SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE…DECIDESSE DI VOLER SCOPRIRE L’IRPINIA

Ponte in ferro nei pressi di Conza della Campania (AV)(visioni di un futuro possibile per l’alta irpinia attraverso il recupero della tratta ferroviaria Avellino – Rocchetta Sant’Antonio).

Nell’ambito di un ragionamento complessivo di sviluppo, necessario per le terre irpine, la proposta che segue è solo un frammento di ciò che vorremmo intendere come progetto di sviluppo.
Nata già da tempo l’attenzione nei confronti della strada ferrata Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, sì è consolidata ed ha incontrato l’interesse di associazioni, singoli amatori, professionisti ed ultimamente anche enti.
La storia dell’Avellino – Rocchetta si ferma quasi all’indomani della sua inaugurazione, non per un non funzionamento ma per una mancata promessa di sviluppo, per la quale era nata. Strana la sua storia, fondi investiti, gente sacrificata, grandi lavori strutturali per una infrastruttura che avrebbe dovuto rendere l’alta irpinia terra di grande sviluppo e ponte tra il tirreno e l’adriatico.
Mai forse fu realmente investita di questo ruolo, surclassata quasi subito dal trasporto su ruote.
Oggi si parla della strada ferrata come di un ramo secco…e il dilemma è se lasciarla lì o dismetterla e l’unico discrimine è solo, eventualmente, la convenienza o meno di una dismissione.
Le persone che hanno potuto studiare e vivere questa tratta ferroviaria insieme a coloro che abitano i comuni attraversati dalla stessa pensano invece che sia un peccato, l’ennesimo “treno perso”, non concedere a questa ferrovia di tornare ad avere…o forse di iniziare realmente ad avere un ruolo nello sviluppo di una porzione importante della nostra provincia.
La cartografia che ci restituisce lo studio preliminare del PTCP fa evincere facilmente la spaccatura netta della provincia in 2, il territorio che gravita attorno al capoluogo di provincia fino ai paesi di Castelvetere, Castelfranci e limitrofi da nord a sud, e tutto ciò che da questi arriva fino alle terre di Lucania e di Puglia. Questa seconda parte è fortemente carente di infrastrutture e servizi, ma potenzialmente gravida di risorse da sfruttare.
Grandi risorse dal punto di vista paesaggistico (Parco Regionale dei Monti Picentini), naturalistico (l‘Oasi WWF di Conza della Campania), artistico-architettonico (tutti i paesi, essendo arroccati hanno facilmente conservato il loro centro storico, il castello o la chiesa madre; esistono conventi di spettacolare interesse come l‘Abbazia del Goleto, già meta di un ottimo turismo), e più generalmente culturale (consideriamo i diversi eventi enogastronomici che contraddistinguono la nostra provincia, basati sulle forti e consolidate tradizione agricole, sulle produzioni di eccellenza come quella dei vini D.O.C. e D.O.C.G. di cui questa terra è fertile madre) sono presenti assieme a poli industriali anche essi di eccellenza (la Ferrero a Sant’Angelo dei Lombardi, l’ Ema che di occupa di microfusioni aereospaziali e la GeosLab per la produzione di ricognizioni aerofotogrammetrie nel comune di Morra De Danctis, o la Desmon che si occupa a livello mondiale di refrigerazione industriale nell‘area industriale di Nusco, come la Targetti Sankey, l’HolzbauSud che si occupa di componenti in legno anche essa a livello internazionale, con tutta la filliera delle fornaci per la produzione di elementi in laterizio, nel plesso di Calitri).
La combinazione di cultura intesa in senso lato, risorse naturali ed opportunità industriali fanno di questi luoghi i candidati ideali di progetti da sottoporre al vaglio della comunità europea come finanziabili. Progetti Integrati nell’abito di una progettazione e conservazione urbana integrata e partecipata che non è fatta di tutti quei microprogetti disgiunti gli uni dagli altri che nella passata stagione 2000-2006 hanno visto anche questa provincia bagnata da una pioggia di finanziamenti che essendo però indirizzati in modo scollato gli uni dagli altri, non essendo parti di un ragionamento complessivo non sono riusciti, benchè validi, a produrre alcun tipo di sviluppo.
Quello che ora si chiede è un ennesimo “Fate Presto” che ricorda tanto l’indomani dell’evento sismico che sconvolse questa provincia e che molti di noi 20-30 enni non hanno vissuto propriamente ma che in maniera devastante vivono oggi…come conseguenza di errori di ieri. Questa provincia ha bisogno di una buona politica territoriale che riporti qui o almeno tenti di frenare l’emorragia violenta di generazioni giovani e meno giovani che non vedono non solo un lavoro hic et nunc, ma una speranza di vita.
Bene, in questo ragionamento l’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio diventa essenziale, l’intenzione del suo recupero diviene il mezzo o uno dei mezzi per il fine ultimo di un adeguato sviluppo. Ora è il tempo di questo sviluppo. Uno sviluppo, si badi bene, non consegnato solo ed esclusivamente nelle mani di una retorica valorizzazione di tradizioni agricole ed enogastronomiche e al turismo che da essa consegue, o al contrario al solo sviluppo industriale, ma in maniera integrata all’insieme di queste risorse, alla valorizzazione di quelle eccellenze già esistenti e al potenziamento di quelle che potrebbero diventare eccellenze. In questo la strada ferrata integrata con trasporti su gomma, può e deve essere la cucitura tra queste potenzialità. Si aggiunge a questo il riammagliamento della provincia alle realtà universitarie oggi raggiungibili, da queste terre, in tempi biblici o il collegamento a quella che sarà la metropolitana veloce e l’Alta velocità. Insomma ci sono tutte le condizioni perché la speranza possa efficacemente diventare progetto e questo realizzazione di sviluppo, se un’accorta politica riesce a ricevere gli imput che questa terra cerca di inviare.

