”. Dobbiamo fare qualcosa, perché quel progetto dell’Ats è una occasione unica per i nostri territori di proporsi anche perché la nostra vocazione, si sa, è quella turistica. Quel progetto era molto ambizioso, ma andava a superare le barriere tra i piccoli comuni, proprio in virtù di una strategia unica che avevamo individuato dopo un’attenta analisi del nostro territorio», ha concluso Farese.

    IL FATTO

    Esiste un Grande Programma di sviluppo che va sotto il nome “La Via del vino tra i castelli d e l l ’ I r p i n i a verde” che la Regione ha dimenticato in un cassetto. Un progetto (che risale alla Giunta Bassolino) che prevede interventi per 100 milioni di euro e che punta alla valorizzazione delle risorse identitarie irpine ed a creare una rete integrata territoriale che va dalla Valle del Sabato alla Valle dell’Ofanto. Un lavoro che parte dal basso e che nasce dall’elaborazione di 5 comuni proponenti e che ha ricevuto l’approvazione di altre 31 amministrazioni locali. La candidatura del progetto è arrivata a Palazzo Santa Lucia dove, il 31 luglio del 2009, ha ottenuto, all’unanimità, la delibera dell’attuale giunta regionale. Pochi mesi fa è arrivato il via libera dal Ctca (comitato tecnico congiunto per l’attuazione) organismo istituito dal Cipe per la selezione dei progetti Pain Fas. Su questo tema di particolare importanza per lo sviluppo turistico della provincia, il nostro giornale ha pubblicato, giovedì 9 dicembre, un dossier che sintetizza il progetto. Riteniamo che sia una battaglia utile per la nostra provincia per bloccare eventuali manovre di Palazzo ed accelerare la fase esecutiva degli interventi

  56. 58 pietro mitrione 29/12/2010 alle 6:23 pm

    «Scandaloso rinunciare a quel progetto»

    L’ex presidente della Provincia, De Simone: quando nacque l’Associazione Temporanea di scopo ho fortemente sostenuto quella iniziativa. “Le vie del vino” era l’occasione per questa terra di rilanciare un’idea di sviluppo

    “Le vie del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” è nato sotto l’ala del governo provinciale di Alberta De Simone. Ed è proprio l’ex presidente dell’ente di Palazzo Caracciolo, oggi capogruppo del Partito Democratico, a parlare di quel progetto, approvato in tutte le sedi, ma di cui, oggi, non si sa più nulla. Onorevole De Simone, nel 2007, anno della nascita dell’Ats (Associazione Temporanea di Scopo) dei sindaci che poi realizzarono il progetto, lei era presidente della Provincia di Avellino. Quale fu il suo ruolo? «Sì, è vero. Quel progetto è nato quando io ero presidente della Provincia. Ho visto con grande orgoglio l’impegno di quei sindaci, in particolare quello di Morra De Sanctis, Capozza, e di Montefalcione, Grassi, capofila di quella idea. All’inizio, ricordo, erano in pochi, poi, di volta in vota si sono aggiunti gli altri comuni che vedevano in quella idea una possibilità di rilancio per il proprio territorio». Poi che cosa è successo? «Se posso dire una cosa che mi ha particolarmente rammaricata ed indignata è il fatto che all’atto dell’insediamento la nuova amministrazione provinciale disse che avrebbe operato nel segno della discontinuità. Fino a che riguarda la competizione partita, allora va bene, quando, invece, compromette gli interessi del territorio e della buona amministrazione, allora diventa scandaloso ed inammissibile. Ritengo, infatti, che progetti come quello dell’Ats sono progetti che la nostra Irpinia merita e che le consentono di affacciarsi laddove non si affaccerebbe mai. Sento, ad esempio, in questi giorni, molti interventi sulla Avellino- Rocchetta Sant’Antonio, tutti chiedono di salvarla. Bene, quel progetto non soltanto la salvava, ma la rilanciava addirittura. Bisogna pensare, infatti, che la possibilità di accedere ai fondi europei, per i comuni piccoli è inferiore rispetto a quella che ha una città capoluogo come Avellino. L’unica strada, dunque, è quella dell’Ats, affinché anche i restanti 118 comuni possano essere considerati. Questa è la condizione che pone la Comunità Europea. Pertanto, i progetti devono considerare l’area vasta». Tornando al progetto, onorevole De Simone, crede Proche l’idea fosse vincente? «Ne sono sicura. Basti pensare che in questi anni abbiamo vinto talmente tanti premi come produttori di vino, che è facile capire quanto fosse giusta l’idea che avevano avuto quei sindaci. Sì, era vincente, si distingueva per l’alta qualità e non si poteva non incoraggiarlo, così come ho fatto io». E allora perché non è andato avanti? C’era qualche limite? «L’unico handicap, se così si può definire, era il fatto che quel progetto è talmente piaciuto, che si è allargato a dismisura tra gli altri comuni dell’area. Tutti, infatti, hanno voluto aderire e prendere parte a quella idea. Perché, si sa, che nella testa dei sindaci c’è lo sviluppo del territorio. E quel progetto metteva insieme, le condizioni chieste dall’Europa, un’idea di alta qualità e salvava la preesistenza dell’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Tant’è che è stata approvata in tutte le sedi, ma poi la Regione Campania l’ha bloccata». E perché? «Guardi, non le so dire perché, ma le provo a spiegare in che modo si ragiona. Prendo ad esempio il corso di Laurea in Enologia. Con grande serenità dico che io non avrei mai consentito che portassero le lezioni a Napoli, perché noi avevamo l’autorizzazione del Governo, ed era già una realtà. Lo stesso palazzo, quello alla fine di viale Italia, è chiuso, nulla più è stato fatto, nonostante fosse stato dichiarato ammissibile. Non è stato mai appaltato il secondo lotto e la situazione è ferma a come l’ho lasciata io. Pertanto, se la discontinuità significa questo, allora credo sia una stupidaggine, un suicidio. La concorrenza si fa a rilancio, non a distruggere o a lasciar morire quanto di buono è stato fatto da un altro prima di te. Purtroppo, credo che ci sia anche un altro aspetto». Si spieghi meglio… «Credo, in realtà, che non piacciano le figure dei sindaci di diversa appartenenza politica, né quella dell’ex presidente della Provincia. Perché non posso pensare che non piaccia quella idea che, se finanziata, rappresenterebbe una leva che mette in moto almeno 36 comuni. E’ un assurdo. Una provincia come la nostra non può permettersi di abbandonare delle cose già seminate, è scandaloso». E la Regione? Che ruolo ha? «E’ facile immaginarlo, visto che è espressione della Pro vincia. Il problema, però, non è Caldoro, sono gli irpini. La smettessero con questa sete di potere personale che non ha niente a che vedere con la gente. I cittadini non vogliono sapere di che colore sei, vogliono solo che tu faccia le cose per la loro terra. E così ho fatto io. Non c’è stata una cosa che ho trovato già in corso, quando mi sono insediata, che non ho portato avanti. Tra l’altro, Berlusconi sta dicendo che investe 80miliardi di euro per lo sviluppo del Sud. Bene, allora, i sette parlamentari irpini hanno mica chiesto, per caso, se mezzo miliardo di quegli 80 verrà impiegato per la stazione logistica, per nuove aziende? E’ questo che ti fa piangere, ma il popolo, purtroppo, si è riassegnato. Ma non è possibile, però, che dopo trenta anni di lotta, oggi ci arrendiamo così».

    IL FATTO

    Esiste un Grande Programma di sviluppo che va sotto il nome “La Via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde” che la Regione ha dimenticato in un cassetto. Un progetto (che risale alla Giunta Bassolino) che prevede interventi per 100 milioni di euro e che punta alla valorizzazione delle risorse identitarie irpine ed a creare una rete integrata territoriale che va dalla Valle del Sabato alla Valle dell’Ofanto. Un lavoro che parte dal basso e che nasce dall’elaborazione di 5 comuni proponenti e che ha ricevuto l’approvazione di altre 31 amministrazioni locali. La candidatura del progetto è arrivata a Palazzo Santa Lucia dove, il 31 luglio del 2009, ha ottenuto, all’unanimità, la delibera dell’attuale giunta regionale. Pochi mesi fa è arrivato il via libera dal Ctca (comitato tecnico congiunto per l’attuazione) organismo istituito dal Cipe per la selezione dei progetti Pain Fas. Su questo tema di particolare importanza per lo sviluppo turistico della provincia, il nostro giornale ha pubblicato, giovedì 9 dicembre, un dossier che sintetizza il progetto. Riteniamo che sia una battaglia utile per la nostra provincia per bloccare eventuali manovre di Palazzo ed accelerare la fase esecutiva degli interventi.

    “Avellino-Rocchetta”, Russo: subito un consiglio provinciale

    Riceviamo e pubblichiamo da Franco Russo, consigliere provinciale del Partito Democratico. Ho presentato nell’ultima seduta di Consiglio Provinciale del 23 dicembre scorso una richiesta di svolgimento di un Consiglio Provinciale straordinario monotematico che affronti il problema della “soppressione della tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta”. Io ritengo il Consiglio Provinciale il luogo deputato a discutere delle varie questioni, dei vari problemi che attanagliano il nostro territorio. Il consesso provinciale rappresenta tutta l’Irpinia, sia politicamente che geograficamente ed istituzionalmente, ed è il luogo in cui si devono condurre le sacrosante battaglie in difesa degli attacchi portati a tanti settori della vita della comunità provinciale. Io esprimo la più assoluta opposizione, la più assoluta contrarietà alla chiusura della Avellino-Rocchetta. Un atto di incredibile miopia politica ed economica, che tarpa le ali ad una delle più belle realtà del territorio irpino, che da anni va avanti senza bisogno di alcun tipo di pubblicità, ma solo grazie alla passione ed all’amore di turisti che restano affascinati dal suo percorso che diventa, col macinare dei chilometri, un vero e proprio quadro dell’Irpinia del bello, del buono e del produttivo. La linea voluta poco prima del 1900 da Francesco De Sanctis è riuscita a sopravvivere, ed adattarsi con lo sforzo di tanti appassionati, anche al terremoto del 1980, che rischiava di farla cadere in disuso. Ora è il luogo di eventi speciali, promossi dall’associazione “in loco motivi” guidata con grande cuore e spirito combattivo da Pietro Mitrione insieme ad altri amici. La tratta attraversa quella che è di fatto la filiera del vino avellinese, passando per i territori dei 3 grandi DOCG irpini, ma anche delle zone di natura incontaminata che è possibile osservare semplicemente sedendosi su quel treno e volgendo lo sguardo al finestrino. E’ assolutamente incredibile che si decida di chiudere un’attrazione che ha dimostrato, negli anni, di funzionare benissimo e con pochi mezzi, ma che, soprattutto, sarebbe capace di produrre benessere e ricchezza se le si destinassero investimenti finalizzati ad un uso che funga da collettore di eventi culturali e turistici sul territorio e per il territorio. Bisogna con ogni mezzo impedire la soppressione della tratta ferroviaria e far continuare la manutenzione della linea. Bisogna recuperare il progetto della regione Campania che inizialmente interessava 36 comuni, poi allargati a 44 e che prevedeva anche, se non ricordo male, la riqualificazione della stazione sciistica del Laceno. Bisogna ripartire dalla difesa di questa tratta ferroviaria per rilanciare la “questione Irpinia” in ambito nazionale e regionale; bisogna far accendere i riflettori sul nostro territorio ed attrarre risorse, investimenti. Bisogna che arrivi a Roma ed a Napoli, in modo chiaro e netto la voce dell’Irpinia che è stanca di subire tagli indiscriminati e vuol far sentire, tutta intera, la propria rabbia, la propria indignazione.

  57. 59 pietro mitrione 13/01/2011 alle 4:36 pm

    E’ una lettera accorata quella scritta da Pietro Mitrione.
    «E’ trascorso un mese dalla chiusura, dicono eufemisticamente, che si tratta di sospensione, della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta ed un silenzio assordante accompagna l’ennesima lenta rimozione dalla contingenza irpina di questo ulteriore scippo al nostro territorio.
    Ancora oggi su un giornale si legge di un politico del napoletano che consiglia all’assessore Vetrella di non concedere “soldi” su tratte sperdute della nostra regione. Una affermazione breve, concisa ed eloquente di come vengono considerate le zone interne della Campania, sembra quasi di ascoltare il leghista di turno.
    Da tempo queste sensibilità “politiche” stanno facendo scempio del nostro “sperduto” territorio irpino, non a caso scuole, ospedali, trasporti, servizi sociali stanno arretrando paurosamente. Le famigerate “soglie minime” di utilizzo dei servizi pubblici stanno entrando anche nella testa dei nostri politici locali.
    In questi anni tante analisi sono state elaborate, tanti proponimenti sono stati evidenziati ma alla fine un solo dato resta visibile, incontrovertibile e preoccupante: l’Irpinia sta impoverendosi per il continuo spopolarsi, una generazione di giovani sta lasciando e lascerà la propria terra. Una atavica maledizione sta soffocando definitivamente l’Irpinia: l’emigrazione.
    Questa è la situazione dopo che per svariate settimane abbiamo letto e sentito pronunciamenti da parte di tanti che a vario titolo hanno voluto commentare la decisione assunta dall’assessorato regionale ai trasporti della regione Campania di azzerare i servizi sulla nostra storica ferrovia che già erano ridotti al lumicino.
    Per ritornare al tema della ferrovia, a mio avviso, la difesa ad oltranza dello status quo, ovvero la proposta dell’opzione legata alla sola valorizzazione turistica del tracciato ferroviario, non rappresenta l’unica impostazione che possa consentire, nonostante gli sforzi fatti dall’associazione In_loco_motivi, la sopravvivenza e lo sviluppo della linea: nella migliore delle ipotesi porterebbe, come forse sta accadendo, a procrastinarne la definitiva chiusura, prolungandone la penosa agonia.

E’ opportuno ripartire con una analisi sistemica dei trasporti in Irpinia – su ferro e su gomma, pubblici e privati – e verificare se e come sia possibile una reale integrazione tra le reti ed i modi di trasporto, ponendosi come obiettivo il rilancio e lo sviluppo delle modalità eco-compatibili.

Per l’Avellino-Rocchetta, il primo dato da considerare è che, a causa della corografia dei luoghi, la linea ferroviaria si snoda all’esterno dei centri abitati – a volte anche a distanza di diversi chilometri – e nel contempo, a partire dal dopo terremoto, grazie allo sviluppo della rete stradale, si è notevolmente potenziata l’offerta “su gomma” per i collegamenti da e per il capoluogo irpino.
Partendo da queste constatazioni è necessario, verificando le esigenze di mobilità della popolazione (matrici origine-destinazione), razionalizzare i collegamenti di trasporto pubblico su gomma, per renderli di supporto al trasporto su ferro, eliminando sovrapposizioni di servizi ed agevolando l’interscambi con i nodi (stazioni), anche attraverso il potenziamento delle aree di parcheggio.

A ciò andrebbero aggiunte politiche di programmazione ed incentivazione a cura di Provincia e Regione oltre al coinvolgimento di operatori privati locali per lo sviluppo di itinerari turistico/eno-gastronomici.

Da una seria analisi costi/benefici (in cui tra i benefici dovrebbero figurare anche gli effetti su ambiente, incidenti e riduzione del traffico) si potrebbe dimostrare la effettiva validità, anche in provincia di Avellino, del trasporto ferroviario ed avviare, davvero, il salvataggio della linea Avellino Rocchetta, ma soprattutto dare l’avvio anche in Irpinia allo sviluppo del trasporto su ferro, con l’aggancio dell’ultimo vagone utile che possa consentire, attraverso l’Alta Velocità, di raggiungere l’Europa.
    E’ utopistico tutto questo? Oltre cento anni fa illustri politici meridionalisti si trovarono di fronte a questo interrogativo e vinsero una battaglia impossibile quale quella della infrastrutturazione ferroviaria delle zone interne. Oggi, purtroppo, abbiamo dei politici che più modestamente, per scarsa lungimiranza politica, si accontentano di tacere……
    Noi, temerariamente, continuiamo a credere alle intuizioni di Francesco De Sanctis e Giustino Fortunato».

  58. 60 pietro mitrione 24/01/2011 alle 12:48 pm

    La linea ferroviaria Avellino Rocchetta vive una stagione si sospesi. Mentre si attende una nuova convocazione da parte dell’assessore regionale ai trasporti Sergio Vetrella, per pronunciarsi su una valutazione definitiva, il treno irpino aderisce alla “IV giornata nazionale delle ferrovie dimenticate”. “Assistiamo al tipico paradosso irpino” commenta Pietro Mitrione, ex dirigente delle ferrovie dello stato e componente dell’associazione “In loco_Motivi”. “Dal 13 dicembre la ferrovia è stata sospesa e non abbiamo notizie dalla regione per sapere se dobbiamo aspettarci la soppressione definitiva della tratta o ci sono spiragli. Intanto abbiamo aderito al programma della giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. Vogliamo celebrare il 150° dell’unità d’Italia, partendo dal fatto che è il treno che ha fatto l’Italia, non l’aereo”. Il 6 marzo Campania, Basilicata e Puglia si incontrano a Rapone, nel potentino per salvare una comune tratta ferroviaria l’Avellino-Rocchetta. In realtà non si hanno certezze che la ferrovia irpina a quella data possa essere classificata come “ferrovia minore”, o “ferrovia in disuso”. “Tanti attori politici e istituzionali si sono pronunciati per salvare la ferrovia; sono state presentate interrogazioni, e ci sono state diverse iniziative. Ora si è fermato tutto. Sembra quasi che sollevare la questione possa arrecare dei fastidi. A questo punto credo che l’amministrazione provinciale debba convocare l’assessore regionale ad Avellino e spingere verso una soluzione”. La soluzione indicata dall’assessore Vetrella, di destinare la tratta a scopo turistico, garantendo delle corse solo per il fine settimana, non è stata discussa da nessun tavolo istituzionale. “E’ necessario uscire dalla logica, ormai ristretta, che il treno sia solo per pendolari o per treni ad alta velocità. Può benissimo diventare uno strumento fondamentale per un turismo non necessariamente motorizzato, più rispettoso dell’ambiente e, perché no?, più lento. È arrivata qui una delegazione russa, ma ancora una volta la ferrovia non è stata presentata come fattore turistico. Per un altro verso, l’Irpinia e la classe dirigente dovrebbero indignarsi per il solo fatto che sia Napoli a decidere per loro. La ferrovia è poco utilizzata, certo, ma di questo passo ci chiuderanno tutto”. Mitrione lancia un appello all’amministrazione provinciale: “Si convochi Vetrella ad Avellino. Non escludo che in questo periodo la Provincia ha dovuto fronteggiare ad altre emergenze, ma è pur vero che non esistono questioni ordinarie. L’ultima volta che si è avuta l’opportunità di discutere della ferrovia è stato in occasione dell’incontro sulla programmazione, ma la linea ferroviaria è stata argomento di discussione soltanto per il sindaco di Lioni, Rodolfo Salzarulo. Parlare di mobilità e servizi voleva dire anche includere la ferrovia come motrice per lo sviluppo, o azzardare ipotesi come strumento di programmazione”.

  59. 61 pietro mitrione 26/01/2011 alle 11:05 pm

    Si profila una nuova battaglia per il sindaco barricadero di Sperone, Salvatore Alaia. Dopo lo sciopero della fame per la difesa delle strutture ospedaliere dell’Alta Irpinia, ora all’orizzonte si staglia la lotta per la tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta.
    «Una tratta che va difesa a oltranza – afferma il sindaco – perchè oltre a costituire un tassello importante nel sistema delle reti del trasporto ferroviario irpino è funzionale alle esigenze dell’utenza. Inoltre rappresenta un pezzo di storia per la nostra provincia».
    Dallo scorso 13 Dicembre il servizio ferroviario in questione è stato sospeso e sostituito, all’occorrenza, da un’autolinea dedicata solo al trasporto degli studenti per gli istituti superiori di Lioni.
    La soppressione della storica linea, nelle scorse settimane, ha provocato una reazione veemente da parte delle comunità interessate, nonchè dai circoli e dalle associazioni del territorio.
    «Di fatto, viene messo in crisi un intero sistema di trasporto ferroviario – continua Alaia – Dopo gli appelli che mi sono giunti da più parti e, soprattutto, dopo una lettera accorata indirizzatami da Vincenzo Pacifico, già sindaco di Castelfranci, ho inteso farmi carico della vicenda. Mi rivolgerò direttamente all’Assessorato ai Trasporti della Regione Campania».
    Un Alaia che risponde piccato alle accuse di protagonismo mosse da qualcuno.
    «Il mio non vuole essere un interessamento che tende a mediare un protagonismo esasperato per l’ipertrofia dell’io – continua – Il mio vuole solo essere un impegno serio, disinteressato e civile per una questione che riguarda la nostra terra. In queste settimane sono stato contattato da più parti affinchè potessi interessarmi della sospensione dell’Avellino-Rocchetta».
    Alaia non ha perso tempo e, nelle ultime ore, ha già contattato l’istituzione regionale.
    «Ho già provveduto a contattare l’Assessorato ai Trasporti della Regione e mi pare che la vicenda abbia catalizzato la giusta attenzione da parte dei referenti. Seguirò fino in fondo questa vicenda, anche insieme ai rappresentanti delle associazioni e allo stesso Pacifico. L’Irpinia non può rinunciare a un pezzo importante della sua storia. Dobbiamo evitare l’ennesimo scippo perpetrato nei confronti della nostra terra».
    Intanto i consiglieri comunali del gruppo Liberamente di Montemiletto Agostino Frongillo, Simone D’Anna, Massimiliano Minichiello, Mario Barone, Diego Brogna, si uniscono alla battaglia per l’Avellino-Rocchetta.

  60. 62 pietro mitrione 28/01/2011 alle 8:58 am

    Linea ferroviaria Avellino-Rocchetta, il presidente Sibilia chiama Regione, Trenitalia, Rfi, associazioni e amministratori irpini. Il Presidente della Provincia, Cosimo Sibilia, ha chiesto un incontro all’assessore regionale ai Trasporti e alle Attività Produttive, Sergio Vetrella, da tenersi a Palazzo Caracciolo, per studiare iniziative al fine di salvare la tratta Avellino-Rocchetta. All’incontro saranno invitati anche i dirigenti di Trenitalia e di RFI, gli amministratori delle comunità locali e i comitati di utenti della linea.
    «I recenti provvedimenti sul sistema di trasporto pubblico locale hanno determinato tra l’altro la sospensione del servizio ferroviario sulla linea Avellino – Rocchetta S.Antonio – dichiara il presidente Sibilia -.
    La linea ferroviaria in questione rischia la chiusura definitiva, così come previsto dal programma di gestione di Trenitalia. Una decisione che ha generato malumori e proteste in tutta l’Irpinia.
    E ciò in considerazione del movimento turistico che s’è venuto a creare nella fetta del territorio provinciale attraversata dalla linea, sviluppatosi grazie all’impegno di volontari e appassionati che hanno promosso una serie di iniziative. Non solo: con il taglio deciso da Trenitalia la provincia di Avellino perderebbe una delle poche linee ferroviarie ancora attive sul proprio territorio.
    Un provvedimento che rappresenterebbe una ulteriore penalizzazione per l’Alta Irpinia. Il nostro obiettivo è tentare di salvare e rilanciare la tratta sia con progetti legati al turismo sia per il normale utilizzo da parte degli utenti per il trasporto.
    Di qui, intenzione di promuovere un tavolo di confronto con l’Assessorato ai Trasporti della Regione, al fine di studiare strategie condivise per salvare e rilanciare la tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio invitando allo stesso oltre che tecnici ed amministratori delle comunità locali e comitati di utenti della linea, anche i tecnici di Trenitalia ed Rfi per un confronto sul tema

  61. 63 pietro mitrione 28/01/2011 alle 5:22 pm

    Pietro Mitrione C’è un treno che non deve morire. C’è una ferrovia che attraversa da un secolo quel tratto d’Irpinia che si vede solo se il vagone scivola lento sui binari; che puoi conoscere se scendi nelle piccole stazioni che bucano il panorama. Inloco-motivi torna in campo: nasce il primo settembre del 2009, quando un gruppo di cittadini sale sul treno Avellino-Rocchetta Sant’Antonio alle 6.40 del mattino in occasione della riapertura della tratta, dopo la chiusura estiva. Da quel viaggio che serviva a sensibilizzare l’opinione pubblica su una linea dalla forte suggestione paesaggistica e dalla indiscussa valenza turistica, si è costituito un gruppo di lavoro nato dall’unione dell’associazione e di singoli cittadini. In un anno quel gruppo di lavoro ha svolto ventiquattro viaggi turistici sulla storica tratta, coinvolgendo utenti da tutta la Campania e anche da fuori regione, in questo caso istituti scolastici. Grazie alla disponibilità dell’assessore ai Trasporti della Regione Campania, allora in carica, e di Trenitalia, è balzata all’evidenza la vocazione turistica dell’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Tutte le corse previste nei week end richiesti da Inloco_motivi, inserite nell’orario invernale ed estivo di Trenitalia 2009/2010, sono state animate dal gruppo di lavoro ottenendo un incredibile successo di pubblico. Sono stati più di tremila i passeggeri che hanno preso parte ai viaggi compiuti. Sono state in iniziative finalizzate alla comprensione dell’importanza della tratta, alla scoperta di tradizioni territoriali agricole ed enogastronomiche, alla conoscenza di musica, letteratura e arte irpine, attraverso un nuovo modo di fare turismo e cultura, con un tempo lento che lascia assaporare ogni immagine, ogni colore, ogni suono, singolarmente e poi armonicamente insieme. Dal 13 dicembre 2010 la linea è stata «sospesa» su decisione dell’assessorato regionale ai trasporti. A nulla sono valse le tante prese di posizione da parte di tante persone per evitarne la chiusura; sembra anzi che un senso di oblio, misto a insofferenza, sia calato sulla questione Avellino-Rocchetta. Ci continuano a pervenire da parte del Provveditorato agli studi di Avellino richieste per far partecipare studenti alle iniziative di turismo scolastico in treno per conoscere il nostro territorio: siamo a duemilacinquecento prenotazioni. I viaggi nelle varie località irpine a mezzo treno rappresentano un’occasione unica, irripetibile. Altrove un fatto simile avrebbe movimentato l’interesse delle istituzioni a ciò deputate; da noi, in Irpinia, solo silenzi o interesse a progetti faraonici ai quali non ci appassioniamo. Entro qualche settimana dovremmo dare risposta alle tante richieste pervenuteci, per questo motivo rivolgiamo l’ennesimo appello al Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Avellino, Cosimo Sibilia, ed all’Assessore regionale alla cultura ed al turismo della Regione Campania, Giuseppe De Mita, perché tale iniziativa possa realizzarsi. Il 6 marzo 2011, in occasione della 4° giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, la nostra storica ferrovia sarà inserita nelle iniziative che in ogni parte d’Italia si svolgeranno per ricordare l’importanza dei luoghi attraversati dalla ferrovia; andremo, treno o non treno, a Rapone in provincia di Potenza a testimonianza dell’interesse interregionale che l’Avellino-Rocchetta rappresenta. Da quando è iniziata la nostra avventura pochi amministratori ci hanno accompagnato in questo viaggio, i più non si sono fatti carico di prestare un minuto del loro tempo per riflettere sulle potenzialità dell’iniziativa oggi è il momento delle decisioni

  62. 64 pietro mitrione 28/01/2011 alle 5:23 pm

    Avellino-Rocchetta Sant’Antonio: la tratta ferroviaria va salvata. È l’obiettivo del presidente dell’Amministrazione Provinciale, Cosimo Sibilia. Il primo inquilino di palazzo Caracciolo, dopo l’interrogazione al Governo presentata nei mesi scorsi al Senato, ha deciso di muoversi anche sul piano locale. Sibilia, ha chiesto un incontro – da convocare a stretto giro – all’assessore regionale ai Trasporti e alle Attività Produttive, Sergio Vetrella, da tenersi a Palazzo Caracciolo. All’incontro saranno invitati anche i dirigenti di Trenitalia e di Rfi, gli amministratori delle comunità locali e i comitati di utenti della linea, che si stanno battendo per tenere in vita l’antica linea ferrata. L’iniziativa è stata promossa per studiare iniziative al fine di salvare la tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. «I recenti provvedimenti sul sistema di trasporto pubblico locale hanno determinato, tra l’altro, la sospensione del servizio ferroviario sulla linea Avellino-Rocchetta Sant’Antonio – dichiara il presidente Sibilia -. La linea rischia la chiusura definitiva, come previsto dal programma di gestione di Trenitalia. Una decisione che ha generato malumori e proteste in tutta l’Irpinia. Ciò in considerazione del movimento turistico che s’è venuto a creare nella fetta del territorio provinciale attraversata dalla linea, sviluppatosi grazie all’impegno di volontari e appassionati che hanno promosso una serie di iniziative». Il presidente Sibilia aggiunge, inoltre, che «col taglio deciso da Trenitalia la provincia di Avellino perderebbe una delle poche linee ferroviarie ancora attive sul proprio territorio. Un provvedimento inaccettabile e che rappresenterebbe un’ulteriore penalizzazione per l’Alta Irpinia». «Il nostro obiettivo – conclude il primo inquilino di Palazzo Caracciolo – è tentare di salvare e rilanciare la tratta sia con progetti legati al turismo sia per il normale utilizzo da parte degli utenti per il trasporto. Di qui l’intenzione di promuovere un tavolo di confronto con l’assessorato ai Trasporti della Regione, al fine di studiare strategie condivise per salvare e rilanciare la tratta ferroviaria». Intanto, la mobilitazione delle associazioni che si battono per evitare la morte della linea continua senza soste. La sigla «In LocoMotivi», che riunisce diverse espressioni associative, ha il merito di aver acceso i riflettori sulla questione e di avere promosso una serie di iniziative a sostegno della loro azione di lotta. Numerosi sono stati anche i viaggi turistici, alla riscoperta delle bellezze del paesaggio irpino e delle tradizioni locali. Iniziative che hanno registrato un notevole successo nei mesi scorsi. Basti pensare che sono stati circa tremila i passeggeri che in un anno hanno preso parte ai ventiquattro viaggi compiuti. I viaggi col treno della linea Avellino-Rocchetta Sant’Antonio hanno suscitato l’interesse anche delle scuole dell’intero territorio irpino. Attraverso l’Ufficio Scolastico Provinciale ben 2500 allievi di tutti gli istituti di ogni ordine e grado hanno già dato la propria adesione a viaggi di istruzione che dovrebbero essere organizzati a bordo del treno lungo la tratta in questione. Insomma, il movimento a difesa della linea sta coinvolgendo un pò tutti. Una spinta importante, a supporto delle azioni degli organi preposti e degli enti, affinché la tratta non venga definitivamente soppressa. Una vera e propria corsa contro il tempo per scongiurare il pericolo della chiusura. Si attende ora che l’azione intrapresa da tutti i soggetti in campo si traduca in risultati concreti, giungendo alla riapertura dello storico tratto ferroviario.

  63. 65 pietro mitrione 04/02/2011 alle 9:29 am

    «L’associazione Amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta esprime sconcerto per le annunciate dimissioni dell’ Assessore ai trasporti della regione Campania, Sergio Vetrella, motivate da dissidi con il Presidente Caldoro che lo avrebbe tenuto in scarso conto nella nomina dell’ex Sindaco di Napoli Polese alla direzione dell’ EAV, per la gestione dei trasporti gestiti dalla Regione Campania». Questo l’incipit della nota stampa di Pietro Mitrione.
    «Questo accade mentre ancora manca la nomina del Direttore dell’ Acam , l’agenzia campana per la mobilità sostenibile a seguito della rimozione della direttrice Anna Donati (per motivi di “spoiling system”), per cui tutte le associazioni di utenti e pendolari si trovano senza riferimenti, a seguito di un coerente ragionamento con l’Assessore anche se cominciato dopo un difficile reciproco rapportarsi.
    Come preventivato lo scontro è stato determinato dai tagli che sono stati approntati per il TPL sui quali l’Assessore chiedeva un ridimensionamento compresa una rivisitazione del provvedimento di sospensione della nostra ferrovia Avellino-Rocchetta da definire, su iniziativa del presidente dell’Amministrazione Provinciale di Avellino, con un apposito incontro ad Avellino, fra l’assessore Sergio Vetrella, le istituzioni locali e le associazioni interessate al ripristino di servizi turistici e commerciali in treno. Le dimissioni dell’assessore, purtroppo, allontanano ancora di più la soluzione della riapertura della tratta, ai nostri politici locali va il nostro appello perché questo non avvenga».

  64. 66 pietro mitrione 09/02/2011 alle 9:10 am

    Dal 13 dicembre 2010 la ferrovia Avellino-Rocchetta, su decisione della Regione Campania, è stata sospesa, parcheggiata nel limbo delle opzioni da adottare per il futuro del trasporto pubblico locale, regionale e provinciale. Il silenzio calato su questa strana scelta è sintomatico del reale impegno istituzionale: tante promesse, tanti annunci che hanno prodotto soltanto estemporanee dichiarazioni per lo più interessate ai faraonici progetti Pain. Noi dell’associazione «Amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta» più modestamente vorremmo un’unica decisione: la riapertura della tratta in questione per permettere ai circa 2500 studenti irpini di conoscere la propria provincia in treno, di partecipare alle iniziative indette dall’amministrazione provinciale di Avellino in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, di consentire al Forum provinciale dei giovani di organizzare proprie iniziative sulla ferrovia Ofantina e di continuare le escursioni culturali di «In loco_motivi», che tanto successo hanno riscontrato nelle passate edizioni. Circa 3000 le persone interessate alle iniziative effettuate e poi sospese a seguito della decisione di chiudere – questo è il termine giusto per qualificare la scelta dell’assessorato regionale ai Trasporti della Regione Campania – la ferrovia che da Avellino porta a Rocchetta, attraversando tutta la provincia, quella per intenderci dell’osso, quella che da tempo coniuga con sempre maggiore frequenza il verbo difendere .

    Sono queste iniziative che nascono tutte dal basso, senza lucro o visibilità di vario tipo, tese unicamente a far conoscere le bellezze paesaggistiche del nostro territorio, l’unica vera eccellenza che possiamo proporre con orgoglio. Non ci sono sponsorizzazioni politiche, non ci sono richieste di finanziamenti, ma solamente impegno, fatica e tempo, per intenderci metterci la faccia gratis, una scelta da ossessionati. Proprio da ossessionati, stante la chiusura della storica ferrovia, abbiamo pensato di partecipare anche per quest’anno alla quarta «Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate», verrebbe da dire proprio come l’Avellino-Rocchetta. È l’unica iniziativa indetta nella Regione Campania: il prossimo 6 marzo abbiamo deciso di recarci a Rapone in provincia di Potenza, attraversando le bellezze del paesaggio irpino, lucano e pugliese. Per tempo abbiamo fatto richiesta di poter effettuare questa iniziativa, ne abbiamo sollecitato una risposta nell’inerzia degli enti decisori, ultimamente abbiamo rinnovato l’impegno, anche economico, ma, ad oggi, nessuno ha sentito il dovere di darci una dovuta e civile risposta, quasi a voler testimoniare quel senso di fastidio che avvertiamo quando tentiamo di far capire l’importanza del nostro progetto di valorizzazione della ferrovia delle zone interne irpine. In questo contesto di disinteresse generale, stranamente, apprendiamo che la Regione Campania sarà uno degli sponsor della quarta «Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate». Non sappiamo se questa decisione rappresenti un gesto di grande sensibilità verso un evento che ha per scopo principale la utilizzazione a fini turistici e culturali delle ferrovie minori o mostri una profonda ignoranza di quello che hanno determinato decidendo di chiudere l’Avellino-Rocchetta. In questo caso, sarebbe l’ennesima beffa per la battaglia che da qualche anno abbiamo intrapreso per salvare la ferrovia, una scelta contraddittoria e di scarsa conoscenza dei problemi della nostra provincia, quasi un’offesa all’Irpinia tutta. Noi dell’associazione «Amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta» ribadiamo il nostro impegno di voler partecipare a questa significativa iniziativa nazionale di recarci in treno da Avellino a Rapone, in provincia di Potenza, a testimonianza di una valenza interregionale di questa ferrovia. Al presidente dell’amministrazione provinciale di Avellino chiediamo di intervenire fattivamente su questa problematica e diamo appuntamento a quanti hanno condiviso la nostra proposta di ritrovarci quanto prima per protestare civilmente per la riapertura della ferrovia Avellino-Rocchetta.

    dal Il mattino edizione Avellino del 8 febbraio 2011

    di Pietro Mitrione (associazione amici della linea ferroviaria av-rocchettta)

  65. 67 pietro mitrione 15/02/2011 alle 5:37 pm

    Da domani 15 febbraio la tratta ferroviaria Avellino – Rocchetta riapre dopo due mesi di sospensione. 4 coppie di treni circoleranno sulla linea ferroviaria. Si tratta di attività di diagnostica dell’armamento ferroviario finalizzato ad una maggiore sicurezza dell’esercizio ferroviario. Non era questo che noi dell’associazione aspettavamo, ma, la riapertura, può significare un valido segnale di attenzione da parte delle ferrovie a non far andare in malora la linea. Per circa un mese circoleranno sulla Avellino-Rocchetta convogli ferroviari sotto esercizio, a testimonianza che la tratta può essere utilizzata anche per finalità commerciali. E’ quanto da tempo, noi dell’associazione amici della linea ferroviaria andiamo chiedendo. A questo punto ci rivolgiamo per l’ennesima volta alle istituzioni, in particolare al Presidente dell’Amministrazione Provinciale, di convocare un incontro con l’assessore Vetrella ad Avellino per decidere insieme ai rappresentanti del territorio irpino il destino della ferrovia ’Avellino-Rocchetta.
    Pietro Mitrione
    Associazione amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta

  66. 68 pietro mitrione 17/02/2011 alle 5:49 pm

    Ferrovie dimenticate e crisi dei pendolari16/02/2011
    Un tempo erano utilizzate per raggiungere le città, i luoghi di lavoro, per spostarsi da un paese ad un altro. Ci si affacciava dai finestrini e si rimaneva incantati per il paesaggio che scorrere dinanzi agli occhi: valli incantare, fiumi dolci e rumorosi, cascate, animali al pascolo, agricoltori al lavoro. Oggi tutto questo è solo un ricordo. Oltre 6000 chilometri di rotaie che si snodavano lungo la penisola sono abbandonate. Da molti anni nessun treno le percorre oppure si limita a fare atto di presenza nei periodi scolastici. Si tratta pur sempre di un patrimonio che va valorizzato anche per un nuovo turismo di qualità. “Nel caso di tratti ancora in funzione ma con scarso traffico locale (pensiamo a tante linee piemontesi, venete, appenniniche, dell’Italia meridionale), l’opzione turistica – si legge nella home page del sito http://www.ferroviedimenticate.it – è certamente una delle più fattibili visto che molto spesso si snodano in zone d’Italia tra le più belle e caratteristiche quando non addirittura in Parchi o Riserve Naturali. Per questo è necessario uscire dalla logica, ormai ristretta, che il treno sia solo per pendolari o per treni ad alta velocità. Può quindi benissimo diventare uno strumento fondamentale per un turismo non necessariamente motorizzato, più rispettoso dell’ambiente e, perché no?, più lento”. In alternativa, si possono immaginare percorsi cicloturistici capaci di evitare il progressivo degrado ed il sicuro abbandono. “La valorizzazione delle antiche vie ferrate può essere un utile supporto al turismo sostenibile e alla creazione di nuove opportunità di lavoro”, ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, lo scorso marzo in occasione della III giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. Né si può dimenticare, aveva aggiunto, che “molte tratte possono ancora svolgere un ottimo servizio nei territori marginali, ovviamente a condizione che ci sia un serio investimento in tecnologia e miglioramento del servizio”. Il 6 marzo è la giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. Cosa è cambiato a distanza di un anno? Ci sono segnali positivi verso un recupero di queste ferrovie? E i tanti pendolari che, spesso, utilizzavano queste tratte come vivono la loro condizione? In Campania sono numerose le tratte abbandonate: una galleria e 100 metri lungo la Salerno-Reggio Calabria, la Sparanise-Gaeta, la Sicignano-Lagonegro, la Avellino-Montella. A loro e alla difficoltà dei pendolari italiani, Unis@und, la web radio dell’Università di Salerno, ha dedicato lo Speciale del 16 febbraio 2011, “Ferrovie dimenticate e crisi dei pendolari”. Alla trasmissione, condotta da Vincenzo Greco e Renato Pelella, hanno partecipato Massimo Ferrari, presidente associazione utenti trasporti pubblici; Gabriele Nanni, rappresentante di Legambiente; Roberto Gerundo, docente presso la nostra università; Rosario Nicola Luisi, coordinatore del PDL a Sala Consilina; Vincenzo Morelli, ex dirigente delle Ferrovie dello Stato.

  67. 69 pietro mitrione 03/03/2011 alle 3:41 pm

    Cari amici,
    partecipanti alla IVa Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, siamo insieme anche quest’anno. E non per caso. Stiamo condividendo un grande obiettivo. Non vogliamo disperdere il nostro patrimonio ferroviario, vogliamo invece riscoprirlo e valorizzarlo perchè è una risorsa per tutti. I binari che vanno da ogni parte d’Italia non sono solo due lunghi pezzi di ferro, magari un po’ ingombranti, che fanno muovere persone e merci. Sono anche storia, cultura, ingegno, capitale sociale investito dai nostri antenati per le generazioni future, per le nostre generazioni.
    L’Unità d’Italia si è realizzata prima sui treni che lungo le autostrade. In 150 anni in Italia si sono fatte le ferrovie di montagna più difficili che si conoscano, i trafori alpini più lunghi e complicati. In Italia si sono costruite locomotive e locomotori elettrici fra i più potenti e invidiati al mondo. In Italia le ferrovie hanno unito il nord e il sud, l’Adriatico al Tirreno. Una fittissima rete di ferrovie, grandi e piccole, ha attraversato per oltre un secolo tutta la penisola, fino negli angoli più remoti del Paese. Non dobbiamo disperdere questo patrimonio.
    Conserviamo le linee dismesse, difendiamo quelle abbandonate, facciamo ripartire un treno la dove è possibile e conveniente, trasformiamo in greenways le ferrovie definitivamente perse, a favore di tutti. Facciamo questo per realizzare in Italia una rete di mobilità dolce, una rete di nuove strade, non per le auto, bensì per i pedoni, i ciclisti, i bambini, gli anziani, i disabili, insomma per tutti coloro che dalle strade sono stati espulsi. Anche le vecchie ferrovie, riabilitate o trasformate, ci potranno aiutare a raggiungere questo traguardo.
    Novanta eventi si stanno svolgendo o si svolgeranno in questi giorni: escursioni su tratte abbandonate, treni storici, visite a depositi, stazioni, mostre fotografiche, presentazione di libri rievocativi, dibattiti, inaugurazione di rotabili restaurati ecc. ecc. Decine di migliaia di persone per un giorno festeggiano il treno e la sua storia, il treno e il suo futuro. E questo è bello. Co.Mo.Do. (Confederazione per la mobilità dolce) ringrazia tutte le associazioni e gli Enti che hanno aderito e organizzato la manifestazione, tutte le Regioni e le Amministrazioni locali che l’hanno appoggiata. Ma soprattutto augura a tutti i partecipanti una felicissima giornata. Buon viaggio a tutti!
    Albano Marcarini
    Presidente di Co.Mo.Do.

  68. 70 pietro mitrione 03/03/2011 alle 9:29 pm

    Nell’anno della celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia non pensavamo di dover ricordare la fine di un’opera iniziata alla fine degli anni ’60 del 1800: la chiusura della ferrovia Avellino-Rocchetta. Una straord…inaria opera infrastrutturale voluta fortemente dal più illustre politico irpino di quel tempo, Francesco De Sanctis. Anche questo sta succedendo in provincia nel silenzio delle istituzioni: un silenzio che vigliaccamente fa male. Vorremmo nominarli uno per uno gli artefici di questo scempio, ma avremmo bisogno di tanto spazio per farne l’elenco. Dopo tanti proclami avremmo voluto un pizzico di coerenza da parte di coloro che rappresentano il loro e nostro territorio e invece dobbiamo comunicare che questa ferrovia continua a restare chiusa per la logica del napolicentrismo vincente e dall’assurdo che altrove si decide per l’Irpinia. Oggi l’unico verbo che si coniuga con frequenza in queste realtà è: difendere. A volte viene voglia di chiedersi se ne vale la pena vivere in un territorio destinato a morire di inedia, di indifferenza. I nostri paesi continuano a spopolarsi per cui quando viene meno la forza dei giovani c’è solo l’attesa naturale della fine del ciclo della vita. Non è un caso se in Irpinia ci sia il più alto indice di suicidi. Noi di «In_loco_motivi» avevamo immaginato che questa linea ferroviaria potesse avere una nuova giovinezza, circa 3000 persone avevano conosciuto la straordinaria bellezza del territorio che attraversa, oltre 2500 giovani studenti avevano prenotato viaggi scolastici alla scoperta dell’Irpinia in treno. Avevamo anche proposto un minimo di servizio ferroviario per le popolazioni dell’Alta Irpinia. Ci resta solo il dover dire: avevamo, perché su decisione della Regione Campania e dell’assessore ai trasporti Vetrella la nostra ferrovia è destinata alla morte.Siamo stati costretti a comunicare all’Ufficio scolastico provinciale di Avellino che il progetto denominato «Il treno della conoscenza» doveva intendersi cancellato e conseguentemente 2500 ragazzi non potranno conoscere il proprio territorio attraverso il contatto diretto con i luoghi dove vivono e studiano. Non parteciperemo alla quarta «Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate» di domenica perché ci viene chiesto un costo, circa 7500 euro, che rappresenta uno sfregio alla nostra iniziativa dal tema «Il treno, non l’aereo, ha fatto l’Italia». Venerdì 4 marzo a Napoli ci sarà un incontro delle organizzazioni sindacali, le parti sociali e le parti datoriali con alcuni assessori regionali per discutere di lavoro e sviluppo in Irpinia, tra questi anche l’assessore ai Trasporti Vetrella: sarebbe cosa buona e giusta se qualcuno gli ricordasse che i tagli al trasporto pubblico locale, fra cui la chiusura della ferrovia Avellino-Rocchetta, sono decisioni che penalizzano il nostro territorio. Tutto questo avviene quando vengono pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania e faranno sicuramente discutere le nomine effettuate dal presidente del consiglio regionale Paolo Romano per il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Agenzia Campana per la mobilità sostenibile, Acam . Proprio per questo ci piace ricordare in questo momento Anna Donati, già dirigente dell’Acam-Campania, che per prima ha creduto alla operazione di rilancio turistico della linea Avellino-Rocchetta: «Io amo i treni, ho viaggiato su tutti i treni del mondo dall’Orient Express ai trenini turistici italiani. Quando ho saputo del progetto dell’associazione ”In_loco_motivi” di Avellino ho subito pensato che questo tipo di operazione avrebbe incontrato un grande favore di pubblico. La gente ha bisogno di viaggiare con lentezza, di assaporare il paesaggio. Poi ho trovato l’idea di un gruppo di persone che decide in maniera spontanea di fare qualcosa per il proprio territorio di grande forza e quindi degna di tutto l’appoggio possibile. Quella linea è una risorsa e chiuderla sarebbe un errore irreparabile. Il successo delle iniziative è la prova che ci avevamo visto giusto». Tra le nomine effettuate all’Acam c’è anche quella di Dora Ruggiero, sorella di Antonia, esponente del Pdl e presidente della commissione Cultura e Politiche Sociali. A noi non interessano le polemiche politiche: vogliamo solo sperare che possa dare continuità alle parole di Anna Donati che irpina non è.

  69. 71 pietro mitrione 08/03/2011 alle 4:49 pm

    Domenica si è svolta la IV giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, e per sottolineare l’importanza delle linee minori, ho partecipato all’evento organizzato ad Avellino, lungo i binari della ferrovia verso Lioni-Rocchetta Sant’Antonio, organizzato dall’associazione «In_loco_motivi». Tutto l’itinerario si è svolto usando un autobus in quanto in questo momento il servizio ferroviario è sospeso, e questo ha dato purtroppo ancora più significato alla giornata, per non dimenticare e non far cadere nell’oblio la linea ferroviaria irpina. Tante persone amanti del territorio, del sua natura, del buon cibo, delle sue città uniche come Calitri, con paesaggi spaziosi e ricchi di storia, unite da questo filo che la ferrovia disegna sul territorio a cavallo di tre province e tre regioni diverse. Siamo stati accolti dall’amministrazione di Rapone, che con la sua bravissima sindaca Felicetta Lorenzo ha dato un autentico impulso alla sua comunità e alla sua identità. Siamo stati accolti dalla gente del luogo, dalla banda del paese, da tavole imbandite di cibo, frutto di storie antiche e grande qualità, con la speranza che il treno ritorni. Ci si è fermati nelle stazioni deserte, accolti da assessori e amministrazioni locali, come quella del Comune di Nusco, si è discusso con esperti ed architetti che lavorano a protezione dei luoghi e della loro identità, c’era la Cgil che chiedeva progetti di sviluppo sostenibile per dare lavoro e c’era la studentessa che deve fare la tesi di laurea sulla ferrovia e raccoglieva storie e progetti. Nei miei due anni di esperienza di direttore dell’Agenzia Campana per la mobilità sostenibile, e d’intesa con l’assessorato ai Trasporti della Regione, ho avuto il piacere di accogliere le proposte dell’associazione «In_Loco_motivi» che ha effettuato con successo treni turistici sulla ferrovia legati alla valorizzazione del territorio, trasportando oltre 3000 persone nel corso dell’anno 2010. Del resto personalmente non avevo dubbi: ovunque si propongono viaggi turistici su linee locali anche lente, insieme alle bellezze ed alle produzioni tipiche di qualità, il successo è immediato. Accade sulle linee della Val d’Orcia in Toscana, sul trenino verde della Sardegna, sul treno Blu del lago d’Iseo, per non parlare delle ferrovie svizzere o spagnole, dove sono state le stesse Ferrovie statali che hanno promosso una società per la promozione delle ferrovie turistiche. Purtroppo dopo il taglio al trasporto pubblico locale deciso dal governo con la manovra Tremonti, tutte le Regioni, inclusa la Regione Campania hanno dovuto eliminare servizi, aumentare biglietti e razionalizzare l’offerta. Ne ha fatto le spese anche il servizio minimo sulla ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, rimasta completamente dal 13 dicembre 2010 senza treni, mettendo quindi a rischio anche la stessa sopravvivenza della ferrovia. Venticinque anni fa in Italia si volevano tagliare 2000 chilometri di cosiddetti rami secchi e le ferrovie sembravano destinate ad un inesorabile declino ma le proteste dei sindaci e dei pendolari, la sensibilità delle istituzioni e della politica, non solo hanno evitato i tagli, ma dal 1990 si è tornato ad investire in Italia sulle reti, sulle stazioni e sui treni, anche se il trasporto locale si è fatto ancora decisamente troppo poco. Sarebbe davvero la perdita di un patrimonio collettivo insostituibile, ora che le ferrovie hanno in tutto il mondo un grande rilancio, se chiudessimo per sempre la ferrovia irpina. Per questo bisogna mettere intorno ad un tavolo tutti quelli che vorrebbero ripristinare il servizio ferroviario sulla Avellino Rocchetta Sant’ Antonio, i sindaci, la Provincia di Avellino, la Regione Campania, le provincie e regioni confinanti, le associazioni locali, per elaborare un progetto e uno sforzo comune, magari coordinati da Acam. Sono note le caratteristiche di questa lunga ferrovia distante dai paesi e che serve aree interne a bassa densità di popolazione. Per questo si dovrebbe programmare una offerta integrata tra servizio ordinario, servizio scolastico e ferrovia turistica, con un progetto che contenga al massimo i costi, coinvolgendo anche il trasporto su gomma, verificando anche la disponibilità di altri operatori ferroviari, senza dimenticare Trenitalia, che per prima dovrebbe impegnarsi per non chiudere una linea locale. Un sforzo comune per un progetto comune: tornare ad usare la ferrovia per vivere, lavorare e visitare il territorio irpino. * Ex direttore dell’Agenzia Campana per la mobilità sostenibile

  70. 72 pietro mitrione 08/03/2011 alle 10:39 pm

    In una logica di società moderna il trasporto di massa, ed in particolare quello ferroviario, ha tanti pregi, non ultimo quello dell’economicità. Tuttavia se pensiamo ai milioni di persone che si muovono ogni giorno per lavoro, svago o altro e poi si pensa alla saturazione di alcune strade ed ai livelli di inquinamento di talune città viene da pensare. E non sono cose belle. Chi ha governato ha agito per ignoranza o forse malafede, chi governa non può non prendere atto della situazione, chi governerà non potrà più permettere che avvenga ciò che è successo in passato, ovvero il taglio indiscriminato di migliaia di chilometri di strade ferrate e di servizi laddove la ferrovia non può essere chiusa. Pensiamo anche alla situazione economica attuale, non solo la crisi, ma anche e soprattutto al costo delle materie prime. In alcuni Paesi (sempre i soliti a dire il vero), la ferrovia viene privilegiata rispetto alla gomma. Qui avviene il contrario. Si tagliano i servizi, cosicchè anche chi vorrebbe prendere il treno è costretto a rivolgersi ad altri mezzi, e di conseguenza più calano i passeggeri su alcune linee e più si può tagliare. Un treno ha un costo, a prescindere se esso viaggia pieno o vuoto. Si pensi solo ai treni notturni a lunga percorrenza, ne sono rimasti pochissimi, situazione questa che devierà gran parte dei viaggiatori ai treni diurni (più costosi) o ad altri vettori (auto, aereo, bus). Che logica ha tutto questo? La mobilità collettiva non deve creare profitto per i soliti noti, sarebbe invece da fare una seria politica di investimento, coinvolgendo tutti quegli Enti locali che ne trarrebbero grande beneficio. Si pensi a tante strade di fondovalle soffocate da colonne di auto, ad esempio. L’integrazione tra più vettori inoltre eviterebbe sprechi e sarebbe più funzionale. In una società come quella attuale che si muove 24h è assurdo che non vi siano più treni regionali dopo una certa ora, spesso già dopo le 20. E la Svizzera, la Germania, oppure l’Olanda, ci insegnano che le merci debbono viaggiare su rotaia! Il ponte sullo stretto di Messina costerà (se mai verrà realizzato) una marea di miliardi, soldi che potrebbero essere investiti in maniera più costruttiva come il raddoppio e l’ammodernamento di linee ad un solo binario, il potenziamento dei servizi di tipo metropolitano in varie aree urbae/suburbane del Paese. Ci sono inoltre una moltitudine di linee secondarie fine a se stesse che se collegate creerebbero dei canali alternativi a quelli già saturi su alcune direttrici. La giornata delle ferrovie da dimenticare sarebbe dovuta essere la giornata delle ferrovie da riaprire, ma si sa, siamo in Italia, w i SUV.