Da qui cominciamo per step a rivitalizzare quella parte di progetto, quel mezzo importante che è la ferrovia che da Avellino, città capoluogo, attraversando l’intero presepe irpino giunge in quel di Rocchetta Sant’Antonio. Attualmente le corse sono limitatissime, il primo treno parte da Avellino alle 6:40 del mattino e ci impiega circa un’ora e mezzo per giungere a Rocchetta, ha poi poche altre corse durante la giornata che non riescono ad essere competitive rispetto ai trasporti privati su gomma che compiono esattamente lo stesso tragitto, visto che costeggiano la ferrovia in quasi tutta la sua tratta. Il sabato le corse sono quasi dimezzate e la domenica così come in tutti i festivi e nel periodo estivo è completamente sospesa(esiste il treno che partendo da Avellino arriva a Rocchetta, ma non compie nessuna fermata durante il tragitto)…non cercando neanche di essere competitiva in quei momenti in cui un turista, potendo, decide di visitare queste terre. Il progetto a cui aspiriamo è più grande e complesso ma già cominciare a fornire un servizio alternativo, ecologico ed economico al turismo avellinese è un inizio importante.
L’idea è quella di :
– ripristinare la tratta Lioni-Calitri (il treno nella stazione di Calitri-Pescopagano non fa fermata);
– aumentare il numero delle corse il sabato favorendo l’utilizzo del treno a tutti quei turisti che visitano i paesi dell’alta irpinia come Bagnoli     Irpino ed il Laceno, magari in comunione con i comuni stessi, mettendo a disposizione anche un servizio di navetta che porti i passeggeri dalla stazione, spesso a valle dei paesi, fino al paese stesso);
– ripristinare il treno della domenica in prima battuta per poi giungere al ripristino delle corse durante tutta l’estate ed i festivi.

Questo è solo un piccolo passo. Attorno a questa proposta, benchè piccola e limitata, potrebbero nascerne altre complementari per un servizio turistico più complessivo. Si potrebbe pensare di organizzare assieme ad alcuni comuni della tratta, alle pro-loco dei comuni stessi, in collaborazione con i punti di ristoro, coadiuvati da servizi navetta, un tour in 2 giornate che preveda la visita ai centri storici, alle abbazie, presso le aziende vitivinicole di eccellenza, pernottando alla fine della tratta presso i Bed&breakfast esistenti a Calitri.
Tutto questo va sicuramente concertato con gli enti comunali, con i quali si auspica a breve un incontro che possa essere proficuo nell’interesse di chi ama questo territorio e di chi in questo territorio vive e lavora.

Valentina Corvigno

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