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  71. 73 pietro mitrione 13/03/2011 alle 9:17 pm

    Lungo antiche rotaie

    Domenica 6 marzo è stata la quarta giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. In tutta Italia si sono svolte manifestazioni lungo le tratte secondarie, percorse in bici, a piedi, in treno o in autobus. Appassionati e avventurieri si sono dati appuntamento per vivere la suggestiva esperienza di un’altra velocità.
    Quella che abbiamo percorso è l’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, tratta che corre lungo i confini regionali di Campania, Basilicata e Puglia, e racconta per certi versi una storia come tante: ferrovie scarsamente utilizzate che, ritenute improduttive, vengono dismesse. Ed è per richiamare l’attenzione sulla recente chiusura che il gruppo In loco motivi organizza, in occasione della quarta giornata nazionale delle ferrovie, la manifestazione Il treno non l’aereo ha fatto l’Italia: viaggio in autobus da Avellino a Rapone. Quattro le tappe: stazione di Calitri, confronto pubblico a Rapone, visita in una azienda alimentare a Calidri e stazione di Nusco. Molti gli spunti e le riflessioni raccolte.
    Durante il percorso ci accompagna il rammarico per la chiusura di una tratta che ha fatto la storia dell’Irpinia. Nacque per unire genti di una stessa area geografica lungo la direttrice tirrenico-adriatica, e così accomunarne il destino alla ‘giovane’ Italia. A 115 anni dall’apertura e a 3 mesi dalla soppressione, continuano ad intravedersi potenzialità, legate al trasporto ordinario per alcuni comuni e alla fruizione turistica dell’intera tratta.
    Si sogna un rilancio, si promuovono iniziative, con la speranza di vedere realizzato quanto negli Stati Uniti e in molti paesi europei è ormai prassi: recupero di tratte ferroviarie dimenticate che spesso attraversano porzioni di territorio dalle considerevoli qualità paesaggistiche. Recuperate, diventano spine di percorsi turistici fuori porta, dove è possibile vivere esperienze sportive, culturali, culinarie con lentezza, riconciliandosi ai ritmi conviviali del passato, magari su treni d’epoca, in bici, o a cavallo. Una strategia vincente, che ha già dimostrato anche in Italia, di essere portatrice di nuove possibilità di crescita per le economie locali, come concordano il sindaco di Rapone Felicetta Lorenzo e l’ex direttore Acam Anna Donati.
    All’appuntamento di domenica scorsa, tuttavia, l’assente ingiustificato era il treno, che, a detta del sig. Pietro (ex ferroviere e ‘guida’ della giornata) avrebbe aumentato il numero dei partecipanti, come dimostrano le iniziative della scorsa stagione. Un’esperienza che rafforza l’impegno di quanti sono ancora pronti a scommettere sulle rotaie.

    Simona Panaro

  72. 74 pietro mitrione 13/03/2011 alle 9:31 pm

    Viaggio NEL TEMPO di Michele Fumagallo
    L’ultima è stata la Avellino-Rocchetta, chiusa a dicembre dopo il taglio dei fondi della Regione Campania. Ma la storia delle ferrovie italiane è quella di una grande dismissione. Celebrata da una giornata con passeggiate e manifestazioni. Tra amarcord, proteste e il boicottaggio di Trenitalia
    Se uno avesse voluto vedere dove albergano la dignità, la sobrietà, il coraggio, la speranza nel futuro, la capacità di attingere dalla saggezza del passato, allora sarebbe dovuto andare, domenica 6 marzo, giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, a Rapone, piccolo comune lucano dirimpettaio dell’Alta Irpinai e agli inizi del vasto comprensorio del Vulture, terra naturalisticamente e storicamente ricca. Rapone condivide con Ruvo del Monte e San Fele la piccola stazione della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio (Fg), dall’11 dicembre scorso chiusa da Trenitalia dopo il taglio dei fondi da parte della Regione Campania. È una delle tredici stazioni, su trentatré complessive della tratta, non soppresse, almeno fino al dicembre scorso. Adesso è iniziata, ma in realtà bisogna dire che non si è mai fermata, una lotta tutta in salita per il ripristino della linea, storico lascito di impegni iniziati nella seconda metà dell’Ottocento (la ferrovia fu poi inaugurata il 25 ottobre del 1895), che ha visto come protagonisti tanti tra cui Francesco De Sanctis (nel paese d’origine, Morra, in Alta Irpinia, c’è una delle stazioni), e Giustino Fortunato.
    La giornata è stata organizzata dal gruppo “In loco motivi”, che ha lavorato da un paio d’anni alla difesa di questa linea e ai tantissimi viaggi di conoscenza fatti con un pubblico attento e curioso che ha imparato a conoscere il territorio in modo del tutto diverso. È iniziata, però, con l’amarezza di aver dovuto rinunciare al treno (Trenitalia, che pure sponsorizza la giornata, ha chiesto una cifra esorbitante) e alle tante prenotazioni di un viaggio concepito anche come celebrazione del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Col bus gran turismo non è la stessa cosa, ma molti non hanno voluto rinunciarvi. E hanno fatto benissimo. Perché il senso di solidarietà e resistenza che si è respirato nella giornata, contro una decisione vissuta come ingiusta e impoverente per un territorio che del turismo vuol fare la sua cifra futura, ha dimostrato tutto il suo valore. Appena lasciata la stazione di Avellino, la ferrovia si costeggia, sulla rotabile, un po’ da lontano e un po’ da vicino.
    I commenti e i racconti sono tanti. In viaggio c’è il cerimoniere, cioè Pietro Mitrione, ex ferroviere e organizzatore del gruppo degli amici della linea, impegnatissimo come sempre per la salvezza e lo sviluppo di questa creatura a cui sta dedicando tanto del suo tempo. C’è Anna Donati, ex parlamentare e storica ambientalista oltre che saltuariamente collaboratrice del nostro giornale, che ha occupato il posto di dirigente dell’Acam (Agenzia Campana per la Mobilità sostenibile) per due anni in Regione Campania ed è sempre stata molto attenta alle ferrovie, da grande “aficionada” del treno che si vanta di aver preso ovunque. C’è Valentina, architetto e studiosa della tratta, altra super impegnata nel gruppo di lavoro attorno alla Avellino-Rocchetta, che distribuisce copie del suo bel calendario «In loco motivi – Il treno irpino del paesaggio», che porta anche l’intestazione storica da non dimenticare «Il treno, non l’aereo, ha fatto l’Italia». Ricco di foto che documentano la straordinarietà di quest’opera tra ponti grandi e piccoli di mirabile fattura, belle visioni naturalistiche, passaggi da un territorio all’altro con grande varietà di natura, come si addice del resto ad una linea che attraversa tre regioni (Campania, Basilicata, Puglia). Ci sono poi tante persone che non hanno voluto rinunciare al viaggio per sostenere una battaglia che soltanto i miseri tifosi di un vecchio modello di sviluppo possono ritenere nostalgica.
    È in realtà una battaglia d’avanguardia, di chi vuole testardamente dare un futuro diverso a se stesso e ai propri figli. Un futuro ricco di possibilità, di conoscenza, persino di apertura a mondi nuovi. C’è poi Simona, studentessa che deve mettere in piedi la tesi di laurea sulla tratta, ed è più gasata che mai. Il tempo non è bello, fa freddo, c’è nebbia e ogni tanto riprende a piovere. Ma, all’arrivo a Rapone, tutto cambia e il tempo inclemente diventa del tutto secondario, a riprova che la fiducia delle persone nel futuro può muovere qualsiasi ostacolo. In piazza e davanti al Municipio c’è una festa coloratissima fatta di curiosità, banda musicale, gruppo folk, straordinari piatti della tradizione più antica (diciamo un superamento a sinistra del biologico tipico), soprattutto tantissime donne tra i musicisti e le persone accorse. A partire dalla vitale sindachessa, Felicetta Lorenzo, che ha accolto tutti con garbo e gioia e ha iniziato un discorso che si vorrebbe sentire in ogni borgo d’Italia di questi tempi. «Bisogna dare dignità alle ferrovie minori. La nostra è stata da poco sospesa, ma adesso occorre lanciare la sfida delle tratte come patrimonio nazionale. Non solo per i viaggi ma per godersi quello che oggi è un lusso, cioè il tempo. E io invito tutti a guardare dalla nostra ferrovia le bellezze discrete del nostro paesaggio». Anna Donati prende la parola: «Sono qui perché sono un’amante delle ferrovie. In questi anni, in cui c’era lo sport di dismettere, abbiamo vinto una battaglia, perché adesso è molto difficile che non ci sia una sensibilità nuova anche da parte dei vertici delle ferrovie sulle tratte dismesse. Per due anni ho fatto il dirigente della mobilità in Regione Campania e quando mi giunse la telefonata degli amici della Avellino-Rocchetta immediatamente li ho invitati. Avevo già visto in Sardegna, in Val d’Orcia e altrove il grande successo avuto dai treni delle tratte paesaggistiche. Ed è del tutto spiegabile: viviamo un tempo in cui davvero non se ne può più del degrado ambientale. Qui c’è cibo genuino, aria salutare e tante altre cose, cioè tutto ciò che può fare il successo come altrove. Purtroppo la manovra Tremonti ha tagliato i servizi per i trasporti e per questo la nuova direzione politica della Regione ha chiuso questa linea». «Che fare adesso? – riprende Donati – Certo tutti dicono di sì a questa tratta, ma non sono sufficienti le parole. Bisogna mettersi insieme con la consapevolezza che tutte le ferrovie sono sostenute, in tutto il mondo. Queste strutture poi sono un patrimonio in sé. E, del resto, quanti territori in Italia, apparentemente abbandonati, oggi sperimentano proprio su quel presunto abbandono la loro fortuna? Importante è adesso strappare un piccolo, concreto, impegno nei luoghi dove le decisioni si prendono. Non arrendiamoci. Ce la possiamo fare e la gente è con noi se vede questo impegno. È anche un modo degno di consegnare alle nuove generazioni questi patrimoni».
    Pietro Mitrione, che ha la passione dell’ex ferroviere che su questa linea vi ha lavorato, prende la parola mentre l’atmosfera si fa commovente: «Vogliamo tenere vivo un territorio che è un unicum. Questa quarta giornata delle ferrovie dimenticate vuole essere una protesta civile. La cosa che unisce i nostri territori è la ferrovia, incomparabile dal punto di vista turistico. Ci ritorneremo col treno e con gli studenti. Quando ho visto la banda e tante donne in essa ho subito pensato che dove ci sono le donne le cose hanno una marcia diversa». «L’impegno che prendiamo qui – aggiunge Mitrione – è quello di continuare. Nella protesta civile, certamente, anche se sappiamo nomi e cognomi di quelli che hanno deciso la soppressione di questa tratta». La banda riprende a suonare, stavolta l’inno nazionale, e c’è commozione in tanti. La gioia riprende per le strade del paese e sfida il tempo inclemente. Gustosissimi piatti da assaggiare, visita al borgo con acquisti vari, il gruppo folk che suona e canta, e un arrivederci senza perdersi di vista. Con un augurio unico: che la linea ferroviaria, di cui tutti hanno compreso il valore grande, come delle cose che hanno una storia lunga, riprenda a vivere e sviluppi i suoi progetti per troppo tempo lasciati dormienti

  73. 75 pietro mitrione 24/03/2011 alle 9:31 am

    LA FERROVIA DELLE ANTENNE

    Dal 13 dicembre 2010 la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta dopo 115 anni è chiusa e non si sa quale sarà il suo destino. Ho l’impressione che se passa ulteriore tempo a degrado si aggiunge degrado e quindi inevitabilmente si va incontro alla sua chiusura definitiva. Eppure su questa linea sono stati fatti negli ultimi anni enormi investimenti per la sua efficienza tecnologica e qualcuno ne dovrebbe tenere conto. Mi riferisco al posizionamento lungo tutta la tratta del cavo per la conduzione delle fibre ottiche, l’innalzamento in ogni stazione, anche nelle più piccole, di antenne telefoniche per il sistema GSM, la costruzione di enti di sicurezza per il sistema SCMT, acronimo di Sistema di Controllo della Marcia del Treno, il sistema di sicurezza armonizzato con lo standard europeo di interoperabilità tra le reti ferroviarie scelto da FS per la propria rete e per il parco rotabile ammesso a circolare sulla stessa. Si può affermare che dal punto di vista tecnologico la tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta è esercitata con attrezzature di sicurezza moderne e sicure.
    Con l’incuria è evidente che ogni cosa deperisce ed in particolare quelle di valenza tecnica se vengono abbandonate sono destinate ad essere vandalizzate. E’ possibile trovarci in presenza di una utilizzazione di queste attrezzature, specialmente quelle telefoniche, per interessi legati alla telefonia mobile laddove il segnale di gestori diversi dalla titolare RFI, Rete Ferroviaria Italiana, possa essere captato previo pagamento di lauti corrispettivi? Si verificherebbe, in tal caso, una situazione a dir poco incresciosa se non proprio scandalosa: su di una linea ferroviaria “chiusa” si produrrebbero utili non dovuti alla circolazione dei treni. A questo punto, se così fosse, si potrebbe pensare di utilizzare queste risorse per riaprire la tratta ferroviaria in questione? Qualche politico avellinese o qualcuno dei tanti che, in quest’ultimo periodo, hanno pontificato sull’utilizzo di questa ferrovia potrebbe chiedere informazioni al gruppo FS cosa sono quelle antenne posizionate lungo la ferrovia Avellino-Rocchetta e chiedere se questo business sia già in atto? Fare questo significherebbe lavorare per il proprio territorio….
    Eppure c’è un interesse verso questa idea di rivitalizzazione culturale della ferrovia Avellino-Rocchetta che solo le istituzioni non vogliono cogliere. La scorsa 4* giornata nazionale delle ferrovie dimenticate è stata, nonostante tutto, un successo: a Rapone-PZ abbiamo trascorso una giornata di riflessione sulle potenzialità turistiche della ferrovia ofantina, voluta da un grande irpino: Francesco de Sanctis. A testimoniare il contesto storico del 150°anniversario dell’unità d’Italia avevamo indetto questo evento con il titolo: il treno, non l’aereo, ha fatto l’Italia. Poteva essere un grande evento per la nostra provincia se avessimo potuto effettuare il nostro viaggio in treno ma il costo di 7500 euro per la giornata del 6 marzo era davvero una cifra irrealistica per le nostre possibilità anzi è sembrato quasi uno “sfregio” al nostro progetto.
    Con la chiusura della tratta ferroviaria è venuto meno anche il progetto che avevamo concordato con il provveditorato agli studi di Avellino per far conoscere il territorio attraversato dalla linea ferroviaria agli studenti. Circa 2400 richieste pervenuteci sono state vanificate dalla negligenza di chi poteva accordare benevolenza a quest’idea.
    Noi andiamo avanti convinti della nostra ragione, abbiamo solo bisogno della solidarietà di quelli che amano la propria terra per evitare l’ennesimo scippo che porta verso l’oblio dell’Irpinia. Alle istituzioni chiediamo, invece, coerenza.
    Pietro Mitrione

  74. 76 pietro mitrione 26/03/2011 alle 10:15 pm

    Dalla stampa si apprende che dal mese di maggio del corrente anno la ferrovia Avellino-Rocchetta sarà riaperta il sabato e la domenica per uso turistico. Addirittura i vagoni che verranno messi a disposizione saranno dotati di appositi dispositivi per il trasporto di biciclette. Questa notizia è stata attinta dalle dichiarazioni fatte dall’assessore ai trasporti della regione Campania, Sergio Vetrella, in occasione della sua venuta ad Avellino il 24 marzo per incontrare a Palazzo Caracciolo di Avellino, sede dell’Amministrazione Provinciale, le parti sociali, sindacali e politiche della nostra provincia. La stessa affermazione è stata ribadita dall’assessore Vetrella, nella stessa serata, presso la sede comunale di Sperone in un incontro con alcuni amministratori locali. Sembra già di vedere il treno sui binari inoltrarsi per il suo percorso verso l’alta Irpinia carico di persone entusiaste di osservare il magnifico paesaggio che attraversa. Nelle sue dichiarazioni l’assessore ha fatto anche riferimento ai costi elevatissimi che tale linea ferroviaria comporta per tenerla aperta per cui ritiene necessario un coinvolgimento dell’assessore al turismo della regione Campania, Giuseppe De Mita, per reperire i fondi necessari. Questi i fatti: Vetrella chiede a De Mita fondi per far effettuare i treni sull’Avellino-Rocchetta. Un rimpallarsi di assunzioni che stridono con l’attuale situazione della tratta chiusa dagli stessi dal 13 dicembre 2010. Ritorna ancora una volta il problema dei costi di un servizio svolto fino a quella data in una situazione di orari improponibili per essere di utilità per quel territorio. Un servizio già ridotto all’estremo sacrificato per risparmiare qualche miseria rispetto agli sperperi imperanti nella regione Campania. Quante duplicazioni di servizi esistono su quella tratta? Quante clientele da mantenere? Possibile che in Campania l’esercizio della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta sia la causa dei mali economici dei trasporti regionali? Ancora una volta le scelte napolicentriste condizionano la vita sociale e civile del nostro territorio destinato a spopolarsi sempre di più. Ormai i nostri paesi sono diventati quasi dei cronicari sui quali è possibile scaricare le scelte più scabrose che si possano fare come quella di chiudere strutture ospedaliere. Però, e sempre a Napoli, stanno decidendo, ancora una volta sulla nostra pelle, di costruire una mega discarica regionale proprio sul territorio più bello attraversato dalla ferrovia Ofantina, quello dell’Irpinia d’Oriente. Un paradosso da un lato si immagina di riaprire la ferrovia a fini turistici, sfruttando l’unica eccellenza che il nostro territorio possiede: il PAESAGGIO, dall’altra si paventa, con i numeri che la politica napoletana possiede, di portarci tutta la “munnezza” che Napoli e dintorni produce. No assessore Vetrella a questo gioco delle tre carte noi irpini non ci stiamo. Maggio è il mese delle rose e l’Irpinia è la nostra rosa la difenderemo a tutti i costi ben sapendo che è piena di tante spine che vengono da tempi lontani. Difenderemo i nostri ospedali, la nostra ferrovia, i nostri paesi con un nuovo e moderno orgoglio che ci viene da un riscoperto senso di appartenenza alla nostra terra. Un sentimento che non ha colori politici. Proprio per questo crediamo che bene abbia fatto, unitamente alla rappresentanza regionale presente nel consiglio regionale, il presidente dell’amministrazione provinciale di Avellino a rappresentare il dissenso della nostra popolazione contro l’inganno che si vuole perpetrare contro le zone interne della Campania, di fatto il nostro Formicoso. Per queste considerazioni chiediamo al Presidente Sibilia di poter discutere in modo concreto presso Palazzo Caracciolo di quanto affermato dall’assessore Vetrella con quanti rappresentano la nostra specificità territoriale. Sarebbe bello discutere dell’Irpinia in Irpinia!!
    Pietro Mitrione
    Amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta

    dichiarazioni di vetrella ad Avellino

  75. 77 pietro mitrione 06/04/2011 alle 8:30 pm

    abbandonare l’idea che l’unico mezzo di spostamento utile per la nostra città è e sarà l’automobile, ormai ampiamente considerata inadeguata alle città;
    – l’adozione di un Piano urbano della mobilità sostenibile che possa guardare ad un sitema di trasporto urbano più equilibrato;
    – un sistema di trasporto pubblico efficiente e capace di soddisfare i bisogni dell’intera comunità: il TPL viene utilizzato se è più conveninte di altri modi di spostamento e ricordiamo che la nostra è una città universitaria e di studenti.
    – investimenti per mezzi di trasporto alternativi quali piste ciclabili, bike sharing, car sharing e percorsi pedonali sicuri che garantiscano alle fasce più deboli della mobilità, maggiore sicurezza.
    – l’adozione di percorsi pedonali casa/scuola attivando progetti di Pedibus con le scuole elementari e medie e incontri di educazione alla mobilità in tutte le scuole di ogni ordine e grado.
    – di attivare campagne informative e di educazione alla mobilità in tutti gli uffici pubblici inecentivando l’utilizzo di mezzi alternativi all’auto.
    – di predisporre aree di consegna e ritiro merci che rendano maggiormente veloce la circolazione delle merci: Il rallentamento della circolazione delle merci causato dalla congestione del traffico genera una perdita pari ad un punto di PIL.
    – l’ampliamento delle aree pedonali nel centro città ed in particolare nelle aree
    commerciali, che come verificato da studi economici e di associazioni di categoria, producono effetti positivi per quelle aree.
    – la ZoneTrafficoLimitato per l’intero centro e per il Centro storico con la predisposizione di mezzi di trasporto pubblico ecologici e di dimensioni ridotte o bus a chiamata che risolverebbero in parte, il problema dei tagli al chilometraggio.
    – il ripristino dei fondi tagliati al trasporto pubblico urbano.
    – di ritornare a programmare e a progettare una città migliore con standard europei per i servizi pubblici.
    – la partecipazione del nostro Comune a progetti europei sulla mobilità, una delle poche possibilità di confronto e di aiuto economico a disposizione.

  76. 78 pietro mitrione 07/04/2011 alle 9:01 pm

    Strutture ferroviarie in disuso come centri di accoglienza per profughi
    La proposta di Pietro Mitrione si affianca a quella del Sindaco di Conza, Vito Farese

    (Profughi)
    (Foto: Irpiniareport)Le strutture ferroviarie in disuso della linea Avellino-Rocchetta potrebbero diventare centri di accoglienza per i profughi Nord-Africani. A comunicare tale proposta è Pietro Mitrione dell’Associazione Gli Amici della Linea Ferroviaria Avellino-Rocchetta. Di seguito si riporta il testo integrale della lettera. “La proposta fatta dal sindaco di Conza, Vito Farese, di ospitare nel suo comune delle famiglie di profughi dall’Africa è una grande prova di solidarietà che testimonia ulteriormente l’impegno della comunità di Conza a favore dei migranti. E’ una iniziativa che fa onore a tutti noi irpini da sempre popolo abituato ai drammi dell’emigrazione. Proprio in quella zona dell’Irpinia d’oriente l’emigrazione è stata, ed è, una costante. I nostri paesi sono stati decimati da questo dramma sociale, ben testimoniato dal film “la donnaccia” girato proprio in quei luoghi tanti decenni fa. Dalla sua costruzione, 1895, anni la ferrovia Avellino-Rocchetta fu il mezzo utilizzato per un esodo biblico. Oggi questa ferrovia sta morendo come il territorio che attraversa eppure una opportunità può ancora offrire per questa nuova e grave emergenza “profughi”. Nella stazione di Conza esistono delle strutture ferroviarie in disuso che, opportunamente riconvertite, possono dare ospitalità a numerose famiglie di migranti. Si tratta del vecchio ferrohotel, di un grande capannone, di due appartamenti e di un magazzino merci. La stessa proposta può essere fatta per la stazione ferroviaria di Rocchetta, una struttura quasi del tutto inutilizzata che potrebbe ospitare molte più persone che a Conza. “Vecchie” strutture ferroviarie cariche di ricordi legati all’ emigrazione che si offrono ai migranti del terzo millennio. Una triste coincidenza per un comune dramma: l’emigrazione.”

  77. 79 pietro mitrione 09/04/2011 alle 9:25 pm

    Caro santino la forma del Week end anche se nei periodi festivi di richiamo è più richiesta nelle località più rinomate da noi ha sempre funzionato in luoghi che da anni sono attrattori come il Laceno, il terminio e i luoghi religiosi. essi… da soli nn bastano perchè serve maggior offerta in termini di contenuti e spalmata in più periodi dell’anno soprattutto dalla primavera alla fine dell’autunno. Non basta il solo museo o santuario ma anche qualche idea che trasmetta la voglia di restare. Siccome noi nn possiamo, come le zone costiere, rappresentare una sosta permanente dobbiamo maggiormente rafforzare il short break e, creando quella che io chiamo, rete tra i comuni, dando maggiori contenuti, determinare una valorizzazione di un week end che può anche crescere di uno due giorni senza grosse pretese, ciò che conta alla fine è il numero dei visitatori, e il valore dell’offerta che attraverso i canali pubblicitari, il passaparola, i contenuti, il valore enogastronomico che già c’è e la crescita dei posti letto e della qualità dei servizi, può far crescre ancora di più la nostra provincia. Oggi che la crisi economica si fa sentire sempre cn maggiore virulenza a maggior ragione può funzionale la formula: short break (spesso non è la destinazione che invoglia la scelta ma, viceversa, è la situazione economica che impone la meta di una vacanza). Se vicino agli attrattori tradizionali che ho citato, viene fatto un progetto serio x l’Avellino rocchetta, ovvero non il classico mezzo di trasporto che ci porta a visitare la natura o i vicoli dei paesini oramai spopolati, questa si riempie di contenuti, ovvero realizzando nei luoghi di catalizzazione maggiori :laceno e terminio degli attrattori forti come: un grande parco giochi estivo o un area x fare escursionismo a piedi o in bicicletta, oppure attraverso convenzioni con i maneggi, attraversare i luoghi a cavallo. Questo sistema messo in rete lungo il percorso della Avellino- Rocchetta avrà un ritorno turistico eccezionale. Senza fare voli pindarici è necessario implementare la formula week end, affinchè diventi “speciale” e ci sia sempre più richiesta tanto da far in futuro migliorare i servizi offerti, da ciò può scaturire che i due giorni possano anche diventare tre o massimo 4, ma nn sogniamo che diventino di più perchè significherebbe solo prenderci in giro. Aggiungo, che lo “short break” avrebbe ancora maggior successo se si realizzasse la metropolitana tra Avellino – Fisciano – Salerno. Raggiungere una zona costiera in 20 minuti e sfruttare il bacino di turisti italiani e stranieri che raggiungono la stazione di salerno (molto più importante della nostra x i collegamenti) avvicinerebbe le zone interne e favorirebbe il turismo Ambientale delle nostre zone.

  78. 80 pietro mitrione 10/04/2011 alle 9:00 pm

    Quello che occorre sottolineare però è la visione strategica : il turismo è un oggetto delicato e complesso : non si può mettere tutto nel calderone e sperare di ottenere un bel minestrone con il quale soddisfare la” fame di sviluppo turistico territoriale”. Bisogna misurarsi con una quantità di variabili di peso specifico assai diverso.L’Irpinia ha la fortuna di essere incastonata in una regione che, messa a sistema ,riesce a soddisfare una domanda turistica a 360°, per la eterogeneità dell’offerta, con uno spettro largo e profondo della medesima, su tutto il territorio regionale. E’ sicuramente un territorio “immaturo” da un punto di vista ricettivo, con zone a buon coefficiente e zone desertificate, dove paradossalmente insistono attrattori che almeno sulla carta potrebbero richiamare un buon numero di turisti. Ho letto il post di Pietro Mitrione, del quale condivido le ragioni di fondo, e mi è venuta in mente la relazione che, nell’ormai lontano 2005, inviai in Regione Campania, allorquando mi veniva richiesto ,come EPT Avellino, uno studio sui possibili attrattori da inserire nello studio di fattibilità deil POR 2000-2006. Già in quei tempi, non sospetti, sottolineai con forza la “rimessa a modello” della tratta, auspicando il rifacimento delle stazioni, connotando ogni fermata con una pecularietà enogastronomica, che servisse da vettore per le località toccate dalla Avellino-Rocchetta SA. Il discorso, caro Pasquale, si farebbe lunghissimo, e più che un post su FBU, occorrerebbe una vera e propria conferenza di servizio, per analizzare e raccogliere le istanze del territorio. Certo è che da soli, non si va da nessuna parte, ed è solo nella sinergia mare-monti e con tutto quello che ne consegue, va riposta la fiducia per il decollo di un comparto che tanto potrebbe donare all’economia della nostra provincia

  79. 81 pietro mitrione 10/04/2011 alle 9:09 pm

    pietro. le vostre iniziative sono sempre state lodevoli. nn dovete riproverarvi nulla. e’ vero qualcuno vi ha etichettato e spesso l’ho fatto anche io. ma comunque c’erano delle voci che gridavano, anke se nel deserto politico di questa provincia dove la corsa nn si fa sulle rotaie di un treno:piano e veloce scandendo i ritmi del paesagguio ma ad alta velocità x accaparrare più risorse possibili nn lasciando nulla di concreto e duraturo. Ne è l’esempio la nuova politica del turismo. Non c’è programmazione. Ci si affanna sulla domanda e sull’offerta. Qualcuno dice che bisogna implementare la domanda x le nostre zone, quando questa è adamantina. Il turista nelle ns zone nn viene più di un week end o x un mordi e fuggi. spesso l’unica offerta che ha sempre funzionato è quella eno gastronomica che ci ha dato piena garanzia, basti vedere a ferragosto e dalla primavera in poi come è piena l’area del terminio o il laceno o l’area del partenio. Questo miraggio della domanda serve solo a chi gestisce politicamente x accaparrarsi più soldi possibili che po si perdono nei rivoli di manifestazioni senza programmazione che assorbono più risorse possibili senza far restare nulla che possa favorire lo short break di lungo respiro (almeno 6 mesi all’anno) richiamato in altri commenti o si richiude solo in determinate occasioni. Perchè nessun politico si è preoccupato x esempio di collegare (visti i copiosi fondi) creando una sinergia con le ferrovie dello stato (destinando una quota dei fondi – parte dei quali si poteva addirittura recuperare con i biglietti) x tenere in funzione da aprile a ottobre la Avellino – Rocchetta. Sarebbe stato uno dei contenuti che restava nella memoria e poteva poi definitivamente rilanciarla sull’asse turistico e sul miglioramento di tutte le infrastrutture connesse. Ma la mancanza di programmazione e la corsa sfrenata all’affarismo personale sta distruggendo tutto in questa provincia. Non ci sono più politici illuminati e ricordo Sullo che ci avvicinarono alla civiltà cn l’autostrada, che oggi nn basta più x uscire da un isolamento nel quale ci stanno sempre più cacciando e che sta creando inesorabilmente un altro esodo di massa che porterà sempre più le giovani generazioni ad allontanarsi perdendo ancora una volta il treno x lo sviluppo. W l’Avellino Rocchetta S. Antonio.”

  80. 82 pietro mitrione 12/04/2011 alle 4:02 pm

    “Munnezza e politica”
    L’immagine di tristezza e di solitudine del presidente Cosimo Sibilia è la testimonianza di quanto accaduto in Consiglio Provinciale allorquando si è saputo dell’approvazione dell’emendamento “Salvatore” in Consiglio Regionale che destina di fatto in Irpinia i rifiuti napoletani. Un’amarezza condivisa da tutti i presenti in aula perché il provvedimento è stato votato anche da parte di tre rappresentanti irpini. Noi dell’associazione inloco_motivi eravamo in consiglio provinciale perchè il 35esimo posto dell’ordine del giorno del consiglio provinciale aveva per tema “determinazioni circa la soppressione della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio”. Dopo 4 mesi dalla “sospensione” del servizio ferroviario qualcuno finalmente poneva il problema dell’utilizzo della ferrovia nel luogo istituzionale deputato dopo le numerose prese di posizione a favore del mantenimento della ferrovia venute da esponenti della società civile irpina. Questi impegni non facevano pensare ad un così marginale interessamento, ma tant’è. Ringraziamo chi ha proposto il tema in o.d.g. perchè se non fosse stato per lui avremmo cominciato a pensare all’Avellino-Rocchetta solo come un capitolo dei libri di storia provinciale. Un posto di sicura rilevanza ma che pensiamo sia ancora troppo presto da assegnare: per noi l’Avellino-Rocchetta rimane ancora non solo un baluardo di storia di popolo ma un elemento determinante nella visione presente e futura di una provincia che non vuole arrendersi ai progetti diabolici di una regione malgovernata che continua a destinarle il ruolo di sversatoio dei rifiuti regionali. Una provincia verde e sana, le potenzialità della quale non sono state ancora valorizzate pienamente, una provincia tra quelle regionali, ancora capace di potersi migliorare, una provincia che accanto ad eccellenze come le docg e le dop, possiede uno splendido patrimonio naturalistico ed un altrettanto meraviglioso patrimonio architettonico ed artistico, percorso da una strada ferrata che ne fa storia e paesaggio. Solo la miopia di persone che hanno perso l’abitudine alla speranza per il futuro non riesce a mettere a fuoco il potenziale che noi vediamo chiaro. Con queste idee nella mente abbiamo assistito al dibattito che si svolgeva nell’aula consiliare della Amministrazione Provinciale. Si sentiva nell’aria la tensione per le decisioni che si stavano prendendo a Napoli in materia di “munnezza”. Durante il dibattito abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare una relazione dell’assessore al turismo sulla sua attività. L’assessore ha elencato luoghi e cifre di danaro stanziate per iniziative turistiche e culturali, una bella somma. Immediatamente l’immagine di questi paesi veniva violentata dalla paventata e poi concretizzatasi ipotesi di deprovincializzazione del ciclo della “munnezza”, in pratica nuova discarica nelle zone interne della Campania leggasi: Formicoso. Nella sua esposizione l’assessore non ha concesso nemmeno un attimo alle iniziative attuate con il treno irpino del paesaggio, circa 3000 persone in 25 viaggi e 2400 richieste, purtroppo inevase, da parte di scolaresche. Una giusta valutazione, quella elaborata dell’assessore, in quanto le iniziative del treno irpino del paesaggio sono state effettuate solo con la passione di volontari e senza nessun contributo pubblico, come si dice: dalla base e quindi senza padrini o padroni. Aspettavamo fiduciosi che il Consiglio Provinciale di Avellino si pronunciasse sulla nostra storica ferrovia Avellino-Rocchetta invece la “munnezza”, sia materiale che politica, ha travolto contingentemente tutti e tutto lasciando in noi amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta la stessa amarezza del Presidente Sibilia, della sua giunta e dell’intero Consiglio Provinciale. Una occasione persa come le tante che sta perdendo la nostra Irpinia.
    Valentina Corvigno/Pietro Mitrione
    InLoco_Motivi

  81. 83 pietro mitrione 12/04/2011 alle 9:51 pm

    Chissà cosa credono di aver fatto i funzionari della regione Campania e di Trenitalia che hanno deciso la chiusura della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio (Foggia). Perché se credono di aver fatto qualcosa di buono per la collettività, allora bisognerebbe fargli sentire addosso la loro ignoranza e la loro miseria culturale e politica. Bisognerebbe fargli studiare un po’ Francesco De Sanctis, uno degli artefici di questa ferrovia, e magari Giustino Fortunato, uno dei meridionalisti impegnati in anni lontani nella battaglia per le “strade ferrate ofantine”. Bisognerebbe fargli sentire la vergogna quando si riempiono la bocca di cultura e dall’alto dei loro stipendi e delle loro ignoranze ne sono invece la decisa e radicale antitesi. Dunque l’antica ferrovia che da Avellino attraversa tutta la dorsale che divide questo pezzo di Campania dalla Basilicata e dalla Puglia (fu inaugurata, nel tratto completo di 119 chilometri, il 27 ottobre del 1895), quella che ha segnato la storia degli uomini di queste zone dell’osso, le loro epiche emigrazioni, la guerra, la rinascita, sarà chiusa a partire dal 13 dicembre prossimo. E sarà chiusa nel modo peggiore, persino prendendo in giro il territorio: infatti la linea è sospesa e continua a restare aperta all’esercizio. Che significa che sarà comunque soggetta a cura da parte del personale delle ferrovie. E allora perché interrompere del tutto il servizio ferroviario? Per dimostrare cosa? Che non vale la pena tenerla aperta?

    Ma tutti, cioè tutte le persone interessate al rilancio, sanno che questa strada ferrata ha un valore dentro un nuovo modello di sviluppo per il territorio. Che da sola non funzionerebbe. Ma che accompagnata da una piattaforma di nuovo progresso essa diventa addirittura una metafora di rinascita e di futuro. E poi: perché umiliare le centinaia di persone che hanno rivitalizzato questo pezzo di strada ferrata con corse turistiche che hanno contribuito alla valorizzazione del territorio e delle sue potenzialità? Inutile ricordare la motivazione che porta l’assessore ai trasporti della regione Campania Sergio Vetrella: il governo centrale ci chiede di tagliare e noi dobbiamo tagliare. È la stupidità economica di questo periodo in Italia. Intanto tagliare le corse non significa tagliarle tutte. Poi, con quale motivazione per il futuro? Naturalmente non c’è nessuna motivazione per il futuro, soltanto calcoli contingenti e assolutamente distruttivi.

    Il pezzo di ferrovia che va da Avellino a Rocchetta Sant’Antonio, alle porte del tavoliere pugliese, è anche un asse di penetrazione tra la parte orientale della Campania e la Puglia e la Basilicata. Cioè un elemento fondamentale del nuovo sviluppo dei territori. E invece così si contribuisce a creare un muro che divide sempre più la Campania dalla Puglia e dalla Basilicata. E pensare che siamo in epoca di apertura, di globalizzazione! Ma chissà se a qualcuno è venuto in mente di ricordare ai funzionari e amministratori che, se è un problema di risparmio, basterebbe diminuire un po’ la “casta” amministrativa e politica, quella che davvero ingolfa la macchina e impedisce di camminare, per salvare, ma soprattutto rilanciare in termini turistici, culturali, di trasporto merci e di viaggi normali questa linea ferrata. Tra l’altro chissà se i nostri amministratori sanno che, allo stato, è pressoché impossibile, senza questa ferrovia, usare mezzi pubblici per andare, soprattutto dalla parte del territorio bagnato dai fiumi Calore e Ofanto, in Puglia e in Basilicata.

    E ancora chissà se sanno che tanti (persino le istituzioni) hanno avuto progetti interessanti su questa linea. Dalla valorizzazione in senso ambientalista del territorio, legato al turismo, ai prodotti tipici e a una nuova agricoltura; a quello di un uso del trasporto merci per binari che passano dentro le aree industriali costruite dopo il terremoto del 1980; a quello di un museo itinerante legato al nome del grande critico letterario Francesco De Sanctis (nel paese d’origine, Morra, vi è la sua casa natale) che si batté molto per questa strada ferrata. Ma cosa volete che se ne importino di De Sanctis, del futuro di queste zone (sono in gran parte quelle del cratere del terremoto del 1980, cioè i paesi più danneggiati e distrutti), dell’autonomia dei territori, amministratori (sarebbe troppo chiamarli politici, la politica vera è in grado di cavalcare i sogni delle persone) che se ne fregano se associazioni, come in questo caso “In loco motivi”, nata apposta per rilanciare la tratta, hanno già portato più di tremila persone in viaggi turistici, oltre ad aver già in programma con le scuole viaggi di studio per centinaia di alunni e studenti.

    Ci sono territori attraversati da questa ferrovia (per esempio l’Alta Irpinia) che vivono, insieme ad altri e più di altri, il dramma dell’emigrazione ripresa in grande stile, dell’agonia civile dei territori, dell’esproprio dei servizi essenziali (vedi ospedali), della vita giovanile mai così terribile e senza prospettive. Ma “loro” sono abituati ad altro. Ad una politica di maneggioni, di robot agli ordini della economia (capitalistica) ufficiale, di uomini figli della decadenza culturale e politica che viviamo. Ma non è detto che le cose debbano andare sempre così come loro hanno deciso. E se avessero fatto male i conti? Antonio Panzone, che si è occupato in qualità di docente di questa ferrovia producendo anche un libro con gli studenti, la mette così: «L’Irpinia mi fa pensare alla tela di Penelope. Ma, fenomeno strano, la natura reagisce e fa la sua parte: il viaggiatore che oggi attraversa in treno i nostri posti rimane incantato dal suo aspetto spontaneo, naturale, suggestivo per i paesini, per le frequenti, alterne immagini del Calore e dell’Ofanto, per la varietà di flora e fauna, per cui la natura riempie di significato l’intera tratta». Pietro Mitrione, ex ferroviere e animatore del gruppo superattivo di “In loco motivi”, cioè gli amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, scende nel problema di oggi: «Sabato 11 dicembre faremo l’ultimo viaggio del nostro gruppo. Partiremo dalla stazione di Avellino alle 6,30 del mattino e attraverseremo tutta la tratta fino a Rocchetta Sant’Antonio, la porta della pianura pugliese.

    Chi vuole si aggreghi a noi. Gli amici, i sindaci e tutte le persone sensibili dei vari paesi che attraverseremo si facciano vedere. Se saremo in tanti magari sarà anche una bella forma di protesta per questo treno preso in genere da poche persone perché del tutto abbandonato al suo destino. Eppure in questi mesi di impegno con i viaggi turistici, gli incontri, le assemblee, il nostro sito, i dibattiti che abbiamo su facebook, e tante altre cose, abbiamo dimostrato che c’è una voglia di treno, una sensibilità nuova. E anche una voglia di parlarne. Sempre di più questo treno, che all’apparenza sembrava destinato al declino totale, ha risvegliato idee nuove in tanti. Quest’anno abbiamo già tantissime prenotazioni dalle scuole oltre che da tante persone. Perciò abbiamo vissuto come una sorta di coltellata alle spalle la decisione della regione Campania di tagliare sulle tratte soprattutto delle sue zone interne. Di conseguenza Trenitalia, che pure aveva preso la decisione di dimezzare quelle poche corse che c’erano, ha poi deciso di sospendere il servizio su tutta la tratta. Che dire? Siamo sconcertati, oltre che amareggiati. Ma è un’illusione pensare che staremo con le mani in mano. Perché dobbiamo buttare alle ortiche una storia gloriosa, un passato dove c’è scritto innanzitutto il futuro per noi? Un futuro legato agli splendidi paesaggi che attraversa la linea, al risveglio della memoria?»
    E, va aggiunto al suo discorso, a un rapporto ovest-est quanto mai indispensabile di questi tempi.

    Tempi in cui un regionalismo stupido e fuori storia ha rinchiuso i territori in luoghi angusti a dispetto della globalizzazione montante e della costruzione europea. È così devastante, questo modo di fare, che è quasi impossibile avere una informazione italiana corretta sulle ferrovie turistiche, quella che si poteva avere, anni fa, quando bastava telefonare alla sede centrale di Roma e, sempre con fatica e nervosismo naturalmente (siamo in Italia), avere un informazione su tutto il territorio nazionale. Provate a chiedere alla sede nazionale di Trenitalia, la storia, la mappa e il futuro delle tratte turistiche esistenti in Italia, e vi sentirete spesso dire che bisogna informarsi dalle regioni. Cosicché, si dovrebbero fare venti telefonate per cercare di avere qualche informazione. Vogliamo citare un altro caso di un bislacco modo di fare, che riguarda proprio questa ferrovia? Chi scrive si è trovato nella carrozza a discutere, con molto umorismo ovviamente, con il controllore per sapere se il biglietto fosse giusto o sbagliato. Perché? Ma perché, non facendo più le agenzie di viaggio un biglietto per il solo passaggio su questa tratta per l’esistenza dei biglietti unici regionali, e attraversando la linea tre regioni (Campania, Basilicata, Puglia), col biglietto campano in teoria non potresti attraversare la Basilicata e neanche la finale Puglia. Che si fa? Già, che si fa? Ovviamente si abbozza e si viaggia alla fine lo stesso.

    Quindici anni fa, nel centenario della ferrovia, ci fu una manifestazione di popolo indimenticabile. Con una partecipazione così massiccia che era difficile scendere dal treno a ogni stazione traboccante di folla. Chi scrive seguì allora per il nostro giornale quella festa, che fu anche un grande insegnamento per i piccoli particolari di cui si discuteva nelle carrozze. Una signora ormai anziana, figlia di un ferroviere, raccontò che il padre la portava da bambina sul treno perché, ammalata nelle vie respiratorie, le faceva inalare, nelle gallerie e affacciata al finestrino, il vapore. A mo’ di moderne inalazioni. E tanti altri episodi in quella giornata indimenticabile che poi però nessuno ha saputo e voluto valorizzare. E’ evidente che una ferrovia del genere, che risente anche del tracciato progettato all’inizio della seconda metà dell’Ottocento, ha bisogno di una progettualità turistica indispensabile e all’altezza del territorio che si vuole valorizzare oltre che dei nomi che si sono spesi nella sua realizzazione, a partire dal critico letterario (e politico) Francesco De Sanctis. Un grande museo itinerante nelle stazioncine ricostruite, legato alla vita e alla storia del critico, con una sede degna nella casa a Morra De Santis e in un centro studi ad hoc, potrebbe essere una carta di straordinaria efficacia.

    Tra l’altro è sommamente stupido cercare di recuperare la casa del critico, mettere in piedi una fondazione o un centro studi e poi lasciare alla malora uno dei lasciti migliori del suo impegno politico su questo territorio. Il tutto, ripetiamo, giocato sul rapporto Ovest-Est, cioè una sinergia tra territori che adesso vengono divisi in modo improprio, oltreché ridicolo in epoca di globalizzazione. Sono del resto cose di cui persino le istituzioni hanno già discusso in passato firmando anche protocolli di intesa, tra Province confinanti o vicine. La ferrovia può diventare quindi, a queste condizioni, metafora di ripresa. Ma vallo a raccontare ad amministratori che non sanno cos’è una metafora politica, che vivono con le parole e i gesti rivolti all’indietro, marionette di un passato che fa tutto il possibile per restare a galla. Non che non esistano problemi nella cosiddetta società civile. Del resto se possono far passare porcate di questo tipo è anche perché la società civile è prigioniera e succube della decadenza del mondo politico. Riprendere il discorso su di un nuovo futuro fondato sull’autonomia dei territori dentro uno scambio ricco con gli altri e sull’ambientalismo più politico e di classe, è urgente. E il discorso su questa emarginata tratta ferroviaria allude proprio questo in fondo. Sapranno gli amici di “In loco motivi”, gli abitanti dei territori presi in esame, la classe operaia che lavora a contatto con i binari di questa linea, “rimettere ordine” in un mondo così alla deriva?

    Michele Fumagallo – AVELLINO il manifesto

  82. 84 pietro mitrione 14/04/2011 alle 3:22 pm

    Dal Mattino del 14 aprile 2011
    Nostalgici? Persone che hanno una visione romantica e poco realistica di un territorio? Persone che si incatenano all’idea del trenino colorato che passi per le verdi terre ed i presepi irpini, sganciate dalla più problematica realtà di un Paese in debito con le tasche ed il futuro della popolazione? O peggio ancora persone con un secondo fine, marionette guidate da altra mano per accaparrarsi chissà cosa? No, niente di tutto questo, ma, tristemente, cassandre di un politica che, questa sì, mercanteggia il futuro di un territorio. Noi di InLoco_Motivi, quando parlavamo del treno che avrebbe salvato l’Irpinia dal degrado narravamo di una metafora, la metafora di un treno con un percorso e delle fermate necessarie per raccogliere persone in viaggio e merci da destinare, per raggiungere una meta; l’Avellino-Rocchetta era metafora del percorso di sviluppo che il nostro territorio aveva bisogno di intraprendere per giungere infine a valorizzare e sviluppare ciò che ha e che è, in potenza: polmone verde della Campania, sorgente massima del Sud, coacervo di storia e di cultura, terra gravida di risorse pulite. E quando urlavamo che bisognava salvare la ferrovia, intendevamo dire che bisognava ritornare a noi, avere nell’obiettivo centrato l’idea dello sviluppo della provincia di Avellino. Da queste considerazioni è nata, molto probabilmente, la scelta fatta da alcuni giovani laureandi di svolgere la loro tesi di laurea sulle opportunità turistiche e culturali che la ferrovia Avellino-Rocchetta offre. Giovani che immaginano un futuro per la nostra Irpinia diverso da quello desolante che si sta delineando. Una scelta che ci inorgoglisce. Nel nostro progetto dichiaravamo che era importante che gli amministratori tutti tornassero con la mente al modo in cui i De Sanctis e i Fortunato guidavano la politica nelle nostre zone, rendendo le nostre zone perno della loro politica. Ora dove sono quegli amministratori, dove quelle menti? Eccole lì sedute nei consigli comunali, provinciali e ancor più regionali, incaricati da noi, pagati da noi, nostri dipendenti che non fanno però i nostri interessi, gli interessi della nostra terra, che non curano, proteggono, valorizzano il nostro territorio come un gioiello prezioso, ma che lo smembrano, lo svendono, lo mercanteggiano, per ottenere in cambio solo un posto al sole per loro stessi, un sole che noi non siamo destinati a vedere. L’emendamento sulla provincializzazione dei rifiuti, votato ieri, ci costringe a smettere di pensare al futuro, perché, in ogni singolo momento, i progetti puliti che valorizzano la nostra terra potrebbero essere messi in crisi dalla nascita di un buco grande quanto l’alta irpinia dove poter sversare rifiuti di altri che hanno deciso di rinunciare al proprio futuro. Il sub-emendamento è una ennesima presa in giro perpetrata ai danni del nostro territorio da amministratori regionali che solo pochi mesi fa, negli stessi territori, promettevano chiedendo voti. Una provincia, quella irpina, che si è distinta per aver faticosamente raggiunto un equilibrio nella gestione dei rifiuti che la fa essere tra le prime province in Italia, un equilibrio che Napoli continua a minare, vergognosamente aiutata in questo da governatori inetti ed ignoranti. Pur continuando a sacrificarci per dividere umido da plastica, con questo emendamento la provincia di Avellino, sarà comunque costretta a prendersi i rifiuti napoletani che richiederanno ben presto una nuova discarica e allora sarà tempo di scegliere il luogo e quale luogo irpino soccomberà? Inizierà una nuova lotta interna alla provincia? Quindi, i nostri amministratori, non solo, non sono stati responsabili per i propri territori ma hanno lanciato una patata bollente all’interno della provincia che dovremo palleggiare tra di noi come una bomba ad orologeria, innescando una guerra tra poveri in un territorio che dovrebbe pensare ad altro. A chi dice, impunemente, che noi irpini dovremmo saper cogliere l’opportunità dei rifiuti come la nostra vocazione a sfruttarne l’industrializzazione, potremmo rispondere che abbiamo molte altre vocazioni più pulite e redditizie da valorizzare e sviluppare e chiederemmo a lui se ha il coraggio di far nascere e crescere i suoi figli in un’industria dei rifiuti, lì dove c’erano distese di verde, aria e acqua pulite: questo è il futuro che destina ai propri figli, lui che come amministratore è responsabile del futuro di tutta la popolazione? Ai consiglieri regionali che hanno difeso il proprio territorio va certamente il nostro apprezzamento ma non basta; ora bisogna ricorrere ad una mobilitazione più decisa, partendo proprio da loro e dagli amministratori provinciali tutti: dessero le loro dimissioni in blocco ed iniziassero con tutta la popolazione una protesta ad oltranza che neghi ciò che è stato fatto fino ad ora e permetta un nuovo inizio a quest’Irpinia da troppi anni illusa da falsi profeti nostrani, imbonitori da quattro soldi che da trent’anni promettono industria, sviluppo, lavoro ma che hanno dimostrato solo il loro fallimento. Speriamo che il treno irpino non serva a strappare noi dal nostro territorio, sostituendoci con sacchetti di immondizia. Il 25 aprile si celebrano due ricorrenze: una religiosa e l’altra laica, le festeggeremo entrambe con dovuta passione, saremo a Lapio nei pressi del Ponte Principe, uno dei posti più suggestivi della ferrovia Avellino-Rocchetta e successivamente saliremo sul monte del S.S. Salvatore a Montella, un modo diverso per stare insieme , per conoscere il nostro territorio e per riflettere su quanto sta, purtroppo, accadendo nella nostra Irpinia .
    Valentina Corvigno
    Pietro Mitrione
    InLoco_Motivi

  83. 85 pietro mitrione 26/04/2011 alle 4:16 pm

    Il 25 aprile rappresenta nella storia italiana una tappa fondamentale verso la strada della Libertà che stava ostruendosi nuovamente in seguito al regime fascista. La rivolta partigiana contro le truppe naziste e la “Repubblica Sociale Italiana”; Una rivolta popolare contro chi con le mani sporche di sangue voleva assoggettare la Giovane Italia. La giornata di ieri ha coinciso con la Pasquetta ed è stata questa giornata l’occasione per commemorare la storia e al tempo stesso, per “In Loco_Motivi” di Pietro Mitrione e compagni la giornata ideale per compiere un viaggio tra le terre irpine per promuovere il territorio e salvare la storica tratta ferroviaria dell’Avellino – Rocchetta Sant’Antonio. Un successo notevole che da la spinta ulteriore a muoversi verso le istituzioni e salvare una tratta che è un pezzo di storia irpina ma anche una occasione di rinnovare il turismo locale e portare questi paesi a una “ribalta” che dia loro una possibilità di conoscenza al di fuori delle proprie mura ma al tempo stesso un “soffio” di crescita, di sviluppo. Il treno può essere un volano che aiuti in questo.
    Ecco le parole di Pietro Mitrione: “Il nostro impegno per la riapertura della ferrovia Avellino-Rocchetta ci ha visto in giro per le bellezze paesaggistiche del territorio dei comuni di Lapio, Castelfranci e Bagnoli irpino, non dimenticando il significato civile della giornata del 25 aprile. Abbiamo ricordato, come ha fatto l’ANPI di Avellino, Giordano Cavestro («Mirko»), studente diciottenne di Parma, medaglia d’oro al valor militare, che nella lettera scritta appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944 volle dire: «Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio”.

  84. 86 pietro mitrione 28/04/2011 alle 9:10 pm

    Lettera aperta ai consiglieri provinciali di Avellino
    Chiudere i cancelli e dichiarare fallimento! Questo è quello che la provincia di Avellino dovrebbe fare o che il governo napolicentrista della regione vorrebbe che facessimo. Oggi è stata coperta l’ennesima casella del progetto di dismissione della nostra irpinia: la mancata localizzazione dell’Enoteca Regionale, prevista in Irpinia, terra delle famose DOCG, già dal voto del consiglio regionale e spudoratamente smentita da un Caldoro smanioso di promesse elettorali per i napoletani al voto. L’ennesima azione di offesa per la nostra terra avviene sotto gli occhi di un esterrefatto Sergio Nappi che, finalmente sveglio come dopo un sogno, scopre i soprusi regionali a danno della provincia avellinese. E non è, quest’ultima, la prima azione distruttiva della regione verso l’avellinese, in questa settimana post-resurrezione: Mercoledì 27 aprile, infatti, l’assessore regionale ai trasporti, dott. Sergio Vetrella, in un incontro con le associazioni dei pendolari, dichiara di non avere alcun interesse per la riapertura della ferrovia Avellino-Rocchetta, con funzione puramente turistica, smentendo se stesso clamorosamente rispetto ad altre dichiarazioni, non tanto lontane nel tempo, fatte alla presenza del sindaco barricadero Vincenzo Alaia, in un incontro, per noi anche abbastanza improprio, in cui, l’assessore regionale prometteva il suo impegno per la riapertura della tratta ferroviaria, almeno, a fini turistici entro il mese di maggio 2011. Mercoledì asserisce invece che non è suo interesse né, ancora di più, compito del suo assessorato interessarsi dell’uso turistico di questa tratta. Ma di cosa stiamo parlando? Di assessori che non sono in grado di comprendere i limiti delle proprie competenze o di assessori che non hanno competenze???
    L’elenco dei tagli aumenta, prima i trasporti, non dimentichiamo che l’Irpinia per ora è tagliata fuori anche dall’alta velocità/capacità con l’eliminazione della fermata ferroviaria di Ariano Irpino, poi gli ospedali, ora l’enoteca regionale, poi verrà l’immondizia. Il mefistofelico progetto di desertificazione provinciale da parte della Regione “Napoli” continua con l’avallo di assessori regionali votati nelle nostre stesse terre che stanno svendendo senza vergogna la loro stessa madre. Domani pomeriggio si riunisce il consiglio provinciale di Avellino fra i punti all’odg c’è anche uno, proposto dal consigliere Franco Russo, che riguarda il futuro della nostra ferrovia Avellino-Rocchetta. Qualcuno ha scritto: “Irpinia isolata”, parte la vertenza ferroviaria. Vorremmo tanto che fosse così perché la nostra provincia dal punto di vista ferroviario è di una arretratezza culturale profonda, basti pensare che Avellino è l’unico capoluogo della Campania a non essere collegato con Napoli. Altrove stanno decidendo di riaprire tratte ferroviarie chiuse decenni fa mentre da noi qualcuno, lontano dalle conoscenze della nostra provincia, vuole chiudere una tratta che opportunamente rivisitata può contribuire a migliorare la mobilità e la conoscenza paesaggistica delle zone interne. Speriamo in uno scatto di orgoglio da coloro che governandoci debbono attendere alle esigenze e alle speranze di una popolazione che ha dato loro il gravoso ma onorevole compito di guidare la provincia al miglioramento. Dai nostri amministratori provinciali ci aspettiamo un’azione forte di svolta, che riesca a traguardare i tempi stretti degli impegni elettorali mettendo da parte la fascinazione del recupero di qualche comune al voto nelle fila della propria compagine politica e che invece guardi all’Irpinia come un corpo unico che va trainato verso lo sviluppo attraverso progetti strategici che sostengano e sviluppino le potenzialità della nostra terra.
    Pietro Mitrione/valentina Corvigno
    Amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta

  85. 87 pietro mitrione 30/04/2011 alle 7:09 pm

    Si è svolto ieri 29 aprile il consiglio provinciale di Avellino che, su proposta del consigliere F. Russo, al 37° posto dell’odg aveva per argomento “determinazione circa la soppressione della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta. Una discussione già prevista nel precedente Consiglio Provinciale ma rinviata per motivi legati alla tristemente famosa questione “munnezza”.Dopo un lungo pomeriggio incentrato per la maggior parte su nomine in enti e sull’approvazione del rendiconto 2010, si è finalmente argomentato della ferrovia.
    Per la verità la discussione sull’Avellino-Rocchetta è partita un po’ stancamente a causa della lungaggine dei precedenti argomenti trattati ma allorquando si è fatto riferimento al famoso progetto “la ferrovia del vino” finanziato con fondi POIN il livello dell’interesse è decisamente lievitato. Negli interventi svolti dai consiglieri De Simone, Lo Conte, Galgano, Moricola, Di Cecilia è stato evidenziato l’importanza di questa tratta ferroviaria e la necessità di salvaguardare un patrimonio ferroviario ben integrato nello scenario paesaggistico del nostro territorio irpino.
    In considerazione dell’ora tarda è stato ritenuto opportuno riaggiornare l’argomento al prossimo consiglio provinciale onde permettere una maggiore partecipazione di consiglieri e degli assessori alla discussione e alle decisioni da adottare, fra quelle proposte la convocazione dei sindaci interessati al progetto POIN e la costituzione di un gruppo di lavoro presso la commissione trasporti della Provincia di concerto con quanto si sta decidendo per la realizzazione del “patto per lo sviluppo”.
    A tutti i consiglieri provinciali, noi dell’associazione amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta, vogliamo ricordare che la ferrovia è chiusa dal 13 dicembre 2011, quasi 5 mesi, e non vorremmo che anche questi impegni fossero come gli stessi che in questi mesi abbiamo letto : belle parole e basta!! L’Amministrazione Provinciale di Avellino, per la delega che ha in materia di trasporto pubblico, ha il dovere di elaborare il piano provinciale dei trasporti e il potere di evitare la cancellazione della nostra ferrovia. Faccia in modo da non essere ricordata fra qualche decennio per quella che subì, inopinatamente e supinamente, l’eliminazione della storica ferrovia voluta da Francesco de Sanctis e Giustino Fortunato. Si dirà….. erano altri tempi ed altri politici!!!

  86. 88 pietro mitrione 07/05/2011 alle 3:49 pm

    La strategia sui trasporti di qui al 2050. Il nuovo libro Bianco della Commissione Europea per incrementare la mobilità e ridurre le emissioni. Della serie: “missione impossibile”

    Il 28 marzo 2011 la Commissione europea ha adottato il nuovo Libro bianco sui trasporti con una strategia di ampio respiro e dal lungo orizzonte temporale fino al 20501.

    Il nuovo Libro bianco arriva dieci anni dopo l’analogo del 20012 intitolato “La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte” mentre quello adottato di recente già dal titolo indica una strategia assai più realistica, se pur con un orizzonte temporale al 2050 ed include tappe intermedie al 2020 ed al 2030. “Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile” – così è stato titolato il Libro bianco – nel tentativo davvero complesso di coniugare l’incremento della mobilità e la riduzione delle emissioni.

    Il volume è suddiviso in tre parti – analisi della situazione insostenibile, gli obiettivi e le sfide fondamentali da affrontare, la strategia e le regole per attuarle – ed un allegato che contiene un elenco di 40 iniziative da mettere in campo nei prossimi anni.

    L’analisi della situazione parte dalla considerazione che il settore dei trasporti in Europa impiega direttamente dieci milioni di persone e rappresenta il 5% circa del Pil, che per le imprese il costo del trasporto si aggira sul 10-15% del prodotto finito ed in media le famiglie spendono il 13,2% del proprio bilancio in beni e servizi di trasporto. I trasporti dipendono per 96% dal petrolio, il cui prezzo è stimato che nei prossimi decenni sia destinato a raddoppiare, la congestione costa all’Europa circa l’1% di PIL ogni anno, e le emissioni secondo i piani della UE dovranno ridursi dell’80-95% entro il 2050 rispetto ai dati del 1990.

    Anche i trasporti dovranno fare la loro parte ed il documento individua tre obiettivi per abbattere le emissioni che si dovranno ridurre del 60%: migliorare l’efficienza dei veicoli mediante l’uso di carburanti e sistemi di alimentazione sostenibili, ottimizzare le prestazioni della catena logistica multimodale e puntare sull’uso efficiente delle infrastrutture grazie ai sistemi di gestione informatizzata del traffico.

    Sono dieci gli obiettivi fondamentali indicati nel libro Bianco:

    Nelle città dimezzare entro il 2030 l’uso delle auto ad alimentazione convenzionale ed eliminarle del tutto entro il 2050. Conseguire nelle principali città sistemi di logistica urbana a zero emissioni di C02 entro il 2030.
    Nel trasporto aereo aumentare l’uso di carburanti a basse emissioni fino a raggiungere il 40% entro il 2050. Nel trasporto marittimo ridurre del 40-50% le emissioni di C02 derivate dagli oli combustibili entro il 2050.
    Il 30% del trasporto delle merci superiore a 300 km deve passare entro il 2030 verso ferrovia e trasporto via mare. Questa quota dovrebbe raggiungere il 50% entro il 2050.
    Entro il 2050 la maggior parte del trasporto di medie distanze dei passeggeri deve avvenire mediante ferrovia, di cui va completata la rete ad Alta Velocità a livello europeo
    Completare entro il 2030 la retri infrastrutturali TEN-T
    Collegare tra di loro le reti ferroviarie, aeroportuali, marittime e fluviali
    Completare il sistema unico di gestione del traffico aereo (Sesar) e lo spazio aereo unico europeo entro il 2020. Applicare sistemi di gestione del traffico al trasporto terreste e marittimo nonché il sistema di globale di navigazione satellitare (Galileo)
    Definire entro il 2020 un quadro per un sistema europeo di informazione, gestione e pagamento nel settore dei trasporti multimodali.
    Per la sicurezza stradale entro il 2020 dimezzare gli incidenti ed entro il 2050 avvicinarsi all’obiettivo “zero vittime”. Aumentare la sicurezza in tutti i modi di trasporto nella UE.
    Arrivare alla piena applicazione dei principi “chi usa paga” e “chi inquina paga” facendo in modo di eliminare le distorsioni ed i sussidi dannosi e generando entrate e finanziamenti per investimenti nei trasporti.

    Buoni obiettivi in parte già contenuti nel libro Bianco del 2001, da raggiungere mediante strategie e regole che puntano al mercato unico europeo dei trasporti, alla concorrenza, all’innovazione tecnologica ed alla ricerca, alla tariffazione delle infrastrutture e dei sistemi urbani, alla sostenibilità ed a forme innovative di mobilità, alla realizzazione delle reti TEN-T: parole chiave di una strategia ambiziosa e lungimirante di azione ed intervento.

    Il nuovo documento è anche lo specchio dei successi ed insuccessi del libro bianco del 2001 e tiene conto delle azioni e dei piani di questi anni: dal piano di riduzione europeo 20-20-20 delle emissioni di C 02, del piano di azione UE per i veicoli puliti e l’auto elettrica del 2010, dalle difficoltà economiche e procedurali peri realizzare il piano delle reti TEN-T, alla nuova direttiva sui sistemi di trasporto intelligenti che dovrà essere attuata entro il 2012 dai paesi membri, dei significativi obiettivi ottenuti in ambito europeo per la riduzione di morti e feriti sulle strade.

    Non mancano nemmeno debolezze e criticità nel Libro bianco. A partire dalla scarsa considerazione per i problemi del trasporto urbano ( oltre due terzi della mobilità) dove viene confermata la necessità del potenziamento del trasporto collettivo, della bicicletta e delle aree pedonali, ma si affida un ruolo chiave all’auto pulita, tralasciando i problemi di congestione, di uso dello spazio urbano e di pianificazione territoriale.

    Ed anche per l’auto “pulita” da estendere su vasta scala in ambito urbano, si punta alla ricerca ed innovazione tecnologica, ammettendo che questo obiettivo è ancora molto lontano dalla sua soluzione e per i carburanti alternativi si ammette che “ non si potrà fare affidamento su di una sola soluzione tecnologica”. Nel Libro bianco non vengono mai richiamate specifiche tecnologie di alimentazione delle vetture mentre solo nei documenti di lavoro preparatori si trovano diversi riferimenti ad elettricità, idrogeno e biocarburanti, mentre come soluzione ponte da usare insieme al petrolio si richiamano metano, gpl e carburanti sintetici.

    In questo senso il documento resta debole perché assegna un ruolo chiave per la riduzione delle emissioni all’auto “pulita” ma senza – ed onestamente- intravedere delle soluzioni operative in tempi ravvicinati e pur in presenza del piano europeo di sostegno all’auto pulita ed elettrica del 2010.

    Un’altra criticità è rappresentata dalle reti TEN che anche in questo documento costituiscono un pezzo essenziale della strategia, che assomiglia al ruolo chiave che anche in Italia è stato assegnato dalla politica alle grandi opere strategiche della legge obiettivo, senza una efficace selezione e dai costi pubblici insostenibili.

    Il Libro bianco 2011 quantifica in 550 miliardi di euro il fabbisogno europeo di risorse fino al 2020 per il completamento delle reti TEN-T ed arriva a 1500 miliardi di euro che servirebbero entro il 2030 per sviluppare le infrastrutture di trasporto adeguate alla domanda di mobilità. Risorse pubbliche e private che non sono in alcun modo disponibili e che rendono questi obiettivi evanescenti e quindi in parte inadeguati rispetto agli obiettivi ambiziosi della Commissione europea nel campo dei trasporti.

    Infine un altro punto debole è rappresentato dall’applicazione dei validi principi “chi usa paga” e “chi inquina paga” che in questo decennio hanno trovato ostilità pesanti da parte del mondo delle imprese e delle lobby a livello europeo.

    L’internalizzazione dei costi esterni negativi nei trasporti, che doveva trovare regole comuni da applicare in tutti i stati membri ( anche per evitare distorsioni della concorrenza) è divenuta una metodologia che può ( e non deve) essere applicata a discrezione dei singoli paesi membri; l’eurobollo, la tariffazione del trasporto merci a livello europeo per attuare il principio “chi inquina paga”, è divenuta una misura debole e non obbligatoria.

    Allo stesso modo pedaggi e tariffe sia delle infrastrutture che in ambito urbano sono divenute raccomandazioni e di sicuro si scontrano con la difficoltà di sistemi assai differenziati tra i diversi paesi membri – basti pensare al sistema dei pedaggi autostradali legati alle concessionarie italiane, basato su contratti che a volte scadono fra trenta anni – avendoli legati agli investimenti infrastrutturali. Il nuovo Libro bianco ribadisce l’importanza di questi strumenti di regolazione per gli anni a venire ma è facile prevedere che le difficoltà saranno persistenti.

    Una grande enfasi è dedicata al mercato unico europeo dei trasporti sia nel settore aereo – da completare – e sia nel sistema ferroviario, predisponendo un terzo pacchetto di direttive che rafforzi regole comuni sia per alimentare la concorrenza ( anche nel trasporto passeggeri interno delle ferrovie), con la separazione strutturale ( e quindi non solo contabile e societaria) tra proprietario delle reti e chi fa il servizi di trasporto, con il potenziamento dell’Agenzia europea di regolazione.

    L’obiettivo è quello di promuovere un mercato comune del trasporto ferroviario, superando le attuali barriere e vincoli tecnologici che impediscono l’interoperabilità, puntando ad una concorrenza effettiva nei servizi a livello europeo. Obiettivo già in passato posto a livello europeo ma poi che ha rallentato la sua corsa e che ora ritorna tra le priorità europee. Restano da vedere gli strumenti operativi che verranno adottati per davvero dalla Ue in un settore che anche in italia in questo momento vive un dibattito complesso e non privo di polemiche, ora che sono arrivati per davvero nuovi operatori ferroviari nel mercato italiano.

    Esiste una differenza fondamentale con il Libro bianco del 2001, che puntava al riequilibrio modale verso modalità a basso impatto ambientale come ferrovia e cabotaggio ed alla necessità di una strategia per “ il progressivo sganciamento della crescita economica dalla crescita dei trasporti”. Obiettivo quest’ultimo a cui il nuovo libro Bianco 2011 rinuncia completamente ed apertamente come ha dichiarato il vicepresidente Siim Kallas responsabile per i Trasporti, che nel presentarlo ha dichiarato che “Ridurre la mobilità non è un’opzione, ne lo è mantenere lo status quo. Possiamo interrompere la dipendenza del sistema dei trasporti dal petrolio senza sacrificare l’efficienza e compromettere la mobilità. Possiamo guadagnare su tutti i fronti”.

    Parole di speranza e giusta esortazione che non trovano però riscontri concreti sulle modalità con cui questi due obiettivi ambiziosi possono davvero essere raggiunti secondo le indicazioni del Libro bianco. Mentre l’esperienza concreta di questo decennio ci ha dimostrato che ogni positivo incremento di efficienza dei veicoli, in particolare delle automobili e dei veicoli stradali, è stato divorato dall’aumento della potenza e dell’aumento dei chilometri percorsi, producendo alla fine un incremento significativo delle emissioni di C02, passati dal 23% al 28% nel settore dei trasporti e quindi fallendo ogni obiettivo di riduzione fissato dal protocollo di Kyoto del 6,5% rispetto ai dati del 1990.

    Del resto è lo stesso Libro bianco trasporti 2050 (nei documenti preparatori) che prevede che tendenzialmente il trasporto merci crescerà del 40% dal 2005 al 2030 e di poco più dell’80% entro il 2050. Il traffico passeggeri dovrebbe invece registrare un aumento leggermente inferiore: del 34% entro il 2030 e del 51% entro il 2050.

    Sarebbe opportuno non rinunciare completamente al raffreddamento della crescita della domanda di mobilità – che non equivale a “ridurre la mobilità” – ma semplicemente per il futuro aumentare l’efficienza complessiva del sistema, eliminare i viaggi a vuoto nel trasporto merci, progettare e riqualificare le città avvicinando le diverse funzioni per non essere “condannati alla mobilità”, promuovere i consumi a chilometro zero nel settore alimentare, sostenere tutte le tecnologie e le procedure telematiche che riducono la domanda fisica di trasporto merci e passeggeri.

    Difficile insomma credere che sia possibile – con le conoscenze e le tecnologie di oggi – aumentare la mobilità riducendo in modo significativo le emissioni e la congestione.

    Il dibattito è aperto ed adesso non resta che aspettare il confronto pubblico e l’approvazione da parte del parlamento europeo e del Consiglio del nuovo Libro bianco sui trasporti 2050.

    La strategia sui trasporti di qui al 2050. Il nuovo libro Bianco della Commissione Europea per incrementare la mobilità e ridurre le emissioni. Della serie: “missione impossibile”

    Il 28 marzo 2011 la Commissione europea ha adottato il nuovo Libro bianco sui trasporti con una strategia di ampio respiro e dal lungo orizzonte temporale fino al 20501.

    Il nuovo Libro bianco arriva dieci anni dopo l’analogo del 20012 intitolato “La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte” mentre quello adottato di recente già dal titolo indica una strategia assai più realistica, se pur con un orizzonte temporale al 2050 ed include tappe intermedie al 2020 ed al 2030. “Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile” – così è stato titolato il Libro bianco – nel tentativo davvero complesso di coniugare l’incremento della mobilità e la riduzione delle emissioni.

    Il volume è suddiviso in tre parti – analisi della situazione insostenibile, gli obiettivi e le sfide fondamentali da affrontare, la strategia e le regole per attuarle – ed un allegato che contiene un elenco di 40 iniziative da mettere in campo nei prossimi anni.

    L’analisi della situazione parte dalla considerazione che il settore dei trasporti in Europa impiega direttamente dieci milioni di persone e rappresenta il 5% circa del Pil, che per le imprese il costo del trasporto si aggira sul 10-15% del prodotto finito ed in media le famiglie spendono il 13,2% del proprio bilancio in beni e servizi di trasporto. I trasporti dipendono per 96% dal petrolio, il cui prezzo è stimato che nei prossimi decenni sia destinato a raddoppiare, la congestione costa all’Europa circa l’1% di PIL ogni anno, e le emissioni secondo i piani della UE dovranno ridursi dell’80-95% entro il 2050 rispetto ai dati del 1990.

    Anche i trasporti dovranno fare la loro parte ed il documento individua tre obiettivi per abbattere le emissioni che si dovranno ridurre del 60%: migliorare l’efficienza dei veicoli mediante l’uso di carburanti e sistemi di alimentazione sostenibili, ottimizzare le prestazioni della catena logistica multimodale e puntare sull’uso efficiente delle infrastrutture grazie ai sistemi di gestione informatizzata del traffico.

    Sono dieci gli obiettivi fondamentali indicati nel libro Bianco:

    Nelle città dimezzare entro il 2030 l’uso delle auto ad alimentazione convenzionale ed eliminarle del tutto entro il 2050. Conseguire nelle principali città sistemi di logistica urbana a zero emissioni di C02 entro il 2030.
    Nel trasporto aereo aumentare l’uso di carburanti a basse emissioni fino a raggiungere il 40% entro il 2050. Nel trasporto marittimo ridurre del 40-50% le emissioni di C02 derivate dagli oli combustibili entro il 2050.
    Il 30% del trasporto delle merci superiore a 300 km deve passare entro il 2030 verso ferrovia e trasporto via mare. Questa quota dovrebbe raggiungere il 50% entro il 2050.
    Entro il 2050 la maggior parte del trasporto di medie distanze dei passeggeri deve avvenire mediante ferrovia, di cui va completata la rete ad Alta Velocità a livello europeo
    Completare entro il 2030 la retri infrastrutturali TEN-T
    Collegare tra di loro le reti ferroviarie, aeroportuali, marittime e fluviali
    Completare il sistema unico di gestione del traffico aereo (Sesar) e lo spazio aereo unico europeo entro il 2020. Applicare sistemi di gestione del traffico al trasporto terreste e marittimo nonché il sistema di globale di navigazione satellitare (Galileo)
    Definire entro il 2020 un quadro per un sistema europeo di informazione, gestione e pagamento nel settore dei trasporti multimodali.
    Per la sicurezza stradale entro il 2020 dimezzare gli incidenti ed entro il 2050 avvicinarsi all’obiettivo “zero vittime”. Aumentare la sicurezza in tutti i modi di trasporto nella UE.
    Arrivare alla piena applicazione dei principi “chi usa paga” e “chi inquina paga” facendo in modo di eliminare le distorsioni ed i sussidi dannosi e generando entrate e finanziamenti per investimenti nei trasporti.

    Buoni obiettivi in parte già contenuti nel libro Bianco del 2001, da raggiungere mediante strategie e regole che puntano al mercato unico europeo dei trasporti, alla concorrenza, all’innovazione tecnologica ed alla ricerca, alla tariffazione delle infrastrutture e dei sistemi urbani, alla sostenibilità ed a forme innovative di mobilità, alla realizzazione delle reti TEN-T: parole chiave di una strategia ambiziosa e lungimirante di azione ed intervento.

    Il nuovo documento è anche lo specchio dei successi ed insuccessi del libro bianco del 2001 e tiene conto delle azioni e dei piani di questi anni: dal piano di riduzione europeo 20-20-20 delle emissioni di C 02, del piano di azione UE per i veicoli puliti e l’auto elettrica del 2010, dalle difficoltà economiche e procedurali peri realizzare il piano delle reti TEN-T, alla nuova direttiva sui sistemi di trasporto intelligenti che dovrà essere attuata entro il 2012 dai paesi membri, dei significativi obiettivi ottenuti in ambito europeo per la riduzione di morti e feriti sulle strade.

    Non mancano nemmeno debolezze e criticità nel Libro bianco. A partire dalla scarsa considerazione per i problemi del trasporto urbano ( oltre due terzi della mobilità) dove viene confermata la necessità del potenziamento del trasporto collettivo, della bicicletta e delle aree pedonali, ma si affida un ruolo chiave all’auto pulita, tralasciando i problemi di congestione, di uso dello spazio urbano e di pianificazione territoriale.

    Ed anche per l’auto “pulita” da estendere su vasta scala in ambito urbano, si punta alla ricerca ed innovazione tecnologica, ammettendo che questo obiettivo è ancora molto lontano dalla sua soluzione e per i carburanti alternativi si ammette che “ non si potrà fare affidamento su di una sola soluzione tecnologica”. Nel Libro bianco non vengono mai richiamate specifiche tecnologie di alimentazione delle vetture mentre solo nei documenti di lavoro preparatori si trovano diversi riferimenti ad elettricità, idrogeno e biocarburanti, mentre come soluzione ponte da usare insieme al petrolio si richiamano metano, gpl e carburanti sintetici.

    In questo senso il documento resta debole perché assegna un ruolo chiave per la riduzione delle emissioni all’auto “pulita” ma senza – ed onestamente- intravedere delle soluzioni operative in tempi ravvicinati e pur in presenza del piano europeo di sostegno all’auto pulita ed elettrica del 2010.

    Un’altra criticità è rappresentata dalle reti TEN che anche in questo documento costituiscono un pezzo essenziale della strategia, che assomiglia al ruolo chiave che anche in Italia è stato assegnato dalla politica alle grandi opere strategiche della legge obiettivo, senza una efficace selezione e dai costi pubblici insostenibili.

    Il Libro bianco 2011 quantifica in 550 miliardi di euro il fabbisogno europeo di risorse fino al 2020 per il completamento delle reti TEN-T ed arriva a 1500 miliardi di euro che servirebbero entro il 2030 per sviluppare le infrastrutture di trasporto adeguate alla domanda di mobilità. Risorse pubbliche e private che non sono in alcun modo disponibili e che rendono questi obiettivi evanescenti e quindi in parte inadeguati rispetto agli obiettivi ambiziosi della Commissione europea nel campo dei trasporti.

    Infine un altro punto debole è rappresentato dall’applicazione dei validi principi “chi usa paga” e “chi inquina paga” che in questo decennio hanno trovato ostilità pesanti da parte del mondo delle imprese e delle lobby a livello europeo.

    L’internalizzazione dei costi esterni negativi nei trasporti, che doveva trovare regole comuni da applicare in tutti i stati membri ( anche per evitare distorsioni della concorrenza) è divenuta una metodologia che può ( e non deve) essere applicata a discrezione dei singoli paesi membri; l’eurobollo, la tariffazione del trasporto merci a livello europeo per attuare il principio “chi inquina paga”, è divenuta una misura debole e non obbligatoria.

    Allo stesso modo pedaggi e tariffe sia delle infrastrutture che in ambito urbano sono divenute raccomandazioni e di sicuro si scontrano con la difficoltà di sistemi assai differenziati tra i diversi paesi membri – basti pensare al sistema dei pedaggi autostradali legati alle concessionarie italiane, basato su contratti che a volte scadono fra trenta anni – avendoli legati agli investimenti infrastrutturali. Il nuovo Libro bianco ribadisce l’importanza di questi strumenti di regolazione per gli anni a venire ma è facile prevedere che le difficoltà saranno persistenti.

    Una grande enfasi è dedicata al mercato unico europeo dei trasporti sia nel settore aereo – da completare – e sia nel sistema ferroviario, predisponendo un terzo pacchetto di direttive che rafforzi regole comuni sia per alimentare la concorrenza ( anche nel trasporto passeggeri interno delle ferrovie), con la separazione strutturale ( e quindi non solo contabile e societaria) tra proprietario delle reti e chi fa il servizi di trasporto, con il potenziamento dell’Agenzia europea di regolazione.

    L’obiettivo è quello di promuovere un mercato comune del trasporto ferroviario, superando le attuali barriere e vincoli tecnologici che impediscono l’interoperabilità, puntando ad una concorrenza effettiva nei servizi a livello europeo. Obiettivo già in passato posto a livello europeo ma poi che ha rallentato la sua corsa e che ora ritorna tra le priorità europee. Restano da vedere gli strumenti operativi che verranno adottati per davvero dalla Ue in un settore che anche in italia in questo momento vive un dibattito complesso e non privo di polemiche, ora che sono arrivati per davvero nuovi operatori ferroviari nel mercato italiano.

    Esiste una differenza fondamentale con il Libro bianco del 2001, che puntava al riequilibrio modale verso modalità a basso impatto ambientale come ferrovia e cabotaggio ed alla necessità di una strategia per “ il progressivo sganciamento della crescita economica dalla crescita dei trasporti”. Obiettivo quest’ultimo a cui il nuovo libro Bianco 2011 rinuncia completamente ed apertamente come ha dichiarato il vicepresidente Siim Kallas responsabile per i Trasporti, che nel presentarlo ha dichiarato che “Ridurre la mobilità non è un’opzione, ne lo è mantenere lo status quo. Possiamo interrompere la dipendenza del sistema dei trasporti dal petrolio senza sacrificare l’efficienza e compromettere la mobilità. Possiamo guadagnare su tutti i fronti”.

    Parole di speranza e giusta esortazione che non trovano però riscontri concreti sulle modalità con cui questi due obiettivi ambiziosi possono davvero essere raggiunti secondo le indicazioni del Libro bianco. Mentre l’esperienza concreta di questo decennio ci ha dimostrato che ogni positivo incremento di efficienza dei veicoli, in particolare delle automobili e dei veicoli stradali, è stato divorato dall’aumento della potenza e dell’aumento dei chilometri percorsi, producendo alla fine un incremento significativo delle emissioni di C02, passati dal 23% al 28% nel settore dei trasporti e quindi fallendo ogni obiettivo di riduzione fissato dal protocollo di Kyoto del 6,5% rispetto ai dati del 1990.

    Del resto è lo stesso Libro bianco trasporti 2050 (nei documenti preparatori) che prevede che tendenzialmente il trasporto merci crescerà del 40% dal 2005 al 2030 e di poco più dell’80% entro il 2050. Il traffico passeggeri dovrebbe invece registrare un aumento leggermente inferiore: del 34% entro il 2030 e del 51% entro il 2050.

    Sarebbe opportuno non rinunciare completamente al raffreddamento della crescita della domanda di mobilità – che non equivale a “ridurre la mobilità” – ma semplicemente per il futuro aumentare l’efficienza complessiva del sistema, eliminare i viaggi a vuoto nel trasporto merci, progettare e riqualificare le città avvicinando le diverse funzioni per non essere “condannati alla mobilità”, promuovere i consumi a chilometro zero nel settore alimentare, sostenere tutte le tecnologie e le procedure telematiche che riducono la domanda fisica di trasporto merci e passeggeri.

    Difficile insomma credere che sia possibile – con le conoscenze e le tecnologie di oggi – aumentare la mobilità riducendo in modo significativo le emissioni e la congestione.

    Il dibattito è aperto ed adesso non resta che aspettare il confronto pubblico e l’approvazione da parte del parlamento europeo e del Consiglio del nuovo Libro bianco sui trasporti 2050.

    La strategia sui trasporti di qui al 2050. Il nuovo libro Bianco della Commissione Europea per incrementare la mobilità e ridurre le emissioni. Della serie: “missione impossibile”

    Il 28 marzo 2011 la Commissione europea ha adottato il nuovo Libro bianco sui trasporti con una strategia di ampio respiro e dal lungo orizzonte temporale fino al 20501.

    Il nuovo Libro bianco arriva dieci anni dopo l’analogo del 20012 intitolato “La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte” mentre quello adottato di recente già dal titolo indica una strategia assai più realistica, se pur con un orizzonte temporale al 2050 ed include tappe intermedie al 2020 ed al 2030. “Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti – per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile” – così è stato titolato il Libro bianco – nel tentativo davvero complesso di coniugare l’incremento della mobilità e la riduzione delle emissioni.

    Il volume è suddiviso in tre parti – analisi della situazione insostenibile, gli obiettivi e le sfide fondamentali da affrontare, la strategia e le regole per attuarle – ed un allegato che contiene un elenco di 40 iniziative da mettere in campo nei prossimi anni.

    L’analisi della situazione parte dalla considerazione che il settore dei trasporti in Europa impiega direttamente dieci milioni di persone e rappresenta il 5% circa del Pil, che per le imprese il costo del trasporto si aggira sul 10-15% del prodotto finito ed in media le famiglie spendono il 13,2% del proprio bilancio in beni e servizi di trasporto. I trasporti dipendono per 96% dal petrolio, il cui prezzo è stimato che nei prossimi decenni sia destinato a raddoppiare, la congestione costa all’Europa circa l’1% di PIL ogni anno, e le emissioni secondo i piani della UE dovranno ridursi dell’80-95% entro il 2050 rispetto ai dati del 1990.

    Anche i trasporti dovranno fare la loro parte ed il documento individua tre obiettivi per abbattere le emissioni che si dovranno ridurre del 60%: migliorare l’efficienza dei veicoli mediante l’uso di carburanti e sistemi di alimentazione sostenibili, ottimizzare le prestazioni della catena logistica multimodale e puntare sull’uso efficiente delle infrastrutture grazie ai sistemi di gestione informatizzata del traffico.

    Sono dieci gli obiettivi fondamentali indicati nel libro Bianco:

    Nelle città dimezzare entro il 2030 l’uso delle auto ad alimentazione convenzionale ed eliminarle del tutto entro il 2050. Conseguire nelle principali città sistemi di logistica urbana a zero emissioni di C02 entro il 2030.
    Nel trasporto aereo aumentare l’uso di carburanti a basse emissioni fino a raggiungere il 40% entro il 2050. Nel trasporto marittimo ridurre del 40-50% le emissioni di C02 derivate dagli oli combustibili entro il 2050.
    Il 30% del trasporto delle merci superiore a 300 km deve passare entro il 2030 verso ferrovia e trasporto via mare. Questa quota dovrebbe raggiungere il 50% entro il 2050.
    Entro il 2050 la maggior parte del trasporto di medie distanze dei passeggeri deve avvenire mediante ferrovia, di cui va completata la rete ad Alta Velocità a livello europeo
    Completare entro il 2030 la retri infrastrutturali TEN-T
    Collegare tra di loro le reti ferroviarie, aeroportuali, marittime e fluviali
    Completare il sistema unico di gestione del traffico aereo (Sesar) e lo spazio aereo unico europeo entro il 2020. Applicare sistemi di gestione del traffico al trasporto terreste e marittimo nonché il sistema di globale di navigazione satellitare (Galileo)
    Definire entro il 2020 un quadro per un sistema europeo di informazione, gestione e pagamento nel settore dei trasporti multimodali.
    Per la sicurezza stradale entro il 2020 dimezzare gli incidenti ed entro il 2050 avvicinarsi all’obiettivo “zero vittime”. Aumentare la sicurezza in tutti i modi di trasporto nella UE.
    Arrivare alla piena applicazione dei principi “chi usa paga” e “chi inquina paga” facendo in modo di eliminare le distorsioni ed i sussidi dannosi e generando entrate e finanziamenti per investimenti nei trasporti.

    Buoni obiettivi in parte già contenuti nel libro Bianco del 2001, da raggiungere mediante strategie e regole che puntano al mercato unico europeo dei trasporti, alla concorrenza, all’innovazione tecnologica ed alla ricerca, alla tariffazione delle infrastrutture e dei sistemi urbani, alla sostenibilità ed a forme innovative di mobilità, alla realizzazione delle reti TEN-T: parole chiave di una strategia ambiziosa e lungimirante di azione ed intervento.

    Il nuovo documento è anche lo specchio dei successi ed insuccessi del libro bianco del 2001 e tiene conto delle azioni e dei piani di questi anni: dal piano di riduzione europeo 20-20-20 delle emissioni di C 02, del piano di azione UE per i veicoli puliti e l’auto elettrica del 2010, dalle difficoltà economiche e procedurali peri realizzare il piano delle reti TEN-T, alla nuova direttiva sui sistemi di trasporto intelligenti che dovrà essere attuata entro il 2012 dai paesi membri, dei significativi obiettivi ottenuti in ambito europeo per la riduzione di morti e feriti sulle strade.

    Non mancano nemmeno debolezze e criticità nel Libro bianco. A partire dalla scarsa considerazione per i problemi del trasporto urbano ( oltre due terzi della mobilità) dove viene confermata la necessità del potenziamento del trasporto collettivo, della bicicletta e delle aree pedonali, ma si affida un ruolo chiave all’auto pulita, tralasciando i problemi di congestione, di uso dello spazio urbano e di pianificazione territoriale.

    Ed anche per l’auto “pulita” da estendere su vasta scala in ambito urbano, si punta alla ricerca ed innovazione tecnologica, ammettendo che questo obiettivo è ancora molto lontano dalla sua soluzione e per i carburanti alternativi si ammette che “ non si potrà fare affidamento su di una sola soluzione tecnologica”. Nel Libro bianco non vengono mai richiamate specifiche tecnologie di alimentazione delle vetture mentre solo nei documenti di lavoro preparatori si trovano diversi riferimenti ad elettricità, idrogeno e biocarburanti, mentre come soluzione ponte da usare insieme al petrolio si richiamano metano, gpl e carburanti sintetici.

    In questo senso il documento resta debole perché assegna un ruolo chiave per la riduzione delle emissioni all’auto “pulita” ma senza – ed onestamente- intravedere delle soluzioni operative in tempi ravvicinati e pur in presenza del piano europeo di sostegno all’auto pulita ed elettrica del 2010.

    Un’altra criticità è rappresentata dalle reti TEN che anche in questo documento costituiscono un pezzo essenziale della strategia, che assomiglia al ruolo chiave che anche in Italia è stato assegnato dalla politica alle grandi opere strategiche della legge obiettivo, senza una efficace selezione e dai costi pubblici insostenibili.

    Il Libro bianco 2011 quantifica in 550 miliardi di euro il fabbisogno europeo di risorse fino al 2020 per il completamento delle reti TEN-T ed arriva a 1500 miliardi di euro che servirebbero entro il 2030 per sviluppare le infrastrutture di trasporto adeguate alla domanda di mobilità. Risorse pubbliche e private che non sono in alcun modo disponibili e che rendono questi obiettivi evanescenti e quindi in parte inadeguati rispetto agli obiettivi ambiziosi della Commissione europea nel campo dei trasporti.

    Infine un altro punto debole è rappresentato dall’applicazione dei validi principi “chi usa paga” e “chi inquina paga” che in questo decennio hanno trovato ostilità pesanti da parte del mondo delle imprese e delle lobby a livello europeo.

    L’internalizzazione dei costi esterni negativi nei trasporti, che doveva trovare regole comuni da applicare in tutti i stati membri ( anche per evitare distorsioni della concorrenza) è divenuta una metodologia che può ( e non deve) essere applicata a discrezione dei singoli paesi membri; l’eurobollo, la tariffazione del trasporto merci a livello europeo per attuare il principio “chi inquina paga”, è divenuta una misura debole e non obbligatoria.

    Allo stesso modo pedaggi e tariffe sia delle infrastrutture che in ambito urbano sono divenute raccomandazioni e di sicuro si scontrano con la difficoltà di sistemi assai differenziati tra i diversi paesi membri – basti pensare al sistema dei pedaggi autostradali legati alle concessionarie italiane, basato su contratti che a volte scadono fra trenta anni – avendoli legati agli investimenti infrastrutturali. Il nuovo Libro bianco ribadisce l’importanza di questi strumenti di regolazione per gli anni a venire ma è facile prevedere che le difficoltà saranno persistenti.

    Una grande enfasi è dedicata al mercato unico europeo dei trasporti sia nel settore aereo – da completare – e sia nel sistema ferroviario, predisponendo un terzo pacchetto di direttive che rafforzi regole comuni sia per alimentare la concorrenza ( anche nel trasporto passeggeri interno delle ferrovie), con la separazione strutturale ( e quindi non solo contabile e societaria) tra proprietario delle reti e chi fa il servizi di trasporto, con il potenziamento dell’Agenzia europea di regolazione.

    L’obiettivo è quello di promuovere un mercato comune del trasporto ferroviario, superando le attuali barriere e vincoli tecnologici che impediscono l’interoperabilità, puntando ad una concorrenza effettiva nei servizi a livello europeo. Obiettivo già in passato posto a livello europeo ma poi che ha rallentato la sua corsa e che ora ritorna tra le priorità europee. Restano da vedere gli strumenti operativi che verranno adottati per davvero dalla Ue in un settore che anche in italia in questo momento vive un dibattito complesso e non privo di polemiche, ora che sono arrivati per davvero nuovi operatori ferroviari nel mercato italiano.

    Esiste una differenza fondamentale con il Libro bianco del 2001, che puntava al riequilibrio modale verso modalità a basso impatto ambientale come ferrovia e cabotaggio ed alla necessità di una strategia per “ il progressivo sganciamento della crescita economica dalla crescita dei trasporti”. Obiettivo quest’ultimo a cui il nuovo libro Bianco 2011 rinuncia completamente ed apertamente come ha dichiarato il vicepresidente Siim Kallas responsabile per i Trasporti, che nel presentarlo ha dichiarato che “Ridurre la mobilità non è un’opzione, ne lo è mantenere lo status quo. Possiamo interrompere la dipendenza del sistema dei trasporti dal petrolio senza sacrificare l’efficienza e compromettere la mobilità. Possiamo guadagnare su tutti i fronti”.

    Parole di speranza e giusta esortazione che non trovano però riscontri concreti sulle modalità con cui questi due obiettivi ambiziosi possono davvero essere raggiunti secondo le indicazioni del Libro bianco. Mentre l’esperienza concreta di questo decennio ci ha dimostrato che ogni positivo incremento di efficienza dei veicoli, in particolare delle automobili e dei veicoli stradali, è stato divorato dall’aumento della potenza e dell’aumento dei chilometri percorsi, producendo alla fine un incremento significativo delle emissioni di C02, passati dal 23% al 28% nel settore dei trasporti e quindi fallendo ogni obiettivo di riduzione fissato dal protocollo di Kyoto del 6,5% rispetto ai dati del 1990.

    Del resto è lo stesso Libro bianco trasporti 2050 (nei documenti preparatori) che prevede che tendenzialmente il trasporto merci crescerà del 40% dal 2005 al 2030 e di poco più dell’80% entro il 2050. Il traffico passeggeri dovrebbe invece registrare un aumento leggermente inferiore: del 34% entro il 2030 e del 51% entro il 2050.

    Sarebbe opportuno non rinunciare completamente al raffreddamento della crescita della domanda di mobilità – che non equivale a “ridurre la mobilità” – ma semplicemente per il futuro aumentare l’efficienza complessiva del sistema, eliminare i viaggi a vuoto nel trasporto merci, progettare e riqualificare le città avvicinando le diverse funzioni per non essere “condannati alla mobilità”, promuovere i consumi a chilometro zero nel settore alimentare, sostenere tutte le tecnologie e le procedure telematiche che riducono la domanda fisica di trasporto merci e passeggeri.

    Difficile insomma credere che sia possibile – con le conoscenze e le tecnologie di oggi – aumentare la mobilità riducendo in modo significativo le emissioni e la congestione.

    Il dibattito è aperto ed adesso non resta che aspettare il confronto pubblico e l’approvazione da parte del parlamento europeo e del Consiglio del nuovo Libro bianco sui trasporti 2050.
    Intervento di A. Donati sul nuovo libro bianco della Commissione Europea “Trasporti 2050
    La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: http://www.sbilanciamoci.info

  87. 89 pietro mitrione 10/05/2011 alle 8:50 am

    Presentato il project work dell’Università degli Studi del Sannio
    “New media e social network per la promozione del turismo in Campania”
    Attrarre i turisti in Campania offrendo una serie di informazioni sulle mete da scegliere, le strutture alberghiere, le bellezze ambientali, le mostre, i musei gli itinerari culturali, gli eventi in programma, le specialità enogastronomiche, i prodotti dell’artigianato. Ma soprattutto interagendo con gli utenti, raccogliendone i suggerimenti e le richieste, con l’obiettivo di comprendere le aspettative e incrementare così un settore che rappresenta una delle voci principali della nostra economia. E’ il filo rosso che accomuna i cinque Project work realizzati dagli studenti di cinque atenei della regione (la Seconda Università di Napoli, la Federico II, la Parthenope, e le Università di Salerno e del Sannio) illustrati oggi nell’ambito del workshop “New media e social network per la promozione del turismi in Campania”.

    Ad illustrare i risultati del lavoro dei gruppi di studio – che hanno realizzato siti web e blog, ciascuno con un indirizzo specifico – sono stati oggi gli stessi studenti nel corso di un incontro presso la sede dell’assessorato regionale al Turismo e ai Beni culturali. Una iniziativa alla quale hanno partecipato i docenti che hanno coordinato i progetti (u professori Raffaele Cercola, Stefano Consiglio, Michele Simoni, Valentina Della Corte, Mauro Sciarelli, Vittoria Marino e Maria Rosaria Napolitano) e l’assessore al Turismo Giuseppe De Mita, che ha promosso la collaborazione con gli atenei campani finalizzata a sviluppare un settore che, a dispetto delle tante emergenze (in primis quella dei rifiuti), ha fatto registrare importanti (e imprevisti) risultati in occasione delle ultime festività pasquali. De Mita ha espresso un giudizio “straordinariamente positivo” sui lavori svolti. L’assessore ha evidenziato quello che, a suo giudizio, costituisce il dato più rilevante dei progetti, ovvero il fatto che l’attenzione degli studenti si è concentrata non tanto sull’offerta quanto sulla domanda, “investigando” gli utenti, nel tentativo di cogliere le loro aspettative, capire i gusti e le preferenze, per indirizzarli su determinati itinerari. Una ricerca che non perde di vista il cosiddetto “turista a chilometri zero”, cioé colui che non si sposta di troppo dalla sua regione e dalla sua provincia e al quale offrire proposte culturali o di svago. Campania Night Fun (dedicato a chi ama la vita notturna), Tag Campania (che spazia dalle indicazioni sul patrimonio artistico all’enogastromia), Campania che ti passa (che guarda anche al turista “a chilometri zero”, Campartshop (incentrato sui luoghi dell’artigianato e dello shopping) e Campania Gaia (sul turismo ambientale e naturalistico, che punta soprattutto sui flussi esteri) sono i siti web e i blog messi a punto dagli studenti. Tutti rigorosamente interattivi – per dialogare sia con gli utenti sia con le imprese e gli enti che intendono illustrare la loro offerta – e condivisibili sui principali social network come Facebook e Twitter in modo da estendere ancor più il circuito della comunicazione.
    Domanda: perchè hanno chiuso la ferrovia Avellino-Rocchetta?

  88. 90 carpentieri maurizio 22/05/2011 alle 7:25 pm

    salve
    mi sono permesso di inserire il vostro link nella sezione amici
    del mio sito sulla ex ferrovia Velletri-Terracina.
    Credo di aver fatto cosa gradita chiedendo se possibile allegare il link del mio sito.
    http://ferroviavelletrisezzeterracina.weebly.com/index.html
    grazie

  89. 91 pietro mitrione 28/05/2011 alle 9:51 pm

    Sono trascorsi circa due mesi da quando l’assessore ai trasporti della regione Campania promise che la tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta sarebbe stata riaperta per poter effettuare iniziative turistiche tese a valorizzare il nostro territorio. Come per tanti altri impegni presi anche questa affermazione è stata una autentica presa in giro solenne”. Pietro Mitrione, dell’Associazione “In Loco-Motivi” ribadisce che nulla si sta facendo, in concreto, per ridare vita alla tratta ferroviaria, Avellino – Rocchetta Sant’Antonio. “Noi di inloco_motivi non avevamo alcun dubbio sulla poca veridicità della esternazione in quanto la promessa “vetrelliana” era stata profferita durante un colloquio che l’assessore aveva avuto con l’ex sindaco barricadero di Sperone. Un incontro irrituale, a nostro avviso, ma che lo stesso assessore aveva trasmesso alla stampa con un relativo comunicato stampa. Sono trascorsi 6 mesi e la nostra storica ferrovia è chiusa nonostante gli appelli che tanti hanno lanciato perché la tratta ferroviaria non morisse. Amaramente constatiamo che l’assessore al turismo della regione Campania, il presidente dell’Amministrazione Provinciale e relativi assessori al turismo e ai trasporti tacciono. Ognuno per la sua parte stanno determinando la scomparsa di una struttura che rappresenta la storia della nostra Provincia. Non parlo di quelli, che lontani dalla conoscenza della nostra Irpinia, stanno adottando decisioni come per tagliare gli ospedali, la scuola, i trasporti, i servizi sociali ma di quelle persone che dovrebbero difendere la nostra terra “amara” che non merita di non essere amata per loro insipienza. I tagli di bilancio adottati per sopprimere la nostra storica ferrovia sono gli stessi che la regione Campania ha adottato per tagliare il servizio via mare con le terre cilentane. Con soddisfazione apprendiamo che tale servizio marittimo viene ripristinato, nell’ambito di un programma denominato ” terre d’Amare” con uno stanziamento di un milione e mezzo di euro per favorire la conoscenza di quei luoghi. Le motivazioni che hanno favorito questa decisione sono le stesse motivazioni turistiche e culturali che rivendichiamo per il nostro territorio irpino anche attraverso la rivitalizzazione della ferrovia Avellino-Rocchetta. Forse I nostri luoghi non sono “terre d’Amare” ma solo “ terre amare” utili a ricevere munnezza e scippi vari? Contro questi soprusi è necessario uno scatto d’orgoglio collettivo. Noi di inloco_motivi, nel nostro piccolo, abbiamo indicato una strada dal basso per valorizzare il territorio irpino ma siamo anche convinti che senza il suffragio di decisioni politiche tutto è vanificato. Il 29 maggio in tutta Italia si celebra la manifestazione “Cantine Aperte” una iniziativa che si lega fortemente con la nostra vocazione enogastronomica, da noi in Irpinia hanno deciso di cancellare “amaramente” la ferrovia Avellino-Rocchetta meglio conosciuta anche come la “FERROVIA DEL VINO” un pezzo della storia dell’Irpinia. Quanto dire sulla capacità di valorizzare il territorio”

  90. 92 pietro mitrione 05/06/2011 alle 10:13 pm

    Ciao Agostino,
    dopo 11 dicembre 2010, questa mattina ho fatto un piccolo sopralluogo tra Luogosano e Partenopoli, mentre ieri pomeriggio (sotto la piccola tempesta) ho dato una occhiata dall’Ofantina, in alcuni punti boscosi la situazione è veramente triste, la vegetazione ha inglobato i binari che non si vedono abbastanza bene, in altri tratti invece l’aggressione è stata leggera (vedi file in allegato). Che lacrime!!!
    Ciao da Salvatore

    N.B.: Questa linea non aprirerà più. Compriamo un ALn 668 usato, così guiderò io….

    DI SEGUITO IL TESTO DELLA NOTA:
    In questi giorni ci sono stati vari incontri dove si è discusso “anche” di turismo, di promozione, di valorizzazione, di tutela, di salvaguardia ecc. ecc. del territorio, anzi di questo nostro “bel territorio”…..
    Da una parte si predicano (di prediche si tratta) buone intenzioni e attività da mettere in campo per rilanciare, salvaguardando, il nostro territorio, giustificando le spese “vane” dell’ultimo decennio come attività fatte perchè così prevedeva la normativa vigente, ma che di fatto sono state tutte senza alcun riscontro concreto per queste zone, dove ci è toccato anche ascoltare (e riascoltare) anche la giustificazione del fallimento dell’industrializzazione in Irpinia e la faccia tosta di chi ha il coraggio di chiedere ancora interventi “statali” e nuovi contributi per dette aree; assistiamo quotidianamente ad uno sfaldamento del territorio che “vanamente” corre ancora alla ricerca di contributi; nessuno che avanzi idee o almeno ipotizzi interventi “CONCRETI E FATTIBILI” per una vera salvaguardia del territorio e delle popolazioni.
    Chiacchiere al vento e soldi (pubblici) in fumo: di questo sui parla, mentre il territoprio “muore” nonostante la buona volontà e la disponibilità di “alcuni” cittadini ed associazioni.
    Abbiamo letto:
    “Risultato straordinario quello conseguito da Ferrovie Kaos, associazione convenzionata dal febbraio del 2010 con Rete Ferroviaria Italiana, in appena un anno di attività ferroviaria vera e propria. Sono trascorsi 365 giorni esatti dall’effettuazione del primo treno speciale Akragas Express (1 giugno 2010) con a bordo un centinaio di giovani studenti della scuola elementare Esseneto di Agrigento. Da allora, grazie al consolidarsi dei rapporti di collaborazione con la direzione commerciale Sicilia di Trenitalia, è stato un continuo crescendo di successi decisamente inaspettati.”
    http://ferroviekaos.it/component/content/article/1-ultime/84-akragas-express-3000-viaggiatori-in-un-anno-video.html
    In Irpinia con In_Loco_Motivi abbiamo superato detta soglia, quindi grande successo, ma con un risvolto tutt’altro che positivo; le attività sono state soppresse a causa della soppressione della tratta che, seppur chiusa, continua a costare e ammiriamo ogni sera l’illunminazione “a festa” delle stazioni deserte ed inutilizate, ma con i semafori sempre attivi.
    Mi auguro che di fatto ognuno di noi si faccia portatore di sane idee “dal basso” che credo possano dimostrare come anche con poco si possano raggiungere risultati importanti e “VALIDI” per questa nostra meravigliosa Irpinia apprezzata da chiunque ha avuto la possibilità di visitarla, magari con adeguata “accoglienza e servizi”.

  91. 93 pietro mitrione 07/06/2011 alle 10:19 pm

    Valentina Corvigno e Pietro Mitrione, rappresentanti dell’associazione Amici della Linea Avellino-Rocchetta intervengono a seguito del Consiglio provinciale, nel corso del quale è stato votato all’unanimità un documento per evitare la morte della tratta. Ecco la nota di Corvigno e Mitrione: “Infine il consiglio provinciale deliberò. O meglio propose. Ci sono voluti 7 mesi, numerose sedute di consiglio e una richiesta di inversione delle voci nell’ordine del giorno (il punto sulla Avellino-Rocchetta è sempre stato in coda) per sentir finalmente parlare della linea ferroviaria. Nella seduta di ieri 6 giugno, finalmente, dopo un complesso dibattito, unanimemente i consiglieri provinciali hanno votato una proposta nella quale si evidenzia la volontà ferma della Provincia di Avellino di riaprire la tratta Avellino-Rocchetta S.A. entro settembre, di far rientrare la tratta storica nel Piano di Sviluppo Provinciale e di riprendere il progetto approvato del PAIN “Le vie del vino tra i castelli dell’Irpinia verde”, sollecitando la Regione Campania. Al consigliere Francesco Russo e a quanti hanno fortemente difeso questa intenzione va il nostro plauso e il nostro grazie. Ma non basta. Scrivere su un foglio le intenzioni è cosa buona per non dimenticarle, ma tra le parole e i fatti c’è un’abissale differenza e mille difficoltà. Come farà la Provincia a mettere in pratica questa intenzione? Aspetterà che venga finanziato e cantierato il PAIN di cui sopra, affidandosi per l’ennesima volta alla straordinarietà di finanziamenti regionali e/o europei? Imbraccerà le armi contro una Regione assente che fin ora è stata solo capace di sottrazioni al nostro territorio, e nel caso di addizioni ci ha concesso solo immondizia? Ora è questo che vogliamo sapere. La ferrovia potrà riaprire solo se la regione deciderà di rifinanziare le corse giornaliere oppure se si deciderà di stanziare economie di altro genere, di investire su un progetto più ampio di compartecipazione tra Regione, Provincia, Comuni e imprenditori locali. Tutto questo in quella carta non c’è scritto. È indicato un bel sogno ma nulla che lo possa avverare. Il 9 giugno sarebbe dovuto arrivare Caldoro, in compagnia di Vetrella, assessore alle attività produttive e al trasporto, per incontrare gli stati generali e il governo provinciale; l’argomento sarebbe stato “sviluppo ed occupazione”, da una parte la Regione Campania, dall’altra la provincia, i sindacati, le cooperative e tutti gli enti interessati. Il Presidente della Regione, Caldoro, ha rimandato l’incontro al 20 giugno, sarà vero? O di rinvio in rinvio si gioca ad aspettare tempi migliori? In questa situazione saprà Sibilia farsi carico e portavoce delle istanze della Provincia e di ciò di cui discute e delibera nei suoi consigli provinciali? Saprà pretendere il rispetto non solo delle richieste ma anche della dignità di un territorio? E i sindacati riuniti assieme a costruttori, commercianti, artigiani ed industriali sapranno far valere quel Patto per lo Sviluppo di cui l’Avellino-Rocchetta è parte integrante? Ci aspettiamo a breve una risoluzione che veda insieme l’Amministrazione Provinciale di Avellino, gli assessorati regionali ai trasporti e al turismo, i sindaci interessati dalla tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta per tradurre in fatti concreti quanto deliberato dal Consiglio Provinciale di Avellino e quindi consentire per settembre 2011 la riapertura della ferrovia Ofantina in concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico. Ci aspettiamo una levata di scudi, non solo da parte del parlamentino, ma di quanti dovrebbero pretendere attenzione per il proprio territorio. Aspettiamo, aspettiamo che la delega di governo che abbiamo concesso a queste persone venga ben utilizzata, cosa che fin ora non ci è sembrato sia avvenuto. E in questa attesa la provincia continua a perdere pezzi, continua a vedersi sottrarre servizi e risorse. Prima è stato il momento degli ospedali e dei tagli ai trasporti, oggi il momento della cultura e delle risorse che a questa terra danno il potenziale ideale per emergere e primeggiare, ma si sa l’energia potenziale ha bisogno di un “moto” per diventare cinetica….e noi siamo ancora fermi al palo. E’ anche vero che ai politici bisogna dare poco credito, però qualche volta vorremmo essere smentiti”

  92. 94 Pietro Mitrione 14/06/2011 alle 9:56 pm

    Non c’è che dire. Un vento s’è alzato il 15 di maggio e non ha smesso di soffiare. Un vento che ci spinge verso un cambiamento, un vento che dovremo essere bravi a cavalcare ancora. L’Italia e gli Italiani, a quanto pare, hanno ricominciato a credere che un Paese diverso è possibile, hanno smesso di aspettare che le cose mutino ed hanno cominciato a scegliere come vogliono che cambino e hanno dato una prima spinta a questa locomotiva, forse un po’ lenta, che è stata l’Italia fino ad ora. Ieri con i referendum ha vinto la gente che sceglie, che non ha più paura di esprimere il proprio pensiero. Gente che non ha accettato imposizioni sulla privatizzazione di un bene essenziale come l’acqua, sull’uso dell’energia nucleare, su una giustizia che non fosse equa. Qui in Campania, però, possiamo essere soddisfatti anche di un’altra vittoria, la vittoria di Napoli, la Napoli che decide di cambiare pagina e ricomincia a sperare. Ora, fiduciosi, attendiamo i primi passi di una nuova amministrazione della capitale del Sud che tra le sue fila vede una persona alla quale noi di IN_LOCOMOTIVI dobbiamo molto: Anna Donati. Ieri ha ricevuto, come i suoi colleghi, l’incarico di assessore ai trasporti del comune di Napoli ma noi l’abbiamo conosciuta direttore generale dell’Acam, due anni fa. Donna colta e intelligente, estremamente competente nella propria materia e contemporaneamente capace di comprendere le istanze della gente. Quando due anni fa ci trovammo a parlarle del nostro progetto culturale per l’Avellino-Rocchetta, noi eravamo una manciata di poche persone con un sogno, non far morire la nostra storica ferrovia Ofantina e lei la dirigente di un’azienda di gestione dei trasporti. La Ferrovia Avellino-Rocchetta, purtroppo, dal 13 dicembre 2010 è stata chiusa nel silenzio vergognoso di chi ancora può salvarla. Anna Donati ci accolse con garbo e ci ascoltò con attenzione prima di innamorarsi anche lei della nostra ferrovia. Con forza ha sostenuto il nostro progetto e grazie a lei abbiamo potuto dare agli irpini e ai campani la possibilità di conoscere le terre irpine attraverso la storica tratta ferroviaria. In tutto il percorso ci ha seguito con dedizione e competenza, e quindi il nostro successo si deve in primo luogo a lei, alla quale vanno i nostri più sinceri ad affettuosi auguri per l’incarico ricevuto e un forte in bocca al lupo per il lavoro complesso ma affascinante del governo della città di Napoli. Seguiremo il suo lavoro con la stessa passione che anima la nostra battaglia per far riaprire la nostra Avellino-Rocchetta, un patrimonio dell’Irpinia da salvaguardare.
    Ad maiora, Anna”.

  93. 95 Pietro Mitrione 16/06/2011 alle 7:01 pm

    ‘In Loco Motivi’, un tentativo dal basso per salvare la linea Avellino-Rocchetta
    La linea ferroviaria Avellino Rocchetta nel dicembre 2010 è stata sospesa dalla Regione Campania perché considerata “antieconomica”. Il problema riguarda tutto il territorio nazionale: per una logica puramente economicista, 8000 chilometri di linee minori sono soppresse, abbandonate o in via di soppressione. Abbiamo incontrato Luca Battista, uno degli ideatori del progetto In Loco Motivi.
    di Virginiano Spiniello – 16 Giugno 2011

    La linea ferroviaria Avellino Rocchetta nel dicembre 2010 è stata ‘sospesa’ dalla Regione CampaniaL’Avellino Rocchetta è una tratta che, sviluppandosi per circa 120 km, unisce il capoluogo irpino alle aree montuose interne e arriva fino in Puglia, toccando la Basilicata. È una ferrovia minore, nata nel 1895 e voluta fortemente da Francesco De Sanctis. Un treno che si inerpica lungo le valli fluviali, salta sui ponti, mastica le montagne, penetra territori dalla forte valenza paesaggistica, sconosciuti ai più, anche nella stessa Campania.

    È una tratta considerata antieconomica per il basso numero di clienti. Nel giro di poco più di un anno, però, un raggruppamento di organizzazioni, cittadini e associazioni ha realizzato il progetto In Loco Motivi, dimostrando che si può fare animazione territoriale dal basso e valorizzare e promuovere a costo zero le aree interne del meridione proprio utilizzando quelle ferrovie che, sempre più, le regioni stanno dismettendo ritenendole improduttive.

    Nonostante i numeri e i risultati, nel dicembre 2010 la linea è stata sospesa dalla Regione Campania. Un eufemismo per dichiararne la soppressione visto che, ad oggi, non si ha notizia di nuovi treni in partenza da Avellino. Luca Battista, referente provinciale di Amici della Terra, è stato dall’inizio parte attiva di questa avventura.

    “Nel settembre 2009 – afferma Battista – Pietro Mitrione dell’Osservatorio CGIL lanciò un appello tramite Facebook a prendere il primo treno delle 6.30 dalla stazione di Avellino. Questo per scongiurare la chiusura definitiva della tratta che, in verità, si prospettava ad ogni cambio di orario. Un nutrito gruppo di persone fece il viaggio di andata e ritorno Avellino Rocchetta Sant’Antonio e venne lanciata l’idea di costituire una rete di associazioni, ma anche di singoli cittadini, che potesse prendere a cuore le sorti della linea ed esplorarne eventuali nuovi usi.

    L’Osservatorio della CGIL, Amici della Terra, Irpinia Turismo, Rosso Fisso e Irpinando costituirono il nocciolo duro che dal settembre 2009 fino alla soppressione della tratta, il 13 dicembre 2010, ha dato vita al progetto In loco motivi, il treno irpino del paesaggio.

    È stata la regione Campania a sancire l’ultima corsa dell’Avellino Rocchetta decretando la sospensione della tratta ma, in realtà, sancendone la soppressione.”

    “In Loco Motivi considerò questo treno come un’occasione di riscoperta e conoscenza dell’Irpinia”È una questione aperta quella delle ferrovie minori…

    In Italia 8000 chilometri di linee minori sono soppresse, abbandonate o in via di soppressione. È un problema legato alla mancanza di fondi che vengono spostati su tratte dove c’è un maggior numero di passeggeri. È una logica puramente economicista che va, tra l’altro, contro le indicazioni dell’Unione Europea in tema di mobilità sostenibile. Dovremmo aumentare l’uso della rete ferroviaria a discapito di quella stradale, ma non è così.

    Bisogna analizzare le ricadute economiche di queste infrastrutture in termini di valore d’uso reale e potenziale valutando parametri non solo strettamente economici. Non si può trascurare il valore d’uso potenziale (la forza del vettore per l’animazione territoriale) per concentrarsi semplicemente sulle entrate derivanti dai biglietti. La nostra tratta attraversa tre valli fluviali, moltissimi ponti, zone impervie. In confronto all’evoluzione della rete stradale irpina non è competitiva se non in piccole tratte.

    Eppure, in altre realtà, le ferrovie minori costituiscono vere e proprie infrastrutture turistiche al servizio del territorio. Basti pensare alla Toscana, ma anche all’agrigentino dove esperienze simili alla nostra hanno avuto maggiore fortuna grazie ad associazioni ambientaliste e del territorio che prendono in gestione le linee sostenuti dal pubblico e in convenzione con Trenitalia”.

    Come ebbe inizio l’esperienza di In Loco Motivi?

    La nostra iniziativa destò subito l’interesse dell’allora dirigente dell’ACAM, (Agenzia Campana per la Mobilità sostenibile) Anna Donati, tra le prime firmatarie della legge per la salvaguardia delle ferrovie dimesse, entusiasta della nostra idea. Ci fu garantito che la tratta non sarebbe stata chiusa e ci furono concessi due treni domenicali al mese, già nell’orario ufficiale.

    In Italia 8000 chilometri di linee minori sono soppresse, abbandonate o in via di soppressioneE come vi siete finanziati?

    In Loco Motivi considerò questo treno come un’occasione di riscoperta e conoscenza dell’Irpinia. Noi pagavamo il biglietto alle Ferrovie e offrivamo un pacchetto di animazione turistica che comprendeva la colazione sul treno, il racconto del paesaggio attraverso i finestrini, le animazioni con attori, musicisti, artisti. Si visitavano poi monumenti, luoghi, emergenze ambientali, si sostava in agriturismo o in ristorante; nel pomeriggio continuavamo il nostro viaggio e poi si ritornava alla stazione per prendere il treno e ritornare ad Avellino.

    Abbiamo fatto 27 escursioni ufficiali. Hanno usufruito della tratta 2030 visitatori con una media di 107 passeggeri a corsa. Il treno ne poteva contenere 130 e spesso, tra giornalisti, invitati e chi si aggiungeva durante il percorso non c’era nemmeno posto a sedere. Quindi i passeggeri sono stati molti di più. Attraverso il web (unico mezzo di comunicazione a costo zero) si sono avvicinate persone delle estrazioni più varie: giovani, pensionati, professionisti, casalinghe. Circa il 20% sono venuti fuori dall’Irpinia, in particolare dall’area metropolitana di Napoli, ma anche dal Lazio e dalla provincia di Foggia.

    Abbiamo visitato 17 borghi, 30 monumenti notevoli e realizzato 3 escursioni di tipo naturalistico, come il treno della neve e i sentieri di Montella. In Loco Motivi ha stretto collaborazioni attive con oltre 20 tra Pro loco e altre associazioni territoriali coinvolgendo direttamente i referenti dei luoghi. Abbiamo inoltre sperimentato una proficua attività di educazione ambientale con le scuole proponendo un progetto di percezione del paesaggio e conoscenza della biodiversità ‘L’Irpinia in treno’. Per la primavera 2011 avevamo 2500 adesioni già ufficializzate dal Provveditorato e saremmo arrivati a 5.000 riempiendo il treno da marzo a maggio, esclusi i sabati e domenica, solo con questa attività.

    In Regione, dopo il cambio di Giunta, hanno considerato la tratta Avellino Rocchetta antieconomicaMa poi è finito tutto…

    In Regione, dopo il cambio di Giunta, hanno considerato la tratta antieconomica. L’ACAM non ha ancora un nuovo dirigente e ci hanno detto, pur senza mai fornire dati ufficiali, che ci vogliono due milioni di euro solo per i costi di manutenzione. Non possono accollarsi l’onere di mantenere la tratta. In realtà ci sarebbe bisogno di un piano dei trasporti provinciali definendo al suo interno un ruolo diverso per l’Avellino Rocchetta.

    Potrebbe essere una infrastruttura legata alle potenzialità turistiche, avere una forte integrazione con il trasporto su strada per alcune tipologie di pendolari, servire le aree industriali che attraversa diminuendo, nel contempo, il trasporto su gomma. Noi possiamo garantire le domeniche di tutto l’anno, riempire il treno con le scuole nel periodo primaverile e la regione potrebbe riattivare il treno per i pendolari di alcune tratte, soprattutto per gli studenti dei paesini di montagna che se ne servivano.

    Si è parlato di attivare un progetto europeo (PAIN FAS) finanziato con milioni di euro chiamato La via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde. In realtà si tratta di una progettualità che non interessava se non marginalmente l’Avellino Rocchetta. Intanto non è accaduto niente e anche se ci fosse davvero l’intenzione di investire sull’Avellino Rocchetta tra i tempi di rimodulazione, di approvazione, di appalto e di esecutività del progetto tra dieci anni ci ritroveremo veri e propri boschi sulla tratta ferroviaria.

    Ci sono state reazioni?

    Si è fermata un’esperienza che ha dato grande valore a questa linea ferroviaria. La classe politica locale iniziava a guardarla con occhi diversi. Ci sono stati impegni presi da moltissimi sindaci della tratta e dalla Provincia di Avellino il cui Presidente ha anche fatto delle interrogazioni parlamentari, ma è rimasto tutto lettera morta.

    Anche in Campania non si conosce la valenza ambientale e la complessità ecosistemica dell’IrpiniaUn’occasione sprecata per far conoscere un altro volto dell’Irpinia

    Anche in Campania non si conosce la valenza ambientale e la complessità ecosistemica dell’Irpinia. È questo il nostro punto di forza, la nostra valenza strategica. L’Avellino Rocchetta era il treno dei grandi vini, serviva gli areali dei DOCG Fiano di Avellino e Taurasi, solo il Greco di Tufo ne rimaneva fuori. Era il treno dei Parchi naturali. Partiva da Avellino, che è nelle immediate vicinanze del Parco del Partenio e del futuro Parco del Vallo Lauro Pizzo Alvano e attraversa il Parco dei Monti Picentini.

    Era il treno della rete ecologica campana costituita dai corridoi fluviali. In Irpinia, infatti, l’Avellino Rocchetta si sviluppa accanto al Sabato, al Calore e all’Ofanto; i treni di fine ‘800 avevano bisogno di molta acqua per raffreddarsi. È una ferrovia caratterizzata da molteplici ponti, tra cui spicca il ponte Principe a Lapio, un’opera ardita realizzata con le stesse tecnologie della Torre Eiffel. Era, innanzitutto, il treno della biodiversità perché tocca Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale: il Monte Terminio, l’Alta Valle del Fiume Ofanto, il Bosco di Guardia dei Lombardi, la Querceta dell’Incoronata a Sant’Angelo dei Lombardi, il Lago di Conza, il Lago di San Pietro, il bosco di Calitri.

    Il territorio irpino è interessato per il 25% (la media europea è del 17%) dalla rete Natura 2000, lo strumento della Comunità Europea per tutelare le aree ad alta complessità ecosistemica, garanzia della conservazione e della diversità di flora e fauna, vere e proprie riserve genetiche.

    In Loco Motivi continua a sperare?

    Hanno letteralmente fatto morire questa azione di cittadinanza attiva. Programmiamo continuamente eventi per tenere desta l’attenzione, ma la classe dirigente concretamente non ci ascolta è, come minimo, superficiale. In Provincia hanno appena approvato un ennesimo ordine del giorno per impegnarsi ad attivare ogni tipo di azione possibile. Bisogna dire quello che pensiamo, ma anche fare quello che diciamo. In realtà l’unica speranza è che cambi l’attenzione delle persone, che si apra qualche spiraglio capace di influenzare le azioni dei decisori politici a prescindere dalle tornate elettorali. Certo, c’è un dato di fatto: più passa il tempo più i costi per riattivare la linea saranno maggiori.

  94. 96 Pietro Mitrione 20/06/2011 alle 4:48 pm

    Mitrione: “La visita di Caldoro è un’occasione importante”
    L’associazione In_loco_motivi si dichiara fiduciosa

    (Una stazione ferroviaria)
    (Foto: In_loco_motivi)Pietro Mitrione, dell’Associazione amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta, interviene sulla visita di Caldoro a Palazzo Caracciolo. Così in una nota: “L’incontro del 20 giugno fra il Presidente della regione Campania Caldoro e dell?assessore regionale ai trasporti Vetrella con i sindacati e le associazioni datoriali e con le istituzioni può essere una valida occasione per discutere finalmente del patto per lo sviluppo, uno strumento dai più ritenuto utile per rimettere in moto l’economia irpina. Un incontro che avviene in un momento particolare per la nostra Irpinia caratterizzato da una serie di provvedimenti che la vedono fortemente penalizzata dalle scelte operate dalla regione Campania, trasporti, sanità, scuola, welfare e non ultimi i provvedimenti adottati con la predisposizione della graduatoria che ha definito il programma di eventi promozionali, improntato al ?racconto? della Regione Campania. Da questa graduatoria Avellino e l’Irpinia tutta ne escono ridicolizzate:su circa 4 milioni euro di finanziamenti solo 300.000 interessano il nostro territorio. Ancora una volta le zone costiere fagocitano le risorse finanziarie disponibili e le zone interne continuano ad essere l?osso della regione Campania. Verrebbe da gridare con forza lo sdegno per queste decisioni e proprio per questo credo che questa occasione ci possa venire dalla venuta dei due esponenti politici regionali ad Avellino. Per noi dell’associazione Inloco_motivi questa graduatoria ci indigna ancora di più in quanto il progetto presentato dal Comune di Montella dal titolo: Il treno delle 100 porte – Viaggi e Racconti nella Verde Irpinia si è classificato 21°… il primo dei non ammessi al finanziamento per soli 0,49 punti di differenza con il 20°. Una beffa colossale!!! L?assessore Vetrella, crediamo, sarà contento di questa decisione in quanto, in un incontro con le associazioni regionali di utenti delle ferrovie, dichiarò, con fare solenne, che a lui i treni turistici non interessavano per cui provvedessero?altri! Ecco la risposta degli altri: il progetto presentato dal comune di Montella per l’utilizzo turistico della ferrovia Avellino-Rocchetta viene considerato ammissibile dalla commissione regionale deputata a valutare i progetti ma per uno scientifico 0,49 si classifica 21° su 69 progetti inviati alla valutazione regionale. Un progetto, quindi, dalle valide ragioni per essere approvato. Speriamo a questo punto che la Amministrazione Provinciale di Avellino possa farlo proprio e dargli la dignità dovuta ed evitare un altro scippo per la nostra Irpinia con la chiusura della storica ferrovia Ofantina. Nello stesso giorno in cui si svolge questo?incontro un giovane irpino conclude i suoi studi universitari con una tesi di laurea in Geografia del turismo dal titolo: “Potenzialità di sviluppo turistico in Irpinia”. Buona parte della sua tesi riguarda proprio la ferrovia Avellino-Rocchetta. Sarebbe bello immaginare la partecipazione di questo speranzoso studente all?incontro per sentirgli esporre considerazioni sull?attuale fase economica, aspirazioni per il suo futuro, sensazioni per la sua terra e ragionamenti su quanto sta accadendo nella nostra Irpinia. Sarebbe, questo, un modo nuovo per far intendere che qualcosa sta cambiando anche da noi..in Irpinia, invece stancamente si ripeterà il solito rito del parlarsi addosso. · Noi di inloco_motivi continuiamo a sperare che la nostra storica ferrovia possa riprendere a settembre il suo vecchio ma sempre nuovo ruolo di progresso ed invitiamo quanti prenderanno parte a questo incontro di essere coerenti con gli impegni presi per il ripristino della ferrovia Avellino-Rocchetta”.

  95. 97 pietro mitrione 04/07/2011 alle 10:23 pm

    http://tv.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/toscana-il-treno-della-natura/72048/70332?video

  96. 98 pietro mitrione 04/07/2011 alle 10:24 pm

    In Irpinia stavamo facendo la stessa cosa, poi dal 13 dic 2010 la regione Campania ha deciso di chiudere la ferrovia Avellino-Rocchetta. Che bravi!!

  97. 99 pietro mitrione 05/07/2011 alle 4:17 pm

    Tenere insieme trasporto su ferro e su gomma
    Le dichiarazioni rese dal direttore generale dell’A.ir., avv. Costantino Preziosi, in merito ai tagli al servizio su gomma imposti dalla regione Campania meritano un dovuto approfondimento, specialmente per quanto riguarda le sue considerazioni riferite allo stato delle trasporto su ferro nella nostra provincia. Le preoccupazioni per il servizio e per i livelli occupazionali nell’A.ir sono la diretta conseguenza delle scelte scellerate operate dall’assessore regionale ai trasporti S. Vetrella che hanno visto la nostra Provincia fortemente penalizzata in materia di trasporto pubblico in modo particolare per quello su ferro ed ora anche per quello su gomma. Il rischio che corre l’Irpinia, in conseguenza di tali scelte, è di un ulteriore arretramento dei livelli di vivere civile nella nostra provincia, in particolare per gli abitanti delle zone interne, quelle dell’alta Irpinia per intenderci. Dopo i tagli previsti per la sanità, le scuole, il welfare ed i trasporti arrivano ulteriori ridimensionamenti per i servizi pubblici di mobilità. Tutto questo avviene in una realtà dove, purtroppo, il trasporto su ferro di fatto non esiste. Questa considerazione, fatta anche dall’avv. Preziosi nelle sue dichiarazioni, impone di aprire nel mondo della politica una non più rinviabile discussione sullo stato del trasporto pubblico locale in Irpinia in quanto, in un Paese “normale” non è possibile affidarsi ad un sistema unimodale per far muovere uomini e cose. La stesura del Piano Strategico può rappresentare l’occasione per ridisegnare anche le linee di sviluppo della mobilità provinciale, si possono definire in esso le gerarchie territoriali che, in futuro, determineranno le scelte di pianificazione e programmazione economica per la nostra Irpinia. Il servizio pubblico non può essere deciso da meri calcoli ragionieristici determinati dalla scarsa frequentazione che ne determinano la cancellazione. “ La tecnica non è il vangelo, chi amministra deve tener conto di tutte le esigenze, comprendere tutte le soluzioni possibili. Altrimenti è violenza. No ai tagli orizzontali. Diversamente non si esce dalla crisi”: sono queste le dichiarazioni rese dal vicepresidente della regione Campania, avv. Giuseppe de Mita, le quali, ora più che mai, hanno bisogno di essere tradotte in fatti concreti per avere la dovuta, immediata e riconosciuta coerenza attuativa. Ad oggi, purtroppo, a vincere è la politica dei numeri e di conseguenza addio servizi universali quale il diritto al trasporto, dopo i tagli operati alla scuola e alla sanità. E’ una maledizione vivere nelle zone interne? Possono decidere per noi chi non conosce la nostra realtà? Verrebbe da dire, ancora una volta, che si è forte con i deboli e debole con i forti. A noi interessa immaginare un moderno percorso di politica dei trasporti che tenga insieme ferro e gomma. Per tanto tempo ha imperato l’unimodalità su gomma perché pervasa da interessi clientelari ed oggi se ne paga lo scotto, basti pensare che Avellino è l’unica città capoluogo della Campania a non essere collegata ferroviariamente con Napoli! Le ferrovie locali, e quindi anche la nostra “cenerentola” rete provinciale, debbono e possono rappresentare il futuro per i collegamenti in quanto costituiscono una garanzia di vivibilità negli ambienti urbani. In questa visione sistemica ferro/gomma si integrano e creano le condizioni per un trasporto pubblico all’altezza delle esigenze economiche ed ambientali da tanto tempo trascurate. I tagli apportati al sistema ferroviario irpino hanno di fatto ridotto al lumicino questo servizio: soppressione della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta, eliminazione del collegamento con Napoli, dimezzamento dei servizi con Salerno e Benevento, preludio alla completa dismissione dei collegamenti ferroviari, in attesa dell’ALTA CAPACITA’..se ci sarà e se interesserà la nostra Provincia. Possono considerarsi “civili” una città, Avellino, e una provincia, l’Irpinia, che non hanno una rete ferroviaria all’altezza della crescente richiesta di mobilità? Come non capire che è da queste opportunità infrastrutturali che si determinano le gerarchie territoriali! Come fare allora per venirne fuori? E’ possibile ragionare per noi irpini in Irpinia? L’Amministrazione Provinciale di Avellino, con il suo Presidente in testa, se ci crede, organizzi da subito un tavolo di confronto dove, per la prima volta, si possa dar vita ad una concertazione che tenga insieme ferro e gomma ed operare sinergicamente perché i provvedimenti adottati vengano sospesi e si gettino le basi per un moderno progetto di mobilità basato sull’integrazione fra i vari sistemi di trasporto. E’ l’unica alternativa che abbiamo per salvare un’idea che tuteli, nello specifico, la nostra Irpinia. Questa è la nostra proposta creare una cabina di regia provinciale che affronti e appronti il PIANO PROVINCIALE DEI TRASPORTI, senza far prevalere appartenenze politiche o di lobby.
    Pietro Mitrione

  98. 100 pietro mitrione 11/07/2011 alle 12:23 pm

    Viaggio in una terra senza futuro / Lettera aperta all’Irpinia
    di PAOLO SAGGESE _ _ _ _ _ C’è una terra senza futuro, e questa terra è l’Irpinia. Ne ho le prove, ho colto queste prove nel corso del mese di maggio e poi di giugno, le ho raccolte copiose in questi giorni. Ho visto una terra sopita, abulica, assente, senza passione civile, morale, ideale, senza prospettive di futuro. Del resto, questa è l’Italia. Mi sono illuso pensando di sbagliarmi, ma più tentavo di convincermene più mi rendevo conto che questa è una terra senza futuro. È una terra senza futuro, perché non è capace di coltivare sogni, perché non è capace di guardare il mondo con occhi diversi da quelli che ha sempre avuto. Prendiamo le appena trascorse elezioni provinciali. Avete visto voi un po’ di società civile, che abbia partecipato alla campagna elettorale? Avete visto per caso i cosiddetti intellettuali, che abbiano partecipato con uno straccio di idea alla competizione? E dove erano i giovani, che dovrebbero essere il nostro futuro? Tutto si è svolto nella più completa indifferenza, preferendo scegliere la strada del disimpegno, dell’attesa, piuttosto che quella dell’azione, oppure la strada del compromesso, dell’interesse personale, del tanto peggio tanto meglio, del tipo “sono tutti uguali”, e così via. Ne resto profondamente deluso, perché da qui ho la conferma che i cosiddetti intellettuali d’Irpinia, i tanti giovani d’Irpinia non sono migliori dei tanti giovani egoisti ed egocentrici che popolano l’Italia, e così gli intellettuali non sono meno egoisti ed egocentrici dei tanti che popolano questa penisola, che ha perso ogni parvenza del suo antico e glorioso blasone culturale. Ho avuto conferma che anche gli Irpini non sono migliori dei tanti italiani edonisti e qualunquisti che votano la Lega ed esaltano Mussolini. E mi sono chiesto: dove è finita la società civile, quella stessa che si è battuta per gli ospedali o per il Formicoso? Si è tutta completamente volatilizzata dietro le note di Vinicio Capossela … Allora, se la protesta diviene spettacolo, raccoglie le folle, se la battaglia diviene civile, e significa creare un argine in difesa di queste colline, tutti si dileguano nel disfattismo. Anche quegli intellettuali fanno spesso una battaglia esclusivamente egocentrica e di retroguardia, si ritirano in loro stessi, realizzano qualche placebo per auto incensarsi, creano uno scenario e un pubblico di piccoli fan e attendono l’applauso, sono come quegli scrittori romani della decadenza che dai giochi di suoni e colori traggono vanto di grande letteratura e invece la loro era lenta ed irreversibile decadenza. È vero, sono rimasto sconcertato da tanta disillusione, di tanto disamore, di tanta assenza di forza ideale. Ancora di più sconcertato per il bassissimo livello dei candidati al Consiglio provinciale, molti dei quali incapaci persino di formulare in pubblico proposte credibili e che avessero un minimo di coerenza ideale e di propositiva, campioni di un trasformismo, che li ha visti passare da destra a sinistra in tutte le passate elezioni, uomini per ogni stagione. Perciò, ho concluso che l’Irpinia sia rimasta quella dei galantuomini, e che gli Irpini siano ancora quelli che votano il medico di famiglia, perché medico, oppure il capetto di fazione perché taglieggia e ricatta. Quando l’irpino vota, vota sulla base di capricci del momento, sulla base di convenienze minuscole, sulla base di qualche interesse, sulla base di nulla che abbia a che fare con il bene comune. Nessuno ti chiede, infatti, quali idee hai, quali ragioni vuoi far prevalere, quale battaglia ideale stai portando avanti e perché, nessuno ti chiede la tua storia. E allora, ritengo che questa terra non abbia futuro, perché non ha futuro quella terra che sia incapace di scegliere i propri rappresentanti, o che li scelga sulla base di fattori che non hanno nulla a che vedere con il bene comune. È questo il trionfo dell’antipolitica oppure il trionfo della politica piccola piccola, cui siamo stati tutti abituati. Qualcuno potrà obiettare che gli Irpini hanno sempre votato in questo modo. Non si tratterebbe tuttavia di un’obiezione, ma semplicemente dell’amara conferma dell’impossibilità per l’Irpinia di un futuro diverso. Abbiamo ancora troppa strada da fare verso una piena democrazia, e se il 5 giugno questa strada era lunga da percorrere, oggi lo è ancora di più. E il problema è che questa strada nessuno vuole intraprenderla: va bene così, per l’Irpinia. Del resto, questi sono i politici che ha eletto, e significa che sono questi i politici che merita, perché in questi si rispecchia e questi ha scelto. Insomma, anche in questa amara constatazione si può trovare conferma al fatto che l’Irpinia non abbia futuro. Si può trovare conferma a questo perché l’Irpinia ha premiato chi vuole costruire la megadiscarica del Formicoso, chi vuole smantellare la scuola pubblica, chi vuole dirci di andare via di qua, di fuggire perché appunto questa è la terra senza futuro. Ci sentiamo come scrive Ungaretti in una sua famosa poesia, ovvero come naufraghi alla fine di un viaggio, che sanno di dover riprendere il viaggio. Ebbene, il viaggio dovremo riprenderlo, ma, almeno nel mio caso, io lo riprenderò per altre direzioni, per altre mete, perché non ho più voglia di prendere viaggi per una terra senza futuro.

  99. 101 pietro mitrione 12/07/2011 alle 4:06 pm

    Lavori sulla ferrovia Avellino-Rocchetta: una speranza o una beffa?

    Da qualche giorno nella stazione di Nusco si stanno eseguendo dei lavori al tracciato ferroviario e non sappiamo che finalità abbiano dette operazioni di messa in sicurezza dei binari dal momento che la ferrovia Avellino-Rocchetta, su decisione dell’assessore regionale ai trasporti, S. Vetrella, è chiusa dal 13 dicembre 2010.
    Analoghi lavori sono stati svolti in prossimità della stazione di Morra. Sono, forse, il preludio alla riapertura o, malauguratamente, l’ennesima beffa costituita da lavori programmati, finanziati e quindi non rinviabili?
    Questo avviene mentre ci giungono notizie di iniziative da parte di alcune istituzioni locali mirate al recupero turistico della nostra tratta ferroviaria. Lo stesso progetto “ LE VIE DEL VINO TRA I CASTELLI DELL’IRPINIA VERDE”, legato ai fondi PAIN/FAS d.g.r. N° 1336 del 31 luglio 2007, potrebbe avere uno sbocco positivo. Inoltre, il 15 luglio c.a. scade il termine per la presentazione di progetti legati alla valorizzazione turistica dei territori campani.
    Speriamo che questa volta, dopo la beffa del precedente bando che escluse per 0,49 il progetto presentato dal comune di Montella, la nostra provincia possa essere premiata con un gratificante contributo finanziario per analoghi progetti che vedono la ferrovia Avellino-Rocchetta quale valido attrattore turistico.
    Quei lavori che si stanno effettuando sulla ferrovia possono anche essere visti in funzione di miglioramento del tracciato ferroviario per queste nuove opportunità di utilizzo.
    Se non dovesse essere questo, qualcuno dovrà pur farci capire il senso di questo impegno economico per una tratta ferroviaria che l’assessore regionale ai trasporti Vetrella ha deciso di far chiudere. Al danno… la beffa!!!

    Noi non ci rassegniamo, perché la nostra non è una operazione nostalgia, ed auspichiamo che le istanze politiche possano realizzare un giusto equilibrio politico e tecnologico che tenga insieme “freccia rossa”, alta velocità, e rete ferroviaria “minore”.

    Noi andremo avanti nella battaglia intrapresa per far riaprire questa tratta ferroviaria sperando di rompere quel senso di “fastidio” che le cosiddette istituzioni dimostrano per tali iniziative turistico/culturali.!

  100. 102 pietro mitrione 22/07/2011 alle 3:20 pm

    Riguardo al territorio che si snoda tra l’azzurro del mare di Rimini e il verde dei boschi sammarinesi, vengono narrate molteplici storie, aneddoti, ricordi che coinvolgono cose, persone, avvenimenti.

    Storie di gente che ha visto il suo territorio cambiare giorno dopo giorno, come in una lunga muta silenziosa e che porta a trovarsi un giorno a contemplare un panorama completamente diverso da quello cui si era abituati a vedere un tempo: era così familiare che ci siamo accorti di non averlo più solo nel momento in cui è cambiato.

    Il passato lascia sempre tracce, che siano esse di memoria o tangibili e concrete.

    A volte invece il passato si cancella dalla memoria collettiva perché non viene trasmesso, perché non si ha tempo di ascoltare, perché presi dal ritmo frenetico della vita di oggi, non si ha voglia o non si può rallentare il suo ritmo per ritrovare noi stessi nelle parole di chi quel passato ce l’ha dentro.

    Sicuramente chi si è recato almeno una volta in visita nella Repubblica di San Marino, trovandosi a girare per i suoi caratteristici negozi nel suggestivo centro storico di Città, si sarà accorto che ogni aspetto della tradizione e della cultura sammarinese è celebrato nelle vetrine.

    Tutto questo è messo in risalto in modo da trasmettere al visitatore, un continuum sensoriale che leghi tutti gli aspetti storici, culturali e folcloristici di uno Stato che da sempre mantiene la sua autonomia ma che si trova inevitabilmente collegato con il territorio italiano in cui si trova immerso come in un grembo.

    Ma del cordone ombelicale che per una dozzina di anni ha collegato i due stati, in quelle vetrine variopinte non c’è, inspiegabilmente, traccia alcuna.

    Se invece dopo il vostro giro turistico per il borgo, volete immergervi nelle passeggiate all’interno della rigogliosa natura sammarinese, quel passato lo vedete spuntare d’improvviso sotto i vostri occhi.

    Prende forme contorte e arrugginite, a volte slanciate verso il cielo, talvolta serpeggianti nell’erba, ancora come case che solo case un tempo non erano, o portali di roccia chiusi da portoni come mute bocche sul passato, o ponti spezzati che guardano nel vuoto.

    E poi appare un vecchio vagone abbandonato, come un fantasma rosso ruggine che ti trovi di fronte mentre parcheggi la tua auto e poi un altro, biancoazzurro, per sempre immobile in un viaggio senza tempo e senza fine.

    E’ proprio di quel viaggio che invece è stato interrotto che voglio parlarvi.

    Il viaggio di quello che per tutti, sammarinesi e riminesi, era il “trenino biancoazzurro”.

    Il treno della Ferrovia Elettrica Rimini – San Marino.

    Nasce una ferrovia.

    I collegamenti Rimini-San Marino sono sempre stati difficoltosi, data la natura del territorio.

    Ai primi del secolo scorso, erano ancora affidati ad una lenta corriera a cavalli, talvolta sostituita da muli e buoi in inverno; solo nel 1913 venne introdotta una autocorriera SPA, che collegava il Titano all’Adriatico in poco più di un’ora.

    Ma il desiderio dei sammarinesi sarebbe stato quello di avere una linea ferroviaria, come quelle che andavano nascendo un pò ovunque a quei tempi: erano il segno della modernità, delle cose e delle persone che si spostavano raggiungendo altri luoghi e altre persone, portando l’innovazione.

    Negli anni Venti si susseguirono dibattiti su un ipotetico collegamento, ma solo nel 1926 arrivò la grande occasione che segnò la svolta decisiva: la visita di Mussolini sul Titano, accompagnato dal Segretario di Stato sammarinese Gozi.

    Venne firmata la Convenzione fra i due Stati, indetta la gara di appalto a cui parteciparono la Società Subalpina di Imprese Ferroviarie (SSIF) e la Società Veneto-Emiliana di Ferrovie eTranvie (SVEFT).

    Fu quest’ultima ad aggiudicarsi l’appalto, presieduta dall’ingegnere piacentino Ranza, su progetto dell’ingegnere Tajani del Politecnico di Milano.

    L’atto di concessione alla SVEFT, valido 25 anni dall’inaugurazione della ferrovia, fu firmato il 23 novembre 1928; l’Ispettore Superiore Ingegnere Casinelli, fu incaricato dallo stato italiano di sorvegliare i lavori, diretti per la concessionaria dai fratelli Fioruzzi..

    Il 3 dicembre 1928, iniziarono i lavori con la posa della prima pietra della stazione di San Marino: presente, in rappresentanza dell’Italia, il Direttore della Motorizzazione Civile, ingegnere Crispo.

    L’importanza attribuita alla realizzazione, venne sancita con un’artistica pergamena murata nella prima pietra stessa.

    L’inverno 1928-1929 vide i lavori relativi alla stazione di San Marino; il primo tronco dei lavori era San Marino-Borgomaggiore, il secondo Borgomaggiore-confine di stato.

    Le temute difficoltà geologiche si manifestarono in modo peggiore del previsto, tanto che anche dopo l’apertura dell’esercizio, si dovette ricorrere diverse volte a modifiche e rifacimenti parziali di volte di galleria, cunette e muraglioni.

    Per questa imponente opera di ingegneria, vennero utilizzati ben 3.000 operai per 8 ore al giorno a turni di 1.000, per un totale di circa 8 milioni di ore lavorative; vanno ricordati i tre minatori morti nell’apertura della galleria Montale, quella del capolinea di Città: ancora oggi è presente sul piazzale della stazione una lapide che li ricorda, purtroppo in pessime condizioni e quasi illeggibile.

    Nel 1931 venne completato il terzo tronco della ferrovia, quello che dal confine di Stato raggiungeva la stazione di Rimini FS.

    Il 12 giugno 1932 avvenne l’inaugurazione e la ferrovia iniziò il suo esercizio: panoramica, audace, moderna, alimentata a corrente continua ad alta tensione come le Ferrovie dello Stato, anche se con la differenza del binario a scartamento ridotto.

    La cerimonia inaugurale si tenne nella fermata di Dogana, quasi sul confine tra i due stati e il nastro fu tagliato dal conte Ciano, ministro delle Comunicazioni.

    Per l’occasione, “Il Popolo Sammarinese” che aveva seguito costantemente i lavori, uscì con una edizione straordinaria velocemente esaurita e la ditta Johnson di Milano coniò un’artistica medaglia commemorativa dell’evento, mentre la Repubblica di San Marino emise una serie di quattro francobolli dedicati alla nuova ferrovia.

    Il 13 giugno 1932, la Ferrovia Elettrica Rimini-San Marino iniziò il servizio pubblico, con un orario provvisorio che poi venne sostituito da quello definitivo e attivato anche il servizio cumulativo per i viaggiatori e quello di corrispondenza per le merci.

    Dal mare ai monti.

    La Ferrovia Elettrica Rimini-San Marino a scartamento ridotto di 0,95 m, aveva una lunghezza di tracciato di 32 Km, di cui 12 ricadenti sul territorio italiano e 20 sul territorio sammarinese.

    Il confine era indicato a livello ferroviario sul Ponte Confine (o Ponte Mellini) sul torrente Ausa e segnava anche il passaggio dalla zona pianeggiante italiana a quella tipicamente di montagna sammarinese.

    La ferrovia aveva origine dall’estremità est del fabbricato viaggiatori FS di Rimini, poi procedeva affiancata alla Rimini – Ancona per oltre un km e quindi se ne discostava appena, dopo le Officine Grandi Riparazioni FS, per entrare nel piazzale di Rimini Marina, a breve distanza dalla spiaggia, di fianco alla via Pascoli.

    Volgeva poi a sud-ovest, attraversando la strada statale Flaminia nei pressi della chiesa di Santa Maria della Colonnella, dove si trovava l’unico casello della linea e l’unico passaggio a livello con barriere manovrate dal casellante, in quanto gli altri 90 passaggi a livello presenti sulla linea, erano incustoditi o chiusi.

    Dalla Flaminia, la linea seguiva la valle dell’Ausa verso il Titano e in questo tratto si incontrava la fermata di Coriano-Cerasolo, si giungeva poi al confine di stato arrivando a Dogana, prima fermata in territorio sammarinese.

    Dopo questa località, la linea diventava in breve tipicamente di montagna, e si incontravano le prime gallerie (per un totale di 17, tutte ricadenti in territorio sammarinese) per poter giungere alla stazione di Serravalle.

    Altre gallerie ed il panorama cominciava ad allargarsi, permettendo di spaziare sui declivi e sull’Adriatico, mentre la linea procedeva con andamento est-ovest.

    Si incontrava salendo la fermata di Domagnano-Montelupo e poi attraversate altre gallerie, si arrivava alla fermata di Valdragone e alla stazione di Borgomaggiore.

    La rupe rocciosa a questo punto incombeva a sbarrare la strada, ma la ferrovia l’aggirava e prendeva quota con un ripido percorso elicoidale, offrendo al viaggiatore lo spettacolo del Montefeltro, di San Leo e di Verucchio.

    Un’ultima galleria a ferro di cavallo, la Montale e si giungeva infine in stazione a San Marino, a 643 metri di altitudine.

    Il treno percorreva i 32 Km della tratta in 53 minuti, passando da una velocità di circa 65 Km orari nei tratti pianeggianti a 31 nei tratti più ripidi.

    Lungo il percorso, si incontravano otto ponti, cavalcavia e sottovia, a cui si aggiungevano 185 manufatti minori e la sottostazione elettrica di Dogana, unica della linea.

    Il materiale rotabile era composto da: 4 elettromotrici di costruzione Carminati & Toselli e TIBB, ed erano le AB01-02-03-04; erano poi presenti 6 carrozze di prima e terza classe, di costruzione Carminati & Toselli, la AB51, B61,B62,B71,B72 e la vettura saloncino AS81 destinata ai Capitani Reggenti e alle personalità importanti.

    Completavano la dotazione 18 carri tra chiusi, a sponde bassi e aperti, di costruzione Officine Meccaniche Piacentine di serie Fc, Lc, Pc.

    Le vicende: gli anni d’oro e la triste fine.

    Passato il clamore dell’inaugurazione, dal 1932 lungo tutti gli anni Trenta, il treno biancoazzurro diventò presto parte del panorama e delle abitudini delle popolazioni romagnole e sammarinesi, di cui favorì commercio e turismo: le caratteristiche turistiche del percorso, decretarono un buon successo della linea come meta di escursioni e nel periodo estivo la cosa si concretava nella messa in marcia di numerosi “treni popolari” coincidenti a Rimini con analoghi convogli delle FS.

    In un’epoca in cui il varcare le Alpi era privilegio per pochi, la nostra ferrovia aggiungeva alla bellezza del percorso, l’emozione del viaggio all’estero e del territorio che portava dal mare alla montagna in solo un’ora.

    Il fenomeno turistico, incrementato in alta stagione dagli stranieri superò addirittura ogni più rosea previsione.

    Il servizio reso dalla linea incontrava una generale soddisfazione e i ferrovieri aumentarono fino a 24 unità, esclusi operai e assuntori che erano altrettanti: il Direttore d’Esercizio, fu dal primo all’ultimo giorno l’ing. Brigidini insieme all’ing. Cannizzaro per il movimento e i rotabili e all’ing. Donati per gli impianti fissi.

    Purtroppo con il cambio di decennio, arrivò la guerra.

    Nel 1940, il personale della ferrovia venne dichiarato “militarizzato civile” e rimase al suo posto; mentre si riduceva il numero di turisti trasportati, il nostro treno fu invaso dalla popolazione riminese in cerca dei generi che ormai in Italia erano razionati.

    Nel 1943, il territorio italiano era ormai diventato teatro di aspri combattimenti e le condizioni di esercizio della ferrovia, diventavano sempre più difficili; materiali e archivi della ferrovia vennero trasferiti gradualmente a San Marino.

    La Segreteria di Stato sammarinese decise di utilizzare le 17 gallerie ferroviarie come rifugio antiaereo: vennero salvati ben 100.000 sfollati del territorio riminese che lì trovarono la salvezza da Rimini, distrutta per l’83%.

    Un ordine di servizio della SVEFT, limitò, dalla sera del 26 novembre 1943, il servizio al passaggio a livello della Colonnella, il cui casello fu promosso al rango di fermata.

    Il 26 giugno del 1944 gli inglesi bombardarono la Repubblica di San Marino per errore: la ferrovia fu danneggiata in diversi punti e centrata in pieno tra Valdragone e Domagnano, rimanendo interrotta; fu continuato nonostante tutto, un minimo di servizio fino al casello della Colonnella, contribuendo a portare ulteriormente in salvo, cose e persone e sfidando gli attacchi alleati.

    Gli sfollati ormai occupavano stabilmente tutte le gallerie e il 4 luglio 1944 il servizio venne sospeso.

    L’ultima corsa, venne effettuata la sera dell’11 luglio 1944: l’elettromotrice AB04, si portò un’ultima volta al casello della Colonnella, caricò materiali vari di biglietteria e poi giunta a Serravalle, si ricoverò nella galleria Cà Vir con le carrozze AB51 e B71 e tre carri, poi la sottostazione di Dogana tolse tensione per l’ultima volta.

    Finalmente la guerra finì.

    I danni subiti dalla nostra ferrovia erano numerosi e alcuni gravi, ma non irreparabili.

    Iniziarono diatribe tra l’Italia e San Marino su chi dovesse pagare i danni e procedere al recupero della linea, si susseguirono governi, incontri, riunioni, senza che nulla di concreto venisse poi stabilito, senza che si giungesse ad un accordo risolutivo.

    Nel 1957, la SVEFT, scaduta la concessione di 25 anni, si ritirò e il tronco di ferrovia ricadente in territorio sammarinese, divenne proprietà dello stato e nel 1958, con l’accordo italo-sammarinese per la costruzione della superstrada, venne posta la parola fine a tutte le varie argomentazioni.

    Vennero demolite le stazioni di San Marino e Borgomaggiore, rimossi manufatti, demoliti ponti.

    Con la chiusura dei rotabili ancora presenti sul piazzale della stazione di San Marino all’interno della galleria Montale, calò il sipario sulla nostra ferrovia.

    Situazione attuale.

    La ferrovia Rimini-San Marino non è mai stata ufficialmente dismessa, ma solo sospesa.

    Sono passati 67 anni dall’ultimo viaggio di quel piccolo sogno biancoazzurro.

    Nel 1988, con il progetto Italfer si è stati a un passo dal vedere finalmente riattivata la linea.

    Oggi la carrozza AB51, facente parte dell’ultimo convoglio è restaurata e posta sull’ex-viadotto ferroviario di Valdragone.

    Le elettromotrici AB02/04 non esistono più, ma i loro motori vivono oggi su un rotabile storico della linea Trento-Malé e il carro chiuso F23 ha trovato una seconda vita come carro addetto al trasporto biciclette sulla linea Genova-Casella, contemporanea della Rimini-San Marino.

    Rimini Marina esiste ancora, dal 1988 ospita un vivaio; il casello della Colonnella è sfitto, la fermata di Coriano-Cerasolo è abitata, mentre in territorio sammarinese troviamo ancora la fermata di Dogana, che ospita la sede degli scout sammarinesi, la stazione di Serravalle abitata, la fermata di Domagnano-Montelupo sede di una associazione di escursionisti e la fermata di Valdragone abitata.

    Le gallerie sono in parte chiuse, in parte aperte, tutte ancora esistenti, anche se in diverse condizioni, stessa cosa per i manufatti rimasti che resistono stoicamente al passare dei decenni.

    Al momento in cui scrivo, il governo sammarinese sta procedendo al restauro della galleria Montale e al recupero dei nove rotabili ancora presenti al suo interno.

    Rimini e San Marino hanno iniziato a prendere accordi per un collegamento alternativo alla superstrada: le strade sono tutte aperte e chissà che non si assista alla rinascita del trenino biancoazzurro, anche se in chiave moderna.

    Elisabetta Piccioni

  101. 103 pietro mitrione 26/07/2011 alle 10:09 pm

    Dopo qualche mese sono ritornato, in auto, alla stazione di Rocchetta S.A insieme ad alcuni amici della soprintenzenza di Avellino per scattare delle foto da utilizzare per una mostra fotografica che si terrà ad ottobre nell’ex Carcere Borbonico di Avellino. Abbiamo fotografato la storica pensilina della stazione, i cartelli indicatori che ancora evidenziano lo storico colore nero ferroviario, le arrugginite colonne idriche utilizzate per rifornire le locomotive a vapore, il ponte girevole per invertire il senso di marcia delle stesse, il fabbricato viaggiatori che, nella sua imponenza, ricorda i tempi gloriosi di questa stazione posta al vertice del triangolo formato dalle regioni: Campania, Puglia e Basilicata. Abbiamo, anche, assistito all’arrivo di un treno proveniente da Foggia ed in proseguimento per Potenza. Con piacere abbiamo assistito alla discesa dal treno di alcune famiglie provenienti dal Nord del nostro Paese, qualcuna andava a Monteverde ed altre a S.Angelo dei Lombardi. Purtroppo non hanno trovato il proseguimento per Avellino in quanto la ferrovia Avellino-Rocchetta è “sospesa” dal 13 dicembre 2010 e quindi nessuna coincidenza per Avellino, un altro segnale di arretramento della nostra Irpinia. Sono stati gli unici momenti di vita nella stazione per il resto solo silenzio e ricordi. La presenza umana costituita dall’arrivo di queste famiglie di emigranti che ritornavano ai loro paesi di origine hanno creato un piacevole “subbuglio” e dopo i saluti con i parenti che li aspettavano per accompagnarli in paese, ecco di nuovo la normalità fatta di silenzio e immensa desolazione. In questi pochi minuti di osservazione ho immaginato…………..qu​ello che poteva essere e non è stata la ns storica ferrovia ofantina. E’ stato proprio in questi frangenti che ho notato l’assenza del mio amico cane “ferroviere”, un cane di sesso femminile adottato dai miei colleghi ferrovieri della stazione di Rocchetta. Un canone che la faceva da padrone nello scalo ferroviario. Ricordo che ogni volta che arrivavamo a Rocchetta in treno ci accoglieva quando scendevamo dal treno e lentamente ci accompagnava per la stazione, nonostante la sua imponenza non faceva paura. Sicuramente aveva imparato i ritmi della stazione, il rumore dei treni, il suono della campanella, e forse anche gli orari di arrivo e partenza degli stessi. Insomma un vero cane ferroviere fedele al suo lavoro. Ho saputo che anche questo cane, come tante altre cose, non c’è più nella stazione. Il mio amico cane della stazione di Rocchetta è morto stritolato da un treno… lui che sapeva tutto della stazione. Mi hanno raccontato l’episodio e mi sembra una cosa di una struggente emozione che voglio farvi conoscere. Un cane dalmata, anch’esso di sesso femminile, suo compagno di giochi era rimasto incastrato con una zampa in uno scambio e non riusciva a svincolarsi. Il cane “ferroviere” ha provato a liberarlo ma senza successo, mentre il treno proveniente da Potenza avanzava. Il macchinista ha fischiato, sicuramente lo conosceva, ma il cane “ferroviere” non si è mosso, non scodinzolava, in segno di saluto, come le altre volte. Ha preferito essere fedele al suo amico ed insieme sono rimasti sono rimasti schiacciati dal treno, proprio come succede, purtroppo, ai ferrovieri.
    Forse anche per questi cani la stazione di Rocchetta stava diventando inutile……..

  102. 104 pietro mitrione 29/07/2011 alle 7:52 am

    Ci sono storie che non vengono raccontate perché si perdono nella ruggine di una stazione dismessa, o nella muffa di una casa abbandonata. Quelle storie forse sono però quelle che emozionano di più, come quella di un cane ferroviere che, ligio al suo dovere, ogni giorno scodinzolava al passaggio dei treni, accompagnava i passeggeri fino all’uscio della stazione, e vigilava sulla dormiente tratta dell’Avellino – Rocchetta, nell’attesa di rivedere un altro treno passare e altri passeggeri scendere per rubare una carezza. Quel cane ferroviere era un po’ un’istituzione nella stazione ferroviaria di Rocchetta Sant’Antonio, più presente di un macchinista, e forse più docile di un ferroviere in pensione. Trascorreva le sue giornate accogliendo chi scendeva dai vagoni dei vecchi treni fumeggianti, non per il vapore, ma per i vecchi motori a diesel, per poi accompagnarlo lentamente per la stazione. Nonostante la sua imponenza, non faceva
    paura: era, infatti, un cane che sapeva rispettare i passeggeri con la stessa cordialità che dovrebbe avere un capo stazione. Sicuramente aveva imparato i ritmi di quei luoghi, il rumore dei treni, il suono della campanella, e forse anche gli orari di arrivo e partenza degli stessi. Insomma, un vero cane ferroviere fedele al suo lavoro.
    Purtroppo, però, come la storica tratta che faceva di questa stazione “la Bologna del Sud”, cancellata da una balorda regola dei numeri, anche quel fantastico cane ferroviere non c’è più. Il suo destino si è concluso sotto uno di quei treni che con ansia quotidianamente aspettava. Strano destino per lui che sapeva tutto della stazione:
    infatti, la sua morte è legata ad un atto eroico degno di fregiarsi di quel cappello rosso riservato solo ai capostazione. Con lui giocava un cane dalmata, da sempre il suo compagno di avventure fino alla fine, come in quell’ultima volta, quando nel vagabondare tra i binari, il dalmata è rimasto incastrato con una zampa in uno scambio e non riusciva a svincolarsi. Il cane “ferroviere” ha provato a liberarlo, ma senza successo, e, mentre il treno proveniente da Potenza avanzava, abbaiava, si divincolava e cercava di catturare su di sè l’attenzione, per cercare di aiutare quel compagno di avventure. Momenti concitati che sembravano trascorrere a rallentatore, come in una vecchia pellicola in bianco e nero: il macchinista che fischia per cercare almeno di allontanarlo dalla sua compagna lì incastrata, ma il cane “ferroviere” non si è mosso, non scodinzolava, in segno di saluto, come le altre volte e ha aspettato inesorabilmente lo stridio delle rotaie che frenavano senza successo sulla strada ferrata. Ha preferito essere fedele alla sua amica, ed insieme sono rimasti in quel punto fino all’impatto, proprio come succede, purtroppo, ai ferrovieri. Il macchinista visibilmente toccato da quanto successo si è precipitato sui binari ma purtroppo non c’era niente da fare, e con rassegnazione ha dovuto salutare con un ultimo intenso fischio quel suo amico-collega, fedele fino all’ultimo al suo dovere di cane ferroviere.
    Andrea Gisoldi

    (comparso su IL MATTINO DI FOGGIA del 28 luglio 2011)

  103. 105 pietro mitrione 29/07/2011 alle 9:15 pm

    in questi anni hanno impegnati allo spasimo alcuni comunitari per ripristinare la mitica linea ferroviaria Avellino – Rocchetta sfidando sordità e incomprensioni, disattenzioni e motivazioni strettamente tecnico-economiche. Nessuna firma “a futura memoria” può salvaguardare una eventuale e postuma “cattiva coscienza” Non ci sono politici o burocrati che in Irpinia possono salvare questo nostro sogno-reale. Questa è la strada ferrata che porta noi ,i nostri amici,ospiti e turisti al cuore del nostro sogno attraverso il meglio autentico e naturale della nostra bella e verde Irpinia e “i piccoli paesi dalla grande vita”.La ferrovia è lo strumento, il mezzo che noi offriamo ai nostri amici “vicini e lontani” per entrare nel corpo e nell’anima della nostra terra. Noi comunitari usiamo tutti i nostri artifici e magicherie per amore dell’Irpinia .Il vecchio e rumoroso treno per noi equivale a un libro o una poesia di Franco Arminio, un racconto intrigante di Andrea Di Consolo, una magica canzone di Vinicio Caposele, uno struggente blues di Pasquale Innarello, le sonorità arcaiche e poetiche di Gaetano Calabrese ….si può entrare nell’anima dell’Irpinia facendosi trasportare in bella e allegra compagnia tra gli stridenti rumori ferrieri di una vecchia e vitale locomotiva .Una locomotiva poco pretenziosa a scrivere Storia come nella canzone di Guccini ma vecchie e “piccole storie ignobili” di contadini e pastori nei viaggi tra paesi,campagna e città. Una locomotiva che ispirava i sogni e le paure dei bambini e “…. sembrava fosse un mostro strano -che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano: ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, -sembrava avesse dentro un potere tremendo…..” Mi piace infine ripetere la citazione di Paolo Rumiz che interpreta l’eventuale dolore e l’ulteriore crepa nella dolorante e terremotata terra d’Irpinia come scongiuro ad una eventualità della sua soppressione .Egli così ce la ricorda: “ Cactus, cicale.- scrive nel suo romanzo “Italia in seconda classe”- Il treno si ferma in stazioncine deserte senza capostazione, senza biglietteria. Alcune sono murate, altre distrutte dai vandali. Sempre i banditi? No, la globalizzazione. Sono i rami secchi, potati dai governatori dei flussi. In burocratese si chiamano stazioni “impresenziate”, astuto eufemismo per mascherare lo smantellamento. La fine dei territori comincia così, col bar e la panetteria che chiude, poi con le stazioni del silenzio. Sento che comincia il viaggio in uno straordinario patrimonio dilapidato. ”

  104. 106 avellinorocchetta 09/08/2011 alle 4:21 pm

    LA FERROVIA OFANTINA: UNA OPPORTUNITA’ PER I PICCOLI PAESI
    Lettera aperta a Franco Dragone
    Avellino.-.Rocchetta Sant’Antonio, e il pensiero va al fischio del treno che sentivi nella valle; al bel ponte con le arcate di mattoni rossi sul Sabato ad Atripalda; a quel vagone azzurro, che vedevi transitare al passaggio a livello e ti stupiva per l’esiguo numero dei passeggeri; alle storie del vecchio ferroviere che raccontava della fatica di alimentare la locomotiva a carbone negli anni del dopoguerra o dello straordinario lavoro fatto nel primo dopo terremoto dell’80 allorquando i primi aiuti e ricovero per i terremotati arrivarono in treno. Per anni carri ferroviari furono le abitazioni per migliaia di persone di un territorio “ballerino”.
    Dal 13 dicembre 2010 qualcuno, poco a conoscenza del valore paesaggistico, ambientale e storico di questa tratta ferroviaria, ha deciso di “sospenderla”: un modo elegante per determinarne la morte nel silenzio colpevole di chi poteva e può ancora evitare questo ulteriore scippo alla nostra provincia. Fra i tanti provvedimenti che stanno penalizzando l’Irpinia questo è quello che meno colpisce nell’immediato ma è quello che meglio rende evidente lo stato di abbandono delle infrastrutture del nostro territorio.
    Paolo Ruiz ha scritto “la fine dei territori comincia così, col bar e la panetteria che chiude, poi con le stazioni del silenzio. Sento che comincia il viaggio in uno straordinario patrimonio dilapidato. ” sembra una profezia dedicata alla nostra Irpinia!
    In questi giorni tanti stanno discutendo dell’avvenire dei piccoli paesi tanti dei quali legati alla storia della ferrovia Avellino-Rocchetta. A Cairano, addirittura, Franco Dragone, il fondatore del cirque du soleil, ed altri artisti stanno sperimentando un progetto per valorizzare turisticamente questa parte della nostra Irpinia. Una idea che tiene insieme territorio e paesaggio elementi caratterizzanti questi luoghi così lontani dai circuiti turistici tradizionali. E’ possibile legare questi progetti alla valorizzazione della ferrovia Avellino-Rocchetta? E’ pensabile che operatori economici possano intervenire economicamente, in sinergia con le istituzioni locali, per programmare iniziative turistiche in treno come accade in Toscana, in Lombardia, in Sicilia ed in altre parti d’Italia? E’ proponibile estendere questi eventi alla partecipazione delle scuole in modo da far conoscere l’Irpinia ai tanti studenti che, forse, nemmeno ne conoscono la bellezza paesaggistica? Altrove queste iniziative hanno avuto un grande successo, da noi, invece, hanno deciso, inopinatamente, di cancellare la storica ferrovia Ofantina tanto cara a Francesco de Sanctis e Giustino Fortunato.
    Si tratta di proporre un viaggio in treno che penetra nel cuore della nostra Irpinia: un susseguirsi di terre coltivate, vigneti e boschi, case sparse e paesi, chiese, casolari diroccati ma soprattutto tanti corsi di acqua (Sabato, Salzola, Calore, Ofanto) talvolta color smeraldo, tal altra torbida e gialla per i residui di terra che violente piogge hanno reso tali, passando per l’Oasi di Conza e fino al lago San Pietro. Man mano che ci si allontana da Avellino il paesaggio diventa mutevole, sempre più spesso appaiono colline coltivate a cereali, a volte sembrano terre senza tempo, se non fosse per la linea elettrica che di tanto in tanto ti riporta all’oggi. Si attraversano stazioni, forme morte, con le loro porte e finestre murate, che provocano una stretta al cuore. Infine appaiono le pale eoliche, che ad alcuni possono sembrare ingombranti per l’impatto sul territorio, ma che sono l’espressione dell’unica strada che abbiamo, l’energia alternativa, se vogliamo lasciare un mondo vivibile ai nostri nipoti. Si vedono quei bracci enormi girare incessantemente, ma ancora non ci si rende conto della forza che li muove, si capirà lassù sulle sommità dei paesi altirpini, quando un forte vento tagliente costringe a coprirsi la faccia, ma non si rinuncia allo spettacolo di un paesaggio ampio e silente, quasi del tutto disabitato seppure curato, un susseguirsi di colline dal dolce pendio tra le quali si intravede Lacedonia o Sant’Agata di Puglia, arroccata sulla collina. Vengono in mente le parole di Francesco de Sanctis a proposito del suo paese, appena visto dal suo nucleo industriale: “Non c’è alcun morrese che non possa dire: io posseggo con l’occhio vasti spazi di terra”.
    Il grande critico aveva anche previsto: “Tutto si trasforma, e qui la trasformazione è lenta. Si animi Monticchio, venga la ferrovia e in picciol numero d’anni si farà il lavoro di secoli”. La linea ferroviaria, infatti, arrivò nel 1895 e segnò una tappa importante per superare l’isolamento che contraddistingueva le contrade dell’Alta Irpinia. (In quell’epoca Rocchetta Sant’Antonio era parte della nostra provincia; ne sarà staccata alla fine degli anni 30, quando entrò a far parte della Provincia di Foggia). La ferrovia divenne un mezzo di trasporto agevole per i prodotti agricoli del territorio, ma amaro per migliaia di uomini: non è immaginabile il numero di emigranti che l’hanno percorsa per raggiungere le terre europee o d’oltreoceano da cui inviavano quelle rimesse di danaro che contribuivano a risollevare la situazione economica di queste zone e, in generale, con i depositi postali, a finanziare tante opere pubbliche italiane.
    Successivamente, con la costruzione di nuove vie di comunicazione, la ferrovia è stata utilizzata sempre meno, fino a far registrare la sua attuale quasi soppressione. E’ chiaro che, nell’era dell’alta velocità, non è pensabile una locomotiva che percorre, quasi priva di passeggeri e in due ore e mezza la distanza tra le due località. Ma proprio gli elementi che ne determinano la passività sono fondamentali per proporre un diverso uso, puntando l’attenzione sul loro valore paesaggistico, storico ed architettonico.
    In Irpinia, ad opera di pochi pionieri è sorta una associazione, meglio dire un gruppo di appassionati, “In-loco-motivi” _ Il treno irpino del paesaggio che si propongono:
    – “la dichiarazione di importanza storico-culturale” della tratta;
    – “iniziare un lavoro didattico nelle scuole”;
    – “la conoscenza del territorio e delle sue potenzialità ambientali, storiche, architettoniche,
    Quante gite scolastiche vengono organizzate ogni anno, con trasporto su strada e in località lontane, quando luoghi bellissimi e a portata di mano sono ignorati? Quanti bambini e ragazzi sognano di fare un viaggio in treno e non l’hanno mai fatto? Questi paesi sono ricchi di testimonianze storiche e archeologiche (Compsa), di realtà museali (Aquilonia, , Nusco, S. Andrea di Conza, Calitri, Cairano,), di castelli, molti dei quali ristrutturati (Rocchetta, Monteverde, Bisaccia, Ruvo del Monte, Torella dei Lombardi, Gesualdo, Morra ). Quanti ragazzi li conoscono? Potrebbe essere la ferrovia dei castelli, dell’arte, del paesaggio.
    Ci sarebbe da fare, poi, il discorso del rilancio turistico, tema sempre presente. Negli ultimi decenni, certo, alcune località hanno visto aumentare il numero di visitatori; molto meno i paesi dell’Alta Irpinia; ma fa ben sperare per il futuro l’iniziativa e la buona volontà di associazioni che vedono la partecipazione di tanti giovani, come l’ “Associazione LiberaMente” di Rocchetta, che non si rassegnano al destino di declino al quale per molti anni questi paesi sembravano condannati. D’altronde, il grandissimo numero di turisti che richiama ogni anno la manifestazione “Grande spettacolo dell’acqua”, organizzata a Monteverde, dimostra che quando si propone un prodotto di alta qualità la gente risponde con entusiasmo.
    Non è un caso se Calitri è stato riconosciuto come una delle nove località al mondo dove si può meglio vivere la Terza età. Calitri, sede di un rinomato Istituto statale d’Arte, che forma ceramisti che nulla hanno da invidiare a località ben più rinomate, non potrebbe che avere dei benefici dal raggiungimento degli obiettivi suddetti. Ci sarebbe poi il turismo enogastronomico. Questa linea ferroviaria attraversa paesi che hanno raggiunto una rinomanza internazionale per la produzione di eccellenti vini, il Fiano, l’Aglianico e il Taurasi, o prodotti che hanno ottenuto il riconoscimento IGP, come la castagna di Montella, o il tartufo nero di Bagnoli Irpino. Per non parlare dei prodotti dell’industria casearia, degni di figurare tra i migliori in Italia come i latticini e, in piccola parte, il caciocavallo podolico.
    E’ troppo pensare che questo treno un giorno possa accompagnare numerosi gruppi di turisti in queste località? E’ utopico sperare che possa contribuire, sia pure in piccolissima parte, a fermare quello che sembra un inarrestabile processo di depauperamento dell’Irpinia a causa di un’emigrazione, soprattutto giovanile sempre troppo elevata? Già, l’emigrazione: questo è stato il tema di un brano scritto da Franco Arminio, il “paesologo” di Bisaccia che nei suoi scritti analizza senza pietà la realtà di questi paesi: “Chi visita i paesi d’estate o la domenica ne cattura un’impressione del tutto illusoria: il piacere del silenzio, del buon cibo, aria buona. Tutto questo è solo una facciata, una realtà apparente che nasconde un’inerzia acida, un tempo vissuto senza letizia” […] Se i sani scappano lontano, nel paese restano i malati”. Siamo costretti a riflettere su queste comunità che vedono diminuire inesorabilmente il numero dei loro abitanti, ma dove ancora c’è chi non si arrende, e lotta perchè il domani possa essere diverso.
    Associazione amici della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta

  105. 107 pietro mitrione 19/09/2011 alle 8:06 am

    Stefania Marotti
    La storia dell’Avellino- Rocchetta S. Antonio, la tratta ferroviaria istituita ed inaugurata, nel 1860, da Francesco De Sanctis, ma abolita nel dicembre scorso, diventa un film. Ad ottobre, il primo ciak di “Ultima fermata”, per la sceneggiatura e la regia dell’irpino Giambattista Assanti. Internazionale il cast degli attori, con Claudia Cardinale, la splendida Angelica del “Gattopardo” di Luchino Visconti, Maria Grazia Cucinotta, l’affascinante interprete de “Il Postino”, Enrico Lo Verso, l’attore preferito di Gianni Amelio, e Philippe Leroy, l’impareggiabile Yanez dello sceneggiato televisivo “Sandokan”. Una storia che vuole anche rendere omaggio a quanti, ogni giorno, riponevano in un viaggio in treno la speranza di una vita migliore, lasciando i luoghi aspri della provincia irpina alle spalle, per cercare fortuna altrove. Nel centocinquantesimo anniversario della fondazione dello stato unitario, il film diventa l’occasione per ricordare, sia pure indirettamente, l’impegno di un grande intellettuale e politico della nostra terra, Francesco De Sanctis, che, sostenitore di Giuseppe Mazzini, aderì al Partito d’Azione, adoperandosi per la costituzione dell’Italia repubblicana. La linea di percorrenza dell’Avellino- Rocchetta, considerata uno dei rami secchi della nostra rete ferroviaria, ritorna a prendere vita, animandosi di uomini e donne, con le loro storie ed i loro fardelli, grazie alla tenacia di Giambattista Assanti, che ne ha scritto il copione per il film in cui hanno creduto alcuni grandi nomi del mondo della celluloide. Il direttore della scenografia, infatti, è Paolo Innocenzi, che affianca Roul Bova fin dagli esordi, mentre il direttore della fotografia è Roul Torresi. A produrlo, Pietro Innocenzi, il fondatore di Globe Cinema, vincitore del David di Donatello e dell’Oscar europeo come miglior produttore. “E’ una storia che si snoda sulla nostalgia dei sentimenti, ma anche sulla riscoperta dei legami familiari- commenta Assanti- Gli interpreti principali rivivono il rapporto dolce-amaro con la propria terra, i propri cari, ma imparano a rileggere il vissuto con una sensibilità più matura, che nasce dall’esperienza e dalla consapevolezza dei loro mutamenti interiori. Le riprese inizieranno il 17 ottobre. Si lavorerà intensamente per cinque settimane, regalando al pubblico uno spaccato dei paesaggi della nostra provincia. Montefalcione, Calitri, Cairano, Lacedonia, Morra De Sanctis, Sant’Andrea di Conza, con il loro fascino e con il loro patrimonio artistico, saranno i luoghi del film, che toccherà, naturalmente, anche Rocchetta Sant’Antonio, i Laghi di Monticchio, Rupo ed Avellino. Un lavoro che promuove il territorio e la sua storia in un momento molto difficile per l’economia e che può essere sentito come un prodotto nostro, dell’Irpinia. Il film, infatti, fruirà della tax credit, la nuova formula che prevede l’ingresso del marchio delle aziende nella realizzazione cinematografica. Ciò significa che gli imprenditori potranno valorizzare le loro specialità tipiche, penso, in particolare, alla filiera enogastronomica, tra le eccellenze non solo della nostra provincia, ma del made in Italy”-. Importante il ruolo dei partner del territorio, il cui contributo può essere decisivo per la costituzione del set cinematografico. “Ho già interpellato il presidente di Confindustria Sabino Basso, il direttore generale di Banca della Campania Francesco Fornaro ed il direttore artistico di Aspettando Giffoni Alfonso Scarinzi, l’ingegnere D’Agostino dell’Associazione dei Costruttori Irpini. Il loro entusiasmo, la loro voglia di far crescere il nostro territorio con un’iniziativa di qualità e la partecipazione dei grandi protagonisti del cinema internazionale, saranno determinanti per l’avvio delle riprese del film. Confido molto anche nella sensibilità delle istituzioni, nell’attenzione del presidente della Provincia Cosimo Sibilia. Spero che un anno e mezzo di fatica possa essere coronato dalla fiducia dei conterranei. Oltre a promuovere l’Irpinia, il film contribuisce a mantenere alto il dibattito sulla dismissione della tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta Sant’Antonio. Alle riprese, infatti, parteciperanno gli ex ferrovieri, i loro figli, i nipoti. Questa linea di percorrenza racconta, con i suoi centocinquantuno anni, la storia di tante generazioni di uomini, di donne, di bambini che ne hanno popolato i binari. A loro, alla loro sofferenza, al loro lavoro è dedicato il film. Il mio sogno è che a pronunciare le fatidiche parole “motore, azione, ciak” siano gli attori sociali dell’Irpinia”-.

  106. 108 pietro mitrione 22/09/2011 alle 9:32 pm

    Stefania Marotti
    Fermento tra gli operatori culturali della nostra provincia per il primo ciak, fissato il 17 ottobre, di “Ultima Fermata”, il film scritto e diretto dall’autore irpino Giambattista Assanti. L’importanza della tratta ferroviaria Avellino Rocchetta Sant’Antonio per l’evoluzione sociale e lo sviluppo dei comuni dell’hinterland rivive con il cast internazionale di attori composto da Claudia Cardinale, Philippe Leroy, Maria Grazia Cucinotta ed Enrico Lo Verso. La linea di percorrenza, infatti, racconta il vissuto di tanti pendolari e degli emigranti alla ricerca di una vita dignitosa, lontano dalla fame e dalla miseria. Sebbene dismessa lo scorso dicembre, la tratta ferroviaria ispira, oltre alla trama del film, tante proposte culturali, per rivitalizzare una provincia ricca di storia e di arte. “ Abbiamo presentato alla Regione- commenta l’assessore provinciale al turismo Raffaele Lanni- il progetto “Cometa 2011”, che prevede, nel periodo natalizio, l’attivazione di una serie di corse gratuite da Napoli a Bagnoli Irpino, utilizzando il percorso dell’Avellino Rocchetta. Giunti in Irpinia, i turisti disporranno delle navette, messe a disposizione degli albergatori, per gli spostamenti. Inoltre, puntiamo sul turismo scolastico nazionale nelle nostre zone, con la diffusione di brochure informative per invogliare alle gite culturali nella nostra provincia, visitando i musei, le aree archeologiche, con l’utilizzo dei vagoni ferroviari”-. La locomotiva, con il suo fascino antico, si trasforma in suggestivo palcoscenico per le rappresentazioni culturali. “ Il Treno delle Cento Porte- spiega il direttore del Museo Etnografico di Aquilonia Donato Tartaglia- è il progetto stilato con la partecipazione delle amministrazioni di Montella, il comune capofila,Taurasi, Morra De Sanctis, Bisaccia, Torella dei Lombardi, Sant’Angelo dei Lombardi e Monteverde. Prevede, per la prossima estate, un viaggio culturale, con rappresentazioni teatrali e multimediali all’interno del treno. Il Museo Etnografico fornirebbe un supporto per l’accompagnamento e le visite guidate, grazie alla stesura di protocolli d’intesa con le società operanti nella promozione turistica e territoriale. Lo scorso anno, questo progetto era stato escluso dai finanziamenti regionali, essendosi classificato ventunesimo, mentre l’accesso ai fondi era previsto per i primi venti. Sono stati apportati i correttivi richiesti e speriamo nella sua approvazione per dare impulso al turismo delle aree interne, con un viaggio nella cultura dei nostri luoghi”-. La crisi economica internazionale, tuttavia, impone un’attenta analisi del rapporto tra costi e benefici, come osserva il vice- presidente della Regione Campania Giuseppe De Mita. “La linea ferroviaria dell’Avellino Rocchetta è uno dei cardini della nostra storia,- commenta- ma bisogna valutare con attenzione l’entità dell’incremento turistico dovuto al suo eventuale ripristino. La tratta, infatti, necessita degli interventi per la messa in sicurezza, i cui costi si aggirano, in una previsione ottimistica, sui 300- 400 milioni di euro, mentre per la gestione occorre un investimento di circa due milioni di euro. Certamente, la valorizzazione delle bellezze naturali e paesaggistiche dell’Irpinia favorisce il turismo e l’economia, ma l’investimento di ingenti risorse finanziarie non può essere finalizzato alla realizzazione di eventi-spot, ma deve coprire un lungo periodo di attività, per consentire un incremento significativo di presenze sul nostro territorio. Se il progetto culturale trasforma il nostro hinterland in un attrattore suggestivo, che rilancia l’economia locale con un considerevole afflusso turistico, il finanziamento ha una sua logica”-. La tratta ferroviaria ha ancora una sua vitalità. “ Siamo convinti- conclude Pietro Mitrione, presidente di In Loco Motivi- che la linea Avellino- Rocchetta può diventare un attrattore culturale con un’incisiva azione di marketing”-.

  107. 109 pietro mitrione 27/09/2011 alle 6:55 pm

    dal Mattino del 27 sett 2011
    Sembrerebbe paradossale parlare di riapertura di una vecchia tratta ferroviaria, di ridarle nuova vita in un periodo di crisi economica, un tempo in cui chiudono ospedali e fabbriche ed è a rischio il quotidiano di ognuno di noi; ma forse è proprio questo il momento in cui si dovrebbe investire e rischiare in percorsi completamente diversi da quelli battuti fino ad oggi, e questo, crediamo, per due motivi: in primis perché se i percorsi di sviluppo economico battuti fino ad ora non hanno portato a nulla forse è il momento di intraprenderne di nuovi e poi perché, oggi, una nuova strada potrebbe donare speranza ad un territorio che sembrerebbe destinato a non averne più.
    In queste ultime settimane il problema del trasporto pubblico locale nella nostra provincia ha mostrato tutta la sua vulnerabilità in quanto l’aver affidato al sistema unimodale su gomma la mobilità dei nostri concittadini sta dimostrando la sua incapacità a reggere la sempre più crescente domanda di trasporto. Oggi ci si rende conto di quanto poco lungimirante sia stata la programmazione del trasporto pubblico nel non aver previsto una moderna ed efficace politica di integrazione ferro-gomma. Il progressivo abbandono della rete ferroviaria nelle zone interne è lo specchio di questa situazione: Avellino è l’unica provincia della Campania a non essere collegata con Napoli, altro che metropolitana regionale, che subisce tagli sulle relazioni con Salerno e Benevento ed assiste impassibile alla dismissione della linea Avellino-Rocchetta, unico asse di penetrazione su ferro nelle zone del “cratere”. Si può dire tranquillamente che per L’Irpinia la ferrovia è ormai una infrastruttura residuale.
    Ormai quasi un anno fa chiudeva, eufemisticamente dicono sospesa, una tratta che da 120 anni percorreva il territorio irpino. Negli ultimi due anni il progetto InLoco_Motivi, realizzato da volontari e senza scopo di lucro, aveva portato su quella tratta un numero consistente di persone con il solo scopo di promuovere il territorio, le bellezze naturali ed architettoniche, le tradizioni agricole, gastronomiche e culturali. Sia i promotori che i fruitori hanno visto nel progetto potenzialità interessanti e in anno di chiusura numerosissime e quotidiane sono state le richieste di partecipazione alle quali per ovvie ragioni si è dovuto rispondere negativamente. Solitamente si dice che un progetto non è proficuo quando non esiste domanda, noi in due anni siamo riusciti a costruire un’offerta che ha prodotto una domanda quasi costante che solo governatori miopi non riescono a vedere, o non vogliono.
    Ora leggiamo che per riaprire la tratta e iniziare nuovamente i nostri percorsi turistici servirebbero milioni e milioni di euro, per messa in sicurezza e gestione e che questi investimenti non avrebbero ritorni economici sufficienti a giustificarli, soprattutto se la tratta venisse utilizzata solo per eventi-spot. Tutto questo a distanza di soli dieci mesi dalla sua sospensione e dalla esecuzione di lavori mentre la linea era chiusa. Ciò che abbiamo fatto in due anni non era un evento spot, era un progetto di utilizzo costante ed innovativo della tratta che creava o avrebbe creato se strutturato a dovere un indotto spalmato sull’intero territorio. Mai uno solo dei viaggi di ritorno è stato caratterizzato da lamentele o critiche, le persone avevano “speso” ed erano tutte rimaste soddisfatte ma soprattutto felici, di aver vissuto una giornata diversa e aver conosciuto luoghi nuovi. Parliamo di un’organizzazione di evento “fatta in casa”; l’”evento”sebbene ben strutturato, non aveva un marketing eccessivamente organizzato, l’unica pubblicità era il passaparola, al massimo la comunicazione su social network, qualche volta un articolo di giornale, eppure i treni erano sempre pieni. Siamo passati da un’utenza iniziale fatta di soli irpini ad un utenza regionale e, a volte, nazionale ma anche di viaggi scolastici: quelli realizzati hanno avuto enorme successo, riscontrando il favore di studenti e docenti che ne hanno colto il grande valore didattico. Le richieste delle scuole già protocollate, al momento della chiusura, erano 2500.
    Possiamo provare ad immaginare cosa succederebbe se un progetto del genere fosse meglio strutturato ed organizzato, se alle spalle ci fosse un partenariato pubblico-privato che potesse mettere assieme Provincia, Regione, FS e imprenditori locali, come succede in tante regioni italiane? Possiamo immaginare cosa succederebbe se si riuscissero a canalizzare i flussi del turismo napoletano attraverso pacchetti che offrano una “due-giorni” nel cuore dell’Irpinia inserita, per esempio, nei tour archeologici che includono Pompei ed Ercolano a Napoli, e Avella, Atripalda, Conza ad Avellino, o percorsi sul tema dei castelli o delle tradizioni contadine, percorsi naturalistici e tutti quelli che la fantasia può mettere a disposizione di imprenditori lungimiranti?
    E’ possibile provare a sedersi attorno ad un tavolo con carta e penna, richiamare tutti coloro interessati e verificare realmente i pro e i contro materiali ed immateriali di un progetto del genere? E’ possibile non fermarci a un “niet” e trovare un momento di confronto reale in cui enti, imprenditori e associazioni possano discutere della convenienza del progetto? Vorremmo non doverci accontentare di cifre buttate lì senza motivazione ma provare a verificare se quelle cifre siano reali e se esiste la possibilità di investire seriamente.
    L’assessore De Mita conosce bene il progetto PAIN, un Grande Programma di sviluppo che va sotto il nome “La Via del vino tra i castelli d e l l ’ I r p i n i a verde” che la Regione ha dimenticato in un cassetto. Un progetto (che risale alla Giunta Bassolino) che prevede interventi per 100 milioni di euro e che punta alla valorizzazione delle risorse identitarie irpine ed a creare una rete integrata territoriale che va dalla Valle del Sabato alla Valle dell’Ofanto. Forse lo stesso conosce anche i tabulati delle necessità economiche ma noi conosciamo i tabulati dei desiderata di chi ancora ci contatta da tutta l’Italia per partecipare ai nostri “eventi-spot”: mettiamo insieme questi numeri e questi progetti e verifichiamo solo dopo cosa si può realmente fare.
    Invitiamo ufficialmente l’Assessore a discutere con noi del progetto, assieme a tutti coloro che credono possibile un investimento del genere in questo territorio.
    Abbiamo il dovere, nel tempo che stiamo vivendo, di immaginare un futuro migliore possibile e i nostri governatori sono tenuti ad immaginarlo con noi e a provare a realizzarlo.
    Sperando che il “ciak” del film di Assanti, riguardante la nostra storica ferrovia Ofantina, non sia un “Amarcord”.
    Valentina Corvigno
    Pietro Mitrione
    Associazione In_loco_motivi

  108. 110 pietro mitrione 05/10/2011 alle 4:48 pm

    LA RINASCITA DELLA CEVA-ORMEA

    Un esempio da imitare

    Nuovi progetti e un museo per una linea storica
    È un fischio che, non più di dieci volte al giorno, squarcia il silenzio della vallata. Due piccole carrozze che armoniosamente si inseguono e percorrono la via di cui i binari ne indicano la direzione. Fra le colline prima verdi poi innevate, sopra e quasi al fianco del fiume, nel bel mezzo dei piccoli centri abitati, il treno viaggia tranquillo all’interno della Valle Tanaro. È il piccolo treno della linea ferroviaria Ceva-Ormea, una breve diramazione della direttrice Torino-Savona, una linea nata inizialmente come collegamento internazionale, diventata presto però ramo secco.

    Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di una linea di valico che collegasse Ceva a Imperia, utilizzando un tunnel che avrebbe dovuto passare sotto il Colle di Nava. Ma nel 1893 fu inaugurato il tratto che collegava con Ormea e fu quindi chiaro, a quel punto, che la linea non avrebbe più avuto prolungamenti. Anche perché nel frattempo erano iniziati i lavori della ferrovia Cuneo-Nizza-Ventimiglia, molto più importante dal punto di vista commerciale e soprattutto militare, la quale rendeva completamente inutile il prolungamento della Ceva-Ormea fino ad Imperia.

    Trattandosi di una linea inserita in una rete elettrificata in corrente alternata trifase, nel 1938 anche la Ceva-Ormea venne elettrificata utilizzando il medesimo sistema. Nel 1976, però, venne de-elettrificata ed automatizzata con automotrici diesel, a causa della scarsa importanza che ricopriva. Tutta la palificazione e la doppia catenaria furono asportate, la sottostazione elettrica di Garessio restò abbandonata, come i grandi fabbricati delle stazioni con gli enormi piazzali costruiti per accogliere lunghi treni destinati a un traffico internazionale che non c’è mai stato. Ora rimangono lì, muti testimoni di quel che doveva essere e invece non fu.

    Col tempo la Ceva-Ormea, con i suoi pochi passeggeri e uno scarsissimo servizio merci al raccordo di Garessio, cadde in un profondo passivo e le Ferrovie dello Stato erano decise alla soppressione, alla stregua di tante altre linee secondarie chiuse con l’ormai famoso decreto Signorile del 1985. Iniziò da qui un periodo molto difficile per la piccola e antica linea ferroviaria, che è riuscita nel tempo a mantenersi viva grazie alla passione e all’impegno delle amministrazioni dei vari comuni interessati e anche degli abitanti. Di quei piccoli centri attraversati dal treno che sono Ceva, Nucetto, Bagnasco, Pievetta, Priola, Garessio, Trappa, Eca Nasagò e Ormea. Luoghi che avrebbero enormi difficoltà senza questa fondamentale fonte di spostamento.

    Poche corse al giorno e non molti i passeggeri, ma in fondo tutto proporzionato a quella che è la zona, piccola e poco abitata. Ma il treno rappresenta un punto di riferimento dal quale non si può prescindere. Infatti, sono comunque in buon numero gli studenti e i lavoratori che ogni giorno fanno uso del treno per i loro spostamenti da pendolari. Un treno che non rappresenta solo un mezzo di trasporto pubblico, ma che è qualcosa di più. È storia ed è un bene della comunità.

    Proprio per tutelare questo patrimonio, nel 2009 è nato il Comitato per la valorizzazione delle ferrotranvie in Alta Val Tanaro e Ponente Ligure, che si è concentrato in particolar modo sul tratto Ceva-Ormea. La linea ha così potuto sopravvivere e il piccolo treno non fermare le sue corse attraverso quello splendido paesaggio della Valle Tanaro. Percorrere anche solo un pezzo della Ceva-Ormea è tuffarsi nella natura della valle, fra le sue campagne e le sue alture. Qui tutto è più piccolo e più vicino.

    Di qui nasce anche l’idea di un museo della Ceva-Ormea. Il museo sorgerà a Nucetto, proprio vicino alla vecchia stazione ormai vuota e spoglia, nella quale il treno effettua le sue fermate ma dove da anni non ci sono più biglietteria e sala d’attesa. Lì accanto, il vecchio deposito si sta subendo i lavori che lo trasformeranno nella galleria espositiva. Al suo interno sarabbo allestite mostre permanenti e temporanee sulla linea ferroviaria e sulla ex miniera di carbone della frazione Livrato. Un progetto che è stato possibile realizzare grazie a fondi regionali del bando per i 150 anni dell’Unità d’Italia e che prosegue anche grazie alla collaborazione e la supervisione del Museo Ferroviario Piemontese.

    Un progetto importante, che si spera non rischi più di essere soppressa. Nonostante i tagli e la grande crisi economica, in questi ultimi anni si è risollevata e sta ora riuscendo a mantenersi attiva. La zona in cui sorge, la Val Tanaro, è un’area disagiata nelle vie di comunicazione, in quanto la strada principale che la attraversa, la Statale 28, è da anni al centro di polemiche sulla sua insicurezza e pericolosità. Dopo prolungate piogge sono frequenti le frane e gli smottamenti e considerati questi rischi una linea ferroviaria funzionante diventa certamente ancora più importante.

    Gli abitanti della vallata sono legati al treno non solo per reale utilità, ma anche affettivamente, perché le stazioni e i binari di questa linea parlano della Val Tanaro, la rappresentano e la disegnano.

  109. 111 pietro mitrione 06/10/2011 alle 4:40 pm

    Da Rotaie Molise

    Grazie cari amici, condividere con voi lo stesso amore per i treni, per la loro …storia e per la loro importanza nella crescita culturale ed economica del nostro Paese è per me un onore. Credo che nessuno di voi si sogni di dire che economicamente è un vantaggio non chiudere una linea o stazioni poco trafficate bensì cercate di far capire a chi non ha orecchi per questi problemi o a chi conosce solo la differenza costi/ricavi che il loro abbandono è un danno enorme per tutta la collettività in particolare per quella della Provincia di Isernia che rischia di essere ancora più povera di quanto già non lo sia. La vostra opera di resistenza a questo autentico dramma storico/culturale/ambientale e turistico vi fa onore ed è meritevole di encomio ed io mi sento onorato di essere un vostro amico ed un vostro sostenitore. Uno sfruttamento di questo tratto di linea ai fini turistici non è solo necessario e strategico bensì lo ritengo indispensabile per uno sviluppo dell’economia di questa nostra martoriata Provincia ripensando a quanto già non viene fatto in altre Provincie d’Italia o in altre Nazioni Europee. E’ ovvio che parlare di semplice mobilità questo tratto di linea non è competitivo con gli altri mezzi di trasporto ma un progetto integrato fra Comuni/Provincia e Regione porterebbe un notevole rilancio dell’economia conoscendo i flussi turistici che muovono queste ferrovie che sono autentici capolavori di ingegneria ferroviaria. Basterebbe una semplice azione di benchmarking per comprenderne i vantaggi e per passare ad una fase progettuale a cui potrebbero partecipare le Regioni limitrofe (Campania ed Abruzzo), le Provincie, i tour operator, le camere di commercio, i Comuni, i volontari e così via ma per fare questo occorrerebbe una Istituzione interessata a farlo veramente, una Istituzione che ci creda e faccia da capofila ma è proprio questa la carenza che voi lamentate. Contrariamente a chi afferma che nei programmi di destra o di sinistra vi sono indicazioni su questo tema posso sicuramente affermare che non vi è nulla per un semplice motivo e cioè che manca, in chi ha stipulato e sottoscritto quei programmi, la competenza, la professionalità o, molto più semplicemente, l’amore per lo sviluppo di una così grande ricchezza.
    Il mio invito, cari amici, non è nel ricercare colpe negli enti di gestione che devono far quadrare i conti anche a scapito del servizio e dell’utilità ma vanno ricercate in chi ha la competenza e viene pagato per lo sviluppo economico e turistico di questo territorio che sempre più frequentemente viene abbandonato dai giovani a cui, invece, dovrebbero essere garantite azioni per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali e, vi posso assicurare che intorno alla linea Isernia/Castel di Sangro/Sulmona le opportunità potrebbero essere tante…..ma veramente tante.
    Un caro saluto a voi tutti e continuiamo insieme questa “battaglia” culturale perché almeno il sogno di veder meglio sfruttate quelle ricchezze infrastrutturali non ce lo possono tagliare.
    Francesco Tufano
    Presidente Nazionale Associazione Europea Ferrovieri

  110. 112 pietro mitrione 06/10/2011 alle 9:36 pm

    Quando ho preso in mano La Gelsa mi son subito detta : “ sarà il solito libro sul bombardamento in Irpinia nel 1943”. Dopo le prime pagine ho
    una storia di vita vissuta durante l’ultima guerra nella galleria Gelsa della ferrobia Avellino-Rocchetta
    scritta da Francesca Festa e pubblicata domenica 2 ottobre 2011 sul “Corriere dell’Irpinia

    intuito che mi trovavo di fronte ad un abile e facondo scrittore che ha deciso saggiamente di affrontare un già molto battuto tema storico locale in modo del tutto sorprendente. Innanzitutto la scelta del romanzo, l’invenzione di un protagonista che rivive alcune fasi drammatiche della propria infanzia. Età in cui quello che accade pare rimanga impresso ben in mente tanto da condizionare, filosofi e psicoanalisti docent, l’andamento della propria vita in epoca adulta. Ciro Alvino ha ben compreso che per incuriosire il lettore è necessario solcare nuovi sentieri, trattando come in questo caso, un evento storico che ha segnato pagine drammatiche della nostra Irpinia, ricorrendo a una forma romanzata senza dimenticare di raccontare con inframmezzi gli episodi più dolorosi di quel fatidico giorno alla fine della Seconda Guerra mondiale. E lo fa utilizzando flashback e rievocazioni che rendono la lettura scorrevole e accattivante. Marco, così si chiama il personaggio di Alvino, è alle prese con costanti attacchi di panico, crisi di ansia e tutta una serie di somatizzazioni che iniziano a far preoccupare lui e la sua famiglia. Il campanello di allarme giunge una sera al momento di percorrere la galleria della Bonatti, un traforo attraversato diverse volte ma adesso è diverso, il cuore inizia a battere veloce, l’ansia è in crescendo, Marco deve fermare la sua auto su una piazzola di sosta e iniziano a proporsi le immagini mentali di un altro traforo quello appunto de La Gelsa, la seconda galleria ferroviaria della linea Avellino- Rocchetta Sant’Antonio che accolse nei giorni dei bombardamenti centinaia di persone in preda a una motivata paura. La paura è il filo conduttore della narrazione, è la paura che coglie Marco di sorpresa al ritorno da un viaggio in aereo, è la stessa paura che gli fa ricordare i drammatici giorni trascorsi sotto a quel nascondiglio di ventura, è lo stesso sentimento di paura che colpisce tutti gli uomini quando sono alle prese con l’ignoto e l’incerto. A volte a nulla valgono i tentativi di autocura basati sul controllo delle nostre emozioni, sul riappropriarsi della consapevolezza di vivere sensazioni fisiologiche, che il corpo mette in atto come automatismo difensivo. A volte non basta, e il ricorso alla psicoanalisi, intesa come esperienza di lavoro su stessi per far riemergere il nostro io più recondito, appare come l’approccio migliore al problema. Che nel caso di Marco si traduce in ansia allo stato puro, spiacevole disagio psicologico in contesti che rievocano la triste esperienza del 14 settembre del 1943 quando “gli irpini vissero il periodo più cupo dell’esistenza per mano e per opera dei soldati americani, canadesi, scozzesi … e, soprattutto, per le rappresaglie tedesche e per le nefandezze, su donne di ogni età, maschi giovani o adulti, attuate dai soldati marocchini e dai senegalesi in forza all’esercito francese” . Marco nei suoi sogni rivelatori rivede la madre Lenuccia che correva lungo la sponda sinistra del fiume Sabato, per sfuggire ai bombardieri americani, la madre che gli aveva fatto da scudo e aveva fatto di tutto per proteggerlo dalle brutte esperienze. La dottoressa a cui si affida invita ad aprire quel famoso cassetto segreto che la nostra coscienza conserva e non può che rispondergli inaugurando un percorso terapeutico lunga ma liberatorio :“Percorrendo a ritroso la tua storia troveremo le risposte che cerchiamo nel magazzino della memoria”. Non è solo trattazione storica quella di Alvino, è un monito a vivere mettendosi sempre in gioco, lottando con sacrificio, allontanandosi quanto più possibile dalla paura, non quella positiva che può fungere da stimolo ma quella deleteria che ci paralizza e che ci impedisce, se esagerata di svolgere le nostre normali attività quotidiane. C’è molta filosofia nel testo di Alvino e molte sane direttive per l’igiene mentale: Noi siamo ciò che pensiamo come recitava il Buddha e se vogliamo star male ci riusciamo davvero entrando in maledetta sincronizzazione con le nostre paure più ataviche. Alle sue creature mette in bocca i suoi pensieri sul senso della vita, sul modo migliore per affrontare e gestire con serenità le difficoltà che s’incontrano sul nostro cammino interiore e nell’interazione con gli altri. Tenendo sempre bene in mente alcuni must come la rinuncia delle paure, la capacità di superare gli ostacoli e le prove che il Signore ci manda, solo in questo modo non ci si priva della primavera per l’inverno, non si permette sconsideratamente di lasciare che gli eventi prendano il sopravvento su di noi e ci influenzino tanto da generare forti squilibri tra il corpo e la mente. La psicoanalisi ci consente di fare un tuffo nel passato , una immersione nei ricordi, soprattutto quelli dolorosi che tendiamo per difesa a tenere ben nascosti. L’incontro con La dottoressa Consuelo Herrera mette Marco di fronte alla possibile soluzione dei suoi problemi che si accompagna ad un viaggio di riscoperta del proprio io bambino incatenato tra memorie che riaffiorano e complessi ancora da superare. L’affascinante terapeuta lo coinvolge in un labirintico recupero della memoria che va ad intrecciarsi con l’approfondimento delle dinamiche interpersonali ricche di risorse umane. Squarciando il velo del passato il protagonista inizia un iter personale alla ricerca di cosa davvero accadde ad Avellino quel triste 14 settembre. Tra deja vu e sogni mirati Marco mette insieme i pezzi della terribile permanenza all’interno della Gelsa quando la città si avvalse dell’aiuto e della solidarietà di figure magnanime come Mons. Guido Luigi Bentivoglio, don Luigi Baratta, il prof. Lorenzo Ferrante, le Figlie della Carità, i frati domenicani e benedettini , e il generoso dottor Domenico Laudicina di Trapani con la sua insostituibile assistenza agli ammalati. Giorni tremendi per una provincia che non immaginava di poter diventare un bersaglio di bombe eppure dopo lo sbarco a Salerno gli americani presero di mira la città con stormi di bombardieri che devastarono la tranquillità del nostro territorio distruggendo luoghi centralissimi come Piazza del Popolo, Piazza Libertà, la fiorente Atripalda ed Avellino fu catapultata nelle prime pagine della cronaca per il suo sacrificio umano, circa tremila cittadini, onorata per la solidarietà dimostrata alle vittime, dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi che conferì la Medaglia D’Oro al Valor Civile. La Gelsa divenne un microcosmo solidale, dove giungevano sfollati da tutta la provincia e si divideva con amore quel poco di cibo che si riusciva a racimolare. Giorni duri da affrontare e anche da ricordare, in cui l’animo si mostrava più sensibile ed aperto, sentimenti che difficilmente si riescono a preservare quando non c’è la guerra. “Una volta riottenuta una condizione di vita più o meno normale- commenta Alvino- i vizi più comuni dell’umanità ricompaiano e separano” . Il distacco dalla Gelsa condusse ad una realtà non meno avversa, le forze alleate avevano occupato l’intero Meridione e cercavano di imporre le proprie usanze, persino il loro linguaggio ai nostri esercizi commerciali e non c’erano più strade ma roads and streets. L’autore, alla sua opera d’esordio (La Gelsa- De Angelis Editore acquistabile anche nelle edicole), è particolarmente sensibile, anche per gli studi compiuti nelle Scienze Sociali, alle problematiche che ruotano intorno al benessere psico -fisico dell’individuo e ci ha voluto regalare un bel romanzo ambientato ad Avellino e che parla di Avellino riuscendo a scrivere di storia senza farcene accorgere, facendoci ingoiare l’amara, seppur necessaria pillola del ricordo indorandola con la delicata storia, arricchita di una forte esperienza transferale, tra un uomo in crisi con se stesso ed un’analista vittima a sua volta dei dolori della vita.

  111. 113 pietro mitrione 14/10/2011 alle 9:01 am

    “Si animi Monticchio, venga la ferrovia, e in piccol numero d’anni si farà il lavoro di secoli” (F. de Sanctis)
    Nell’occasione del centocinquantenario dell’Unità d’Italia il Comune di Morra De Sanctis onorerà la memoria del suo grande cittadino, Francesco De Sanctis, ospitando un convegno internazionale su un tema importante che ha accompagnato il processo storico della nostra Nazione : l’apporto che gli uomini di cultura, poeti, scrittori e letterati in particolare, hanno dato alla consapevolezza del sentimento di “italianità”, di coesione nazionale, di unità e solidarietà tra Nord e Sud del Paese. Un tema che diventa oggi, a distanza di tanti anni, di straordinaria attualità.
    Il nostro territorio era ed è quello dell’osso fatto di continue lotte per conservare od ottenere diritti ad essere considerati abitanti di un paese civile. Ancora una volta si ripropone il senso di quanto scrisse tanti anni fa Francesco de Sanctis, figura nobile della politica irpina, quella con la P maiuscola.
    Lungi dall’addentrarci in discussioni filosofiche noi dell’Associazione In_loco_motivi, vorremmo ricordare Francesco de Sanctis con una sua semplice ma lungimirante frase, tratta dal suo famoso “Viaggio elettorale”: “Tutto si trasforma, e qui la trasformazione è lenta. Si animi Monticchio, venga la ferrovia, e in piccol numero d’anni si farà il lavoro di secoli”.
    Erano quelle le speranze di una intera popolazione quella stessa che oggi assiste alla scomparsa delle ferrovie rurali, la chiusura dei plessi ospedalieri e delle scuole, la drastica riduzione del servizio di trasporto pubblico che significano la fine dello stato sociale e di diritto. Un terra buona soltanto per ospitare discariche o le contraddizioni di questo modello di sviluppo. Una terra che, nonostante ciò, cerca di resistere con le sue eccellenze del settore primario, il coraggio di tanti intelligenti e generosi operatori economici , della filiera eno-gastronomica ma anche del settore terziario e dell’artigianato e della piccola impresa. A questi soggetti una classe dirigente intellettualmente onesta e avveduta dovrebbe guardare per tentare quanto meno di arginare il disegno distruttivo dell’identità delle zone interne cosi ben pianificato.
    La nostra Associazione “In_loco_motivi” non è solo un insieme di persone che credono in tutto ciò ma sono convinti che la battaglia per la ” nostra ” ferrovia” Avellino-Rocchetta, chiusa dopo 116 anni e beffardamente in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, sia la metafora di questa battaglia di civiltà. Noi vogliamo ancora sperare, a fronte dell’indifferenza e della rassegnazione che spesso accompagnano i destini di questa parte del Mezzogiorno, che possano prendere vigore le idee di un diverso sviluppo economico e civile per far capire, prima a noi irpini, che nella difesa di questo mondo c’è tanta modernità. Così fece 150 anni fa con la sua lungimiranza intellettuale Francesco De Sanctis nel chiedere al nuovo Regno d’Italia la strada ferrata Avellino – Rocchetta, così dovrebbe fare una classe dirigente illuminata oggi, in tempi di miserie morali e ideali, prima che ritornino anche quelle civili.”

  112. 114 pietro mitrione 18/11/2011 alle 9:35 pm

    In questi ultimi mesi si sta tanto
    parlando dei tagli al trasporto
    pubblico locale in una provincia
    quale quella irpina dove il trasporto
    su gomma è “quasi” l’unico vettore
    ad essere riconosciuto tale. Dico
    “quasi” perché il trasporto su
    ferro è stato da sempre considerato
    “figlio di un dio minore” in quanto
    le scelte che hanno determinato
    il predomino della gomma, specialmente
    nel Sud dell’Italia, sono
    state dettate da logiche clientelari
    e non rispondenti a nessuna logica
    di integrazione fra i diversi vettori.
    Oggi se ne pagano le conseguenze!
    Il rischio della paralisi nel campo
    della mobilità è ormai reale. Una
    paralisi che nelle nostre zone interne
    assume la dimensione della
    desolazione e dell’abbandono come
    è accaduto per il comparto ferroviario.
    In ogni angolo della nostra
    Irpinia il problema della mobilità
    sta diventando il problema
    quotidiano di migliaia di persone
    aggravato ancor di più dalla mancanza
    di valide alternative dal momento
    che si è sempre avallato una
    politica dei trasporti che ha relegato
    il trasporto su ferro a livelli
    marginali.
    Una constatazione che ogni politico
    dovrebbe rimodulare con spirito
    critico e con l’assunzione di una
    conseguente responsabilità perché
    un territorio sprovvisto di valide
    infrastrutture ferroviarie ha poco
    spazio da rivendicare nella costruzione
    delle gerarchie territoriali.
    “Il treno si ferma in stazioncine
    senza capostazione, senza biglietteria.
    Alcune sono murate, altre distrutte
    dai vandali. Sempre i banditi?
    No, la globalizzazione. Sono i
    rami secchi, potati dai governatori
    dei flussi.
    In burocratese si chiamano stazioni
    impresenziate, astuto eufemismo
    per mascherare lo smantellamento.
    La fine dei territori comincia così,
    col bar e la panetteria che chiude
    , poi con le stazioni del silenzio.
    Sento che comincia il viaggio in
    uno straordinario patrimonio dilapidato”.
    Si tratta di un brano tratto
    dal libro di Paolo Rumiz: l’Italia in
    seconda classe. Una descrizione
    che calza perfettamente alla nostra
    Irpinia dove siamo costretti a sommare,
    quotidianamente, chiusure
    a chiusure quali: scuole, ospedali,
    tribunali, uffici postali, fabbriche
    ed quant’altro fa di un territorio una
    terra dove valga la pena vivere.
    Sembra di effettuare un viaggio a
    ritroso nel tempo, un ritornare agli
    anni bui del vivere civile nella nostra
    terra: scuole con pluriclassi, ospedali
    irraggiungibili per la povera
    gente, trasporti pubblici rarefatti,
    l’idea dell’industrializzazione che
    si allontana. Un territorio per fantasmi
    viventi. Una sensazione ben
    narrata da Marco Ciriello con un
    suo articolo apparso sulla stampa
    locale qualche mese fa: la città dei
    treni verso il vuoto. Si tratta della
    descrizione della stazione della nostra
    città ma potrebbe valere tranquillamente
    anche per l’altra maggiore
    città dell’Irpinia: Ariano, dove
    si sta creando un movimento di
    protesta per evitare l’oblio anche
    per quella stazione. Per chi ha sempre
    lavorato lealmente nel mondo
    delle ferrovie e creduto fortemente
    al suo ruolo di civiltà e progresso
    l’affermazione espressa da Ciriello:
    “quando si svuota una stazione dai
    treni, ai binari – che hanno scarsissimo
    senso d’intraprendenza e
    sono individualità di una sola funzione-
    rimane poco da fare” è sconvolgente.
    Non avevo mai immaginato
    un simile scenario per la
    “mia”e nostra stazione, quella stessa
    che ha subito la presenza nefasta
    di una industria, l’Isochimica,
    che con il suo amianto sta avvelenando
    le vite di tante persone. Tanti
    manufatti furono realizzati per
    permetterle di essere funzionale allo
    sviluppo industriale del nostro
    territorio: il raccordo ferroviario per
    la FMA e la Novolegno, quello per
    il nucleo industriale di San Mango.
    Tutto buttato via insieme alla chiusura
    della linea ferroviaria Avellino-
    Rocchetta senza che nessuno
    paghi per queste scelte che hanno
    impegnato enormi risorse finanziarie.
    Eppure è necessario ancora
    parlarne in positivo perchè il progresso,
    quello con la P maiuscola,
    ha bisogno di queste strutture nonostante
    che nell’attuale contesto
    economico sembri paradossale parlare
    di rivitalizzazione di questa
    vecchia ferrovia irpina, di ridarle
    nuova vita mentre si chiudono ospedali,
    trasporti e fabbriche ed è
    a rischio il quotidiano di ognuno di
    noi. Eppure è proprio questo il momento
    in cui si deve investire e rischiare
    in percorsi completamente
    diversi da quelli battuti fino ad oggi,
    e questo, credo, per due motivi:
    prima perché se i percorsi di sviluppo
    economico battuti fino ad ora
    non hanno portato a nulla forse
    è il momento di intraprenderne di
    nuovi e poi perché, oggi, una nuova
    strada potrebbe restituire speranza
    ad un territorio che sembra
    destinato a non averne più e…..in
    questo caso non sarebbe più la
    “città dei treni a correre verso il vuoto”
    ma la nostra Irpinia.
    L’opinionista lettore

  113. 115 pietro mitrione 30/11/2011 alle 4:42 pm

    http://www.amicidellaterrairpinia.it/2011/11/29/quale-futuro-per-le-ferrovie-minori/

  114. 116 pietro mitrione 08/12/2011 alle 9:31 am

    Lettera aperta al Presidente della Regione Campania
    In queste ultime settimane il problema del trasporto pubblico locale nella nostra Irpinia ed in Campania ha mostrato tutta la sua vulnerabilità in quanto l’aver affidato al sistema unimodale su gomma la mobilità dei nostri concittadini sta dimostrando la sua incapacità a reggere la sempre più crescente domanda di trasporto. Oggi ci si rende conto di quanto poco lungimirante sia stata la programmazione del trasporto pubblico nel non aver previsto una moderna ed efficace politica di integrazione ferro-gomma. Il progressivo abbandono della rete ferroviaria nelle zone interne è lo specchio di questa situazione: Avellino è l’unica provincia della Campania:
    • a non essere collegata con Napoli, altro che metropolitana regionale,
    • che subisce tagli sulle relazioni con Salerno e Benevento
    • che assiste impassibile alla dismissione della linea Avellino-Rocchetta, unico asse di penetrazione su ferro nelle zone del “cratere”
    • che vede depauperato il servizio interregionale con la soppressione dei servizi ferroviari nella stazione di Ariano Irp. situata sulla dorsale Roma-Bari.
    Si può tranquillamente affermare che in Irpinia la ferrovia sia ormai una infrastruttura residuale.
    Sembrerebbe paradossale parlare di sviluppo di questo patrimonio ferroviario, di ridare nuova vita in un periodo di crisi economica, un tempo in cui chiudono ospedali e fabbriche ed è a rischio il quotidiano di ognuno di noi; ma forse è proprio questo il momento in cui si dovrebbe investire e rischiare in percorsi completamente diversi da quelli battuti fino ad oggi, e questo, crediamo, per due motivi: in primis perché se i percorsi di sviluppo economico battuti fino ad ora non hanno portato a nulla forse è il momento di intraprenderne di nuovi e poi perché, oggi, una nuova strada potrebbe donare speranza ad un territorio che sembrerebbe destinato a non averne più.
    Il 12 dicembre 2011 verrà attivato il nuovo orario di Trenitalia è ancora possibile provare a sedersi attorno ad un tavolo con carta e penna, richiamare tutti coloro interessati e verificare realmente i pro e i contro materiali ed immateriali di un progetto per evitare la definitiva chiusura di questa rete ferroviaria irpina e di un rilancio del trasporto su ferro anche nella nostra Irpinia?
    Questo è il senso di una nota inviata al Presidente Caldoro da alcune settimane perché potesse essere elemento di discussione nella diretta web che lo stesso ha istituito con i cittadini campani e di cui si attende ancora risposta.
    Su queste problematiche venerdì 2 dicembre 2011 nell’ex carcere borbonico di Avellino, nell’ambito della mostra “ est locus … l’Irpinia postunitaria”, organizzata dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Salerno ed Avellino, l’associazione In_loco_motivi con la collaborazione della citata Soprintendenza ha organizzato un incontro dal tema : Quale futuro per le ferrovie “minori ? Dalle ore 16,30 studiosi e tecnici discuteranno dei problemi legati alla mobilità delle persone nelle zone a scarsa frequentazione, tipica delle zone interne della Campania. Una discussione ed un lavoro che nasce dalla base e senza la retorica d’occasione come, purtroppo, è spesso successo da un anno esatto dalla dissennata decisione di chiudere la ferrovia Avellino-Rocchetta da parte degli esponenti della politica irpina.

  115. 117 pietro mitrione 08/12/2011 alle 9:32 am

    Che nostalgia!

    Questo era il tempo: finito il gran caldo, archiviate le vacanze, questo era il tempo per riprendere le nostre gite quindicinali in provincia con il treno della tratta Rocchetta S. Antonio.
    Si ritrovavano gli amici, se ne facevano di nuovi, si chiacchierava, si cantava, ci si rilassava veramente all’insegna, sempre, del rispetto reciproco, della buona educazione (quella di una volta), e, tra un tè caldo d’inverno e una bibita fresca d’estate, trascorrevano i mesi. Poco importava quale fosse la meta della gita: si era sempre certi che si sarebbe stati bene. Si imparavano tante cose, si conoscevano luoghi fuori dai comuni percorsi; tutti potevano godere di queste piccole cose anche chi, per età o per altri motivi, non usa facilmente l’auto per spostarsi: tanta gente, e tanti i giovani, tanti i bambini, ma la maggior parte era gente “over” per cui una gitarella così era l’ideale per passare una giornata rilassante senza stress e problemi.
    E non volendo sembrare prosaici, come dimenticare il baccalà alla pertecaregna di Morra De Sanctis, la maccaronara, le cannazze, il vino e le castagne arrostite di Taurasi, i ravioli al tartufo di Bagnoli, il lunedì in Albis al Salvatore e tanti altri sapori di tempi passati. Che nostalgia!
    Mentre in altre provincie si moltiplicano le iniziative per ripristinare vecchie tratte ferroviarie con fine turistico e culturale, qui da noi si chiude una tratta simile finora attiva, anche se utilizzata in parte e raramente.
    Ma tanto si sa: siamo avellinesi e se c’è una cosa che noi avellinesi sappiamo fare sicuramente è distruggere. L’abbiamo sempre fatto e continuiamo a farlo.
    Peccato: abbiamo perso un’occasione!

  116. 118 pietro mitrione 08/12/2011 alle 10:31 pm

    Da una beffa immeritata….ad una proposta
    A distanza di un anno esatto dalla chiusura della ferrovia Avellino-Rocchetta è stata presentata il 6 dicembre 2011 la terza edizione della rassegna “Cometa 2011-2012”, promossa dall’Assessorato al Turismo della Provincia di Avellino che prevede una serie di attività ricreative e culturali capaci di attirare, a giudizio dell’assessore Lanni, l’attenzione dei turisti e incrementare il turismo nelle zone interne nel periodo natalizio. Fra questi eventi c’è un’interessante novità: in alcuni weekend sarà allestito un treno verso il Laceno con partenza da Napoli per il trasporto dei turisti in modo da incrementare le presenze sulla località sciistica. Una iniziativa che a prima vista sembrerebbe dare un positivo riscontro alla battaglia condotta dall’Associazione In_loco_motivi per far riaprire la nostra storica ferrovia. Si tratta, invece, dell’ennesima beffa perché, purtroppo, la linea continuerà a restare chiusa e quindi si dovranno utilizzare dei bus per il trasporto dei turisti stante il mancato nulla osta tecnico da parte delle ferrovie per la circolazione di treni su questa tratta. Una amministrazione provinciale che riconosce la validità di attrattore turistico di questa tratta ferrata tanto da presentare un progetto per la sua valorizzazione che viene persino finanziato con fondi della Regione Campania e che vede, purtroppo, vanificato il suo progetto perchè l’abbandono ed il degrado, cui la stessa Regione Campania ha contribuito a creare con i tagli adottati dall’assessore Vetrella, dopo un anno di chiusura rendono la ferrovia Avellino-Rocchetta bisognevole di interventi tecnici per il suo utilizzo. Questo progetto rende ragione alle nostre innumerevoli richieste di utilizzo a fini turistici e culturali anche per studenti della ferrovia Ofantina. E’ necessario, perciò, attivare da subito un tavolo di coinvolgimento il più ampio possibile per poter ripristinare la ferrovia e questo compito può e deve assolverlo l’assessore Lanni insieme al presidente Sibilia, che hanno presentato questo progetto, e all’assessore regionale al turismo Giuseppe De Mita. In tante regioni italiane, per non parlare di quelle straniere, le ferrovie turistiche sono una realtà, perché non fare della Avellino-Rocchetta un attrattore turistico nazionale come quella in Val d’Orcia in Toscana? In questi giorni i sindaci dell’alta Irpinia stanno incontrandosi per preparare gli stati generali di quel territorio da svolgere il 19 dicembre a Teora. Discuteranno di sanità, scuole, trasporti, ospedali, turismo ed altro con appositi incontri itineranti. In questo contesto è possibile discutere di integrazione ferro-gomma nella stazione di Lioni, unica posta al centro del paese e dotata di una moderna autostazione, in modo da efficientare e razionalizzare il trasporto pubblico in alta Irpinia? E’ possibile rendere la ferrovia Avellino-Rocchetta l’asse di penetrazione in quella zona? E’ possibile parlare senza senso di fastidio e di timore di questa ferrovia che tanto ha dato e può ancora dare a quel territorio? Forse la contingenza economica attuale rende velleitaria questa proposta ma in prospettiva può essere una valida opportunità per la mobilità nella nostra provincia. Lioni può essere il fulcro geografico per questa ipotesi, spetta alla politica programmarne la realizzazione. Noi di in_loco_motivi, dopo il convegno tenutosi nell’ambito della mostra Est locus … l’irpinia postunitaria dal tema “quale futuro per le ferrovie minori?” ricorderemo questo primo anno di chiusura della nostra storica ferrovia a modo nostro, saremo ospiti sabato 10 dic 2011 alle ore 17,00 dell’università della terza età di Avellino in via O. Preziosi, 8 nei pressi di via Guarini, ove proietteremo dei documentari che descriveranno le bellezze paesaggistiche del nostro territorio viste dal treno irpino del paesaggio. Un modo per stare ancora una volta insieme ai tanti amici che hanno condiviso il nostro progetto di rivitalizzazione della ferrovia Ofantina ed i nostri viaggi sulla ferrovia Avellino-Rocchetta che speriamo di riprendere quanto prima.

  117. 119 pietro mitrione 21/12/2011 alle 4:44 pm

    Il diritto alla mobilità dal livello territoriale a quello nazionale è all’ordine del giorno dell’informazione e della politica come in Irpinia dove Pietro Mitrione e gli amici indignati della linea ferroviaria Rocchetta Sant’Antonio-Avellino si battono per la riapertura di quella storica tratta ferroviaria; dove i …politici e la popolazione di Ariano Irpino chiedono la riattivazione dello scalo ferroviario della cittadina del Tricolle; a finire al livello nazionale dove Trenitalia , qualche giorno fa, ha soppresso i treni notturni che consentivano i collegamenti dal Meridione al Settentrione d’Italia. Praticamente in Italia si sta portando avanti una politica di smantellamento dei trasporti pubblici ferroviari e “non solo” con un grave ridimensionamento del diritto alla mobilità dei cittadini ed in special modo di quelli meridionali che costituiscono la prima e vera utenza del trasporto su rotaie. Il Meridione, da sempre terra di migrazione interna, continua a fornire utenza alle ferrovie e comunque al sistema dei trasporti perchè tantissimi sono i lavoratori meridionali che si recano nelle città del nord per lavorare e che a fine settimana ritornano a casa per trascorrere il week end con le proprie famiglie e con le proprie cose. I treni notturni, ora soppressi dall’ad Moretti di Trenitalia -ex sindacalista CGIL (sic) ora supermanager e superpagato-, che la notte trasportavano gli impiegati, gli operai, gli insegnanti meridionali presso le sedi lavorative del nord erano indispensabili ed assolvevano ad una funzione sociale importantissima consentendo a quei lavoratori, pur viaggiando di notte e forse anche in vagoni pieni di sporcizia ed al freddo, di arrivare sul posto di lavoro il lunedì mattina e di far ritorno a casa il sabato mattina dopo una notte di viaggio e di sacrifici con attese dei treni, spesso in ritardo, in stazioni poco sicure e per niente riscaldate d’inverno. Il management di Trenitalia ha pensato bene di sopprimere i treni notturni e di puntare invece sull’Alta Velocità con orari esclusivamente diurni con i suoi alti costi e di cui si servono, professionisti , businessmen, politici e comunque i benestanti in genere e gettando, nel contempo, sul lastrico con il dramma dei licenziamenti un miglio di lavoratori. Forse neanche l’apartheid in USA od in SudAfrica ha fatto tanti danni,dal punto di vista dei trasporti, agli esseri umani; in quelle realtà odiosamente segregazioniste obbligavano i neri a sedere in posti a loro riservati ma forse consentivano loro di viaggiare; in Italia invece non consentono di viaggiare ai meno abbienti, in base alle loro necessità e possibilità, perché hanno creato treni “per i soli ricchi” come l’Alta Velocità e soppressi i treni a maggior utenza popolare come quelli notturni. La Casta politica italiana ed i boiardi che “dovrebbero” dirigere il sistema ferroviario ignorano che l’Italia è socialmente ed umanamente meridionalizzata nel senso che i cittadini del sud sono la struttura portante del Sistema Italia; oltre a quelli stabilitisi nelle città settentrionali, sono meridionali i cittadini che si spostano per motivi di lavoro, di studio, di salute da sud a nord; sono meridionali i cittadini che vanno a lavorare nelle fabbriche, nei cantieri, nella scuola, negli uffici del nord e non viceversa e quindi bisognava e bisogna rafforzare il sistema dei trasporti e quello ferroviario in particolare al fine di rendere meno disagevole questo status di pendolare. Bisogna prendere atto che dal sistema di potere politico centrale si sta portando avanti un disegno criminoso ai danni delle classi meno abbienti e di quelle meridionali in particolare alle quali si fa pagare maggiormente gli effetti della crisi economica ed il sostanziale azzeramento del diritto al trasporto, alla mobilità ne è un aspetto rilevante. Dalla Rocchetta Sant’Antonio-Avellino ai treni notturni che collegavano Lecce o Crotone o Taranto con Milano o Torino la battaglia deve essere unitaria perché ai cittadini italiani ed ai meridionali in primis resta solo l’impegno e la lotta per tutelare i propri diritti e la proprio dignità. Vallata, lì 20 dicembre 2011 dott. Erminio D’Addesa – ex Presidente Consiglio Provinciale erminiodaddesa@tiscali.it

  118. 120 pietro mitrione 04/01/2012 alle 6:03 pm

    Sport e trasporti: Tre avellinesi contro la scandone basket avellino

    sig.ra Ruggiero, sigg.ri Zecchino e Nappi, la situazione in cui versa il TRASPORTO PUBBLICO LOCALE in Campania è colpa dei debiti dell’EAV azienda napoletana per la mobilità che da sola rappresenta la maggior parte del deficit in materia. Pertanto, non fate il gioco delle 3 carte, un gioco molto in voga nel napoletano. Come al solito affoghiamo nel marasma napoletano e nei vostri giochi di partito…fatto di intrighi economici e vendette personali e di conseguenza paga chi non ha colpe. I tagli determinati al trasporto pubblico nascono da scelte nazionali, regionali e da cattive conduzioni societarie. Questa vostra “strana” presa di posizione contro l’A.ir non vi fa onore ed il sapervi interessati al basket avellinese aggiunge danno alla beffa. Sembra una presa in giro! Godetevi il vostro ricco appannaggio da consigliere regionale e lasciate perdere il vostro” Robin Hoodismo”……..in materia di trasporti che non si risolve con il taglio a sponsorizzazioni sportive ma razionalizzando l’esistente. Quante concessioni a sbafo sono state prodotte, nel vostro quieto silenzio, nella nostra provincia?, quante consulenze fasulle vengono attribuite, spudoratamente, ai vostri protetti?? Voi casta politica vivete e proliferate di queste agiatezze insieme ai vostri “famigli”! Oggi chiudete gli occhi, urlate calvinisticamente contro gli sprechi e fate finta che sia la sponsorizzazione all’A.ir la panacea di questi mali. Vergogna : state facendo come quel marito che tradito si taglia gli attributi maschili. Quello che manca in Irpinia e nel paese è un piano provinciale e nazionale dei trasporti per cui lasciate perdere la vostra contingente opera di moralizzazione, non siamo sprovveduti, conosciamo bene le origini di questa vicenda che sicuramente non fanno onore alla nostra Irpinia. I Masaniello, come voi tre, fanno solo strumentale “ammuina” e producono danni irreparabili al proprio territorio. I danni in Irpinia li state causando con la vostra insipienza politica, questa dell’A.ir è la vostra ultima ciliegina. Vergognatevi di farvi chiamare impropriamente onorevoli…ma di che?

  119. 121 pietro mitrione 11/01/2012 alle 11:40 am

    Generoso ha scritto: “Credo che gli amici che amano l’Irpinia debbano pensare seriamente alla costituzione di una società di capitali, e proporre a Trenitalia (o a chi attuakmente è proprietario della linea ferroviaria Avellino/Rocchetta S.Antobio) di affidare in concessione pluriennale la gestione della linea (cosa che credo sia giuidicamente possibile) alla costituenda società, le cui finalità dovrebbero essere quelle di valorizzare il patrimonio ambientale dell’Irpinia, attraverso una serie di iniziative che possano articolarsi emoltiplicarsi attorno alla gestione del percorso ferroviario. Ritengo che nella nostra Provincia, allo stato, non si può fare alcun affidamento sugli enti territoriali maggiori, che sono ormai corpi estranei rispetto alla provincia, intesa come comunità umana e territorio; che i nostri rappresentanti istituzionali non conoscono e non amano sufficientemente. Ecco perchè occorre creare un qualcosa di dichiaratamente alternativo che si sostituisca alla infingardia di persone imcapaci nell’rspletameno di funzioni che richiedono ben altra passione creativa e innovativa, rispetto alla loro limitata visione di gestione “”commissariale”” del potere. Propongo, quindi a Pietro Mitrione di promuovere un incontro tra persone e associazioni che vogliono impegnarsi a favore dell’Irpinia, senza aspirazioni “politiche”, per approfondire il discorso progettuale, per studiarne inizialmente, sia pure in linea di massima, la fattibilità ed i costi.” avv Generoso Benigni

  120. 122 pietro mitrione 12/01/2012 alle 9:40 am

    Petizione per la salvaguardia del patrimonio ferroviario italiano
    Le Associazioni ambientaliste, di utenti e della mobilità sostenibile, riunite sotto l’egida di Co.MoDo. (Confederazione della Mobilità Dolce) lanciano il seguente appello.
    CONSIDERATO CHE
    dopo un quarto di secolo in cui si era fermata l’emorragia di linee ferroviarie che aveva caratterizzato gli anni della motorizzazione di massa – ed anzi il numero di chilometri riaperti all’esercizio aveva leggermente superato le chiusure – l’emergenza finanziaria che sta vivendo il nostro Paese rischia di produrre un nuovo consistente attentato al patrimonio nazionale di infrastrutture su rotaia.
    L’orario entrato in vigore nel mese di dicembre 2011 vede il traffico passeggeri cancellato (in alcuni casi tecnicamente solo “sospeso” , come è avvenuto per la ferrovia Avellino-Rocchetta, per sopravvenute interruzioni, che, tuttavia, possono divenire definitive) sui oltre 600 chilometri della rete in gestione a Trenitalia.
    Tra le linee colpite c’è la bellissima Sulmona-Castel di Sangro, la più alta ferrovia italiana che costituiva una possibilità di accesso al Parco Nazionale d’Abruzzo nel pieno rispetto del paesaggio e delle compatibilità ambientali. Ma anche la Mortara-Casale-Asti, interrotta a causa di una frana presso Moncalvo – nella totale indifferenza della Regione Piemonte – itinerario che costituiva un prezioso collegamento diretto tra Milano il Monferrato e le Langhe (da notare che i binari tra Mortara e Casale sono in perfetto stato e la circolazione dei treni potrebbe essere da subito ripristinata). Oppure la breve tratta tra Castellamare e Gragnano, nella congestionatissima area metropolitana di Napoli, chiusa solo perché alcuni passaggi a livello risultavano sgraditi a certi amministratori locali. O ancora la Caltagirone-Gela, linea relativamente recente, in quanto inaugurata nel non lontano 1979 per rimediare all’isolamento della Sicilia meridionale, ed ora interrotta per il crollo di un ponte che pare nessuno si curi di ripristinare.
    PRESO ATTO COME
    tutto ciò dimostra la scarsa considerazione in cui versa il trasporto su rotaia, a dispetto di decenni di promesse circa il necessario riequilibrio modale a fini di tutela ambientale e di servizio universale, principi nei fatti sacrificati da molte Regioni che continuano evidentemente a ritenere superfluo il contributo delle ferrovie locali, tanto da sacrificarle a fronte delle difficoltà di bilancio.
    RITENUTO PRIORITARIO
    che non siano abbandonate queste preziose risorse infrastrutturali, ereditate in virtù dei sacrifici delle generazioni che ci hanno preceduto e, nell’attesa di valutare caso per caso le prospettive delle singole linee (la cui gestione potrebbe anche essere messa a gara, invitando vettori nazionali ed esteri diversi da Trenitalia, come avvenuto con successo in Alto Adige per la tratta Merano-Malles),
    CHIEDONO
    alla Presidenza del Consiglio ed al Ministro delle Infrastrutture di imporre a RFI l’onere di garantire la manutenzione ordinaria delle linee chiuse al traffico, onde non pregiudicare definitivamente le possibilità di ripristino dell’esercizio ferroviario, sia a servizio delle comunità locali, sia quale strumento di valorizzazione dell’escursionismo compatibile con la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano.

  121. 123 pietro mitrione 25/01/2012 alle 6:28 pm

    Questo pensiero è per la mia amata stazione e credo che possa essere condiviso da ciascuno di voi.
    I MIEI RICORDI IN UN ACQUERELLO: ho vissuto tante partenze, distanze percorse con il sole o con la luna, verso paesaggi diversi e cieli sempre uguali, ma con il cuore vicino ai luoghi della mia infanzia. Ho vissuto anche tanti arrivi, ma il più bello è quello che mi rivede bambina alla stazione di Banzano, dove, dopo il viaggio in littorina, trascorso ad ammirare l’amato e familiare paesaggio, scendo con mio padre e vado incontro, correndo alla mia estate, le mie estati, le più belle della mia vita. Mille volte ho rivissuto quel viaggio….la testa fuori dal finestrino inebriandomi dei colori della natura… il fischio del piccolo treno…il profumo dell’aria…La mia vita mi riconduce donna alla piccola stazione che mi ha vista arrivare bambina…. arrivo in macchina; la littorina là non si ferma più….il papà non c’è e neppure il capo stazione. I rovi sono cresciuti impietosi, coprendo quello che un tempo era un giardino… anche la piccola fontana.. anche quella non c’è più. La mia stazione porta i segni deturpanti dell’incuria di chi, credo, avrebbe dovuto amarla più di me. Un venticello leggero soffia e insieme all’inesorabile passare del tempo e all’indifferenza, spazza via come foglie morte i miei ricordi più cari. Dopo un ultimo sguardo alla mia stazione risalgo in macchina e mi allontano… rammarico e tristezza nel cuore. Vorrei che la mia stazione ritornasse alla vita, divenendo simbolo del nostro paese e custode del nostro passato, vorrei che le venisse restituita l’anima, quella che non so chi nè come è riuscito a cogliere e a imprimere in un bell’acquerello.
    Ornella Di Iasi

  122. 124 pietro mitrione 26/01/2012 alle 9:16 am

    La presentazione del libro di Lucia Annunziata:” il potere in Italia”, ha dato l’opportunità alla giornalista di tornare in Irpinia dove ha trascorso parte sei suoi anni giovanili . Seguendo la vita girovaga del padre, ferroviere sulla linea Avellino-Rocchetta, la giornalista ha conosciuto la popolazione irpina ed il suo territorio nelle sue più varie sfaccettature.
    Noi di in_loco_motivi sapevamo di questa sua “vita” irpina e abbiamo voluto farle omaggio di una foto che ritrae il casello ferroviario, sito nei pressi di Cassano Irpino, dove ha vissuto per alcuni anni. E’ l’unico casello che si ostina a non morire come sta avvenendo per la Avellino-Rocchetta.
    A lei inviamo una lettera che descrive il perché della nostra battaglia per farla riaprire e cogliamo l’occasione per estenderla ai tanti che erano presenti nella sala dove si è tenuta la presentazione del libro e che sono gli stessi che possono farla riaprire.

    “Se vuoi capire perché si parla di “verde Irpinia” devi prendere il treno che da Avellino ti porta a Rocchetta Sant’Antonio. Se viaggiando tieni un poco i finestrini aperti, lungo quasi tutto il tragitto la natura si riverserà su di te. Foglie leggere e gocce d’acqua, se piove, si appoggeranno sulle tue gambe e sul tuo ventre, ma tu non ti risentirai per questo, anzi ti divertirai di fronte alla natura che s’impone e ti coinvolge nella sua briosa freschezza. Tutto intorno è verde, di diverse tonalità, e quando arriva la neve tutto si trasforma portandoti in un paesaggio onirico in cui cogli la sensazione di stare davvero nel grande presepe, fatto di tanti, piccoli presepi che sono i paesi irpini. Alcuni li vedi, altri li immagini perché stanno sopra o sotto di te, a destra o a sinistra, dietro le colline. Sei preso dalla curiosità infantile di scorgerli e di riconoscerli, ma quando questo non accade non te ne duoli perché sai che stanno lì ad aspettarti, in attesa che tu vinca la pigrizia e decida di visitarli. Te li rammentano le scritte sui muri delle stazioncine, spesso piccole e abbandonate, con le aiuole rinsecchite e le staccionate divelte, risultato della politica di taglio dei “rami secchi”. Perché scomodare gli alberi per descrivere la dismissione di un’attività che ha ancora senso e utilità nella vita delle nostre comunità?”
    Sono queste le considerazioni di uno dei circa 3000 partecipanti alle nostre iniziative che dal settembre 2009 hanno avuto l’opportunità di conoscere il paesaggio irpino attraverso un mezzo di trasporto particolare per la nostra realtà: il treno irpino del paesaggio.
    Oltre duemila studenti avevano già prenotato il viaggio con il treno irpino del paesaggio per il 2011 un modo nuovo ed educativo per conoscere il proprio territorio ed altre migliaia di persone da trasportare in treno nei nostri paesi lontani da circuiti turistici rinomati..si fa per dire.
    Restano, purtroppo, i problemi di un territorio, quello delle zone interne della Campania, abitato da appena il 20% della popolazione campana a fronte di una vastità dello stesso dell’80%, su cui si abbattono i cosiddetti “tagli lineari” della finanziaria o le famigerate “soglie minime” di fruibilità dei servizi pubblici per cui di conseguenza si tagliano ospedali, trasporti, scuole etc.
    Altro che solidarietà, termine che vale solo per la “munnezza”….?
    In questo contesto ecco che anche la storica ferrovia Avellino-Rocchetta va cancellata. Dal 13 dicembre, infatti, la Regione Campania dopo 117 anni ha deciso che la nostra ferrovia debba diventare un ricordo uno dei tanti che stanno costellando gli ultimi anni della memoria irpina.
    Noi di “Inloco_motivi” siamo convinti che:
    • è realistico mantenere viva nell’opinione pubblica ed aprire alle nuove generazioni la memoria e la conoscenza del patrimonio ferroviario irpino – di rilevante valore storico e culturale – come vettore di una mobilità “dolce”, da godere, capace di favorire incontri di comunità, riappropriazione di un senso identitario in una visione avanzata , alternativa, ambientalmente compatibile ed europea dell’uso del treno,
    • c’è ancora la possibilità per cui il treno possa diventare il mezzo per un turismo rispettoso dell’ambiente, non motorizzato e quindi caratterizzato dalla lentezza per meglio godere del paesaggio che esso attraversa,
    • si può rivitalizzare e ripristinare una tratta ferroviaria “scarsamente utilizzata” con nuove prospettive e miglior impiego di risorse per sostenere attività turistiche.
    Sono queste le idee che vorremmo continuare a svolgere sulla scia del cammino intrapreso a settembre 2009 allorquando pioneristicamente insieme a 100 eroi alle 6 di mattina partimmo per Rocchetta. Da allora abbiamo svegliato un sentimento che pareva sopito: l’appartenenza ad un territorio, quello stesso che i tanti cosiddetti esperti del settore turistico, pagati o sovvenzionati profumatamente, dovrebbero promuovere e conservare.
    Ci ha animato in questo periodo solo la passione e nient’altro e di questo insieme agli altri amici del gruppo ne andiamo fieri.
    Comunque finisca questa avventura abbiamo dimostrato che dalla base possono nascere idee, progetti ed attività e forse per questo non abbiamo voce. Ci restano le migliaia di strette di mano delle persone che ad ogni viaggio ultimato ci hanno voluto gratificare con un gesto semplice ma significativo dicendoci : grazie per averci fatto conoscere o riconoscere una parte della nostra Irpinia .
    Noi continueremo a credere e lottare perché ci siano tante prossime volte……per l’Avellino_Rocchetta e domenica 4 marzo saremo presenti nella 5* giornata nazionale delle ferrovie dimenticate: andremo nella stazione di CONZA per denunciare lo scempio che stanno subendo le strutture lì costruite per permettere la realizzazione dell’invaso sull’Ofanto.
    Pietro Mitrione
    In_loco_motivi

  123. 125 pietro mitrione 27/01/2012 alle 6:12 pm

    http://www.flickr.com/photos/irpiniaturismo/collections/72157625551094428/
    Amarcord…foto di Agostino Della Gatta

  124. 126 avellinorocchetta 29/01/2012 alle 9:11 pm

    Cari amici, come vedete siamo riusciti almeno a far sedere ad un tavolo chi da tempo ignorava l’esistenza di questo tratto di linea ferroviaria. Per il fatto che non ci hanno chiamato è naturale che si siano presi i meriti dell’iniziativa che, a detta di tutti i politici da destra a sinistra, faceva parte del loro programma elettorale (?). Ma, a noi, cittadini non interessa prendere meriti per le parole spese bensì interessa giungere ad un obiettivo che, purtroppo, io vedo ancora lontano. Ora bisogna insistere, bisogna lavorare, bisogna organizzare altri treni straordinari….insomma bisogna far capire a chi “…in tutt’altre faccende affaccendati ma in questa materia morti e seppelliti” che se sono in quelle posizioni “privilegiate” lo sono per noi e che i loro privilegi durano solo se lo vogliamo noi. Il popolo Molisano non è ignorante o semplicemente carne da macello e la storia lo dimostra….per questo motivo, rimandare le decisioni ad un presunto “tavolo tecnico” che non potrà prendere decisioni che spettano al “potere politico” sembra un paliativo per cucirci la bocca, per prendere i loro lunghissimi tempi decisionali e per dimostrare alla popolazione Molisana che loro stanno lavorando (?). Invece noi, che non siamo ignoranti o pecoroni, ci fermeremo solo quando vedremo una delibera della Giunta Regionale che assegni a questo tratto di linea un sostanzioso finanziamento che possa permettere agli operatori turistici, alle Comunità, alle Associazioni ed a chiunque altro voglia intraprendere attività imprenditoriali nel settore di poter organizzare treni per gli sciatori, treni per le gite scolastiche, treni per turisti in genere a prezzi decisamente ragionevoli. I cittadini dell’Alto Molise beneficerebbero di queste attività e non sarebbero lasciati nell’unica decisione ora possibile di fare le valigie e di andare via. Inoltre ricordiamo ai nostri politici che la “Sangritana” non è l’unica via percorribile perchè alla pari potrebbe esserlo anche Trenitalia ma, se proprio vogliono prendere una decisione di togliere quei servizi a Trenitalia facciano un bando di gara internazionale e vedrete che numerose società di trasporto Europee scenderebbero da noi per gestire servizi turistici in cui credono (Germania docet). Quindi non molliamo la presa ed andiamo avanti nella convinzione che ciò che stiamo facendo è necessario e vitale per questa dimenticata parte d’Italia. Un abbraccio Francesco Tufano Presidente Italia Associazione Europea Ferrovieri
    speriamo che possa accadere anche in Campania

  125. 127 pietro mitrione 15/02/2012 alle 1:51 pm

    Più importante del viaggio, viaggiare. Inloco_motivi non demorde e malgrado per il giorno delle Ferrovie Dimenticate, il 4 marzo del 2012, non si riesca ad avere un convoglio da far viaggiare sull’Avellino Rocchetta Sant’Antonio si parte comunque, ma in autobus. Il viaggio sarà fortemente simbolico con tappe in due stazioni peculiari, quella di Conza-Andretta-Cairano e quella di Calitri. La prima è un enorme edificio nuovo e abbandonato del quale si vuole rilanciare l’uso, la stazione di Calitri è l’ultima irpina della tratta. Una invasione pacifica di viaggiatori/ricordatori, ed un flashmob per non dimenticare.
    Così il gruppo di inloco_motivi, in collaborazione con Irpiniaturismo ed Orticalab aderiscono alla quinta giornata nazionale delle Ferrovie Dimenticate organizzata da Comodo con un programma dedicato all’Irpinia ed al suo paesaggio. Ma questa giornata, alla luce degli ulteriori tagli ai trasporti su ferro della Regione Campania, è anche un momento per evidenziare come sia necessario più che mai preservare le strade ferrate contro l’avanzare del trasporto su gomma. Proprio questa emergenza neve ha messo in evidenza quanto sia fragile la rete dei trasporti nella nostra provincia. L’evento neve, per quanto assolutamente eccezionale, ha isolato completamente alcune zone della nostra provincia, luoghi che sarebbero stati raggiungibili in treno. Questo tema, ma anche quello delle stazioni in disuso, al centro della giornata del 4 marzo. Un bus partirà da Avellino alla volta di Conza della Campania e poi Calitri, il programma dettagliato ancora non è stato diffuso. L’aggiornatissima pagina degli amici indignati dell’Avellino Rocchetta Sant’Antonio n e darà notizia presto.
    Strade ferrate e stazioni dimenticate e una occasione mancata di promozione del territorio. Questo In loco_motivi cerca di dire dal 2009, anno in cui sono state effettuate circa 25 corse turistiche sulla linea a binario unico denominata Treno irpino del Paesaggio. La linea ferroviaria dell’Irpinia, l’Avellino Ponte Santa Venere (poi Avellino – Rocchetta Sant’Antonio) è tra le più antiche della Campania, inaugurata nel suo intero percorso il 27 ottobre del 1895, è a rischio di chiusura definitiva e di cui è necessario ripensarne l’uso o il riuso a favore del territorio che nei secoli scorsi l’ aveva fortemente voluta.
    E’ la ferrovia delle acque: attraversa e lambisce in più punti i fiumi Sabato, Calore ed Ofanto. E’ la ferrovia dei grandi vini docg: attraversa i territori, servendoli con stazioni dei comuni degli areali del Taurasi e del Fiano. E’ la ferrovia del Parco Naturalistico Regionale dei Monti Picentini. E’ la ferrovia delle aree a tutela della biodiversità. I Siti di Importanza Comunitaria irpini. E’ la ferrovia dei Borghi: storia, cultura ed identità territoriale. Un patrimonio inestimabile che cercano di sottrarci come stanno facendo con i servizi.

  126. 128 Gabriele 18/02/2012 alle 7:59 pm

    Amici,.
    Non ci voleva la nevicata per accorgersi che questa Strada Ferrata,
    oramai dimenticata.
    E’ una grande risorsa per gli abitanti delle zone dell’Alta Irpinia,ed è una grossa opportunità Turistica,da sfruttare al meglio,per tutto il territorio dell’Alta Irpinia.
    Alle prossime Elezioni,pretendete da Tutti i Politici e Politicanti,
    di tutti gli schieramenti essi siano,la riapertura della linea ferroviaria.
    Non si abbandona un territorio,e ricordarsi solo prima delle Elezioni !

  127. 129 Gabriele 18/02/2012 alle 8:08 pm

    Vogliamo anche noi L’Alta Velocità !
    Sulla linea Avellino Rocchetta
    vogliamo vedere Sfrecciare Le FRECCE ROSSE.

    E’ Un Sogno ? ? ?

    Gabriele

  128. 130 Pietro Mitrione 17/04/2012 alle 6:06 pm

    Avellino- Scongiurata la chiusura della stazione ferroviaria di Avellino, nelle
    prossime ore per la ferrovia irpina sono annunciate novità da Napoli. In attesa
    di verificare l’esito della nuova vertenza aperta sul passaggio dell’Alta Capacità
    (vedi servizi nella pagina seguente), la giunta di Palazzo Santa Lucia potrebbe
    deliberare domani un impegno per il rilancio della linea storica, l’AvellinoRocchetta Sant’Antonio.
    Ad oltre tre anni dalla famosa delibera regionale di finanziamento, era il
    luglio del 2009, la giunta dovrebbe approvare gli atti necessari a sbloccare ‘La
    via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde’, già bloccata al Cipe da tre anni, in
    seguito al cambiamento della lista dei Comuni destinatari ed altri mancati
    adempimenti burocratici previsti dalla cosiddetta cabina di regia (composta da
    rappresentanti ministeriali, regionali e degli enti locali), consentirebbe di
    affidare alla tratta una vocazione turistica, il ‘treno del paesaggio’.
    Attraverso i binari, si offrirà ai visitatori la via per addentrarsi tra i preziosi
    tesori offerti dalla tradizione eno-gastronomica di una provincia segnata da
    manieri, castelli ed altre illustri pietre accumulate tra valli e rilievi da una storia
    ultramillenaria. L’opportunità la offrirebbero i fondi dell’agenda Fesr 2007-13, in
    particolare il Programma operativo interregionale ‘Attrattori culturali, naturali e
    turismo’, i cosiddetti Pain-Fas. In attesa della delibera regionale, una lettera
    inviata all’ad di Trenitalia, Moretti, dal vicepresidente del Parlamento Europeo
    Gianni Pittella, ha peraltro registrato la disponibilità dell’azienda pubblica su una
    linea che conta ormai centoventi anni di storia. La giunta regionale delibererà
    domani sull’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, stando a indiscrezioni che filtrano
    da Napoli. Resta ora da conoscere il dettaglio del provvedimento
    da 8pagine del 17 aprile 2012

  129. 131 Pietro Mitrione 27/04/2012 alle 4:08 pm

    Il sindaco di Morra De Sanctis torna alla carica. Lo fa con un’ulteriore sollecitazione, e ancora una volta sulla questione dei trasporti e dei tagli che incidono fortemente sul futuro della provincia.
    “La Via del Vino tra i Castelli dell’Irpinia Verde” è un progetto lanciato, qualche anno fa, dall’Associazione Temporanea di Scopo. Il progetto aveva avuto già l’approvazione sia dalla Regione Campania che dal Cipe, ma il percorso si è interrotto. L’associazione temporanea di scopo nacque dalle amministrazioni Comunali dei Comuni di Bisaccia, Lacedonia, Montefalcione, Morra de Sanctis, Monteverde, Castelfranci ed Andretta, la quali erano e sono convinte che lo sviluppo delle aree interne della Campania passa inderogabilmente attraverso una condivisa fase di programmazione sinergica tra i singoli territori. Le stesse hanno avviato agli inizi dell’ anno 2007 una fase di discussione finalizzata alla ricerca e definizione di mirati e strategici interventi infrastrutturali strettamente funzionali al compiuto avvio di duraturi meccanismi di sviluppo endogeno strutturati intorno alla fruizione turistico-ambientale dei territori serviti dalla tratta ferroviaria Avellino- Rocchetta Sant’Antonio/Lacedonia.

    Dopo varie occasioni di confronto si è pervenuti alla sottoscrizione dell’atto costitutivo di un’Associazione Temporanea di Scopo per lo svolgimento delle attività connesse alla specifica redazione di ipotesi progettuali di interventi e loro candidatura a finanziamento all’interno delle opportunità offerta dalle procedure connesse all’attuazione ed al sostegno delle Politiche di Sviluppo della Regione Campania e della politica di coesione per il periodo 2007- 2013.
    L’11 ottobre 2007, nella Sala Consiliare del Municipio di Morra De Sanctis con la presenza dei legali rappresentati dei su citati comuni e previa adozione delle deliberazioni dei vari Consigli Comunali si è proceduto alla sottoscrizione dell’atto costitutivo dell’ Associazione Temporanea di Scopo, individuando nel Comune di Morra De Sanctis l’Ente Capofila. Alla fine ai comuni fondatori se ne sono aggiunti altri fino ad arrivare ad un numero considerevole di quasi 40 che, senza nessuno sguardo ai colori politici, avevano ed hanno il solo obiettivo di rilanciare il territorio dell’Irpinia. Il progetto che l’associazione lanciò è appunto La Via del Vino tra i Castelli della Verde Irpinia.

    L’ ipotesi progettuale di Grande Programma si pone come obiettivo l’analisi e l’elaborazione di proposte per il compiuto sviluppo dell’area territoriale irpina che va dalla Valle del Sabato, passando per Montefalcione e, seguendo il percorso delle linea ferroviaria Avellino/Rocchetta Sant’Antonio, arriva sino a Monteverde, attraversando la Valle del Calore e tutta l’alta Valle dell’Ofanto sino ai margini del lineare orizzonte disegnato dal tavoliere pugliese. Una fase preliminare di ricerca dei dati e delle informazioni, nonché la strutturazione di un tavolo di confronto tra i Sindaci dei comuni sottoscrittori dell’atto di costituzione dell’Associazione e incontri e contatti hanno condotto alla individuazione di una linea strategica di sviluppo da porre quale base strutturale delle scelte territoriali dell’area, nell’orizzonte programmatico delle politiche di coesione per il periodo 2007/2013 in una visione di politica territoriale di area vasta.

    Obiettivo del progetto è quello di analizzare ed individuare interventi e proposte mirate in grado di completare e sintetizzare l’operazione di recupero e valorizzazione del complessivo patrimonio storico, architettonico, archeologico, demoetnografico, paesaggistico ed enogastronomico, al fine di consegnare alle aree interne della Campania una originale ed autonoma capacità di attrazione in un’ottica di implementazione dell’offerta turistica della costa. Il progetto nel suo complesso è finalizzato alla creazione di un network istituzionale di enti locali e mondo dell’imprenditoria in grado di attivare un grande programma di interventi nei quali si intrecciano aspetti storici, naturalistici, enogastronomici, religiosi e archeologici, propri della tipicità irpina, riletti in un’unica strategia integrata di riscoperta e di riqualificazione delle risorse identitarie individuate, strutturata su differenti livelli, di seguito enunciati. Certo che questo sia il momento per rilanciare fortemente il progetto dell’Associazione è il sindaco di Morra De Sanctis, Gerardo Capozza, il quale chiama la Regione Campania ad una maggiore attenzione sulla situazione. “Il progetto messo in campo da noi sindaci – dice Capozza – era serio e concreto ed aveva anche interessato le Regioni della Puglia e della basilicata. Rispetto allo stesso c’era anche il parere positivo del Cipe, ma ad un certo punto, non si sa per quali motivi scuri, la nuova Giunta regionale ha bloccato tutto. Ora mi sento di lanciare un nuovo appello al Presidente Caldoro che è delegato ai fondi europei affinchè gli stessi non vengano persi o usati in modo sbagliato.

    E’ chiaro che è increscioso ricordare che la Commissione europea ha commissariato la Regione Campania per i fondi sul turismo affidando il tutto ad una struttura del Ministero del Turismo.
    E’ ancora più increscioso, per noi campani ed irpini, vedere che la Commissione europea ha fatto un nuovo sollecito alla Pore, struttura di missione, per l’utilizzo di fondi europei sul turismo affinchè vengano presentati progetti immediatamente cantierabili. Lo stesso ha fatto il Ministro Barca sollecitando il Ministro del Turismo Gnudi.

    Ed ecco che, al momento, sono stati presentati solo tre progetti per la Regione Campania da parte del Mibac che ha completamente baipassato i vertici regionali di Santa Lucia. Allora la mia domanda è molto semplice. Noi sindaci del territorio irpino considerando che ci sono miliardi di euro a disposizione, come fondi sul turismo, considerando che la situazione economica, sociale ed occupazionale delle nostre zone è tragica ed ancora che c’è un nostro progetto già pronto ed approvato dal Cipe, possiamo restare fermi e subire un’ulteriore mortificazione per l’inefficienza politica-amministrativa della Regione Campania? No di certo. Come ho scritto anche in un’ultima lettera a Caldoro è il momento di rilanciare quel nostro vecchio progetto che è già pronto e sarà, certamente, il volano per un rilancio delle infrastrutture, della ferrovia Avellino-Rocchetta e di una crescita socio-economico-culturale e turistica del nostro territorio. Questo è un treno importante che non possiamo assolutamente perdere”.

  130. 132 Pietro Mitrione 27/04/2012 alle 4:09 pm

    Mitrione: «Sull’Avellino-Rocchetta occasione sprecata: ecco le nostre proposte»

    Avellino 13:13 | 24/04/2012
    AVELLINO – In vista del dibattito che si terrà a Venticano sui trasporti Pietro Mitrione, presidente dell’associazione In_Loco_Motivi, consegna al CORRIERE la sua riflessione critica sull’evento e sulla situazione trasporti in provincia di Avellino.

    «Mercoledì 25 aprile 2012 nell’ambito della convegnistica prevista nel programma della Fiera di Venticano si svolgerà un dibattito sul tema del turismo in provincia di Avellino. A questo dibattito eravamo stati invitati, insieme ad altre associazioni, anche noi di in_loco_motivi. Gratificati per l’invito avevamo preparato per questa iniziativa una dignitosa presenza per esporre il nostro pensiero e porre alcune domande agli esponenti politici presenti. A pochi giorni dal convegno, inaspettatamente, ci raggiunge una comunicazione che recita testualmente: “Il Convegno organizzato per il 25/04/2012 per le ore 11:00, per problemi logistici ( di spazio ), le associazioni non saranno presenti al convegno in oggetto. Pertanto ci scusiamo del disturbo recatoVi, sarà Ns cura comunicarVi se riuscissimo a trovare un locale adatto ad ospitare tutte le associazioni contattate. Cordiali Saluti Pro Loco Venticanese “
    Se fosse stato possibile avremmo voluto ricordare che nel cuore delle montagne irpine, tra altopiani e borghi ancora silenti, le rotaie della ferrovia Avellino-Rocchetta hanno unito gli abitanti di questi luoghi apparentemente arretrati e che oggi si propone una nuova scelta: trasformare ciò che un tempo era una necessità, in piacere ed apprendimento culturale da tramandare. Avremmo anche fatto presente che da tempo questa linea è stata considerata un “ramo secco”, una pratica che ingiustamente si è consolidata a punto che oggi, l’assessore ai trasporti della regione Campania ne ha disposto la sua “sospensione”.
    Nell’occasione , noi di In-loco_motivi avremmo invitati i presenti al convegno e ai tanti che hanno avallato questa scelta di lasciare le loro poltrone dorate e salire sul treno per percorrere quella tratta per capire e guardare che non si tratta di un “ramo secco” ma è una tratta ferroviaria da riqualificare da percorrenza ordinaria anche a TURISTICA.
    Avremmo, inoltre, rappresentato che siamo una piccola provincia dove l’eccellenza risiede nel patrimonio culturale, artistico, e territoriale. L’Irpinia si può definire un museo etnografico vivente per cui la sua valorizzazione è l’unico impegno che ci può permettere di sviluppare un turismo sostenibile.
    Allora perché ritenere “ramo secco” una tratta ferroviaria di alto impatto naturalistico e paesaggistico?
    Al vice presidente della regione Campania, se presente, avremmo voluto chiedere con fermezza: quando la giunta di Palazzo Santa Lucia vorrà decidere di deliberare, come richiesto dalla Commissione Europea, per il rilancio della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio atteso che da oltre tre anni è stata varata una delibera regionale di finanziamento del progetto intitolato, ‘La via del vino tra i castelli dell’Irpinia verde’?
    Questo progetto prevede il suo finanziamento con i fondi dell’agenda Fesr 2007-13, in particolare quelli del Programma operativo interregionale ‘Attrattori culturali, naturali e turismo’, i cosiddetti Pain-Fas. L’approvazione della delibera, bloccata al Cipe da tre anni, in seguito al cambiamento della lista dei Comuni destinatari ed altri mancati adempimenti burocratici previsti dalla cosiddetta cabina di regia (composta da rappresentanti ministeriali, regionali e degli enti locali), consentirebbe di affidare alla tratta una vocazione turistica, il ‘treno del paesaggio’. Erano queste le considerazioni che avremmo voluto esplicitare in quel convegno e che affidiamo alla valutazione dell’opinione pubblica, astenendoci da altri commenti. La tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta non la vogliano perdere o mandare in malora».

  131. 133 Pietro Mitrione 14/05/2012 alle 9:36 am

    Domenica 13 maggio il giro ciclistico d’Italia arriva in Irpinia. Sarà una tappa che unira’ idealmente due località che hanno subito la soppressione di altrettante linee ferroviarie di montagna, la Sulmona-Carpinone e l’ Avellino-Rocchetta. In questi giorni questo avvenimento sportivo è stato presentato con apposite iniziative che hanno teso ad evidenziare, giustamente, la finalità di promozione turistica del nostro territorio. Una tappa del giro d’Italia che arriva nel cuore verde dell’Irpinia fra i monti Picentini, una delle eccellenze paesaggistiche della provincia di Avellino, diventa il palcoscenico per far conoscere la nostra verde Irpinia. In questo stesso territorio insiste una storica ferrovia, la volutamente “dimenticata” Avellino-Rocchetta, che interessa per intero questo percorso naturalistico. A nessuno viene in mente di ricordare che l’’Avellino Rocchetta è un parco tematico, rappresenta un viaggio emozionale nella terra del vino, del paesaggio, della luce, del vento? Perché non dire che con queste caratteristiche la linea ferroviaria Avellino Rocchetta può avere un nuovo significato come infrastruttura a servizio del turismo, capace di veicolare fruitori nelle qualità paesaggistiche, naturalistiche, culturali, enogastronomiche dell’Irpinia? Per questi motivi noi di in_loco_motivi vogliamo ostinatamente affermare anche in tale occasione che la storica ferrovia Ofantina è la ferrovia delle acque: attraversa e lambisce in più punti i FIUMI Sabato, Calore ed Ofanto. E’ la ferrovia dei grandi vini docg : attraversa i territori , servendoli con stazioni dei comuni degli areali del Taurasi e del Fiano. E’ la ferrovia del Parco Naturalistico Regionale dei Monti Picentini. E’ la ferrovia delle aree a tutela della biodiversità. E’ la ferrovia dei Borghi: storia, cultura ed identità territoriale. Sono le stesse cose che in occasioni di promozione turistica del nostro territorio vengono affermate da parte di chi ha la responsabilità politica di questa programmazione. A questi personaggi della politica irpina rinnoviamo l’appello perché la ferrovia Ofantina venga riaperta e messa in condizione di diventare una valido attrattore turistico. Noi di in_loco_motivi il 13 maggio 2012 saremo presenti presso la stazione ferroviaria di Bagnoli irpino PER TESTIMONIARE CIVILMENTE IL NOSTRO IMPEGNO CONTRO LA CHIUSURA DELLA FERROVIA AVELLINO-ROCCHETTA e ricordare che la tratta è ancora “viva” dal punto di vista delle apparecchiature di circolazione e sicurezza ferroviaria per cui la sua riapertura può avvenire senza enormi spese ed in breve tempo, è solo questione di volontà politica. Sarà anche l’occasione per stare insieme ed attendere il passaggio dei “girini” tipo ….. scampagnata.

  132. 134 Pietro Mitrione 25/06/2012 alle 12:50 pm

    Quel treno per Rocchetta.

    Stazione di Avellino ;
    binari vuoti ;
    treni che non partono
    e neanche arrivano.

    Biglietteria chiusa;
    ristoro sigillato;
    sale d’attesa
    vuote.

    Un cane randagio,
    solo e annoiato,
    mi chiede :
    “Che succede ?”.

    E’ scoppiata la guerra?
    Gli uomini son fuggiti,
    le cose impaurite;
    paesaggio da foresta senza alberi.

    Camminiamo storditi,
    nel silenzio irreale,
    il vuoto che ci divora
    espelle solo ricordi.

    La littorina,sempre affollata,
    destinazione finale Rocchetta,
    partiva puntuale
    alle 6 di ogni mattina.
    ( Goffredo Napoletano)

  133. 135 Pietro Mitrione 26/06/2012 alle 7:34 pm

    Avellino-Rocchetta, Amici della Terra attacca Vetrella
    Martedì, 26 Giugno 2012
    L’assessore ai Trasporti della Regione Campania, Sergio Vetrella, nelle scorse ore ha finalmente gettato la maschera. Ha dato degli stupidi a quella rete di persone ed associazioni – in verità un po’più di 4 gatti – che ormai dal settembre del 2009 hanno dimostrato con la esperienza di In loco Motivi- che il Treno Irpino del Paesaggio rappresenta una buona idea per l’Irpinia. In verità nel corso di questi lunghi mesi, il Treno Irpino del paesaggio ha visto il sostegno più volte dell’intero Consiglio provinciale, le interrogazioni parlamentari a sostegno dei nostri senatori, la rete di amministratori comunali attivata dalla Sovrintendenza e tanto altro: insomma gli stupidi sembrano essere caratteristica di questa provincia.
    Ricordiamo i numeri: in 27escursioni, hanno fruito della tratta 2030 visitatori, con una media di 107passeggeri, abbiamo visitato 17 borghi ed oltre 30 monumenti notevoli , abbiamo effettuato 6 escursioni di tipo più strettamente naturalistico, abbiamo stretto collaborazioni con oltre 20 tra pro loco ed altre associazioni territoriali. In tre occasioni abbiamo sperimentato una proficua attività di educazione ambientale con le scuole, dalle elementari per finire al Liceo Artistico a Teora. Apripista del Progetto di Educazione Ambientale, approvato dal Provveditorato agli Studi e che ebbe l’adesione di circa 1500 studenti, e che dimostrava come da febbraio a giugno addirittura il treno poteva essere riempito più di un giorno a settimana. Nei borghi, dai residenti medi di 1000-1500 persone, arrivano una volta sola – e fuori da eventi e sagre attrattive – oltre 100 persone, il10% della popolazione; come se Napoli all’improvviso in una giornata fosse inondata di 100.000 turisti sui 900.000 abitanti della capitale partenopea.
    Luca Battista presidente di Amici della Terra Irpinia evidenzia : ”Le dichiarazioni dell’assessore Vetrella sono ingiuriose e denotano una incapacità assoluta di ragionare con i territori e con chi per quei territori interni ha deciso di spendere la propria vita, avanzando proposte vere e soprattutto agendo e sperimentando sulla propria pelle e dentro le proprie esperienze. Il punto non è l’operato del suo assessorato che “deve pensare” col metodo economico della massaia per “salvare la vita ai pendolari” (parole sue) , ma la incapacità di una classe dirigente regionale , di ragionare in termini collettivi, strategici insomma di comunicare un gioco di squadra. Ognuno scarica la responsabilità sul collega di turno. Così se l’Avellino-Rocchetta è chiusa è responsabilità del Turismo che non definisce politiche e strategie che la comprendano. Salvo, ovviamente, contraddirsi quando – il nostro professore – giustamente sposa l’apertura ed il sostegno finanziario alla Funicolare di Montevergine, infrastruttura turistica e non certo utile al gran numero di pendolari”.
    “La classe dirigente della regione Campania, con Vetrella in testa, sembra ragionare come quelle casalinghe, di memoria cinematografica o letteraria, in cui il senso del dovere, l’imperativo dell’economia domestica e un’assenza quasi patologica di immaginazione si fondono in un micidiale cocktail di nullificazione delle prospettive future.” In conclusione, le scomposte dichiarazioni di Vetrella possono però rilanciare l’azione politica sull’Avellino Rochetta. Per Amici della Terra è sempre più necessario lavorare “per un partenariato pubblico-privato con la partecipazione della Provincia , di quelle imprese private che vedrebbero ricadute e benefici sui loro bilanci dall’uso turistico della linea ferroviaria ed in quota simbolica dei comuni interessati, per rimettere sui binari almeno le necessarie corse settimanali dedicate al turismo scolastico e corse festive dedicate al turismo ambientale ed enogastronomico. L’esperienza di In Loco Motivi ha dimostrato che è possibile economicamente gestire l’Avellino Rocchetta s.a. oltre che è stata dimostrata l’utilità sociale, turistica ed economica della piccola tratta. Inoltre l’adozione del piano territoriale provinciale di coordinamento, di cui è stato presentato un preliminare, non può prescindere dalle indicazioni di rifunzionalizzazione dell’Avellino Rocchetta previsti nel piano urbanistico regionale e nell’Osservazioni degli enti territoriali come le Comunità Montane, i Parchi o i consorzi di promozione territoriale come i Gal.”
    Le corse turistiche sempre sold-out, un anno di attività “abortita” – per la inopinata chiusura della tratta – con le scuole in viaggio sulle ALN688 sempre piene, dimostrano che rivitalizzare e ripristinare una tratta ferroviaria “scarsamente utilizzata” – che con nuove prospettive e miglior impiego di risorse, potrebbe sostenere attività turistiche ed economie locali – è una azione politica su cui investire. Insomma una buona idea per l’Irpinia. Dove sono i nostri rappresentanti ? Non è che dispiace che l’idea non sia stata praticata sotto un cappello politico?

  134. 136 Pietro Mitrione 26/06/2012 alle 7:36 pm

    Trasporti, D’Amelio: Vetrella non conosce l’Irpinia
    La consigliera regionale del Pd solidarizza con Mitrione

    a cura della redazioneMartedì, 26 Giugno 2012
    La consigliera del Partito Democratico Rosa D’Amelio interviene in merito alle dichiarazioni fatte dall’assessore ai trasporti Sergio Vetrella . «La nostra provincia – commenta D’Amelio – è la sola a non avere più collegamenti con il capoluogo campano. I trasporti versano ormai in uno stato pietoso. L’Assessore Vetrella parla senza ad avere cognizione di come è strutturata l’Avellino – Rocchetta».
    «La ferrovia Avellino – Rocchetta Sant’Antonio –prosegue- per una lunghezza di120 km collega Avellino con la zone interne dell’Irpinia, toccando anche alcuni comuni in provincia di Potenza è una tratta di interesse storico. Non si può pensare che una provincia solo perché conta un numero esiguo di abitanti possa essere penalizzata su ogni cosa. I cittadini irpini non sono cittadini di una categoria inferiore. Vetrella, non può, dunque, continuare ad ignorare l’Irpinia. A Pietro Mitrione va tutta la mia solidarietà e l’impegno a sostenere le battaglie per i trasporti».

  135. 137 Pietro Mitrione 26/06/2012 alle 7:39 pm

    Avellino-Rocchetta, Viscido: “Vetrella chieda scusa all’Irpinia”
    martedì 26 giugno 2012
    “Vetrella deve chiedere scusa all’Irpinia, sia sulla linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio
    che agli operai dell’Irisbus. L’Assessore Vetrella non può arrivare e dare lezioni a chi crede sul
    proprio territorio e a chi lotta per il proprio posto di lavoro”. A parlare è Roberto Viscido, coordinatore
    dell’associazione “Prima Persona”, che commenta aspramente le dichiarazioni rilasciate
    dall’assessore regionale ai Trasporti in merito alla tratta ferroviaria e all’Irisbus: “Lui sostiene –
    continua – che sono “quattro stupidi” a lottare e credere nella riapertura della linea ferroviaria
    Avellino-Rocchetta, ma all’assessore ricordo che c’è stato un Consiglio provinciale ad hoc così come
    vari consigli comunali (tra questi quello di Avellino) che hanno chiesto la riattivazione della linea! A
    questo aggiungo la nota del Vice Presidente del Parlamento Europeo On. Gianni Pittella e la risposa
    dell’ad delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti dove ha espresso tutta la disponibilità ad incontri per
    la riattivazione della linea che l’attuale Giunta regionale, o meglio, l’attuale assessore ai trasporti ha
    voluto sospendere il servizio non rinnovando il contratto con RFI, sostenendo che è una linea ha
    costi abnormi e che non conveniva mantenerla. Inoltre, sempre l’assessore Vetrella, sostiene che
    detta linea si può fare un ragionamento di sviluppo turistico ma non è una sua delega. Ora, voglio
    ricordare all’assessore Vetrella innanzitutto che l’assessorato non è il SUO ma bensì della Regione
    Campania, inoltre, vorrei spiegare all’assessore che, prima di non rinnovare il contratto con RFI,
    poteva benissimo chiedere all’assessore al turismo e alle forze politiche e sociali della Provincia di
    Avellino, di fare il punto su come far rimanere la linea attiva proponendo, cosa che sia l’associazione
    Prima Persona ma soprattutto In Loco Motivi stanno sostenendo da tempo! Altro che fare ora le
    lezioni o le morali. Voglio inoltre ricordare al Vice Presidente della Giunta regionale Giuseppe De Mita
    che, il giorno dopo che l’amministratore delegato di Fs ha risposto al Vice presidente Pittella, ho
    chiesto un incontro per poter affrontare su come riattivare la linea in questione ma, ad oggi, siamo
    ancora in attesa! E’ inaccettabile che le Ferrovie dello Stato rispondono immediatamente dando la
    piena disponibilità e, per tutta risposta non si riesce ad organizzare un tavolo di concertazione che
    porti a risollevare l’Alta Irpinia con un progetto di sviluppo turistico che va a coinvolgere tutta la
    Provincia! Il Vice Presidente De Mita batta un colpo! Sulla questione Irisbus, sempre l’assessore
    Vetrella, delude ancora gli operai scaricando le responsabilità sul Governo. Anche qui voglio
    ricordare all’assessore che le difficoltà dell’Irisbus nascono da quando vi era un governo nazionale di
    centro destra ma non voglio fare questa polemica, piuttosto vorrei che Vetrella prendesse atto che
    esiste la Conferenza Stato-Regioni e che, nella sua alta carica di assessore regionale può dialogare
    tranquillamente con il Governo nazionale, senza scaricare sui lavoratori tale responsabilità! Le intese
    si fanno tra Regione e Governo e lui dovrebbe avere tutti gli strumenti per poter fare ciò!! Possibile
    che si riesce a portare il caso Irisbus all’attenzione del Parlamento Europeo e del Presidente della
    Commissione Europea Barroso, appello lanciato da Pittella e accolto da tutti e dico tutti i parlamentari
    europei italiani e l’Assessore Vetrella non riesce a sottoporre, prima la governo Berlusconi ed ora al
    Governo Monti, il dramma dei lavoratori di una azienda così importante della nostra provincia!
    Parlamento Europeo, Provincia di Avellino, Amministrazioni comunali… come dire, chi vive il dramma
    del lavoro e chi lotta per il futuro e lo sviluppo dell’Irpinia sono più di quattro stupidi, e se Vetrella
    considera così il popolo Irpino, sono fiero di essere stupido”

  136. 138 Pietro Mitrione 27/06/2012 alle 9:17 pm

    La logica dell’assessore Sergio Vetrella per l’Irpinia: siete 4 gatti

    In questi mesi la grande problematicità dell’alta capacità nella nostra Irpinia ha monopolizzato l’attenzione di tutti. Nonostante la roboante polemica fra regione Campania, Governo, RFI e forze politiche/sindacali della nostra provincia ancora oggi non sappiamo se questa grande opera di infrastrutturazione interesserà il territorio avellinese, con la costruzione della stazione Ufita nei pressi di Grottaminarda, o sarà solo un passante ferroviario che eviterà ogni idea di programmazione per lo sviluppo sociale ed economico di questa parte interna della Campania. In attesa che questo avvenga e se avverrà, l’intero sistema su ferro della nostra Provincia viene smantellato o ridimensionato. Avellino città continua a non avere più un collegamento ferroviario con Napoli, Ariano irpino viene cancellata dal traffico locale su ferro e la stazione di Avellino rischia di scomparire dalla geografia ferroviaria nazionale. Sembra che stia imperversando una smania distruttrice dell’esistente basata solo e solamente sull’indice di frequentazione dei mezzi pubblici sia su gomma che su ferro dimenticando che la nostra realtà è fatta di piccole comunità per la maggior parte di montagna. Eppure proprio in questi giorni un grande evento ha attirato l’attenzione della pubblica opinione: la riapertura della funicolare di Montevergine, in occasione del riposizionamento del quadro sacro nel suo alloggiamento originario, dopo un periodo di restauro. Alla presenza, come suol dirsi in questi casi, delle maggiori autorità civili, militari e religiose, questa occasione è stata festeggiata con grande enfasi. E’ stata anche l’occasione per l’assessore regionale ai trasporti, Sergio Vetrella, di relazionare sulla problematicità del settore trasporti nella nostra provincia. La sua logica “del siete 4 gatti” l’ha fatta da padrone per cui sull’alta capacità si sono dette tante fesserie e che “stupidi idealisti” stanno conducendo una battaglia inutile per far riaprire la ferrovia Avellino-Rocchetta, sparando cifre astronomiche per riattivarla. Vetrella, oltre ad essere un rozzo politico, è anche un bugiardo quando afferma che ci vogliono centinaia di milioni per riaprirla. Lo stesso Moretti, A.D delle Ferrovie dello stato, in risposta al vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella, ha riferito una cifra di gran lunga inferiore ma, a nostro avviso, anch’essa forzata .La tratta in questione è chiusa solo da un anno per cui basta un modestissimo intervento economico per riattivarla e non svariati milioni. Questo assessore è lo stesso che appena qualche mese fa stava per far chiudere la stazione ferroviaria di Avellino dopo aver chiuso la ferrovia Avellino-Rocchetta, di cui mena vanto, quasi da meritare una medaglia. Eppure ancora qualche giorno è stato riproposto il progetto: “LA VIA DEL VINO E DEI CASTELLI DELL’IRPINIA VERDE” che vede la bistrattata ferrovia Avellino-Rocchetta al centro di questo programma avallato dall’Europa con fondi “PAIN-FAS”. Come tutte le cose irpine questo progetto corre il rischio di “deragliare” in quanto la politica non riesce a dare esecutività al progetto per meri calcoli elettoralistici. Un progetto nato per 36 comuni è stato gonfiato a dismisura per favorire la logica degli “amici degli amici” tale da “impastoiare l’intera procedura. Scandalosamente in tutta questa vicenda tacciono, in questo caso veramente da stupidi, gli artefici di questo inghippo: eppure un progetto di 110 milioni meriterebbe un’attenzione pari a quanto sta accadendo per la elaborazione della “banda larga”. Invece, sembra che una guerra fra bande, scusate il bisticcio di parole, stia minando le basi di questa idea. E’ trascorso quasi un anno da quando i Consigli comunale e provinciale di Avellino votarono, anch’essi stupidamente, per dirla alla Vetrella, all’unanimità un ordine del giorno per mantenere in vita la tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta, a partire dalla riapertura dell’anno scolastico 2011-12, come elemento di grande valore storico da inserire nel piano di sviluppo provinciale, addirittura! Negli stessi o.d.g. i consigli sollecitavano, ancora a loro insaputa stupidamente, i rispettivi numero uno: Galasso e Sibilia, a favorire lo sblocco dei finanziamenti del progetto: “LA VIA DEL VINO E DEI CASTELLI DELL’IRPINIA VERDE” di cui alla delibera regionale 1336 del 31 luglio 2009. Questi proponimenti furono scritti, purtroppo, sull’acqua e come è successo per tante altre questioni attinenti la nostra provincia: ospedali, scuole, trasporti, tribunali, sappiamo come è andata a finire: siete 4 gatti e perciò dovete e potete subire!. Anche in questo caso i fondi corrono il rischio di andare persi e reinvestiti altrove. La stessa logica dei siete “4gatti” si sta imponendo anche per l’Alta Capacità per cui alla fine l’AC sarà per l’Irpinia una chimera. Ancora una volta rivolgiamo un caloroso appello a quanti tengono per il nostro territorio: la ferrovia Avellino Rocchetta è oggi una casa disabitata e non è possibile che si stia riducendo alla malora. E’ diventata una tratta che vede ridotti all’obsolescenza i suoi impianti (la nostra ha dotazioni di sicurezza molto recenti) in quanto non vengono utilizzati né verificati giornalmente. Diventa, perciò, fondamentale che venga usata anche da pochi treni, ma che sia UTILIZZATA al minimo, in prospettiva di tempi migliori. Si potrebbe immaginare, in via sperimentale, la sua riapertura almeno fino a Calitri o a Lioni dove è possibile integrare ferro e gomma in un unico posto. Questa proposta è realizzabile solo in presenza di una tenacissima e ferrea volontà di TUTTI (popolazione e amministratori specialmente dell’alta Irpinia) altrimenti difficilmente si potrà risolvere positivamente la questione.
    Su questo incombe la presenza supponenete dell’assessore Vetrella la cui pericolosità per noi irpini è pari alla sua tracotanza che rasenta la cofanaggine, stante il linguaggio usato anche nei confronti della lotta degli operai dell’IRISBU nelle sue dichiarazioni alla stampa e alle tv locali in occasione della riapertura della funicolare di Montevergine.
    Fortunatamente qui da noi in Irpinia resistono ancora tanti gruppi di “stupidi idealisti” che lottano disinteressatamente per il proprio territorio, fatto di “4gatti”, a ricordare che non si è più disponibili a subire ulteriori scippi dettati da una logica miserevolmente ragionieristica che denota una profonda ignoranza delle “cose” irpine. Quanto all’assessore Vetrella pretendere le sue scuse sarebbe come chiederle ad un megalomane per cui…..lasciamo perdere!!

  137. 139 Pietro Mitrione 28/06/2012 alle 3:38 pm

    ‎6400 secondo gli ultimi dati. La previsione è di arrivare a 10 mila nel 2020. Non si tratta di statistiche della crescita, bensì dei chilometri della nostra rete ferroviaria in progressiva dismissione. Nel 2011 ne sono scomparsi 600, e nel 2012 quasi altrettanto se non di più. Non c’è da esserne fieri, forse c’è da vergognarsi, questo sì. Di fronte alle chiusure un tempo si reagiva con grandi manifestazioni che chiamavano a corteo intere cittadinanze, sindaci in testa, proteste e articoli di giornali a fiotti. Oggi quasi non se ne parla. Soprattutto pochi reagiscono, a parte qualche associazione di appassionati. C’è rassegnazione o, peggio, indifferenza, pericolo ancora più grave, come soleva dire Antonio Gramsci che gli indifferenti alle cose proprio non li sopportava. E chi ha in potere di fare e disfare agisce indisturbato. Per lo più disfa un patrimonio di strade ferrate costruito con acume e lungimiranza dalle nostre generazioni passate. (dall’introduzione di Albano Marcarini al volume Ferrovie delle Meraviglie, 2012)

  138. 140 avellinorocchetta 05/07/2012 alle 3:41 pm

  139. 141 avellinorocchetta 06/07/2012 alle 8:23 am

    Venerdì 6 luglio tutto il sindacato regionale dei trasporti ha proclamato lo sciopero generale in Campania di 4 ore. Una decisione presa per contrastare le decisioni adottate dall’ineffabile assessore regionale ai trasporti Sergio Vetrella in materia di tagli al Trasporto Pubblico Locale. Questo assessore sta distruggendo l’intero sistema trasportistico regionale, in particolare quello su ferro. In questo comparto la nostra Provincia mostra tutti i suoi limiti: Avellino non ha più un collegamento con Napoli, Ariano, la seconda città dell’Irpinia, è scomparsa dalle relazioni ferroviarie sulla dorsale Benevento-Foggia, i servizi sulla tratta per Salerno e Benevento sono stati ridotti al minino e l’intera tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta è stata cancellata da oltre un anno: una falcidia. L’intera Irpinia corre il rischio di scomparire dalla geografia ferroviaria italiana. Tutto questo avviene con la complicità silente delle istituzioni preposte alla sviluppo economico della nostra Provincia, le uniche a dover e poter programmare un sistema di trasporto pubblico efficiente ed efficace. Di questo silenzio non c’è da esserne fieri, forse c’è da vergognarsi, questo sì. Di fronte alla dismissione di questo patrimonio ferroviario un tempo si reagiva con grandi manifestazioni che chiamavano a corteo intere cittadinanze, sindaci in testa, proteste e articoli di giornali a fiotti. Oggi quasi non se ne parla. Soprattutto pochi reagiscono, a parte qualche associazione di appassionati. C’è rassegnazione o, peggio, indifferenza, pericolo ancora più grave, come soleva dire Antonio Gramsci che gli indifferenti alle cose proprio non li sopportava. E chi ha in potere di fare e disfare agisce indisturbato: Vetrella docet!. Per lo più disfa un patrimonio di strade ferrate costruito con acume e lungimiranza dalle nostre generazioni passate.
    Con questo spirito l’associazione in_loco_motivi aderisce alla proclamazione di questo sciopero ed invita i tanti “stupidi idealisti, come ci considera questo “strano” assessore Vetrella, a partecipare alle iniziative indette da tutto il sindacato dei trasporti.

  140. 142 avellinorocchetta 12/07/2012 alle 8:51 am

    ho letto con profondo rammarico le vostre dichiarazioni alquanto offensive nei riguardi dei ragazzi del gruppo Amici della Ferrovia Avellino-Rocchetta-In_Loco_Motivi; io vivo in Puglia e in qualita’ di presidente dell’ Associazione Amici delle Ferrovie del Mediterraneo, sono fiero di essere anch’io assieme ai membri del gruppo, uno stupido idealista, dal momento che anche noi auspichiamo la riapertura della tratta in questione, e come me sparsi in tutta Italia ci sono tanti altri stupidi idealisti che vorrebbero riveder sferragliare il treno irpino. Come certamente sapra’, i ragazzi guidati da
    Mitrione a cavallo del biennio 2009-2010 hanno organizzato innumerevoli treni turistici nel weekend, attirando gente anche da fuori regione, persino dal Centro-Nord; ci hanno messo tanta passione e tanto amore per il loro territorio, trascurando i rispettivi affetti e le proprie famiglie per organizzare quegli eventi che hanno riscosso un enorme successo; aggiungo, la linea non lo consentiva altrimenti ogni weekend sarebbero stati molti di piu’ i passeggeri trasportati. La invito a fare un passo indietro ed a scusarsi pubblicamente con loro, la vostra assessore e’ stata un’ uscita davvero infelice
    ed evitabilissima, non aveva alcun diritto di offenderli. Lei suggerisce (e qui mi trova d’ accordo) un’ iniziativa di carattere imprenditoriale per recuperare la ferrovia Avellino-Rocchetta…beh arrivati a questo punto l’ unico ente che puo’ salvare questa bellissima tratta e’ la provincia di Avellino. Occorrono nell’ immediato due milioni e mezzo di euro per rendere nuovamente fruibile la linea, in seguito altri 10 per il consolidamento di gallerie e ponti. Chiaramente l’ amministrazione provinciale irpina non potrebbe mai accollarsi
    totalmente gli oneri economici per il ripristino della tratta, per questo
    occorre procedere nel seguente modo:
    dei due milioni e mezzo di euro necessari per la riattivazione della tratta (seppur con marcia a vista in diversi tratti), 750 mila sarebbero stanziati dalla provincia di Avellino, altri 500 mila attraverso il contributo degli assessorati al turismo delle regioni di Campania (125 mila), Basilicata e Puglia, dalla provincia di Potenza e da quella di Foggia, e da tutti i comuni serviti dalla linea; mancano all’ appello 1.250.000 euro, ed e’ qui che entrerebbero in ballo
    gli imprenditori e le strutture ricettive dislocate lungo la tratta, con dei
    contributi a mo’ di sponsorizzazione; le Associazioni ferroviarie farebbero la loro parte, ed infine con il contributo dei cittadini attraverso un azionariato popolare si riuscirebbe a raggiungere la cifra necessaria. Una volta sistemata l’ infrastruttura potrebbero riprendere i treni del weekend organizzati dal gruppo In_Loco_MOTIVI, mentre nei giorni feriali spazio ai treni delle scolaresche e perche’ no a deiconvogli charter per i Laghi di Monticchio o del
    Laceno, per le Cascate di San Fele, o dei treni di pellegrini per il santuario di San Gerardo a Materdomini. Come accennavo prima, servirebbero altri 10 milioni di euro per la messa in sicurezza dell’ infrastruttura, per ottenerli la provincia di Avellino dovrebbe richiedere un mutuo, cosi come gia fatto da altri enti in precedenza (vedi Calabria per salvare le ex ferrovie Calabro-Lucane. Tutti gli enti sopracitati (compresi cittadini ed aziende) continuerebbero a contribuire economicamente ogni anno per la manutenzione
    ordinaria della linea a cura di RFI. In seguito, occorre organizzare un
    incontro con le aziende che si affacciano lungo la tratta per discutere di un eventuale ripristino del traffico merci, l’ Impresa Ferroviaria pugliese GTS Rail da me contattata tempo fa, si e’ detta disponibilissima a creare un proprio hub in quel di Avellino, l’ importante e’ che le linee in questione siano opportunamente riqualificate. Al momento il ritorno dei treni in servizio ordinario sarebbe pura utopia, ma con la linea sistemata e consolidata come si
    deve, nulla toglie che il Consorzio Ferrovie di Puglia di prossima
    costituzione da parte dell’ amministrazione regionale Pugliese, possa rilevare i servizi ferroviari ordinari sulla linea in questione attraverso una gara d’ appalto. Assessore, la invito a valutare attentamente questo documento, e a non chiamarsi fuori dal progetto di recupero della tratta, troppo comodo chiudere e lavarsene definitivamente le mani, segua l’ esempio dell’ assessore pugliese Minervini, ha chiuso la ferrovia Rocchetta-Gravina, ma si sta impegnando per un suo recupero per scopi turistici. Nell’ attesa di un vostro riscontro, unito alle scuse ufficiali ai ragazzi del gruppo In_Loco_Motivi in primis, e poi a tutta la comunita’ irpina, colgo l’ occasione per porgervi cordiali saluti,
    Giuseppe Terruli,
    Associazione Amici delle Ferrovie del Mediterraneo

  141. 143 Pietro Mitrione 19/07/2012 alle 10:20 pm

    http://www.tusinatinitaly.it/article_print.php?IDnews=7675

  142. 144 Pietro Mitrione 19/07/2012 alle 10:20 pm

    Dopo tanti sussurri, sbadigli e urla, la verità è venuta a galla: la Regione Campania ha dovuto modificare la sua proposta di cancellare il tracciato ferroviario ad A/C in Irpinia che avrebbe consentito la realizzazione della stazione ferroviaria in valle Ufita. Con i soliti toni propagandistici è stato comunicato che la giunta regionale, finalmente, aveva adottato una nuova delibera con la quale si afferma la costruzione della stazione per il passaggio del treni ad A/C nel territorio irpino. Ancora una volta, detta così, sembrerebbe una ennesima presa d’atto di una decisione da tempo affermata ma contraddetta da decisioni infelici della giunta Caldoro. A nostro avviso si tratta invece dell’ennesima furbata in quanto tutto viene rinviato ad una futuro sviluppo economico di quel territorio che, considerato la lunghezza temporale dell’intervento e della scarsezza di risorse economiche necessarie, consente di pensare ad uno scenario dove peseranno fortemente le capacità politiche di programmazione economiche per il meridione. A tal proposito vale la pena citare quanto ha affermato lo stesso assessore ai trasporti della Regione Campania, Sergio Vetrella, : quest’opera così costosa e lunga ha una sua valenza se in quelle zone c’è possibilità di sviluppo non solo in termini di passeggeri ma anche in termini commerciali. E qui ritorna la logica “vetrelliana del siete 4gatti” che ostinatamente applica per noi irpini. Così messa ed anche alla luce dello smantellamento di quel poco di industria e terziario esistente in Irpinia è facile immaginare quello che potrà accadere per la realizzazione dell’AC in Valle Ufita! Questo assessore è lo stesso che, dopo aver chiuso la ferrovia Avellino-Rocchetta, l’annullamento di ogni collegamento ferroviario pendolare sulla linea Benevento-ARIANO-Foggia, la riduzione dei servizi ferroviari fra Benevento –Avellino e Salerno con la conseguente minaccia di chiusura della stazione ferroviaria di Avellino, che vede azzerato ogni collegamento su ferro con Napoli, aveva tentato la modifica del tracciato che di fatto escludeva la nostra Provincia dall’alta capacità proponendo di tornare alla prima soluzione ipotizzata da RFI, ovvero un tracciato diretto, in massima parte interrato tra le due stazioni di APICE e ORSARA, al fine di ridurre i tempi di percorrenza, i costi ed i tempi di realizzazione. La nuova delibera non basta a sanare quell’infamia che si stava perpetrando contro l’Irpinia occorre un deliberato dell’intero consiglio regionale che definisca in modo inequivocabile la realizzazione della stazione ferroviaria per i treni ad A/C in Valle Ufita e che renda operativo l’utilizzazione dei 57 milioni di euro già disponibili per effettuare gli studi di fattibilità. E’ questo l’appello che rivolgiamo ai politici del nostro territorio che il 19 luglio si ritroveranno presso la sede del Consiglio Provinciale di Avellino per discure di ALTA CAPACITA’. Questo è quanto, il resto è solo rabbia e delusione per le continue beffe che l’Irpinia sta subendo.

  143. 145 Pietro Mitrione 20/07/2012 alle 3:55 pm

    Alta Capacità, Mitrione: «La Regione elimini gli equivoci»

    Avellino 17:26 | 19/07/2012
    AVELLINO – «Dopo tanti sussurri, sbadigli e urla, la verità è venuta a galla: la Regione Campania ha dovuto modificare la sua proposta di cancellare il tracciato ferroviario ad A/C in Irpinia che avrebbe consentito la realizzazione della stazione ferroviaria in valle Ufita. Con i soliti toni propagandistici è stato comunicato che la giunta regionale, finalmente, aveva adottato una nuova delibera con la quale si afferma la costruzione della stazione per il passaggio del treni ad A/C nel territorio irpino. Ancora una volta, detta così, sembrerebbe una ennesima presa d’atto di una decisione da tempo affermata ma contraddetta da decisioni infelici della giunta Caldoro. A nostro avviso si tratta invece dell’ennesima furbata in quanto tutto viene rinviato ad un futuro sviluppo economico di quel territorio che, considerato la lunghezza temporale dell’intervento e della scarsezza di risorse economiche necessarie, consente di pensare ad uno scenario dove peseranno fortemente le capacità politiche di programmazione economiche per il meridione».

    E’ quanto sostiene Pietro Mitrione dell’associazione Inloco_motivi.
    «A tal proposito – prosegue Mitrione – vale la pena citare quanto ha affermato lo stesso assessore ai trasporti della Regione Campania, Sergio Vetrella, : quest’opera così costosa e lunga ha una sua valenza se in quelle zone c’è possibilità di sviluppo non solo in termini di passeggeri ma anche in termini commerciali. E qui ritorna la logica “vetrelliana del siete 4gatti” che ostinatamente applica per noi irpini. Così messa ed anche alla luce dello smantellamento di quel poco di industria e terziario esistente in Irpinia è facile immaginare quello che potrà accadere per la realizzazione dell’AC in Valle Ufita! Questo assessore è lo stesso che, dopo aver chiuso la ferrovia Avellino-Rocchetta, l’annullamento di ogni collegamento ferroviario pendolare sulla linea Benevento-ARIANO-Foggia, la riduzione dei servizi ferroviari fra Benevento –Avellino e Salerno con la conseguente minaccia di chiusura della stazione ferroviaria di Avellino, che vede azzerato ogni collegamento su ferro con Napoli, aveva tentato la modifica del tracciato che di fatto escludeva la nostra Provincia dall’alta capacità proponendo di tornare alla prima soluzione ipotizzata da RFI, ovvero un tracciato diretto, in massima parte interrato tra le due stazioni di APICE e ORSARA, al fine di ridurre i tempi di percorrenza, i costi ed i tempi di realizzazione.
    La nuova delibera non basta a sanare quell’infamia che si stava perpetrando contro l’Irpinia occorre un deliberato dell’intero consiglio regionale che definisca in modo inequivocabile la realizzazione della stazione ferroviaria per i treni ad A/C in valle Ufita e che renda operativo l’utilizzazione dei 57 milioni di euro già disponibili per effettuare gli studi di fattibilità. E’ questo l’appello che rivolgiamo ai politici del nostro territorio che il 19 luglio si ritroveranno presso la sede del Consiglio Provinciale di Avellino per discure di ALTA CAPACITA’. Questo è quanto, – conclude Mitrione – il resto è solo rabbia e delusione per le continue beffe che l’Irpinia sta subendo».

  144. 146 Pietro Mitrione 02/08/2012 alle 8:15 am

    L’alta capacità, la galleria, la Zuegg e … la ferrovia Avellino-Rocchetta
    Dalla stampa locale abbiamo appreso due notizie che apparentemente sembrano distinte e distanti. La prima si riferisce alla firma del contratto istituzionale di servizio presso il ministero dei trasporti tra il ministro Barca ed i governatori della PUGLIA, della BASILICATA e della CAMPANIA che dovrebbe mettere fine alla querelle per la costruzione della linea ferroviaria ad Alta Capacità fra Napoli e Bari con la realizzazione della stazione Hirpinia in Valle Ufita. La seconda ci informa dell’inizio dei lavori per la messa in sicurezza, dopo tante proteste e con colpevole ritardo, della galleria Serra dell’Ofantina bis che conduce al nucleo industriale di San Mango che potrebbero causare la sospensione dell’attività dello stabilimento Zuegg a causa delle difficoltà di poter approvvigionare quello stabilimento della materia prima necessaria alla sua produzione. Queste due notizie raccontano del territorio irpino che riponeva e ripone nella realizzazione di infrastrutture la possibilità di garantire le condizioni indispensabili per lo sviluppo economico e sociale delle sue popolazioni. Questo assunto trova nella realizzazione della stazione Ufita la piena prospettiva di poter fruire di una ferrovia all’altezza dei tempi: persone e cose che vengono trasportate in tempi veloci con innegabili vantaggi sulla qualità della vita delle persone e della migliore collocazione sui mercati delle merci. Sembra di rileggere le considerazioni che Francesco de Sanctis ci ha lasciato in un brano nel suo scritto “un viaggio elettorale” : . La linea ferroviaria, infatti, arrivò nel 1895 e segnò una tappa importante per superare l’isolamento che contraddistingueva le contrade dell’Alta Irpinia. La ferrovia divenne un mezzo di trasporto agevole per i prodotti agricoli del territorio, ma amaro per migliaia di uomini: non è immaginabile il numero di emigranti che l’hanno percorsa per raggiungere le terre europee o d’oltreoceano da cui inviavano quelle rimesse di danaro che contribuivano a risollevare la situazione economica di queste zone e, in generale, con i depositi postali, a finanziare tante opere pubbliche italiane. Quella sua ferrovia, la Avellino-Rocchetta, oggi sta morendo mentre a pochi metri dai suoi binari una grande fabbrica, la Zuegg, costruita in quel luogo grazie alla utilizzazione di quei binari corre il rischio di fermare la sua attività perché non c’è alternativa stradale per rifornirla di materia prima. Sembra che l’arcaico, destinato a morire, si stia per prendere una rivincita sull’imbecillità dei politici che con la logica dei tagli lineari sta desertificando la nostra Irpinia. Nel nucleo industriale di San Mango, dove è allocata la Zuegg, fu costruito nel dopo-terremoto l’unico raccordo ferroviario a servizio delle industrie. In un territorio, ad alto rischio sismico ed idrogeologico, è bastata la necessità di dover chiudere per pochi giorni un tratto stradale per mettere in crisi un apparato industriale. Le scelte degli anni trascorsi sono state fatte dalla politica che ha privilegiato un sistema affidato per la maggior parte alla gomma relegando la ferrovia, specialmente quella meridionale, a livelli assolutamente marginali. Basti pensare che appena il 9% delle merci è trasportato su ferrovia. Non è un paese civile quello che vede la metà del suo territorio privo di valide infrastrutture ferroviarie e che sta distruggendo una fitta rete di ferrovie “minori” diventate tali dalla smania “imbecille” di tagliare a tutti i costi. Speriamo che le considerazioni di Francesco de Sanctis restino di insegnamento per quelli che oggi stanno decidendo per la costruzione dell’alta capacità fra Napoli e Bari e, anche, per quelli che, vergognosamente, hanno condannato a morte la storica Avellino-Rocchetta.
    Pietro Mitrione

  145. 147 Pietro Mitrione 16/08/2012 alle 5:01 pm

    A proposito di ferrovie

    08/08/2012
    I binari anneriti del serpentone di ferro, che si distende sinuoso tra la fitta boscaglia della vegetazione a ridosso dell’Ofanto, sono stati, per oltre un secolo, l’unico asse di comunicazione per l’Irpinia. Dell’Avellino-Rocchetta ormai non se ne parla quasi più, se non per l’irriducibile impegno di qualche associazione che continua a battersi per il ripristino della linea, e così della storica tratta ferroviaria sembra restare soltanto lo scolorito ricordo di una fotografia d’epoca, in bianco e nero, soprattutto ora che la provincia di Avellino avrà finalmente la sua Alta Capacità ferroviaria, segno di una modernità che certamente non può contendere il posto a ciò che va riconvertito in altra direzione, e non mandato in pensione.
    Per l’Avellino-Rocchetta, invece, da qualche tempo è stato intonato il requiem, in nome di una fin troppo facile razionalizzazione che considera “ramo secco” quello che invece potrebbe rappresentare il “tronco” di un nuovo sviluppo, un’idea nella quale però fin ora hanno creduto non in molti. La strada ferrata a un solo binario, che tradisce velocità di altri tempi, percorre quel fascinoso paesaggio desanctisiano del noto viaggio elettorale che qualcuno ha pensato di farne un parco letterario come attrattiva del territorio, dedicato al grande critico e politico di Morra, vocato com’è a un plausibile sviluppo turistico-culturale che però tarda a realizzarsi. Per De Sanctis, come per Fortunato, Mancini, e altri ancora, la ferrovia Avellino-Rocchetta rappresentava, dopo la formazione dello Stato unitario, l’integrazione nel tessuto nazionale, e forse ancor più la penetrazione nelle zone interne e dunque lo sbocco sulle coste dell’Adriatico, del Tirreno, dello Jonio.
    L’Avellino-Rocchetta ha sempre offerto forti suggestioni legate alla storia della sua nascita, al suo tragitto, che evoca il viaggio desanctisiano in uno scenario paesaggistico, oggi profondamente trasformato ma ricco di testimonianze storiche e archeologiche. La ferrovia è stata soprattutto testimone delle difficili condizioni di vita delle popolazioni dell’Alta Irpinia, che non più di un trentennio fa era ancora fortemente soggiogata da una profonda arretratezza e da una povertà di cui si vorrebbe rimuoverne la memoria e che invece ritorna aggressiva, in altre forme, ad affliggere una terra dove l’unica possibilità di accesso al futuro è stata, e purtroppo continua ad essere, il “passaggio obbligato” dell’emigrazione, l’esodo “biblico”, di massa, che rimanda a immagini di vagoni carichi di speranza diretti verso il Nord, la terra promessa.Qualcuno, in verità più di qualcuno, continua a sostenere caparbiamente che questo segmento dismesso di strada ferrata di un Sud tanto interno quanto ancora disagiato non ha ancora esaurito il proprio compito, in un territorio oggi come oggi stretto tra “desertificazione umana” e disoccupazione in costante aumento che rischiano di aggravare pesantemente “la crisi nella crisi” dell’Irpinia.
    Da tratta ferroviaria commerciale e con scopi di mobilità sociale a linea ferroviaria turistica, sui binari, oggi fermi, dell’Avellino-Rocchetta, attraverso quelle che rimangono disagiate aree interne dell’Appennino meridionale, in quella “regione ofantina” della quale non si è ancora colta “l’opportunità storica” con le tante connessioni al tema centrale dello sviluppo, non si snodano soltanto cento anni di storia civile, ma ha corso e deve continuare a “correre” l’impegno di un contributo a quella “questione meridionale” oggi viva più che mai, per una ricerca di soluzioni che archivino definitivamente l’ormai anacronistica stagione dei dualismi, delle contrapposizioni, degli egoismi territoriali e delle spinte metropolitane.

  146. 148 Pietro Mitrione 20/08/2012 alle 4:38 pm

    Alla fine del mondo c’è un trenino, e la fine del mondo è a Ushuaia capitale della Tierra del Fuego, lembo estremo dell’Argentina; in quella terra i venti australi che smorzavano sulle rive il ‘Fuego’ degli antichi indigeni si infrangono impetuosi su El Perito Moreno, il ghiacciaio in movimento dalle scogliere bianche e azzurre, come l’acqua agitata dello stretto di Magellano tra il Pacifico e l’Atlantico, o come le crespe del mare aperto e insidioso del capitano Francis Drake, tra Capo Horn e l’Antartide.
    El Tren del Fin del Mundo dalla Prigione della Recidiva di Ushuaia trasportava i carcerati all’accampamento di disboscamento, dove prendevano legna per la cucina ed il riscaldamento del presidio durante tutto l’anno; per questo lo chiamavano anche il convoglio dei carcerati. Chiusa la prigione, il treno non ha smesso di sbuffare, lo fa ancora oggi, trasportando con evidente fatica turisti alla cascata de La Macarena, su ponti traballanti ma incrollabili come la fede dei viaggiatori, tra distese di sphagnum e di turbal, muschio ed erbe verdissime, sullo sfondo di montagne innevate.
    La corsa costa poco e dura due ore. El Tren del Fin del Mundo sono pochi vagoni, elegantemente ristrutturati, e non ha nemmeno pretesa di essere catalogata ‘ferrovia’. La ferrovia più a sud del mondo invece si chiama la Tronchita, è in Patagonia, e la Patagonia viene appena prima della fine del mondo, che sta ad Ushuaja, 55° parallelo, dove il sole nel solstizio d’inverno non scende al di sotto dei 12 gradi sulla linea dell’orizzonte.
    La Tronchita è un treno vero, percorre molti chilometri, una settantina. Viaggia a scartamento ridotto e chi vi sale lo sa benissimo; non prende quel treno perché è più veloce del cavallo o del bus, oddio quello passa quando vuole, sicché ti sembra di essere in una città italiana e non a Esquel, nel distretto di Chubut, sempre in Argentina. Del resto un proverbio locale dice che “Sbrigarsi è il modo migliore per non arrivare, e hanno fretta solo quelli che scappano”.
    So per certo che Esquel è il nome di un meteorite caduto da quelle parti molto tempo fa, per il resto tre dizionari di spagnolo, né gli amici di Buenos Aires degli anni migliori della mia carriera giornalistica, mi hanno saputo mai tradurre perfettamente ‘Tronchita’: dovrebbe trattarsi di E’ un fatto che la larghezza tra un binario e l’altro è di 75 centimetri. In castigliano si dice ‘troncho de jamon’, fetta di prosciutto, ma da quelle parti non è buono né si trova facilmente. Vi si trova la ‘bacca di Maqui’; qui la vendono in capsule, là si trova in natura, anzi si può scendere dal treno e raccoglierla, riconoscibile per il colore viola scuro; è forse il prodotto più bello e importante di quella regione tra le più pulite e splendide del pianeta.
    Ricchissima di proprietà, vitamine A e C, antiossidante più di qualsiasi altro elemento ne raddoppia i valori nell’organismo, antinfiammatorio, fa dimagrire.
    La Bacca Maqui è molto più forte rispetto alla Bacca Acai, al Melograno e Mirtillo, perché ha più benefici e antiossidanti di tutti e tre combinati. Combatte il cancro e il diabete. La Tronchita è meno veloce di una lumaca, è l’armonia dello sferragliare del tempo, lo scorrere uguale di un fiume tra Rio Negro e Santa Cruz, tra la cordigliera andina e i bassipiani, è la visione della stazione sciistica La Hoya, delle greggi di merino che avanzano nelle sterminate tenute dei Benetton sugli antichi territori dei mapuche esiliati nelle riserve, o nelle fattorie di Cristopher Lambert, Silvester Stallone o Ted Turner. Da Esquel a El Maiten, dove si svolge in febbraio di ogni anno, da diciotto, la festa del treno a vapore, il viaggio è breve ma lungo, la tratta è corta e il tempo rallenta nei luoghi giusti, quelli dei libri di viaggio di Luis Sepulveda, di Bruce Chatwin, della Julia Saltzman che racconta leggende, una delle quali, del popolo tehuelche, vuole che i fiori siano nati per la prima volta in Patagonia.
    Non è il continente di appartenenza che unisce questi due treni ma il fatto che sono attrazioni turistiche non mezzi di trasporto, e la Tronchita è addirittura monumento nazionale. Ci sono venuti in mente dal passato remoto dei ricordi di inviato, pensando ad un ‘troncho’ a noi più vicino: la Avellino-Rocchetta Sant’Antonio.
    Potremmo rinominarla ‘la Rocheta’. La storia di questa ferrovia ha origini borboniche e rispondeva ad una strategia di trasporto avveniristica, già per questo è un attrattore culturale. Certo trasformarla in risorsa non è semplice, ma se esiste un treno alla fine del mondo qual è il motivo per cui non potrebbe esistere in Irpinia?
    Le valli della nostra ‘patagonia’ sono quelle del Calore, del Sabato e dell’ nella direzione opposta, certo dipende dal punto di osservazione, ma anche dalla predisposizione personale.
    E anche quel treno dal nome affascinante che portava a Rocchetta, che nessuno sapeva esattamente dov’era, era un mezzo speciale: con gli uomini trasportava le loro storie, e le storie dei loro paesi.
    Oggi, alla stregua del treno della fine del mondo o della Tronchita, potrebbe ricondurre alle vecchie storie passando sotto le gole dei malandrini, tra i vigneti della regione più fertile, dove fioriscono leggende e quel frutto magico che chiamano uva e dà, qui più che altrove, vino rosso aglianico e taurasi, bianco greco o fiano; anche questi prodigiosi e con proprietà straordinarie come la bacca Maqui della Patagonia, danno gioia e vigore e fanno sorridere chi è malinconico.
    Quel treno potrebbe arrivare fino ai giochi d’acqua di Monteverde, oppure raccordarsi con il mezzo gommato alla stazione sciistica del Laceno, che non è bello come La Hoya, ma pur fu chiamato dai tedeschi la gemma dell’Irpinia per quell’altopiano dove germogliano finanche orchidee. Quel treno, come quelli
    dell’emisfero australe, potrebbe essere utilizzato come vettore turistico, sulla base di un progetto mirato; invece rimane fermo nella stazione dell’indecisione, come accadde in Argentina per quei due treni. Dicono che gli esperimenti non hanno funzionato,ma qual è il mezzo migliore per viaggiare nella natiur?
    Il problema, forse, è che si è agito by doing e non by learning, in maniera episodica e non prendendo spunto dall’esperienza per rafforzarsi in un’idea e intorno ad essa creare la sinergia necessaria tra politica e imprenditoria turistica.
    Dicono che costi molto tenerla in vita, quella tratta leggendaria; la questione è il valore che diamo alle cose, non soltanto una esigenza di equilibrio tra costi e ricavi. Non molto tempo fa ho partecipato sull’argomento specifico ad un tavolo di discussione, dalla quale è saltata fuori l’idea di una greenway. Gli inglesismi
    hanno sempre una loro suggestione, ma nella prossima puntata proveremo a spiegare se e come una suggestione può diventare ipotesi di sviluppo, e se questa è sovrapponibile all’idea di una ‘Rocheta’ nella patagonia d’Irpinia.
    Salvatore Biazzo

  147. 149 Pietro Mitrione 24/08/2012 alle 4:36 pm

  148. 150 Pietro Mitrione 29/08/2012 alle 8:19 am

    L’iniziativa
    Un treno dall’Avellino che fu all’Avellino che sarà…
    Presentato l’ultimo album di Gargiulo alla stazione di Avellino. Mitrione: lasciateci gestire il giardino

    Alberto Nigro Martedì, 28 Agosto 2012
    Si sa che la suggestione gioca brutti scherzi. Eppure, mentre Gerardo Carmine Gargiulo cantava la sua “Avellino”, qualcuno ha giurato d’aver sentito uno strano odor di noccioline. Una suggestione, certo. Il luogo dell’esibizione di Gargiulo, poi, ci ha messo un bel po’ del suo: il giardino della stazione ferroviaria.
    Quello stesso luogo da cui partiva l’Espresso delle 21 diretto a Milano, dove sogni e speranze si scioglievano in un saluto dal finestrino. Dove le paure di chi era stato costretto ad emigrare si trasformavano in sorriso alla vista del cartello blu con su scritto Avellino. Un luogo che per decenni ha segnato i destini di migliaia di irpini, fissandosi nei loro occhi come l’ultima fotografia scattata in un’altra vita.
    Ed è proprio per salvare quel luogo che l’associazione in_loco_motivi, guidata da Pietro Mitrione, porta avanti la sua battaglia. Per restituirlo agli avellinesi prima che sia troppo tardi. Prima, cioè, che anche l’ultimo treno avrà smesso di percorrerne i binari.
    Questo, dunque, il senso dell’iniziativa odierna, organizzata grazie alla preziosa collaborazione del dj irpino Vinyl Gianpy. Riportare Gerardo Carmine Gargiulo alla stazione di Avellino in occasione della presentazione del suo nuovo album “Miti e Tabù”. Un amarcord che guarda al futuro, tra vecchie glorie mai dimenticate e nuove sfide da vincere. Un momento capace di unire divertimento e cultura, ma anche utile a rilanciare la battaglia per la salvezza della strada ferrata.
    Avellino, è bene ricordarlo, non ha più alcun collegamento con Napoli. Negli ultimi mesi, poi, sono state ridotte all’osso le corse che collegano a Benevento e Salerno. Per non parlare della soppressione dell’Avellino-Rocchetta che avrebbe potuto rappresentare un’ottima occasione sotto il profilo turistico. Insomma, la situazione è drammatica, ma non tutti hanno deciso di darsi per vinti.
    «Le difficoltà non mancano mai –ha sottolineato Gargiulo- e sia io che Mitrione sappiamo benissimo che i problemi non si risolvono dall’oggi al domani. Tuttavia, da buoni irpini siamo abituati a lottare e continueremo a farlo».
    Per cui la proposta che nei prossimi giorni sarà girata all’amministrazione comunale di Avellino: l’associazione in_loco_motivi chiede di poter gestire il giardino della stazione, uno spazio che negli anni ’60, ’70 e ’80 ha rappresentato il vanto di un intero quartiere.
    «Un quartiere –ha spiegato Mitrione-, quello di Rione Ferrovia, che sta perdendo la sua identità e che rischia di essere ricordato solo per l’Isochimica che sorge a poche centinaia di metri da qui. Recuperare il giardino della stazione, perciò, significherebbe anche dare un messaggio di vicinanza alla comunità».
    Insomma, non si tratta di una battaglia di tecnicismi: non si vuole semplicemente dimostrare che il ferro potrebbe essere più conveniente della gomma o che i soldi risparmiati dalla Regione con i tagli alle corse vengono poi spesi ugualmente per creare un’alternativa a quel servizio. E’ una battaglia culturale, che, qualora dovesse essere vinta, trascinerebbe l’Avellino che fu nell’Avellino che sarà, unendo storia e modernità. Un processo importante a cui tutti devono partecipare. E se la colonna sonora ce la mette Gargiulo, diciamoci la verità, non possiamo che esserne felici. Perché lo sanno anche i bambini: non sei un avellinese se non hai mai cantato “Avellino, Avellino, sento odor di noccioline…”.

  149. 151 Pietro Mitrione 29/08/2012 alle 8:41 am

  150. 152 avellinorocchetta 29/08/2012 alle 4:20 pm

    I “4 stupidi idealisti”, come ama appellarci l’assessore ai trasporti della regione Campania Sergio Vetrella, crescono……..attenzione!! A volte si ritorna bambini: un mondo non fatto per i “grandi” lo abbiamo trovato nel giardino della stazione fs di Avellino per la presentazione dell’ultimo cd di Gerardo Carmine Gargiulo: MITI e TABU’. Grazie a quanti hanno condiviso un pomeriggio fatto di passione ed impegno per salvare la nostra ferrovia irpina. Un caro abbraccio a tutti.

  151. 153 avellinorocchetta 29/08/2012 alle 4:29 pm

    “http://youtu.be/CS0O8RVvObA”

  152. 154 avellinorocchetta 29/08/2012 alle 4:34 pm

    http://www.facebook.com/l/GAQEsD9N6/youtu.be/CS0O8RVvObA

  153. 155 Pietro Mitrione 31/08/2012 alle 9:24 am

    http://www.giornalelirpinia.it/index.php/component/content/article/1-politica/1260-lassessore-vetrella-lavellino-rocchetta-ei-bimbi-scemi-

  154. 156 Pietro Mitrione 31/08/2012 alle 9:28 am

    Gli epiteti dell’assessore Sergio Vetrella: da “4 stupidi idealisti” a “bimbi scemi”
    Ancora una volta l’assessore Sergio Vetrella usa l’invettiva per giustificare le sue scelte di tagliare le ferrovie in Irpinia: dopo l’epiteto di “4 stupidi idealisti”, lanciato qualche mese fa nella sala consiliare del comune di Mercogliano, è passato a quello di “bimbi scemi”, durante un convegno presso la fiera di Calitri, per offendere chi sta lottando, democraticamente, per difendere il sistema ferroviario in Irpinia e di un utilizzo diverso della ferrovia AVELLINO-ROCCHETTA. Anche a CALITRI, questo signore, ha impartito la sua consueta lezione mista di arroganza e di non conoscenza del territorio irpino. Vorremmo ricordare all’ assessore Vetrella che non esistono “bimbi scemi” al mondo ma solo e semplicemente bimbi e pertanto non può permettersi di offendere l’innocenza puerile con questa sua espressione. Una caduta di stile forse dettata dal nervosismo di aver trovato, ancora una volta, qualcuno che gli ha ricordato della ferrovia Avellino-Rocchetta. L’assessore sarà anche un illustre professore e “scienziato” prestato alla politica ma sicuramente dal punto di vista pedagogico lascia molto a desiderare, per non usare altro termine. Noi di “in_loco_motivi”, insieme alle altre associazioni che hanno a cuore la nostra Irpinia, saremo anche dei ” bambini scemi” o “4 stupidi idealisti” ma siamo capaci di distinguere l’incapacità e la malafede dell’assessore Vetrella, quello che voleva scippare anche la stazione Hirpinia sulla linea ad Alta Capacità….e non è detto che non gli riesca per cui: attenzione!! Chiedere a costui di vergognarsi è il minimo se non altro per il termine usato nei confronti dei bimbi! Quando, nel dic 2010 dopo la chiusura della ferrovia Avellino-Rocchetta, la nostra associazione, lanciò l’allarme per la politica dei tagli lineari, ci fu una “tiepida” reazione politica, sindacale e sociale per quello che stava attuando la regione Campania. Nessuno immaginava che quello era solo l’inizio di quanto accaduto da allora ad oggi. Allora fu colpito l’anello più debole del sistema su ferro in Campania, incuranti che quella tratta di montagna attraversava la parte più povera e scarsamente popolata della nostra regione, quella del “cratere” per intenderci. Oggi si minaccia la chiusura totale della stazione ferroviaria di Avellino. Nel dicembre del 2010 qualcuno tacciò la nostra associazione di fare “operazione nostalgia” e di retroguardia. Molti furono, come suol dirsi, più realisti del re mentre altrove si decideva di potenziare l’infrastruttura ferroviaria, come in Basilicata con la ristrutturazione della tratta Potenza-Rocchetta-Foggia per connetterla all’alta capacità, da noi, in Irpinia, si cancellava la ferrovia Avellino-Lioni-Rocchetta. Di Vetrella vogliamo ricordare i suoi capolavori operati per la nostra Irpinia: Avellino è l’unica provincia campana a non avere più un collegamento ferroviario con Napoli, tutta la tratta appenninica da Bvento a Foggia è stata privata dal trasporto locale su ferro, i tagli sulla tratta Bvento-Avellino-Salerno hanno reso residuale il trasporto su ferro in questa realtà ed ora si parla di ulteriori tagli che ancora una volta si abbattono su quel poco che è rimasto. Se questo dovesse avvenire, si sappia che dal 12 settembre 2012 una intera provincia, quella Irpina, sarà cancellata dalla geografia ferroviaria italiana… in attesa che venga realizzata la tanto agognata linea ad alta capacità. Sabato 8 settembre ad Avellino si riuniranno alcune delle associazioni di utenti per dare vita alla costituzione del “COORDINAMENTO REGIONALE PENDOLARI DELLA CAMPANIA”, che vuole rappresentare le migliaia di pendolari della regione, al fine di poter affrontare tutti insieme le problematiche di interesse comune. In quella occasione si discuterà di quanto sta accadendo nel settore trasporti in Campania e delle forme di condivisione della lotta intrapresa dal movimento sindacale contro questa ennesima e scellerata politica di smantellamento del trasporto su ferro operata dall’assessore Vetrella il cui unico scopo è quello di “cacciare” Trenitalia dalla Campania.
    Pietro Mitrione
    In_loco_motivi

  155. 157 Pietro Mitrione 31/08/2012 alle 9:33 am

    L’assessore Vetrella, l’Avellino-Rocchetta e…i bimbi scemi

    Giovedi 30 Agosto 2012 16:34 Pietro Mitrione

    AVELLINO – (c.s.) Sulla polemica originata dalle recenti dichiarazioni dell’assessore regionale Vetrella che, in risposta alle dichiarazioni del presidente della Provincia, Sibilia, sulla scarsa operatività della giunta regionale presieduta da Caldoro – rilasciate nel corso di un dibattito svoltosi alla fiera di Calitri – ha accusato l’Irpinia di non avere idee e di non andare al di là di una politica del lamento – il tutto condito da una serie di insulti cui, naturalmente, non s’intende replicare per non scendere ad un livello che con la politica ha poco a che fare e che definire infimo ci pare poco – ospitiamo un intervento di Pietro Mitrione, responsabile dell’associazione In_loco_motivi.

    Una sottolineatura, però, vogliamo farla: venire nella città di Guido Dorso, quello della Rivoluzione meridionale che aveva come suo interlocutore privilegiato Piero Gobetti, quello della Rivoluzione liberale, venire nella terra di Francesco De Sanctis e di Pasquale Stanislao Mancini, i due grandi irpini dell’Ottocento che sono stati tra i protagonisti dell’Italia unita, venire nella terra dei Tino, dei Muscetta, dei La Penna, dei Della Terza, dei Marinari, tanto per citare solo alcuni dei nomi venutaci in mente mentre scriviamo, venire e dire che questa è una terra che non produce idee, ci sembra a dir poco azzardato. Probabilmente per gli irpini sta reagendo all’assessore Vetrella dalla tomba il presidente Pertini che era ligure e che per spiegare il livello d’intelligenza degli irpini scomodava un po’ Tito Livio (qualcuno spieghi a Vetrella di che stiamo parlando e che cosa intendiamo dire).

    Ricorrere poi – e non è la prima volta – a battute e battutine in dialetto napoletano per camuffare una presunta analisi sui temi dello sviluppo ci sembra proprio la negazione della politica. E poi ogni volta questa storiella che non ci sono soldi (naturalmente tranne che per discutibili manifestazioni folcloristiche a Napoli). Lo sappiamo. È inutile allora presentarsi ai convegni e ripetere sempre le stesse cose senza uno straccio di idea, questa sì, sulle cose da farsi. Limitarsi, invece, a fare passerella per insultare la gente, tra un assaggio e l’altro del famoso caciocavallo di Calitri, è un esercizio che non paga e che mortifica la politica.

    * * *

  156. 158 Pietro Mitrione 31/08/2012 alle 11:49 am

    Ripubblico qui, a distanza di un anno, un articolo scritto per l’edizione di Avellino del Mattino; l’argomento mi sembra ancora attuale, e soprattutto oggi vedo crescere un grande pericolo: che le potenzialità imprenditoriali della nostra terra possano essere lo strumento per l’infiltrazione camorristica nel nostro territorio.

    (Il Mattino, 5 agosto 2011)

    Non è lontano dalla realtà immaginare i sorrisi con i quali molti avranno accolto la provocazione lanciata da Franco Arminio su queste pagine a margine delle manifestazioni di protesta seguite alla diffusione della notizia della smobilitazione dell’Irisbus da parte di Fiat.
    Lo scrittore di Bisaccia prefigurava il ritorno all’agricoltura e alla pastorizia come vocazione identitaria dei nostri territori: una provocazione, appunto.
    I dati forniti sul Mattino di domenica 31 luglio da Antonio Sicuranza circa un ritorno dei giovani alle attività imprenditoriali di vocazione contadina sembrerebbero incoraggiare l’auspicio di Arminio.
    Ma l’Irpinia è davvero pronta ad affrontare la sfida per un “ritorno alla ruralità”? I fatti dicono di no. Solo pochi mesi fa veniva approvata la legge regionale con la quale si trasferisce dalle Province ai Comuni la competenza per il rilascio delle autorizzazioni agli scarichi nei corsi d’acqua: in buona sostanza devono essere i comuni a controllare la corretta gestione del ciclo delle acque, soprattutto in riferimento agli scarichi di acque reflue. Invece l’Arpac – nell’inchiesta del Mattino di lunedì e martedì scorso – ci informa che due fiumi come il Calore ed il Sabato versano in condizioni di preoccupante degrado e diffida gli agricoltori ad utilizzare le loro acque per usi irrigui. Altro che il ritorno all’agricoltura e alla pastorizia invocato da Arminio!
    Ma si può essere certi che molti dei sorrisi alla lettura delle parole di Arminio sono venuti proprio da quegli stessi amministratori locali che avrebbero il compito di vigilare sulla salubrità delle nostre acque.
    A molti irpini avrà suscitato forti suggestioni la lettura degli articoli di Paolo Rumiz (La Repubblica di domenica 31 luglio) e di Carlos Solito (Il Mattino, inserto Estate, lunedì 1 agosto): entrambi accostavano differenti angoli della nostra provincia all’immagine del drago.
    Il primo parlava di creste del drago riferendosi alle antenne abbandonate dell’ex base Nato di Montevergine; il secondo citava la Bocca del Dragone di Volturara in riferimento alla ricchezza delle sorgenti di Cassano, citate nella descrizione del quadro d’insieme del potenziale ambientale dei Monti Picentini.
    E se l’articolo di Solito indicava con immediatezza la strada della difesa e della valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche, quello di Rumiz necessitava di un rimando alla parte riguardante il borgo dell’Appennino abruzzese trasformato in albergo diffuso da una coppia romana che ha lasciato la Capitale per realizzare quest’idea imprenditoriale. Credo che in molti saranno corsi con la memoria alla notizia dell’elezione di Calitri, da parte dell’autorevole magazine online International Living, a uno dei luoghi più vivibili del pianeta. Proprio l’Amministrazione Comunale di Calitri, nei giorni scorsi, ha provato a innescare un dibattito sulla valorizzazione del borgo e sullo stimolo di nuove attività imprenditoriali, legate in particolare ai settori dell’artigianato e dei prodotti tipici. Ottima cosa, ovviamente; il limite è che se ne sia parlato soprattutto in termini di auto-imprenditorialità. Viene da chiedersi: ma perché gli imprenditori “veri”, soprattutto quelli irpini, non investono sulle ricchezze ambientali e paesaggistiche della nostra provincia?
    Spesso si parla e si dibatte di cultura ambientale. E se intellettuali come Arminio fanno la loro parte per costruire e diffondere la propria visione, lo stesso non si può dire di chi dovrebbe creare le condizioni amministrative e socio-economiche per il passaggio dal dibattito culturale all’azione concreta. Del lassismo in ordine alla tutela delle acque s’è già detto.
    Se poi si guarda a specifici strumenti amministrativi (ad esempio il bilancio ambientale) che altrove vengono puntualmente utilizzati e qui invece provocano altri sorrisini saccenti, scopriamo che eventuali investitori poco o nulla sanno – in ordine ad azioni specifiche poste in essere dalle amministrazioni locali – a proposito di governo del verde pubblico e privato, governo dei sistemi naturali, tutela degli animali, interventi infrastrutturali per la mobilità sostenibile, tecnologie e provvedimenti per la mitigazione del traffico, riqualificazione e recupero di siti produttivi e industriali dismessi, qualità dell’ambiente urbano, riduzione dell’impatto ambientale delle opere pubbliche, gestione delle acque (siano esse reflue o di approvvigionamento), educazione allo sviluppo sostenibile, ascolto e dialogo con la comunità locale: tutte voci del succitato e sconosciuto Bilancio Ambientale.
    Mi piacerebbe essere smentito con la diffusione di decine di bilanci ambientali approvati dagli enti irpini e fatti oggetto di attente valutazioni da parte di possibili investitori. Per il momento dobbiamo accontentarci delle provocazioni degli intellettuali e delle suggestioni degli inserti estivi dei giornali.
    In attesa degli imprenditori.

  157. 159 Pietro Mitrione 10/09/2012 alle 8:41 am

    LETTERA AL MINISTRO FABRIZIO BARCA
    CHIUDE LA STAZIONE DI AVELLINO, L’ IRPINIA NON HA PIU’ UN KM DI FERROVIE

    Egregio ministro,

    le scrivo riguardo la chiusura della linea ferroviaria Benevento-Salerno, che lascia di fatto senza un km di ferrovie l’ intera provincia di Avellino, dal momento che va a fare il paio con la soppressione, avvenuta nel 2010 della tratta Avellino-Rocchetta. La suddetta tratta chiusa oggi su provvedimento dell’ assessore Sergio Vetrella, si trova a cavallo tra l’ hub dell’ Alta Velocita’ di Salerno a Sud, e la futura linea AC/AV Napoli-Puglia a Nord, a mio avviso e’ assurdo chiuderla. Lei potrebbe controbattere dicendo che non e’ un argomento di sua competenza, che queste decisioni spettano alle regioni, ma credo sia giusto informarla del fatto che a partire da oggi i cittadini irpini sono stati privati del diritto alla mobilita’, infatti la provincia di Avellino attualmente e’ l’ unica a non essere servita dalla ferrovia; si dice che molti treni avevano una scarsa frequentazione, in parte e’ vero, ma andrebbero ricercati i motivi, ve li posso elencare io: innanzitutto, i tempi di percorrenza sono altini, dal momento che la linea andrebbe potenziata consentendo velocita’ elevate, e gli orari sarebbero da migliorare in modo da consentire l’ interscambio in quel di Benevento e Salerno con i treni AV da e per il Centro/Nord e la Puglia. Avellino paga a caro prezzo l’ ubicazione della sua stazione rispetto al centro citta’, ma a questo si sarebbe potuto sopperire con un adeguato interscambio ferro/gomma. Aggiungo, il capoluogo Irpino fino a 10 anni fa vantava uno scalo merci abbastanza movimentato, un treno a lunga percorrenza per Milano, ben frequentato, che purtroppo fu soppresso a causa della trazione diesel; fino ad oggi ha circolato un Regionale Veloce Avellino-Roma, anch’esso ben frequentato specie nei weekend, nonostante fosse espletato con delle vetuste ALn 663 (sarebbe stato meglio un Minuetto diesel), e con una traccia oraria larga visto il giro del piffero da Mercato San Severino (l’ instradamento corretto sarebbe stato via Benevento/Caserta). Poi vogliamo parlare della mancanza di collegamenti diretti tra Avellino e Napoli? Assurdo. E pensare che quando fu inaugurata la nuova stazione di Avellino nel 1982, subito dopo il terremoto, l’ allora direttore generale delle FS, Ercole Semenza promise un ruolo strategico per la stazione del capoluogo irpino, affermando che sarebbe divenuta il centro dei collegamenti tra Roma/Napoli e la Puglia; purtroppo le cose sono andate in maniera differente. Io mi chiedo, perche’ penalizzare ulteriormente i cittadini irpini costringendoli ad utilizzare gli autobus al posto dei treni, che costeranno 3 volte piu’ della gomma ma sono piu’ comodi, veloci e sicuri. Quella linea va riaperta, ora piu’ che mai, e gli orari andrebbero stilati in base alle partenze/arrivi dei treni AV in quel di Salerno/Napoli e Benevento. In alcune ore della giornata, ci puo’ stare che i treni siano sostituiti dai bus, ma non tutte le coppie, solo quelle in orario di morbida. Credo sia opportuno mettere a gara i servizi ferroviari su questa tratta, in Italia esistono diverse imprese ferroviarie, che effettuano i treni a prezzi molto piu’ bassi di quelli applicati da Trenitalia. Un accenno alla ferrovia Avellino-Rocchetta: ho letto con profondo rammarico le dichiarazioni alquanto offensive dell’ assessore Sergio Vetrella, nei riguardi dei ragazzi del gruppo Amici della Ferrovia Avellino-Rocchetta-In_Loco_Motivi; io vivo in Puglia e in qualita’ di presidente dell’ Associazione Amici delle Ferrovie del Mediterraneo, sono fiero di essere anch’io assieme ai membri del gruppo, uno stupido idealista, e da ultimo un bambino scemo, dal momento che anche noi auspichiamo la riapertura della tratta in questione, e come me sparsi in tutta Italia ci sono tanti altri stupidi idealisti che vorrebbero riveder sferragliare il treno irpino. I ragazzi guidati da
    Pietro Mitrione, a cavallo del biennio 2009-2010 hanno organizzato innumerevoli treni turistici nel weekend, attirando gente anche da fuori regione, persino dal Centro-Nord; ci hanno messo tanta passione e tanto amore per il loro territorio, trascurando i rispettivi affetti e le proprie famiglie per
    organizzare quegli eventi che hanno riscosso un enorme successo, la linea non lo consentiva altrimenti ogni weekend sarebbero stati molti di piu’ i passeggeri trasportati; l’ assessore Vetrella li ha definiti degli stupidi idealisti e bambini scemi, solo perche’ amano i treni e la loro terra. L’ assessore non aveva alcun diritto di offenderli, ne si e’ mai scusato con loro. Lo stesso assessore suggerisce (e qui mi trova d’ accordo) un’ iniziativa di carattere imprenditoriale per recuperare la ferrovia Avellino-Rocchetta, che vorrei ricordarle, attraversa una delle piu’ belle province del Sud Italia, beh arrivati a questo punto l’ unico ente che puo’ salvare questa bellissima ferrovia e’ la provincia di Avellino. Occorrono nell’ immediato due milioni e mezzo di euro per rendere nuovamente fruibile la linea, in seguito altri 10 per il consolidamento di gallerie e ponti. Chiaramente l’ amministrazione provinciale irpina non potrebbe mai accollarsi
    totalmente gli oneri economici per il ripristino della tratta, per questo occorre procedere nel seguente modo:
    dei due milioni e mezzo di euro necessari per la riattivazione della tratta (seppur con marcia a vista in diversi tratti), 750 sarebbero stanziati dalla provincia di Avellino, altri 500 attraverso il contributo degli assessorati al turismo delle regioni di Campania (125 milioni), Basilicata e Puglia, dalla provincia di Potenza e da quella di Foggia, e da tutti i comuni serviti dalla
    linea; mancano all’ appello 1.250.000 euro, ed e’ qui che entrerebbero in ballo gli imprenditori e le strutture ricettive dislocate lungo la tratta, con dei contributi a mo’ di sponsorizzazione; le Associazioni ferroviarie farebbero la
    loro parte, ed infine con il contributo dei cittadini attraverso un azionariato popolare si riuscirebbe a raggiungere la cifra necessaria. Una volta sistemata l’ infrastruttura potrebbero riprendere i treni del weekend organizzati dal
    gruppo In_Loco_MOTIVI, mentre nei giorni feriali spazio ai treni delle scolaresche e perche’ no a dei convogli charter per i Laghi di Monticchio o del Laceno, per le Cascate di San Fele, o dei treni di pellegrini per il santuario di San Gerardo a Materdomini. Come accennavo prima, servirebbero altri 10
    milioni di euro per la messa in sicurezza dell’ infrastruttura, per ottenerli la provincia di Avellino dovrebbe richiedere un mutuo, cosi come gia fatto da altri enti in precedenza (vedi Calabria per salvare le ex ferrovie Calabro-Lucane. Tutti gli enti sopracitati (compresi cittadini ed aziende) continuerebbero a contribuire economicamente ogni anno per la manutenzione
    ordinaria della linea a cura di RFI. In seguito, occorre organizzare un incontro con le aziende che si affacciano lungo la tratta per discutere di un eventuale ripristino del traffico merci, l’ Impresa Ferroviaria pugliese GTS Rail da me contattata tempo fa, si e’ detta disponibilissima a creare un proprio hub in quel di Avellino, l’ importante e’ che le linee in questione siano opportunamente riqualificate. La provincia di Siena, con una strategia simile attuata con l’ Associazione Treno natura Val d’ Orcia, ha recuperato per scopi turistici la tratta Asciano-Monte Antico. Chiudo con questa domanda: perche’ alla linea Potenza-Foggia sono stati destinati 200 milioni di euro per il suo ammodernamento, mentre alla Benevento-Avellino-Salerno non e’ andato neanche un centesimo, dal momento che anch’essa, opportunamente ammodernata, sarebbe un ottimo affluente per la futura linea AC/AV Napoli-Bari?Nell’ attesa di un suo riscontro, colgo l’ occasione per porgerle
    Cordiali saluti,

    Giuseppe Terruli,
    Associazione Amici delle Ferrovie del Mediterraneo,
    Martina Franca (Ta)

  158. 160 Pietro Mitrione 11/09/2012 alle 6:55 pm

    Claudia Cardinale, «Ultima fermata»
    film sulle speranze dell’Irpinia
    viste dal treno (che non c’è più)

    di Stefania Marotti
    AVELLINO – All’Irpinia, dove girerà il film di Giambattista Assanti sulla ferrovia Avellino-Rocchetta San’Antonio, dedica un pensiero sorridente. «Un bacio, a una terra generosa», dice Claudia Cardinale. «Ultima fermata» dovrebbe avere l’atteso ciak in Irpinia a ottobre.

    Oltre questa terra, riguarderà anche la Puglia, con alcune riprese che saranno effettuate a Foggia. Una storia d’amore ambientata lungo la tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, per riscoprire il fascino della verde Irpinia, seguendo i binari di una linea di percorrenza ormai inattiva da due anni.

    «Ultima fermata», il film scritto dall’autore irpino Giambattista Assanti, è un emozionante racconto di sentimenti, ma anche la ricostruzione del ruolo che il collegamento ferroviario ha rivestito nel passato, consentendo a tanti abitanti della provincia di raggiungere Napoli, Benevento, Salerno.

    Un racconto per immagini suggestivo e attuale, dopo la chiusura, avvenuta pochi giorni fa, anche della stazione di Avellino al Borgo Ferrovia. Una decisione che, oltre a causare disagio nei pendolari, apre il varco alla nostalgia in quanti ricordano il suono delle vecchie littorine che scandiva il trascorrere del tempo. «Il film non ha contenuti politici, – spiega Assanti – ma nasce dal desiderio di promuovere il territorio, con una narrazione suggestiva, fatta di paesaggi, di luoghi, ma anche di memoria. Lungo la tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, infatti, tante generazioni hanno sognato un futuro migliore».

    Speranze, desideri e vissuto caratterizzano una trama intensa, in cui il passato lascia presagire un futuro precario, e il fascino della provincia irpina con i suoi colori e la sua particolare vegetazione aggiunge originalità. Il film sarà interpretato da Enrico Lo Verso, Philippe Leroy e Claudia Cardinale.

    Un cast d’eccezione, dunque, per una storia che pone al centro dell’attenzione anche temi di grande attualità, come il dialogo intergenerazionale.
    Da Venezia, dove è stata tra gli ospiti del Festival Internazionale del Cinema, Claudia Cardinale, l’indimenticabile e splendida Angelica de «Il Gattopardo» di Luchino Visconti, si racconta con spontaneità. Siede elegante e sorridente nella raffinata hall dell’Hotel Excelsior, dove sono passati i grandi nomi del cinema, da Charles Chaplin ad Orson Welles, da Pier Paolo Pasolini a Mario Monicelli, da Roberto Rossellini ad Ingrid Bergman.

    Un’icona del cinema internazionale, dalla bellezza mediterranea e dalla classe invidiabile, che attira intorno a sé folle di ammiratori. Vive a Parigi, ma l’Italia è sempre nel suo cuore. In particolare la città delle gondole, che riporta alla memoria le emozioni di una carriera luminosa.

    «Venezia ha un fascino irrinunciabile. – commenta l’attrice – La prima volta che venni qui, fu con mia madre e, all’epoca, non avevo fatto ancora cinema.
    Non capivo tanta confusione. L’anno successivo, mi ritrovai in questo posto, con Monicelli, Gassman e Mastroianni. Avevo girato ”I soliti ignoti”. Sarò venuta alla Laguna una decina di volte, con Werner Herzog per ”Fitzcarraldo” e con Pasquale Squitieri per ”Claretta”. Adesso, sono stata al Festival per ”O gebo de ombra” di Manuel De Oliveira, regista portoghese di 104 anni che, con una vitalità incredibile, è riuscito a girare un film in 25 giorni, anche se le riprese si sono svolte in teatro. Inoltre, sono la madrina di un premio cinematografico all’ambiente e all’ecologia».

    Cardinale, lei ha lavorato con i grandi maestri del cinema, come Federico Fellini e l’irpino Sergio Leone. Che ricordo ha di entrambi?

    «Quando lavoravo con Fellini, mi faceva la corte Marcello Mastroianni. – risponde – Con Sergio Leone, è stata un’esperienza magnifica. Solo pochi giorni fa, ero con Ennio Morricone a Rimini, per la Fondazione Fellini, e lì abbiamo rivissuto tante emozioni».

    Quanto è difficile oggi fare cinema?

    «Ai miei tempi, – racconta Claudia Cardinale – per un regista era più semplice lavorare. Bastava una buona idea e tanto entusiasmo. Oggi è tutto più complicato. Per il cinema, ci sono sempre meno soldi. In passato, c’era anche collaborazione tra registi e produttori».

    Lei ha girato 130 film. A quali è affezionata?

    «A tutti. Ricordo che con Alberto Sordi andammo a girare in Australia ”Bello, onesto”. Gli italiani che erano lì venivano a salutarci e a ringraziarci. Quando partimmo per rientrare in Italia, vennero a vederci tutti, felici come fossimo stati la loro squadra di calcio. Ricordo l’eleganza di Mastroianni con il ”Bell’Antonio”, ”Otto e mezzo” e con il film di Liliana Cavani, ”La pelle”. Ricordo Stefano Satta Flores ne ”L’orma” di Squitieri».

  159. 161 Pietro Mitrione 11/09/2012 alle 7:21 pm

    COMUNICATO PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO FERROVIARIO MERIDIONALE.

    Noi, cittadini Meridionali, abbiamo diritto ad avere treni puliti, confortevoli e veloci e linee ferroviarie moderne.
    Se si ricorda che “Le Ferrovie sono lo specchio del progresso, lo sviluppo e l’andamento di una Nazione…”, uno dei motivi dell’arretratezza attuale in cui si trova il Meridione è la carenza infrastrutturale, in primis quella ferrata.
    Non sono solo le linee del Nord l’asse strategico della rete Italiana ma l’intera architettura ferroviaria italiana sicché non è accettabile che al Sud ci siano linee ferrate dismesse o spesso impresenziate.
    Ne è una dimostrazione il fatto che, ad esempio, a partire dal 2006 sono state chiuse al traffico, nel Meridione, centinaia di km di linee ferroviarie secondarie.
    Laddove ne è sopravvissuta qualcuna, è stata pesantemente ridimensionata l’offerta dei treni, lasciando spazio agli autobus sostitutivi.
    Per questo i pendolari che la mattina vanno a lavoro o a scuola sono costretti, spesso, ad arrivare in ritardo oltre che a viaggiare in condizioni disagevoli. E mentre al Centro – Nord si viaggia fino a 300 Km/h, in Sicilia e in molte altre regioni del Sud la velocità media è di circa 120km/h, se non inferiore.
    A ciò si è unita la scomparsa di quasi tutti i treni notte che collegavano il Sud con le località del Centro-Nord Italia, lasciando pochi convogli che si attestano in gran parte a Roma o Bologna.
    Il traffico merci, poi, è stato notevolmente ridimensionato, se non addirittura dismesso, nella Sicilia Meridionale, dove è stato soppiantato da quello su gomma. Quest’ultima modalità di trasporto a lungo andare s’è rivelata completamente antieconomica per le imprese meridionali. Il caro trasporti dovuto, infatti, all’aumento del gasolio e delle altre componenti del costo del gommato (compensi delle ditte di autotrasporto, autisti, impiegati, eventuali magazzinieri, bollo, assicurazione, etc.), ha reso non competitive le merci in partenza destinate sia al resto della penisola che all’estero.
    Altresì il treno promette una puntualità e una garanzia di mobilità che il trasporto su gomma non può di per sé assicurare ma soprattutto, permette una riduzione dell’inquinamento che con gli attuali limiti imposti dalle convenzioni internazionali troverebbe ancora più giovamento dallo sviluppo ferroviario.
    Ma va anche modificato il sistema di assegnazione dei contratti di servizio giacché le regioni (e ancora di più quelle del Sud) non possono sobbarcarsi il peso dei tagli operati dal governo nazionale, lasciando ad esse una percentuale risicata degli introiti del trasporto.
    Occorre, pertanto, ricucire i collegamenti ferroviari sfilacciati tra le principali città del meridione, perché il Sud può crescere solamente se riuscirà a recuperare il gap infrastrutturale con il resto del paese. Chiedo quindi il rilancio immediato della nostra rete ferroviaria. Non servono opere faraoniche ed inutili ma tanti piccoli interventi, quali:

    il reinserimento di treni per il trasporto regionale che si avvicinino il più possibile alle richieste dei passeggeri, attraverso orari cadenzati e opportunamente combinati in modo che non vi siano sovrapposizioni con le altre modalità di trasporto;
    manutenzione e rilancio delle linee siciliane strategiche (come ad es., la Siracusa – Gela, la Agrigento – Porto Empedocle, la Palermo – Trapani e la Catania – Gela);
    potenziamento delle linee Siracusa – Messina e Catania – Palermo;
    riapertura degli scali merci più rilevanti, che servano come punto di partenza per una maggiore intermodalità nel trasporto ferro – gomma;

    una maggiore integrazione tariffaria tra le diverse modalità di trasporto, sull’esempio di quanto già avviene in alcune zone.

    Questi interventi renderebbero appetibili le nostre linee agli occhi dei dirigenti delle vecchie e nuove imprese ferroviarie passeggeri e merci. Vogliamo, pertanto, collegamenti veloci e dignitosi tra il Sud e le principali città del Centro-Nord, provvedendo al rilancio anche delle reti secondarie e scongiurando una loro probabile chiusura.
    Salvo Morale

  160. 162 Pietro Mitrione 14/09/2012 alle 8:34 pm

    LO SCEMPIO È COMPIUTO

    Quello che si temeva, purtroppo, si è avverato. Segniamoci questa data: 9 settembre 2012, un giorno triste perché segna la chiusura della stazione ferroviaria di Avellino, aperta nel 1879. Dopo 133 anni, la città, che si appresta a perdere anche il suo status di capoluogo di provincia a causa della spending review, non ha più collegamenti su strade ferrate. Non è che fosse messa poi tanto bene, ridotta sempre più nel tempo esclusivamente a snodo di linee minori come le tratte Benevento-Avellino, Cancello-Avellino e Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, con un’utenza sempre più ridotta. E la Regione Campania non ha avuto esitazioni a tagliarla come un ramo secco, escludendo Avellino dal traffico ferroviario in superficie, passante, di diramazione. Da lunedì la sua storia finisce. Resteranno desolatamente vuoti il fabbricato viaggiatori che ospitava al suo interno diversi servizi oltre alla dirigenza per il movimento ferroviario. Condannati all’abbandono i cinque binari passanti per il servizio passeggeri, anche se soltanto i primi quattro venivano effettivamente utilizzati, le tre banchine unite tramite sottopassaggio, gli altri binari sia passanti che tronchi per il servizio merci, adibiti da tempo a scalo inutilizzato o al ricovero di carri merci. La stazione aveva in orario 50 treni al giorno, quasi tutti regionali per Benevento e Salerno: dalla stazione partiva una volta anche un interregionale per Roma e per un breve periodo si poteva raggiungere in treno Milano. Da qualche anno, per rilanciare lo scalo ferroviario, erano stati aggiunti anche alcuni treni per Napoli Centrale. A dicembre 2010 è stata definitivamente soppressa la linea Avellino- Rocchetta, senza che sia stato fatto nulla per renderla più efficiente. D’altronde c’era un solo treno diretto per Rocchetta Sant’Antonio e l’unico tratto percorribile era quello che portava a Lioni.
    Da lunedì scorso, tutti i treni sono stati sospesi e sostituiti con autobus. Per la definitiva vittoria del trasporto su gomma, a scapito del più ecologico trasporto su rotaia. Nell’indifferenza generale dei politici nostrani, soprattutto dei nostri rappresentanti in Parlamento, soltanto a parole pronti, appena si presentasse l’occasione di conquistare un po’ di visibilità in chiave elettorale, a promettere fuoco e fiamme per impedire la chiusura della ferrovia, ma poi alla fine completamente defilatisi davanti al provvedimento di soppressione, ora attuato. In barba ai tanti nostalgici del mezzo ferrato, che hanno provato invano a rivitalizzare un corpo già morto o la cui fine era stata già stabilita, lanciando iniziative di turismo culturale lungo la tratta ferroviaria che attraversava i più ridenti paesi dell’Irpinia. Senza nulla eccepire alla regressione imposta alla città di Avellino, ritornata di colpo alla situazione di fine Ottocento. Ora non ci resta che elaborare il lutto per quest’ennesima dipartita, aggiornando l’elenco delle cose perdute, dopo fabbriche, posti di lavoro, giovani obbligati a riprendere le strade dell’emigrazione, ospedali e tribunali. Mentre la rabbia degli avellinesi consapevoli cresce sempre di più ed in particolare quella dei cittadini dello storico rione di Borgo Ferrovia, a cui hanno regalato il micidiale inquinamento da amianto dell’Isochimica, senza alcuna credibile bonifica, ma hanno tolto la stazione intorno a cui è nato il quartiere. Lì un tempo sorgeva il cuore moderno del capoluogo, da lì lentamente si è estesa la città che oggi conosciamo. Grazie allo sviluppo della stazione ferroviaria, che ha sempre rappresentato un carattere distintivo della città evoluta nella civiltà europea ed occidentale, Avellino ha vissuto il processo di urbanizzazione e modernizzazione, con la trasformazione della sua economia essenzialmente agricola e rurale. Intere generazioni hanno avuto in solerti ferrovieri i loro nonni ed antenati. Adesso tutto questo non c’è più. Ed il pericolo più grande, nell’assenza di proposte alternative di riconversione, è che tutta la struttura sia condannata all’abbandono. Allora sì che il destino di Avellino sarà equiparato a quello dei tanti comuni dell’entroterra irpino che negli anni hanno visto i loro suggestivi scali ferroviari ridotti a un cumuli di erbacce ed edifici decrepiti. Tanto, poi, ci sono gli autobus.

  161. 163 Pietro Mitrione 20/09/2012 alle 8:43 pm

    rpinia – Sciopero dei ferrovieri per la chiusura della tratta Benevento-Avellino-Salerno

    Irpinia – Mancava solo la riorganizzazione del servizio di pronto soccorso con le ambulanze nella nostra Irpinia per sancire una ulteriore decurtazione dei livelli di qualità della vita nel nostro territorio. Quando sembrava che si fosse raggiunto l’apice dei tagli eccone un altro: le ambulanze. Ormai non c’è più limite a queste scelte : siamo diventati abitanti di una realtà considerata “ramo secco”

    e come tutti i rami secchi vanno potati dai gestori dei flussi economici. In burocratese queste scelte si chiamano “riorganizzazione” o “efficientamento”: astuti eufemismi per mascherare lo smantellamento dello stato sociale. Paradossale è quanto accaduto per il trasporto su ferro nella nostra provincia. Dopo le tante lamentazioni istituzionali l’Irpinia resta cancellata dalla geografia ferroviaria nazionale. Nessuna decisione politica di far recedere il governo regionale campano dagli ultimi tagli è stata assunta con la dovuta fermezza. Qualcuno, addirittura, ha subito potenziato il trasporto su gomma sulle tratte soppresse creando ulteriori duplicazioni di concessioni. D’altronde la strana considerazione di non aver un adeguato servizio su ferro in Irpinia è stata la pretesa per foraggiare il trasporto gommato senza mai prevedere una necessaria integrazione ferro/gomma. Addirittura anche sulle tratte ferroviarie competitive come quella che da Avellino va a Benevento si è assistito al proliferare di analoghe corse su gomma per cui la ferrovia, anello debole del sistema trasportistico in Irpinia, ne ha conseguentemente subito le ricadute. Del sistema della metropolitana regionale, che prevedeva l’elettrificazione della linea Salerno-Avellino-Benevento, non si ha più traccia, del trasporto merci su ferro ci restano i grandi raccordi ferroviari realizzati, con grande dispendio economico, a servizio della FMA a Pianodardine e di di San Mango sul Calore… per non parlare del dramma ISOCHIMICA. Di questi scandali nessuno ha dato conto o chiamato in causa. Eppure a Pratola Serra modificarono il corso del fiume Sabato e sbancarono terreni agricoli senza che un solo carro ferroviario sia entrato nello stabilimento FMA, 50cm di binario mai raccordato alla linea Avellino-Benevento sono ancora lì a ricordare questo scandalo mai rimosso come per l’ISOCHIMICA, uno scandalo nello scandalo. Tutto questo accade mentre avanza il nuovo! Ancora una volta ci aggrappiamo ad una opera faraonica di grande importanza qual è la costruzione della linea ad Alta Capacità, per recuperare … l’ultimo treno per lo sviluppo del nostro territorio. Il futuro sarà testimone di questa speranza, intanto la stazione ferroviaria di Avellino resta “allucinantemente” chiusa con la prospettiva di diventare come la ferrovia Avellino-Rocchetta, dimenticata da tutti, la cui demolizione è nei fatti. Domani 21 ci sarà lo sciopero dei ferrovieri dalle 10,00 alle 18,00 per far rientrare i provvedimenti adottati dalla regione Campania. Alla lotta di questi lavoratori va la solidarietà dei cittadini in quanto le loro proposte vanno nella direzione di un giusto riequilibrio del Trasporto Pubblico Locale a difesa delle zone interne. Comunque vada a finire, questa vicenda resterà per sempre una pagina nera scritta, da autori ben noti, contro Avellino e l’Irpinia.

    Pietro Mitrione
    in_loco_motivi

  162. 164 Pietro Mitrione 23/09/2012 alle 12:07 pm

    L’INCHIESTA
    Ad Avellino dopo 133 anni
    il treno non passa più
    “I tagli? Colpa del governo centrale”. Intanto nasce il coordinamento regionale dei pendolari
    di PIER LUIGI MELILLO
    La stazione ferroviaria di Avellino
    Sui cinque binari morti ormai già cresce l’erba. E oggi nella stazione ferroviaria di Avellino, chiusa da dieci giorni dopo una storia lunga 133 anni, resiste solo il barbiere Armando, che apre il locale anche di domenica mattina per i pochi, affezionati, clienti. Lui non vuole rassegnarsi. Ci sarebbero ancora in servizio anche il bigliettaio e il capostazione di Trenitalia, ma loro ormai passano le giornate leggendo il giornale e guardandosi attorno, tra la desolazione e il silenzio di una stazione dove non arriva e non parte più nessun treno.

    Sulla bacheca c’è un avviso per qualche viaggiatore che capita per sbaglio da quelle parti: “Orari non validi”. Avellino è stata cancellata dalla geografia della strada ferrata dopo che sono stati tagliati gli ultimi collegamenti su rotaia con Salerno e Benevento: un brutto colpo per studenti e lavoratori pendolari, l’Irpinia resta senza più treni per raggiungere le Università di Fisciano e del Sannio. Ma l’agonia durava già da qualche anno. Ora che cos’è accaduto?

    Sulla ferrovia irpina, come una mannaia, si è abbattuta la delibera regionale datata 9 agosto 2012, che ha cancellato le ultime diciannove corse locali.

    Il declino era stato annunciato da altri tagli, nel giro di pochi anni la soppressione dei treni per Roma e Milano fino alla chiusura nel 2010 della storica tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, raccontata da Francesco De Sanctis nel suo viaggio elettorale e ormai definita “un ramo secco” da tagliare.

    “Si tratta invece di una linea che potrebbe avere un ruolo strategico per il rilancio del turismo nelle zone interne”, nota con amarezza Pietro Mitrione, ex ferroviere della Cigl, oggi animatore dell’associazione “In Loco Motivi”, che si batte per salvare il trasporto pubblico locale. Lui e gli altri del movimento si sono sentiti definire dall’assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella, nei suoi blitz in Irpinia, come dei “quattro stupidi idealisti”, oppure “bimbi scemi, che chiedono al padre disoccupato di comprargli la Ferrari”.
    “I tagli? Colpa del governo centrale”, si è giustificato Vetrella, accusato però di aver penalizzato solo l’Irpinia.

    E pensare che l’ex assessore regionale ai trasporti Ennio Cascetta puntava a elettrificare i collegamenti tra Benevento, Avellino e Salerno per realizzare la metropolitana regionale, progetto ormai chiuso nei cassetti di Palazzo Santa Lucia. E in silenzio resta per ora anche la politica locale, dopo che è caduta nel dimenticatoio la richiesta dei gruppi di opposizione del centrosinistra alla Provincia di convocare un consiglio interprovinciale, con la partecipazione dei presidenti delle Province di Salerno e di Benevento e dei sindaci dei Comuni che si ritrovano con le stazioni ferroviarie ormai dismesse.

    L’ex parlamentare del Pd, Alberta De Simone, ex presidente della Provincia, rilancia l’idea di un “patto tra le Province per ottenere la sospensione e l’annullamento della delibera regionale che ha chiuso la stazione di Avellino”. “Una decisione scellerata e assurda”, aggiunge.

    L’Irpinia resta isolata proprio nel momento in cui tutti si battevano per non restare fuori dall’Alta Capacità Napoli-Bari. Sindacati, amministratori e imprenditori hanno strappato un impegno alla giunta Caldoro per la realizzazione della stazione “Hirpinia” nell’area di Valle Ufita. Ma ora Avellino diventa il simbolo della battaglia dei pendolari: qui è nato, qualche giorno fa, il coordinamento regionale che ha coinvolto comitati e associazioni dal Sannio a Caserta, da Ischia alla Valle del Sarno. Obiettivo comune: salvare il sistema del trasporto e fermare il piano di Vetrella, “il cui unico scopo – denunciano – è quello di cacciare Trenitalia dalla Campania”.
    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/09/21/news/ad_avellino_dopo_133_anni_il_treno_non_passa_pi-42971911/

  163. 165 Pietro Mitrione 23/09/2012 alle 12:13 pm

    L’INCHIESTA
    Ad Avellino dopo 133 anni
    il treno non passa più
    “I tagli? Colpa del governo centrale”. Intanto nasce il coordinamento regionale dei pendolari
    di PIER LUIGI MELILLO
    La stazione ferroviaria di Avellino
    Sui cinque binari morti ormai già cresce l’erba. E oggi nella stazione ferroviaria di Avellino, chiusa da dieci giorni dopo una storia lunga 133 anni, resiste solo il barbiere Armando, che apre il locale anche di domenica mattina per i pochi, affezionati, clienti. Lui non vuole rassegnarsi. Ci sarebbero ancora in servizio anche il bigliettaio e il capostazione di Trenitalia, ma loro ormai passano le giornate leggendo il giornale e guardandosi attorno, tra la desolazione e il silenzio di una stazione dove non arriva e non parte più nessun treno.

    Sulla bacheca c’è un avviso per qualche viaggiatore che capita per sbaglio da quelle parti: “Orari non validi”. Avellino è stata cancellata dalla geografia della strada ferrata dopo che sono stati tagliati gli ultimi collegamenti su rotaia con Salerno e Benevento: un brutto colpo per studenti e lavoratori pendolari, l’Irpinia resta senza più treni per raggiungere le Università di Fisciano e del Sannio. Ma l’agonia durava già da qualche anno. Ora che cos’è accaduto?

    Sulla ferrovia irpina, come una mannaia, si è abbattuta la delibera regionale datata 9 agosto 2012, che ha cancellato le ultime diciannove corse locali.

    Il declino era stato annunciato da altri tagli, nel giro di pochi anni la soppressione dei treni per Roma e Milano fino alla chiusura nel 2010 della storica tratta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, raccontata da Francesco De Sanctis nel suo viaggio elettorale e ormai definita “un ramo secco” da tagliare.

    “Si tratta invece di una linea che potrebbe avere un ruolo strategico per il rilancio del turismo nelle zone interne”, nota con amarezza Pietro Mitrione, ex ferroviere della Cigl, oggi animatore dell’associazione “In Loco Motivi”, che si batte per salvare il trasporto pubblico locale. Lui e gli altri del movimento si sono sentiti definire dall’assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella, nei suoi blitz in Irpinia, come dei “quattro stupidi idealisti”, oppure “bimbi scemi, che chiedono al padre disoccupato di comprargli la Ferrari”.
    “I tagli? Colpa del governo centrale”, si è giustificato Vetrella, accusato però di aver penalizzato solo l’Irpinia.

    E pensare che l’ex assessore regionale ai trasporti Ennio Cascetta puntava a elettrificare i collegamenti tra Benevento, Avellino e Salerno per realizzare la metropolitana regionale, progetto ormai chiuso nei cassetti di Palazzo Santa Lucia. E in silenzio resta per ora anche la politica locale, dopo che è caduta nel dimenticatoio la richiesta dei gruppi di opposizione del centrosinistra alla Provincia di convocare un consiglio interprovinciale, con la partecipazione dei presidenti delle Province di Salerno e di Benevento e dei sindaci dei Comuni che si ritrovano con le stazioni ferroviarie ormai dismesse.

    L’ex parlamentare del Pd, Alberta De Simone, ex presidente della Provincia, rilancia l’idea di un “patto tra le Province per ottenere la sospensione e l’annullamento della delibera regionale che ha chiuso la stazione di Avellino”. “Una decisione scellerata e assurda”, aggiunge.

    L’Irpinia resta isolata proprio nel momento in cui tutti si battevano per non restare fuori dall’Alta Capacità Napoli-Bari. Sindacati, amministratori e imprenditori hanno strappato un impegno alla giunta Caldoro per la realizzazione della stazione “Hirpinia” nell’area di Valle Ufita. Ma ora Avellino diventa il simbolo della battaglia dei pendolari: qui è nato, qualche giorno fa, il coordinamento regionale che ha coinvolto comitati e associazioni dal Sannio a Caserta, da Ischia alla Valle del Sarno. Obiettivo comune: salvare il sistema del trasporto e fermare il piano di Vetrella, “il cui unico scopo – denunciano – è quello di cacciare Trenitalia dalla Campania”.

  164. 166 Pietro Mitrione 23/09/2012 alle 12:17 pm

    Trasporti, la Regione riapre
    la stazione Fs di Avellino
    Dopo l’inchiesta di “Repubblica” l’assessore Vetrella annuncia la riapertura dello scalo ferroviario di Avellino. Ma resta il nodo di Castellammare di Stabia

    “Grazie a un impegnativo lavoro dei funzionari e tecnici dell’assessorato regionale ai Trasporti e intervenendo in modo mirato sulle proposte di Trenitalia, siamo riusciti con una deliberazione approvata dalla giunta a scongiurare la chiusura della stazione di Avellino delle Ferrovie dello Stato, mantenendo alcuni importanti collegamenti sulla direttrice Avellino-Benevento-Salerno, così come ci era stato richiesto anche dalle associazioni di utenti e pendolari nel corso dell’ultima seduta della Consulta della mobilità”.
    Così l’assessore ai Trasporti della Regione, Sergio Vetrella.

    “Per quanto riguarda il tratto Castellammare-Torre Annunziata – aggiunge Vetrella – resta confermato per ora quanto stabilito nella delibera di agosto, con il necessario approfondimento in corso con Trenitalia per acquisire tutti i dati necessari ad una decisione definitiva, e per avere delucidazioni sui motivi che hanno portato in questi giorni alla chiusura della stazione. L’intervento previsto dalla delibera di giunta, che riguarda anche altri tratti, sarà oggetto di un monitoraggio nel tempo per valutare in modo accurato il vero livello di utenza che si verrà a creare”.

    “Si tratta – prosegue l’assessore – di uno sforzo davvero significativo da parte della Regione, data la ben nota e ormai insostenibile situazione dei tagli ai trasferimenti statali per i servizi di trasporto pubblico locale, contro i quali è in corso una difficile e dura battaglia delle Regioni con il Governo centrale. Vorrei infatti ricordare che già nel 2011 abbiamo dovuto subire un taglio complessivo del 30 per cento circa, a fronte del quale siamo comunque riusciti a contenere la necessaria riduzione delle corse regionali a una percentuale del 10 per cento. A dicembre 2011 abbiamo poi firmato con il Governo un accordo per distribuire per il 2012 – per tutte le Regioni – circa 1.748 milioni, ma da allora a oggi questo accordo non ha ancora avuto esito positivo, nonostante più solleciti da parte della Conferenza delle Regioni